Ed ecco arrivata la proposta di legge costituzionale della Giustizia tanto sventolata come uno slogan da stadio di calcio da almeno 15 anni ed ecco che arrivano puntuali le contestazioni ed anche le affermazioni indecenti.
E' infatti indecente che il Premier sostenga (se non ho capito male) che se questa riforma fosse stata fatta 20 fa non avremmo assistito agli effetti di "mani pulite"; come a dire se questa riforma fosse esistita dal 1990 non avremmo saputo nulla di tangentopoli e pertanto non avremmo visto "mani pulite" con le sue condanne ed anche con i suoi drammi.
Nella migliore delle ipotesi - ma è sempre una tesi indecente - questa riforma non avrebbe consentito il presunto strapotere della Magistratura che ha scoperchiato uno dei più gravi scandali della vita pubblica repubblicana; in realtà il potere della Magistratura sino ad allora era ingessato dal sistema immunitario della Politica e solo l'abolizione di questa immunità ha consentito di perseguire i manigoldi.
Implicitamente il Premier, con questa affermazione appunto indecente, ammette che lo scopo di questa riforma è quello di regolamentare diversamente, depotenziare, il potere dell'ordinamento giudiziario, non quello di favorire una migliore erogazione nella gestione della Giustizia nell'interesse di tutti i cittadini, passati, presenti e futuri !
Fatta questa premessa è fuori di dubbio che qualsiasi novità può spaventare, preoccupare tutti, magistrati compresi, che possono ritenere di veder ridimensionato il proprio ruolo professionale, ma questo disegno di legge costituzionale deve sollevare parecchie e regionevoli inquietudini soprattutto nei cittadini che dovrebbero beneficiare di questo diritto inalienabile, che siano possibili future vittime o futuri colpevoli.
La Giustizia è un diritto inalienabile per qualsiasi comunità realmente democratica che deve essere amministrata con certezza, continuità e coerenza, per cui le norme che regolano la sua gestione debbono rispettare questi tre concetti ed il sistema migliore, una volta definito il perimetro operativo della Magistratura che ha la funzione di applicarla, poggia sul principio della autonomia ed indipendenza appunto della Magistratura.
E' per questo che i Padri Costituenti della nostra Costituzione hanno applicato questi due principi nella costruzione e gestione di tutte le istituzioni(poteri dello Stato)e ordinamenti, proprio per creare quella impermeabilità che lascerebbe operare in autonomia ognuna di queste senza ingerenze esterne.
Ci sono poi gli strumenti di controllo ed autocontrollo - pesi e contrappesi - per cui il circuito così costruito ci consente di essere ssolutamente tranquilli sul fatto che non possano nascere devianze o derive pericolose per la democrazia.
La legge costituzionale che tocca ben 12 articoli della Costituzione invece non cerca di migliorare ulteriormente la qualità della gestione della Giustizia da parte della Magistratura, non cerca di rimuovere queli ostacoli di metodo e di merito che producono lunghi tempi per riungere allesente, ma mette a quest'ultima una serie di briglie, perché è troppo focalizzata sul come si devono comportare i magistrati - inquirenti e giudicanti -e molto meno suo come amministrare la Giustizia in modo più efficente (peraltro per questo scopo non occorrerebbe scomodare certo la Costituzione).
Demanda infatti al potere Politico la scelta degli indirizzi d'azione della Magistratura sia con la scelte delle priorità di reati da giudicare (dando quindi al Ministro di Grazia e Giustizia il potere di sconfinare nel ruolo della Magistratura che deve essere autonomo e indipendente), sia nella composizione degli organi di controllo troppo sbilanciati a favore appunto del Parlamento e Governo pro tempore vigente.
L'iniziativa non mi piace in se e per se, a prescindere quindi dal fatto che l'abbia confezionata quel saputello del Ministro Alfano; l'avesse ideata un ministro di una coalizione diversa o addirittura antagonista alla attuale il mio giudizio sarebbe sempre e comunque negativo perchè la Politica ed i politici passano (nel senso di ministri governi e parlamentari), ma la Giustizia resta e deve restare nel tempo con assoluta coerenza.
La rivoluzione copernicana del Ministro Alfano ha l'evidente scopo di depotenziare il perseguimento della Giustizia innanzitutto depotenziano funzioni e ruolo della Magistratura inquirente la cui azione è sottoposta agli indirizzi politici, è privata dell'uso delle forze di polizia e dulcis in fundo, sottoposta ad un controllo meramente amministrativo da parte di uno specifico Csm, composto per metà da eletti dal Parlamento.
A quest'ultimo riguardo faccio notare che quel che conta operativamente - anche oggi in Csm - è il Vice Presidente, scelto tra i nominati parlamentari, per cui la funzione di autogoverno va a farsi benedire visto che il suo voto vale doppio (se non ci sono assenze la parità è garantita).
Comunque, anche così non fosse, si precostituirebbe una situazione di stallo permanente per cui potrebbero molto spesso venire a mancare le duvute e necessarie decisioni che non renderebbero un buon servizio alla efficenza di quella funzione (giudicante o inquirente che sia).
Ulteriore depotenziamento dei Csm è quello di vietare le comunicazioni di indirizzo giuridico (politico è una invenzione perchè si parla di applicazioni di legge) che possono costituire un utile vademecum ai magistrati.
