Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, già l'anno scorso sembrava ipotizzare e temere la situazione in cui ci saremmo trovati oggi riguardo alla Festa dei 150° anniversario dell'Unità d'Italia.
Rammentò infatti al ceto politico che il 17 marzo 2011 si avvicinava a grandi passi e che non ci si doveva trovare impreparati per il festeggiamento di questo grande evento.
Tutto questo tempo è passato sotto silenzio ed ora, a circa un mese dalla Festa sta scoppiando una polemica indecente del tutto strumentale ed utile a mantenere viva in parte del'opinione pubblica le proprie convinzioni politiche e calpestando quanto di bello rappresenta appunto l'Unità d'Italia.
Calderoli, a nome della Lega, cavalca l'antagonismo contro lo Stato Italiano in maniera sconveniente, aggravata dal fatto che è un ministro della Repubblica Italiana (contraddizione in termini).
Federalismo non significa secessione, bensì decentramento ed maggior autonomia politica, amministrativa e fiscale, per cui non esiste assolutamente alcuna contraddizione tra federalismo e stato unitario.
L' Unità d'Italia, piaccia o no, ha tirato fuori la penisola da un lungo periodo di oscurantismo politico, economico e sociale in cui l'aveva ficcata la divisione in sette stati autonomi, completamente slegati fra di loro, in continua lotta, grazie anche all'intervento stumentale ed interessato degli stati confinanti.
Pezzo dopo pezzo l'aggregazione si è conpletata con la rinuncia nel 1871 del potere temporale da parte del Papato.
Da allora l'Italia unita ne ha fatta di strada, passando due Grandi Guerre, un regime totalitario come il fascismo, ma continuando nella sua evoluzione sociale, politica ed economica tanto da assurgere - pur piccolina com'è - alla assise delle poche, ma grandi potenze della terra.
E la storia continua perché l'evoluzione sociale, politica ed economica si evolve e, pur con i momenti critici che anche ora stiamo vivendo, non avrà mai fine.
Peraltro proprio nei momenti di crisi occorre la massima coesione e coerenza, perché è proprio l'unione che fa la forza.
Peraltro molti stati che sono già struttuati in forma federale (come Spagna, Germania e Svizzera e unionista (Usa) non disconoscono assolutamente il valore dello stato di appartenenza tanto che alla data prevista si fanno tutti la loro bella e grande festa; fare oggi la fronda per una grande festa, che peraltro scade per convenzione ogni 50 anni, da parte della Lega risulta una operazione indecente tutta tesa ad ammannire il proprio elettorato e sopratutto per insinuare nell'unità dello Stato italiano, come un cancro, la convinzione che ognuno deve far da se e fregarsene altamente del prossimo, dimenticando però che senza il prossimo nessuno di noi ha ragione e spazio di esistere.
E' una operazione assai pericolosa perchè insegnerebbe a rinchiudere ognuno di noi sempre di più nel proprio ristretto particulare, promuovendo così il più eccessivo individualismo e buttando a mare qualsiasi principio di aggregazione sociale ed umana.
Inoltre se ognuno festeggia il suo, come se la caveranno coloro che - pur italiani - provengono da regioni o privincie diverse, ma sono per lavoro insediati altrove ?
Peraltro fa da contro canto pure la Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e il Ministro Gelmini invocando termini veramente insipienti: non ci possiamo permettere la festa perché dobbiamo lavorare e studiare.
Se è una festa,mi domando, ma si lavora e si studia chi accidenti parteciperà a questa festa appunto ? Pensionati, neonati, casalinghe e disoccupati, nulla facenti, ereditieri ?
Bah: intanto proprio quest'anno due grandi feste civili cadono di festa (il 25 Aprile ed il I Maggio) per cui anche tenuto conto di un eventuale "ponte" si farebbe un pari; inoltre se proprio vogliamo seguire questa logica perchè lorsignori non propongono di portare al sabato o alla domenica le varie feste civili e religiose?
Visto che ci siamo mettiamo sotto giogo un pò di gente visto che i momenti di aggregazione costituiti dalle feste sono dei fatti irrilevanti !
Come dire ci s'ha da lavorare e studiare, mi s'ha tempo di perder tempo !!
La prova della pericolosità di quanto dico riguardo alle posizioni della Lega è espressa dalle posizioni folli del Presidente della Provincia di Bolzano il quale sostiene che l'autonomia dell' Altoadige-Sudtirolo non implica assolutamente che si tratti di suolo italiano.
E' veramente curioso: la struttura amministrativa è quella italiana, le leggi sono quelle italiane la lingua tiene conto, come in altre regioni, della minoranza linguistica, ma sostenere che non è Italia è un paradosso assurdo.
I confini dell'Italia sono quelli naturali e le particolarità e peculiarità dei territori di confine e delle isole sono sanciti da una "specialita" maggiormente utile per poterli governare.
Non c'è stata assolutamente nessuna operazione di scambio - statuto speciale contro non italianità - quando furono nel dopoguerra istituite le Regioni o Provincia a statuto speciale perchè occorreva seguire amministrativamente le minoranze linguistiche e le zone economicamente svantaggiate.
La Lega proprio con le sue posizioni oltranziste rinfocola vecchi revanscismi che pensavo sopiti dopo le fasi cruente manifestatesi negli anni 60 !
Emergono addirittura posizioni assurde come quella di dire che le popolazioni di lingua tedesca non hanno votato quanto, finita la Grande Guerra, il trattato relativo sancì la definizione dei confini, visto che l'Impero Austroungarico si era liquefatto.
Per questo fatto si sostiene (ma non è proprio così generalizzato) che pur nati e residenti in Italia non ci si sente italiani (proprio come la Lega con la sua Padania), nemmeno fossero popolazioni extra comunitarie insediatesi in Italia perché scappate dai loro posti d'origine.
In questo contesto come si sentono i residenti di Piana degli Albanesi ?
Certamente, come tutti, si sentiranno particolarmente legati al proprio territorio e alle proprie tradizioni, ma non penso proprio che non si debbano sentire italiani.
Lo stesso vale per il Sud Tirolo (faccio notare che i Tirolesi considerano gli abitanti del Sud Tirolo un pò come terroni, pure un pò tontarelli) dove le popolazioni - compresa quella italiana e ladina) sono legate al loro territorio, alle loro tradizioni, alle loro manifestazioni (che anche noi tanto apprezziamo) e alle loro lingue, ma nessuno è autorizzato a considerarla come un enclave appartenente ad un altro stato (Austria o Germania ?).
In realtà penso proprio che il Presidente Dornwalder con la sua posizione voglia in realtà precostituirsi vantaggi o alibi politici relativi alla sua azione; è troppo chiacchierato per le contiguità con imprenditori della zona come Senfer che in forza della libertà d'impresa sta progettando un vero scempio naturalistico e paessaggistico nelle Alpi di Sesto o con Riffeser patron del super hotel a 7 stelle da costruire sul Champinoi in Val Gardena.
Si nasconde insomma dieto le origini austroungariche sollevando il classico polverone (ma da chi avrà imparato?)per cercare consensi a buon mercato e spadroneggiare come un novello vicerè di Carlo I d' Austria.
Naturalmente tutto questa indecenza raccontata avviene sotto il silenzio assordante del nostro Presidente del Consiglio, che ha tempo di occuparsi di tutti i suoi affari, tempo libero compreso, piuttosto di questa inverecondia che rimarrà impressa nella nostra storia.
sabato, febbraio 12, 2011
150 ANNI DELL'UNITA' D'ITALIA: POLEMICA INDECENTE
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giovedì, gennaio 20, 2011
L' ITALIA ALLA DERIVA SI AVVICINA ALLA TUNISIA
Il problema che si ripresenta con estrema gravità è costituito dal fatto che purtroppo si è generata nel nostro paese una assuefazione inaccettabile - come fossimo tutti o quasi vaccinati - ai comportamenti indecenti della politica maggioritaria, per cui di fronte alla corruzione, come di fronte ai comportamenti indecenti del premier - perseguibili penalmente o meno - non scatta la repulsione logica e conseguente.
I politici di maggioranza infatti tengono il sacco al premier che accusa tutto e tutti, ma soprattutto l'opinione pubblica, i sostenitori stessi della attuale maggioranza preferiscono ancora una volta, molto spesso giustificare, che condannare.
Vediamo infatti uomini politici della maggioranza, su vari mass media, sostenere con assoluta sfacciataggine le tesi del premier ed anche la gente intervistata qua e la molto spesso la butta in burla o minimizza, sostenendo che è tutta una montatura e che comunque ognuno in casa propria fa quel che vuole.
E per di più molto spesso si tratta o di politici di estrazione cattolica e rigorista (penso ad uomini come Formigoni o come Lupi) oppure di persone di media età ed anziane.
La deriva è pericolosa perché le tante iniziative delle opposizioni per far dibattito ed aggregazione non ci attirano più, anzi ci sentiamo molto spesso ci sentiamo inermi e poco coinvolti per cui stenta a crescere una alternativa che ci sbarazzi di simili porcherie !
Gli italiani dimenticano che negli anni ottanta, quando Berlinguer parlò di "questione morale" fecero spallucce pur sapendo della corruzione che dilagava anche per effetto della impossibilità alla alternanza; la divisione in blocchi non poteva permettere che partiti ed elettori figli di in dio minore assumessero responsabilità di governo a livello nazionale.
Allora la Magistratura era inerme e bloccata a perseguire quella corruzione per effetto delle protezioni che tutelavano i politici di allora.
L'eliminazione dell'immunità parlamentare scoprì il vaso di Pandora e la Magistratura cominciò
a perseguire e giudicare. con soddisfazione apparente dell'opinione pubblica.
Mentre prima la Magistratura di fronte a fatti penalmente rilevanti si doveva fermare, accadde che con la caduta delle protezioni poté attuare la sua funzione istituzionale.
Oggi invece si ha la sfacciataggine di sostenere che fu una persecuzione che si potrebbe riaccendere come sostiene il Premier e i suoi sostenitori politici.
Si vorrebbe infatti rimettere le briglie alla Magistratura utilizzando il lecito e l'illecito per poter perpetrare il mal governo di un tempo quasi a dire che allora fu tutto un errore che oggi non va ricommesso.
Il Premier è figlio di quei tempi visti gli inequivocabili rapporti con quella politica per cui in tutti questi anni sono emerse sue gravi responsabilità che vorrebbe trasformare in persecuzione.
La degenerazione è evidente per quanto dicevo in premessa perchè larga parte dell'opinione pubblica è stata vaccinata e quindi è assuefatta giustificando modi di vita e comportamenti come se fossero frutto della evoluzione della società.
Nacque il neo liberismo che ci veniva presentato come un grande processo democratico, mentre invece ci fa arretrare di secoli.
L'altra parte dell'opinione pubblica si trova invece inerme ed incapace a reagire.
Siamo nella situazione paradossale che un potere costituzionale come quello del Governo e del Presidente del Consiglio pretende di controllare e governare nuovamente il potere o ordinamento Giudiziario, con affermazioni gravissime che rasentano l'attentato alle istituzioni, visto che la nostra struttura repubblicana prevede vari poteri istituzionali che sono del tutto autonomi e posti sullo stesso piano.
Ogni potere - per mantene una democrazia di fatto - deve svolgere il libertà il suo ruolo rispettando, proprio perché eguali, quello degli altri, evitando quindi qualsiasi conflitto strumentale.
Il Premier si lamenta di essere perseguitato, ma l'azione giudiziaria nei suoi confronti non è una causa, ma un effetto, e non può assolutamente utilizzare la sua maggioranza parlamentare per modellare la legge a suo uso e consumo (facendola passare magari come un contributo alla modernizzazione del paese).
Rifletta piuttosto (ma questo lo sa benissimo) sui suoi comportamenti ed abbia il coraggio di difendersi nelle sedi previste, non certo con questi discorsi alla nazione che mi ricondano tanto, le adunate oceaniche del ventennio.
In una democrazia normale, fatti di questo genere vanno affrontati e non elusi, mentre i comportamenti personali, che per chi si presume statista, sono sempre assolutamente pubblici per cui se hanno come hanno effetti negativi ne deve trarre le conclusioni, senza arrampicarsi sugli specchi perché nella sua azione politica conta il ruolo della sua coalizione e le conseguenti azioni politiche.
Altri uomini nel passato anche recente di fronte a loro comportamenti riprovevoli hanno lasciato l'osso per non inquinare la loro coalizione e la conseguente azione politica (anche se poi governi, partiti e coalizioni sono stati duramente puniti); nel suo caso, se è un uomo e non un quaquaraqua, abbia il coraggio di farsi giudicare, abbia il coraggio di farsi da parte per lasciar il suo posto a qualche altro rappresentante della maggioranza attuale.
Invocare poi il consenso elettorale è una assurdità assoluta perché l'alternanza non significa un sistema ingessato, ma uno stato di assetto politico che esiste fin che esistono le convergenze.
Il premier non deve dimenticare che è a capo di un partito del 37%, entità rispettabile, ma non sufficiente a mantenere lo status quo per cinque anni; anzi pure se fosse di più, di fronte a corruzione, azioni giudiziarie e comportamenti indecenti, non c'è maggioranza che tenga.
Peraltro non è assolutamente vero che l'elettorato ha votato la scelta di un premier per cinque anni; lo riprova il fatto che se l'attuale Premier venisse eletto a Capo dello Stato, non si tornerebbe, sempre se c'è una maggioranza parlamentare a sostegno, alle elezioni anticipate.
Peraltro con questa situazione bloccata che si sta venendo a creare da tempo, visto che queste coalizioni di centrodestra hanno promesso tanto, ma poco mantenuto, sta ingessando il paese e sta favorendo il suo dissesto.
Il Premier non comprende (o forse lo capisce ma non gli importa nulla) che si stanno ammassando e stratificando una serie di difficoltà degli italiani che vedono sempre meno un futuro ed una prospettiva migliore ed una serie sempre più grande di malaffare e corruzione per cui se non ci si mette mano ben presto ci potremo trovare in situazioni di rottura con risvolti incontrollabili.
Guardi la Tunisia: è una repubblica di regime tollerata ed anche accettata per decenni (come la precedente di Bourghiba), ma l'ingessatuta del paese (anche lì percentuali indecenti di giovani scolarizzati senza lavoro)da un lato e la corruzione dilagante dall'altro (manovrata dal presidente fuggiasco e dal suo entourage) ha fatto giungere il paese al punto di rottura: quando si insiste con le malefatte poi la misura è colma e non si sa mai quali potranno essere le reazioni.
Mediti Presidente: l'Italia è la 7 potenza mondiale da tanti decenni, ma ci vuole poco a scendere la china inesorabilmente per cui se è un vero italiano, si faccia da parte !!
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9:30 AM
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lunedì, gennaio 17, 2011
CHERCHEZ LA FAMME !
Non c'è nulla da fare: quasi tutti gli uomini politici si possono alambiccare il cervello per opporre o proporre ricette di politica economica, industriale, sociale che possano far crescere il paese, ma ogni giorno, puntuale come un mestruo, il Premier guadagna la scena, non certo per sue nuove idee e proposte di governo che ci possano stupire, bensì con discorsi urbi et orbi che riguardano la sua scena privata che presenta sempre di più aspetti sconsideranti ed indecenti.
Ben inteso non voglio colpevolizzare la Magistratura che indaga e incappa sempre più spesso nei suoi comportamenti, ma sembra quasi che faccia di tutto perché il suo privato emerga di modo che lui ne può parlare e tutti noi ci vediamo costretti ad interessancene.
Nei discorsi formulati in tv passano concetti che stravolgono il pensiero ed i principi comuni e la realtà effettiva:la Magistratura, certa Magistratura, lo perseguiterebbe, ma in realtà i magistrati che lo inquisiscono non sono quasi mai gli stessi, caso mai sono del tutto analoghi i suoi comportamenti - economici e non - per cui si arriva o prima o poi all'indagine ed al tentativo di giudizio.
Questo signore è stato sempre, nella sua vita, assai disinvolto, si è mosso - anche come politico - sopra le righe e questo può essere oggetto di giudizio sia da parte di chi ne ravvede comportamenti giuridicamente perseguibili, sia chi ne ravvede contraddizioni morali ed etiche.
I processi a cui è interessato sono quindi frutto del suo comportamento e non può oggi venirci a raccontare che è perseguitato e che comunque tutto questo con conta perchè eletto più volte dalla maggioranza relativa dell'elettorato votante.
Peraltro usando la sua efficare politica del rinvio questi processi durano una enormità di tempo a costituiscono carte da giocare sapientemente in un arco di tempo assai lungo e alla prima favorevole occaione.
Ci fa quindi sopra il "pianto greco"per giustificare che gli verrebbe impedito di governare, mentre in realtà con le sue capacità di grande comunicatore è in grado di ottenere consensi, ma non è capace di governare.
Tutti gli italiani devono sapere e ricordare che il magistrato, qualsiasi magistrato, nell'interesse di tutti noi, quando viene a conoscenza in qualsiasi modo di un possibile reato è obbligato ad indagare; non può certo sapere dove il cosiddetto"filo spezzato" vada a cadere e quindi non si può certo fermare di fronte al fatto che venga coinvolta una persona di fama (qualsiasi fama).
Anche se è un uomo economicamente potente o anche uno statista nominato dal popolo (lo stesso Ben Ali, eletto per 26 anni in Tunisia, di fronte al macello che ha permesso nelle piazze di quel paese, se n'è scappato a gambe levate).
Questo perchè è suo preciso compito istituzionale ed anche perché, le persone più potenti anno ancor maggior responsabilità nei confronti di una grand comunità come il nostro paese.
Ognuno di noi si sentirebbe tranquillo nell'aver repporti di qualsiasi genere con personaggi chiacchierati ?
Se il nostro amministratore di condiminio, fosse inquisito per malversazione, evasione od altro, si sentirebbe tranquillo nel fargli amministrare le nostre spese ?
Andremmo a pranzo con tranquillità presso un ristoratore al quale i Nas hanno sequestrato alimenti avariati ?
Nella fattispecie il Premier si strappa le vesti perchè inquisito ancora una volta(lo sapeva dal 21 dicembre scorso) nei suoi fatti personali, ma questo è un vero falso.
La Magistratura ha indagato su possibili reati commessi contro Ruby Rubacuori e da li, come un rosario, il filo ha svelato tutti o quasi i collegamenti che hanno interessato il Premier e i suoi accoliti.
Di questo quindi è lui e solo lui il responsabile dei suoi comportamenti e degli eventuali giudizi conseguenti per cui non può ora invocare la privacy, poiché questa non può in alcun modo coprire eventuali reati commessi.
E' certo che i comportamenti personali rientrano nella nostra privacy ed infatti non ci meravigliamo più di tanto se qualche politico ha messo su più di una famiglia con la dovuta risevatezza, ma quando ci troviamo di fronte a comportamenti disdicevoli il nostro giudizio è severo come lo è stato per esempio per il caso Sircana, per il caso Marrazzo o per il caso Delbono.
Non so se, sul aso Ruby, le accuse al Premier potranno essere confermate, ma è certo che feste e festini fatti senza un minimo di riservatezza, consfarzosità da resole, da un uomo di alto lignaggio come il Premier, lasciano perlomeno perplessi visto che con tutti problemi che affliggono l'Italia sarebbe più opportuno che si occupasse di questi, visto che i fatti dimostrano giusto il contrario.
Domando poi ai suoi tanti sostenitori e sostenitrici: ch cosa ne pensereste se vostre figlie o sorelle minorenni o in giovane età partecipassero a feste e festini di uomini ricchi ed attempati ?
In cuor vostro credo proprio che non apprezzereste assolutamente; in caso contrario è evidente che preferite che il fine persegua i mezzi, imostrando che si crede in una formula della vita in celluloide.
Il films sono certamente una bella espressione culturale, ma vivere la vita come un film mi sembra una prospettiva al di fuori della realtà.
Berlusconi ci vorrebbe insegnare che nella vita è preferibile apparire che essere !
Ultimo argomento, veramente infantile, è quello di far uscire la notizia, come un coniglio dal cilindro, che avrebbe una relazione stabile da tempo e che questo teorema cozzerebbe contro il modus vivendi che gli viene attribuito.
Insomma siccome ha la "morosa" non sono veri i festini, non sono vere le squadre di fanciulle alla sua corte, non sono vere le minorenni al suo seguito, non sono veri gli appartamenti a loro destinati come residence, non sono vere le carriere politiche di tante giovani donne, apparse come d'incanto nel consiglio regionali, comunali, provinciale e Parlamento.
In realtà, con la mossa del suo tesoriere ed amministratore delle società di famiglia , di eleggere - all'ultimo tuffo - gli uffici oggetto di perquisizione a residenza del Premier, si è scoperto il vaso di Pandora: infatti tutto il fascicolo della Magistratura è passato alla Camera ed in pochissime ore tutto il mondo saprà di cosa è accusato e c'è il timore, visto la procedura adottata, che non ci sia molto di cui rallegrarsi.
Spero quindi che venga una buona volta inchiodato alle sue reponsabilità, visto che per quelle politiche non c'è verso di presentargli il conto.
E' un vero peccato perchè avrei preferito che l'elettorato si rendesse conto della sua insipienza politica ben prima, ma spero venga dimostrato, come in passato per tanti altri politici, che nessuno nel nostro paese si può considerare un monarca assoluto il cui potere discende direttamente dal padreterno !!
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sabato, gennaio 15, 2011
DISTORSIONI DELLE SCENA POLITICA ITALIANA
Ancora una volta il Premier guadagna la scena su fatti certamente gravi, se dimostrati, per nasconderci i reali e più importanti temi che interessano in realtà gli italiani.
Questo non significa che i fatti non abbiano il loro peso e per questo l'opinione pubblica non si debba indignare e preoccupare, ma è preoccupante che ci si debba distrarre da questi e che soprattutto non se ne traggano le dovute conclusioni.
E' indubbia la sua capacità di utilizzare i suoi punti di debolezza per rilanciarsi sullo scenario politico sfoderando le sue solite argomentazioni - persecuzione politica, magistratura schierata, Consulta addomesticata, comunisti trinariciuti, consenso elettorale che giustifica qualsiasi sua nefandezza - e sostenendo pensieri molto spesso falsi.
Sugli ultimi fatti sapeva sin dal 21 dicembre scorso che era inquisito, ma ha preferito tacere per giocare di rimessa poiché era evidente che se sarebbe uscita la sentenza sfavorevole della Consulta, era obbligo del magistrato avviare il procedimento !
Fra l'altro questa nuova "tegola" dimostra proprio che i fatti a cui si riferisce (preceduti negli anni da molti altri più o meno simili) non possono certo essere i motivi di impegno istituzionale per cui si richiede il legittimo impedimento !
Sta di fatto che comunque quel di cui si parla oggi sono i suoi presunti reati e le sue terrene debolezze, mentre altri fatti come i risultati del Referendum in Fiat vengono letti e visti solo in seconda battuta.
Due quindi gli obbiettivi raggiunti: da un lato farsi passare per una "santamariagoretti" perseguitato dal 1992 (vi assicuro che non ho mai visto le indagini giudiziarie precedere eventuali reati commessi) per nascondere che in realtà è sempre stato un imprenditore discusso e assai disinvolto (come lo è oggi come uomo politico); e dall'altro per non prenere iniziativa (se non con le affermazioni partigiane dei giorni scorsi) su un dramma economico, politico e sociale che si sta consumando in Fiat.
Parlavo di falsità perché nell'ultimo fatto non ci troviamo certo di fronte ad intercettazioni telefoniche "improprie", ma dallo sviluppo delle indagini che riscontrano la presenza della dolce fanciulla - tramite il suo telefonino - a Villa San Martino; le indagini riguardavano quindi Ruby Rubacuori, minorenne al tempo, a seguito di precisa denuncia alla quale la Magistratura non può far spallucce.
Il tema principale invece è il risultato del Referendum in Fiat vinto dal Si per poco (54%) che lascerà tirare un sospiro di sollievo a Sergio Marchionne, ma che non risolverà certo la problematica sottostante, visto che al risultato hanno contribuito i voti degli impiegati non toccati dai turni, straordinari, diritti e pause, ma soltanto (anche se no è poco) dalla possibile perdita di lavoro.
Dicevo nei giorni scorsi su altro articoli che qualsiasi fosse stato il risultato la Fiat aveva già vinto, ma la sua vittoria non convince assolutamente perché non può essere che sia urgente questo accordo per risolvere i problemi di produttività.
Il fattore lavoro è certo importante, ma rappresenta soltanto il 7% dei costi di produzione anche se è una delle leve più importanti per movere il restante 93%!
Fra l'altro questo accordo serve per mettersi in miglior competizione con gli altri produttori europei e nord americani e non si comprende per quale motivo Volkswagen, Renault e Psa abbiamo quegli standard di produttività pur tenendo in debito conto il contributo del principale partner del capitale che è il lavoro.
Evidentemente non è solo il processo che è efficiente, ma lo è ancor di più il prodotto e nel caso di delocalizzazione questa non è una alternativa, ma una scelta industriale precisa per produrre direttamente nei nuovi mercati di riferimento.
Anche per gli operai tedeschi o francesi conta la globalizzazione, ma non sono in situazioni di estremo sacrificio; caso mai, quelli tedeschi in particolare, sono più responsabili perchè maggiormente coinvolti.
Del resto la crisi che ha coinvolto le grandi majors automobilistiche nordamericane è stata causata più da minor produttività causata da carenze di prodotto che di processo; troppi veicoli grandi, costosi e anti economici, certo robusti e con vita assai lunga, ma non in grado di competere con la concorrenza di Toyota, ma anche di VW, BMW, PSA, Renault ed oggi si spera Fiat-Alfa-Lancia.
Temo però che la vittoria di Fiat risulterà un vittoria con poca prospettiva e poco duratura perchè dopo le innovazioni di processo (dovrà anche tener conto del No del 46% dei dipendenti), quelle di prodotto appaiono assai fragili e poco convincenti (motori fabbricati sia per Fiat che per Chrysler da destinare alle fabbriche italiane e nordamericane) perchè non è chiaro quali saranno gli abbiettivi sulla gamma dei modelli offerti al mercato.
Il risultato, temo, è che fra un paio d'anni (come è accaduto tante volte in passato) Fiat dovrà ritornare sugli accordi per modificarli ulteriormente invocando le regole della globalizzazione del Mercato, dimenticando che il Mercato siamo tutti noi, non i marziani, per cui il cerchio involutivo rischia di non arrestarsi mai, secondo l'assioma, meno diritti -meno lavoro - meno ricchezza - meno consumi !!
In questo contesto la posizione del Governo italiano, del suo Premier, del Ministro del Lavoro (l'astuto Sacconi) brilla per l'indifferenza sui cambiamenti delle politiche industriali delle imprese italiane (la Fiat, statene certi farà scuola), limitandosi - questo si che è gravissimo - a parteggiare spudoratamente per una soluzione (varrebbe anche se prendesse le sole difese dei lavoratori) anziché svolgere il suo ruolo istituzionale che è quello di orientare le politiche e l'economia nell'interesse di tutto il paese, quindi di lavoratori ed imprese.
Non mi si venga però a dire che è tutta colpa del fatto che non si fa lavorare Governo e Premier perché è un perseguitato: queste sono favole da raccontare ai bimbetti e a quelli ai quali fa parecchio comodo questa situazione di lassismo economico e sociale.
Si è detto, anche Tremonti lo dice, che il neo liberismo senza regole non è liberismo: ebbene il Premier pensi realmente a governare e dedichi effettivamente il suo tempo ad occuparsi delle cose e dei problemi che interessano al paese che è ormai allo sbando se non allo sfascio, poiché non glielo ha ordinato il medico di scendere in politica (o forse glielo hanno ordinato i suoi interessi), ma visto che da anni c'è (combinando ben poco) lasci perdere i suoi vizietti e faccia veramente il mestiere per cui è stato eletto.
Faccia tesoro anche dei drammi a cui assistiamo in questi giorni: Bel Ali, Presidente della Tunisia, dopo 26 anni di carica, se n'è dovuto scappare a gambe levate per aver permesso le stragi di dimostranti che contestano da tempo la crisi di quel paese!!
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giovedì, dicembre 30, 2010
LA LEGGE 300 VA IN SOFFITTA !
I recenti accordi Sindacati con Fiat per gli stabilimenti di Torino-Mirafiori e Pomigliano appaiono "rivoluzionari" per certi versi, ma non lasciano presagire nulla di buono per l'economia italiana in quanto occorre anche guadare al passato per poter ipotizzare gli effetti su prossimo futuro.
Occorre premettere che i Governi Berlusconi hanno tentato invano più volte di minare alla base le fondamenta della più moderna legge sui rapporti lavoro-impresa (anche se il20 maggio scorso ha compiuto 40 anni), ovvero Lo statuto dei Lavoratori (1) cercando di cassare uno degli articoli ardine come il 18.
Ma in realtà ci ha pensato, sempre con il suo placet, la Fiat di Marchionne introducendo in sostanza il principio che i lavoratori rappresentati sono solo quelli delle organizzazioni sindacali che firmano gli accordi.
Ma procedendo con ordine occorre dire che negli anni passati i rapporti Fiat e Sindacati ed anche tra Sindacati e lavoratori sono stati investiti da profondi momenti assai critici come nel 1977 con la violenta contestazione di Luciano Lama alla Sapienza di Roma (2) e il 14 ottobre 1980 con la "marcia dei 40mila" (3) preceduta dal comizio di Enrico Berlinguer ai cancelli Mirafiori del 26 settembre dello stesso anno.
Certamente la Fiat nei momenti più critici della sua vita ha deciso ed è riuscita a porre in atto le più grandi novità strutturali dell'azienda e stravolgere i rapporti di lavoro e i riflessi occupazionali e produttivi.
Nel 1980 le era necessario licenziare 14 mila dipendenti, farsi aiutare nel compito dalla marcia dei 40 mila quadri, mentre i Sindacati, Cisl inclusa valutavano - chiedendo anche a Berlinguer se con il suo Pci era disposti ad aiutarli - di occupare persino le fabbriche.
Ancora prima, a cavallo degli anni 50-60, la Fiat discriminava i suoi dipedenti in ragione delle credenze politiche(Pci.Psi) e sindacali (Cgil) per non avere intoppi sul suo modo di governo delle fabbriche e delle produzioni.
Tutta questa premessa per dire che nei momenti critici sia la Fiat che i Sindacati (non solo la Cgil) hanno compiuto errori madornali; infatti se queste azioni avessero avuto effetti positivi sperati la Fiat non si troverebbe oggi a varare ulteriori azioni dirompenti e dall'altro i Sindacati, tutti i Sindacati, non cadrebbero nell'errore di radicalizzare le relazioni, nè di accettare comunque un cambiamento radicale nei rapporti.
Sostengo infatti che la colpa non è mai da una sola parte per cui se vi è stato l'errore di non saper ascoltare e comprendere le ragioni degli altri, vi è stato anche l'errore l'inverso cioè quello di non saper farsi ascoltare.
La riprova è appunto il fatto che oggi si rivoluzionano i rapporti in forma più moderna, ma del tutto simile alle "rivoluzioni" precedenti.
Certo negli anni 50-60 la connotazione era sempre e del tutto politica (non certo produttiva visto che si stava preparando il boom economico che avrebbe messo i auto milioni di italiani), negli anni 70-80 oltre che politica era produttiva (l'inflazione viaggiava a due cifre), mentre oggi è ancora produttiva, ma il ceto politico di maggioranza parlamentare la cavalca per consevare un potere inetto.
Gli acordi di questi giorni sono rivoluzionari perchè si modificano alla radice i diritti sanciti dalla Legge 300, perchè nei fatti non tutela più direttamente i diritti dei lavoratori, ma quelli del Sindacato, o meglio dei Sindacati che firmano gli accordi.
A ben guardare è un abominio oltre che giuridico anche sociale perchè gli accordi sindacali, qualsiasi accordo sindacale, vale erga omnes per gli iscritti e per i non iscritti, per gli iscitti ai Sindacati firmatari, ma anche per gli iscritti a sindacati che non si sono accordati.
Con questo accordo si vuole cristallizzare lo status dei rapporti sindacali che avrebbe la presunzione di scartare chi non ci sta (un pò come il Premier in carica che governa in funzione della maggioranza relativa e parlamentare ottenuta dall'elettorato, mentre il restante elettorato risulterebbe del tutto ininfluente ed inutile); a ben pensare è un obbiettivo non perseguibile perchè vorrei ben vedere se ai dipendenti non iscritti, ai futuri neoassunti ed anche a coloro che sono iscritti ai Sindacati firmatari, fosse precluso il diritto individuale e costuzionale di cambiare idea.
Penso che questo non si potrà verificare e se lo fosse sarebbe perseguibile penalmente (con querala di parte) e sicura condanna come avvenne per le discriminazioni degli anni 50-60, costate a Fiat una valanga di denaro.
Peraltro la Cgil su questi principi non ha desistito ed ha reagito anche recentemente negli accordi per la nuova Alitalia qandro gli altri partner sindacali volevano escludere dall'accordo i sindacati autonomi che rappresentavano la maggioranza dei dipendenti.
Dove sbaglia oggi la Fiat di Marchionne ?
Sbaglia nel non aver avuto la dovuta pazienza nel ricercare un accordo unitario, proprio perchè nelle azioni simili del passato queste si sono rivelate innefficaci e non risolutive, perchè non sono solo le caratteristiche dei rapporti e accordi sindacali che contano e perchè le innovazioni di processo e di prodotto si sono fatte, si fanno e si faranno sempre e comunque.
Intendo dire che alla "novità" produttiva non c'è nè ci sarà mai fine perchè questo è lo scopo fondamentale di qualsiasi impresa(mai dormire sugli allori) per cui appare sproporzionato usare come un grimaldello la leva della discriminazione per produrre nuovi modelli di autovetture o riorganizzare turni, orari e pause.
I Sindacati sbagliano perchè innazitutto hanno accettano - anche implicitamente -il principio che i diritti individuali siano da loro avocati ( sia chi ha firmato l'accordo sia chi si è astenuto); inoltre hanno permesso ancora una volta che riemergessero antiche discriminanti (18 aprile 1948) dimenticandosi che i migliori risultati si sono attenuti con l'unità presso chè totale, come nel 1993 con il Governo Ciampi; mentre gli accordi con i Governi di Centrofrestra per ben due volte hanno mostrato la loro vacuità.
Cisl e Uil da un lato si sono dimostrate in realtà intransigenti, tanto quanto la Cgil, con il bel risultato che i lavoratori in realtà sono tutti in realtà senza tutela sindacale, visto che l'accordo non gli piacerà senz'altro, ma se lo dovranno sorbire anche se ben comprendono, come io sostengo, che non sarà risulutivo e fra qualche tempo vi saranno altre proposte per ridimensionare il perimetro dei diritti individuali perchè gli effetti "benefici" si saranno esauriti.
Sostengo infatti che la rincorsa al ribasso proseguirà ben presto perchè non sono ben chiare le prospettive produttive e qualitative, visto che il raffronto con concorrenti europei mostra notevoli diversità sulle quantità e qualità prodotte e pochissime differenze sui tempi e modi di produzione.
Il Sindacato, sia Cgil che Cisl e Uil, invece, proprio per effetto dei fallimenti del passato di Fiat e per le loro cocenti partite perse, avrebbero dovuto avere il coraggio di trasformare, proponendolo ai lavoratori, un cambiamento radicale nei rapporti sindacali, tenendo conto delle esperienze, in un mercato globale, delle esperienze degli altri sindacati europei e nord americani.
Un solo esempio: Marchionne ha imposto il principio che solo chi firma gli accordi rappresenta gli operai, come in Canada e negli Usa con una piccola differenza che in quei paesi i Sindacati sono in azienda (il 55% della Chrysler è detenuto dai Sindacati); cose simili accadono in Germania ed i risultati si vedono chiaramente poichè con il convolgimento tramite le rappresentanze nelle aziende gli obbiettivi risultano maggiormente e stabilmente raggiungibili.
Forse questa idea farebbe veramente preoccupare il mondo delle imprese in Italia, perchè troppo gelose del proprio ruolo, che non sempre ha dimostrato di essere proficuo per loro, per i lavoratori e quindi per il paese tutto!
Pur avento militato in Cgil per tutta la vita lavorativa, ho sempre sperato che si potesse ricostituire in Italia un Sindacato unico, come le Trades Union del Regno Unito, per cui questa poteva essere una buona occasione per rivoluzionare la struttura sindacale italiana, non dimenticando peraltro che gli accordi e gli approcci simili a quelli tedeschi, inglesi e nord americani hanno pure il vantaggio di circoscrivere ed annullare le "cattive" abitudini di parte degli operai, cattive abitudini che dequalificano gli accordi sindacali raggiunti con tanta fatica.
Intendo dire che negli accordi di Pomigiano e Mirafiori è emerso il fatto che parte degli operai (a prescindere dalla loro appartenenza sindacale) proprio per effetto del tipo di rapporto esistente tra Sindacato e Fiat utilizzano con discutibile disinvoltura, impropriamente, i loro diritti (di sciopero e di salute), mentre un maggior coinvolgimento negli obbiettivi, pur rispettando i ruoli, risolverebbe fortemente queste cattive abitudini, senza dover ridimensionare alcun diritto.
Si è persa quindi una nuova stagione possibile, una nuova grande occasione per cercare di ribaltare, proprio con un accordo unitario e rivoluzionario con Fiat (che farebbe scuola) il modus operandi del sistema delle imprese, costringendolo a confrontarsi veramente sul Mercato, con i Lavoratori svolgendo appieno così in sul compito "istituzionale" nel nostro paese.
Il pericolo reale, allo stato dei fatti, è che questo accordo possa aver efficacia nello "spazio di un mattino" per cui fra qualche tempo ci troveremo, imprese, lavoratori, sindacati e quindi tutta l'Italia, ancora più poveri !!
Note:
(1) Con la denominazione di Statuto dei lavoratori ci si riferisce alla legge n. 300 del 20 maggio 1970, recante "Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento", che è una delle norme principali del diritto del lavoro italiano. La sua introduzione provocò importanti e notevoli modifiche sia sul piano delle condizioni di lavoro che su quello dei rapporti fra i datori di lavoro, i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali; ad oggi di fatto costituisce, a seguito di minori integrazioni e modifiche, l'ossatura e la base di molte previsioni ordinamentali in materia di diritto del lavoro;
(2)Con la locuzione "Cacciata di Lama" si fa riferimento all'episodio della contestazione del segretario della CGIL Luciano Lama durante il comizio sindacale del 17 febbraio 1977, tenutosi presso l'Università La Sapienza di Roma, da parte degli studenti dell'Autonomia Operaia. Generalmente si identifica con questo evento la nascita del movimento del '77, anche se il movimento era già attivo dal mese precedente.
(3)La marcia dei quarantamila, anche detta marcia dei quarantamila quadri FIAT, è una manifestazione svoltasi a Torino il 14 ottobre 1980[1].Migliaia di impiegati e quadri della FIAT scesero in piazza per protestare contro le violente forme di picchettaggio che impedivano loro di entrare in fabbrica a lavorare, da ormai 35 giorni. La manifestazione, secondo l'analisi di molti storici, segnò un punto di svolta nelle relazioni sindacali: il sindacato a breve capitolò e chiuse con un accordo favorevole alla Fiat la vertenza, iniziando una progressiva perdita di potere ed influenza che si protrasse per tutti gli anni ottanta non solo in Fiat ma nel paese. lo storico Nicola Tranfaglia ha scritto, «gli storici oggi non hanno dubbi sul significato di quelle vicende in cui colgono gli errori, da una parte, della grande impresa e, dall'altra, anche del movimento sindacale come dello stesso PCI. In ogni caso è difficile, per non dire impossibile, accettare le tesi di Romiti che insiste a sostenere che la Fiat non poteva agire diversamente e che, se non avesse proceduto al massiccio licenziamento, sarebbe andata di filato al fallimento. Oggi si vede con maggiore chiarezza che la Fiat, per salvarsi, dovette ricorrere alle banche che a poco a poco hanno attuato il ridimensionamento e poi una completa trasformazione che ha dato luogo alla Fiat di oggi e a una radicale trasformazione della città che è diventata una capitale del terziario, del pubblico e, almeno in parte, del turismo»[2].
alle
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giovedì, dicembre 23, 2010
COUPS DE THEATRE DI FINE ANNO
Non c'è che dire, ieri, la contestazione studentesca a Roma ha letteralmente preso per i fondelli i neofascisti La Russa e Gasparri in primis che, a seguito, dei fatti criminosi del 14 dicembre, criminalizzando il mondo sembravano voler gettare benzina sul fuoco, quasi ad auspicare una escalation della contestazione che la mettesse all'inferno e sugli altari questo "grande" governo democratico e liberale.
La contestazione studentesca invece con intelligenza e fantasia se ne è stata bel lontana dal triangolo rosso, con le mani bianche e con fiori e piccoli regali donati alle forze dell'ordine che hanno l'ingrato compito di tutelare pure gli illiberali e antidemocratici presenti nella coalizione di maggioranza.
E sì perchè abbiamo visto un Ministro della Repubblica come La Russa muoversi ancora una volta come un avanguardista della prima ora e Gasparri - Capogruppo dei Senatori della Repubblica - tornare alle vecchie abitudini giovanili di provocatore, tanto che ieri oltre agli studenti in piazza c'erano pure i genitori!
Ma il coup de theatre non è solo questo: ieri la Lega, su mandato evidente architettato dal Capo del Governo in carica, si imbarca in una iniziativa che rasenta l'assurdo quando decide di porre all'attenzione della Camera dei Deputati la questione relativa al fatto se la terza carica dello Stato, On. Fini, abbia o meno le caratteristiche di imparzialità per proseguire nel suo mandato elettivo.
E' sostanzialmente un bel "vorrei ma non posso" dettato dalla necessità di creare polveroni pre elettorali, perchè proporre un simile dibattivo serve solo e soltanto a ricompattare il proprio elettorato, far vedere che ci si muove e non ultimo cercare appunto di tenere la scena.
Ammesso che questa iniziativa abbia seguito è fuori di dubbio che sarà tempo perso.
La Lega deve sapere - e cosi' pure tutti gli italiani - che la Costituzione prevede, anche per le cariche ad elezione indiretta, l"inaffondabilità" del nominato (sia esso Presidente della Repubblica, del Senato, della Camera, ecc) proprio per mantenere la sua assoluta autonomia, anche nei con fronti del gruppo parlamentare che lo avesse eletto.
L'unico caso in cui il nonimato può essere messo sotto accusa è solo nel caso di attentato alla Costituzione ovvero di alto tradimento; diversamente solo la rinuncia del tutto autonoma, la sopravvenuta elezione ad altre funzioni, oppure la fine del mandato può vedere la fine della nomina stessa.
Cari Leghisti, nel caso del Presidente Fini o siamo di fronte ad una palese imparzialità nell'esercizio della sua funzione e prendete i coraggio di denunciarla e soprattutto provarla, oppure sarà meglio che lasciate perdere queste sceneggiate d' avanspettacolo.
Il più succoso ed ultimo - per oggi - coup de theatre è quello della "conferenza stampa di fine anno" del Capo del Governo Berlusconi.
Come fatto in se è del tutto lecito e dovuto, ma una filippica di oltre due ore sul primo canale Rai, mi sembra un filino esagerata e presuntuosa.
Per non parlare poi dei contenuti già sentiti in svariate occasioni sin dalla sua discesa in campo nel 1994 e mi son visto costretto a seguirla a spizzichi e bocconi per evitare una ubriacatura ed anche qualche avvelenamento di eccesso televisivo.
Si è trasformata così in una sceneggiata esagerata appunto perchè lo scopo del tutto evidente è tenere, anche in questo caso, la scena, dimostrare la propria possenza mediatica secondo un canovaccio già visto tante altre volte e non aggiungere proprio nulla di nuovo su quanto fatto e sulle cose in programma.
Le cose sentite in questa lunga maratona trasudano presunzione e le chicche profferite dal Premier hanno dell'incredibile e del grottesco.
Non saprei da dove cominciare: la solita azione contro i comunisti o più modestamente la Sinistra che vorrebbe sovvertire la volontà elettorale, il fatto che di leggi ad personam non ce ne sono state perché non le ha chieste Lui, ma i suoi accoliti preoccupati, che la sua azione di governo (e di potere) fosse infasidita dal doversi difendere da accuse.
Buon ultima, e gravissima, quella di attaccare un' altra istituzione dello stato come la Consulta perchè composta in parte da nominati da precedenti governi che non sono il suoi.
Innanzitutto una istituzione che ne attacca un'altra è un fatto grave perchè mina l'architettura della struttura costituzionale e la sua stabilità ed indipendenza (se non vuoi essere condizionato, non puoi condizionare a tua volta) inoltre se per paradosso così fosse, il Premier confesserebbe implicitamente che vorrebbe che i giudici della Consulta fossero di sua nomina e quindi rispondenti alle sue esigenze non a quelle di tutta la nostra comunità !
La storia continua con l'attacco a certa magistratura (per l'ennesima volta) che lo perseguiterebbe; anche questa una gravissima affermazione intanto perchè ciò presupporrebbe che si ritiene super partes eppoi, se per assurdo fosse vero, non dovrebbe far altro che deenunciare un eventuale sopruso a suo carico.
Il fatto di affermarlo ad ogni piè sospinto senza mai denunciare dimostra chiaramente che è una affermazione, un settebello insomma, da giocare ad ogni possibile favorevole occasione.
I fatti poi dimostrano che questa persecuzione sarebbe spuntata visto che è sulla scena comunque da 16 anni.
Falso infine che la Magistratura, certa Magistratura che non si sa bene che cosa e chi sia, si sia interessata al Premier solo dopo la discesa in campo: per esempio nel 1988, il giorno della nascita dell'ultimo genito Luigi, partecipò al Tribunale di Verona ad una causa intentata da lui contro Panorama per una serie di articoli che sostenevano una sua certa vicinanza con la mafia e nel 1991 nacque una lite fiscale con l' Agenzia delle Entrate circa il criterio di tassazione per plusvalenze sorte dalla fusione tra la Arnoldo Mondadori Finanziaria e la Arnoldo Mondadori Editore, lite sanata recentemente in terzo grado con una sanatoria pari al 5% del contestato, grazie ad un emendamento ad personam inserito in una legge nella scorsa primavera (con due gradi di giudizio vinti puoi sanare il terzo grado pagando il 5% del contestato).
Vogliamo continuare ?
La lite con il gruppo De Benedetti per l'acquisto della Arnoldo Mondadori è sorta nel 1987 e su questa "guerra di Segrate" ne sono avvenute di utti i colori, dalla corruzione di giudici (ma non erano contro di lui ?) alla causa civile che lo ha condannato recentemente (Fininvest per la verità) a risarcire chi aveva perso nel lodo telecomandato.
Ma di che stiamo parlando ?
Di fatti non certo splendidi e diamantini che possono riguardare la vita di un grande imprenditore, ma ora che è in politica non può con questi piagnistei da chiagne e fotte" gridare
al complotto.
Ma questo indecente show prenatalizio è continuato con altre novità negando il calcio mercato di voti alla Camera dei Deputati, ma segnalando comunque a chi vuol intendere che con le fuoriuscite di questi giorni si sono liberati un pò di posti nel Governo che potrebbero essere occupati dai "volenterosi".
Ma ancora sul ruolo e sulla affidabilità del Presidente Fini sul quale implicitamente ammette di avere diritti di prelazione; cioè sostiene implicitamente che siccome è stato eletto con la maggioranza di centrodestra è un uomo del centrodestra per cui se se ne va dalla coalizione, dovrebbe lasciare la cadrega.
Siccome il Premier sa perfettamente che non è così (chi è nominato alle più alte cariche dello Stato - anche la sua - può essere eletto da qualsiasi maggioranza parlamentare, ma una volta eletto acquisisce la sua totale autonomia perchè la nostra non è una dittatura sudamericana) s'arrampica sugli specchi per cercare di insinuare ( a chiara voce non lo può sostenere nè provarlo) che possa essere imparziale perchè non la pensa più come prima!
E' la vecchia tecnica di attaccare sempre trutto e tutti colpevoli di essere le cause dei suoi pochi successi e dei suoi insuccessi, una pubblicità comparativa insomma che mettendo in cattiva luce il prossimo, fa automaticamente rilucere e risplendere di luce propria la sua posizione e le sue idee.
Mah, questo ha certo il suo effetto ed efficacia in politica, ma per un aziendalista come il Premier questo dovrebbe farlo inorridire poichè la prima regola che si insegna ai managers o ai dirigenti d'azienda è quella di non accusare mai, anche se fosse vero, gli altri per alcunchè perchè con questo si ammettere di essere deboli, fragili e senza carattere.
L'indecenza di questa ulteriore sceneggiata attuata con l'occupazione della tv di stato temo non avrà presto fine, come la sfacciataggine del nostro Premier che continua a ricercare consenso per restare a galla e non per governare perchè il suo interesse è soltanto per un potere personale fine a sè stesso.
alle
4:48 PM
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martedì, dicembre 21, 2010
RIGUADAGNARE LA SCENA
I fatti recenti dimostrano che il Cavaliere è ancora in piedi, con una maggioranza risicata (relativa) e la prospettiva che la campagna acquisti rimpingui le schiere di centrodestra per cui c'è veramente il rischio che questa maggioranza tenga, ma soprattutto che questo governo del dire continui fino a fine legislatura senza combinare un fico secco, anzi, proprio facendo poco e nulla, producendo all'Italia danni incalcolabili.
Per tutta risposta le opposizioni cercano di smarcarsi uno dall'altro dando un segnale al elettorato di insipienza e di inconcludenza.
Logica vorrebbe che sui temi principali vi fosse una aggregazione da parte delle opposizioni con proposte da mettere alla attenzione del paese e contrapporre a quelle, quando ci sono, del Governo in carica.
Invece no: già nell'aggregazione di Centro si infilano le sirene per creare un polo di desistenza che faccia da stampella al Governo, o le sirene che seminano zizzania facendo leva sulla dualità laica e cattolica quale elemento di fragilità, dimenticando però che questa dualità esiste da sempre anche nel Centrodestra al quale va però il plauso della Chiesa.
Della stessa dualità come elemento di fragilità si parla anche per il Pd, dentro e fuori, per cui gli ex di qualche cosa non sono mai morti, tanto che la fucina di idee rischia di immobilizzare il partito stesso.
E' evidente quindi che se non ci sono forti ed aggreganti proposte alternative al Governo, magari su poche cose, ma consistenti e convincenti, sostenute con forza e determinazione ecco che le varie sirene del Centrodestra hanno buon gioco a dettare il calendario di ciò che si può dire e di cio che si potrebbe fare.
La scena è occupata da tutte le incessanti affermazioni ( tanto da sembrare studiate a tavolino) che spaziano su tutti i temi come quelle da sfascista di Gasparri o buon ultime quelle del Premier che accusa la terza carica dello Stato di essere culo e camicia con il Associazione Nazionale Magistrati, mentre sul dramma della morte di Calipari, svelata da Wikilicks, scende un velo di assordante silenzio.
Il Centro non trova di meglio, dopo la resistenza di pochi giorni fa, di cercare di attivare prove di dialogo sentendo le affermazioni di Casini e Moffa, ma rischiano, pur connoscendolo, di cadere nel tranello del Cavaliere al quale interessa avere il potere della maggioranza e non governare.
Tra l'altro questa azione non favorisce certo l'aggregazione con Api che con il Premier non vuol avere nulla a che fare e men che meno a Fli e a Mpa che si son appena staccati.
La stessa solfa riguarda il Centrosinistra dove Idv e Sel si affannano a voler trovare la aggregazione anche tramite le primarie, mentre è sui programmi che bisogna prima trovare la quadra.
Le primarie sono infatti l'ultima operazione che suggellerà la scelta del candidato premier in vista delle elezioni.
Qui invece, tirando per la giacchetta il Segretario Bersani, si vuol mettere il carro davanti ai buoi utilizzando le primarie per scegliere la linea politica e le proposte, con il pericolo, tra l'altro, che una volta scelta una linea ed un programma, comincino le solite fasi, prevedibili, di scollamenti e distinguo e si rischi pure di precludersi allenze che potrebbero far più agevolmente vincere.
Di Pietro continua a sollecitare non una azione comune, ma la definizione preventiva di alleanza; la stessa cosa propone Vendola con la ricerca delle nuove "narrazioni", ma tutto questo non fa che confondere le acque e dare segnali di fragilità al elettorato.
Non siamo difronte a primarie di partito dove le varie mozioni e relativi leader si confrontano si scontrano in un gioco tutto interno e del tutto comprensibile, ma saremo difronte alla scelta del candidato leader, quando programmi, strategie, idee, proposte saranno già ben definite, dove saranno già ben definite - sulla scorta delle convergenze - pure le alleanze.
Il PD e Bersani hanno (anche se è comprensibile visto che la scena è occupata da mesi dal Centrodestra e dal Premier) aspettato anche troppo a mettere sul tappeto idee e proposte e mi auguro compaiano finalmente il prossimo gennaio.
Su queste deve aprirsi il confronto ed è attraverso questo che si potrà riscontrare la capacità di aggreegagione e le conseguenti possibili alleanze.
Diversamente chi vuole cercare di precorrere i tempi non fa altro che aumentare la confusione che rappresenta una zavorra enorme per la crescita del consenso elettorale.
Non c'è nulla da fare: la scena è occupata da lustri dal Cavaliere secondo la sua chiara tecnica di dominus del Centrodestra; il Centrosinistra ed anche il Centro non possono pensare di rubargliela con lo stesso motodo perchè di dominus così, uno basta ed avanza!
La riporova che la strada migliore per vincere è la aggregazione di programmi, proposte ed idee (e quindi la creazione di coalizioni solide) lo confermano anche i recenti sondaggi dove si riscontra che alla fatidica "quota quaranta" sono vicini il Centrodestra e il Centrosinistra, ma significa anche che il Centro vale perlomeno un 15-20% per cui, la recente storia passata ha dimostrato che con maggioranze risicate la barca non va avanti!
Per riguadagnare la scena non resta che trovare proposte convincenti ed aggreganti, liberandosianche di riserve mentali e preconcetti!
alle
10:24 AM
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