Cigliegina sulla torta - anche se sembra un beau jeste - riguarda l'ineleggibilità dopo 4 anni di mandato; infatti questa consente il continuo ricambio degli eletti dal Parlamento per cui vi sarà sempre una contiguità, una coerenza tra eletti al Csm e maggioranza parlamentare, oltre che governativa, pro tempore vigente.
Una sorta insomma di spoil systhem costituzionalizzato visto chele nomine di origine magistrale devono riguardare giudici inquirenti di alto livello e pertanto con pochi anni residui d lavoro in Csm.
Questo giochetto è speculare anche nel Csm che dovrebbe autogovernare i magistrati giudicanti per cui, ribadisco, mi si accappona la pelle al solo pensare che vi sia minore autonomia implicita, aggravata dal fatto della contiguità con la maggioranza parlamentare tempo per tempo vigente.
Non sarei tranquillo nemmeno se maggioranza e governo fosse a me gradito perché sparirebbe la certezza che non avverrebbero camarille o indebite pressioni sulla Magistratura.
L'attuale composizione del Csm - 2/3 i togati e 1/3 i parlamentari - garantisce l'autonomia da un lato ed anche il controllo da parte del potere politico dall'altro.
L'altra cosa che non mi va è la separazione delle carriere la cui introduzione sarebbe giustificata dal fatto di voler dare peso identico alla accusa e alla difesa, ma questa è in realtà una grossa baggianata che serve soltanto a giustificare l'operazione analizzata in precedenza.
Mentre la difesa è per principio inalienabile di parte, il magistrato inquirente invece deve tener conto anche delle ragioni della difesa oltre che quelle delle vittime, tant'è che deve seguire procedure che tengano conto dei diritti degli eventuali colpevoli e può proporre al giudice istruttore pure il proscioglimento.
Nel caso di eccessi da parte dei Pubblici Ministeri o dei Gip il Tribunale del riesame può anche annullare decisioni prese qualora le considerasse appunto spropostitate.
Se poi si aggiunge il fatto che non vi possano essere travasi tra Magistratura giudicante e quella inquirente, ecco che lo scopo è ancora più chiaro.
Nei fatti, da tempo immemore, ogni magistrato sceglie la sua via professionale - in coerenza con le proprie capacità e le necessità della amministrazione della Giustizia - per cui non è facile vedere passaggi da una funzione all'altra; fermo restando che la continuità è un moltiplicatore di valore e non il contrario e non si sono mai riscontrate ingerenze tra le due funzioni.
Il fatto poi che i magistrati inquirenti siano semplicemente considerati dei dipendenti della P.A., come - con tutto il rispetto - i Cancellieri o gli impiegati che sono anch'essi pubblici ufficiali (nell'esercizio delle loro funzioni), mi sembra una formula utile per sminuire questa funzione che ha l'ingrato compito di perseguire i colpevoli dei reati per i quali sono stati informati .
Certo i magistrati inquirenti devono perseguire il reato e non ricercare notizie su eventuali reati, ma per evitare questo è ufficiente un controllo più stretto appunto da parte del Csm.
A completamento di questa bella "controriforma" vi è l'art. 14 che introduce il principio che è la legge - ordinaria - che decide se sia possibile o meno ricorrere in appello anche per sentenze di proscioglimento.
E' evidente che questa norma costituzionale ha per così dire la "libertà vigilata" in quanto è aggirata con la facoltà attribuita al Parlamento che decide se e quando appellarsi; questo significa anche che ogni legislatura si possono cambiare le regole, se cambia la maggioranza, oppure i cambiamenti possono avvenire per esigenze politiche o di parte: la certezza, la tranquillità che ciò non avvenga non ce la può dare nessuno !
Sempre lo stesso giochino rispunta, oltre che in altri articoli, anche nel successivo art. 15 laddove l'obbligo dell'azione penale non è una regola fissa e predeterminata, ma sarà la legge ordinaria a decidere il come e il quando.
Peraltro anche ora per appellarsi occorrono valide e nuove argomentazioni altrimenti il processo finisce li; quindi la prosecuzione è già consentita, ma non in modo illimitato: sarà il potere politico a deciderlo a suo piacimento!
Il Titolo IV della Costituzione insomma viene stravolto perchè non ci troviamo più di fronte a principi immodificabili, ad una carta impermeabile e stabile, ma ad enunciazioni piene di aleatorietà, enunciazioni aperte ai venti che verrebbero prodotti dal potere politico che come sappiamo è mutato e muterà in futuro chissa quante volte; per cui sotto il profilo della certezza del diritto e quindi della Giustizia si porebbero veriricare in ogni legislatura cambiamenti di indirizzo che non lascerebbero certo tranquilli i cittadini nella difesa dei propri diritti sia di presunti colpevoli che di vittime certe.
Faccio poi notare che l'impianto di questo disegno di legge modifica diversi articoli formulati in maniera chiara e sintetica con altri che introducono distinzioni ed affermazioni sibilline; oppure si introducono nuovi articoli o parti di essi, molto sintetici, ma sibillini che messi li cos' sembrano enunciazioni di principio prescrittive, mentre in realtà non lo sono: l'art.17 afferma che questa legge costituzionale non si applica ai processi in corso alla data della sua entrata in vigore.
Ebbene sembrerebbe che tutti coloro che hanno pendenti dei processi non potranno nè avvantaggiarsi nè essere svantaggiati, ma questo cozza con quanto dice l'art. 14: se venissi prosciolto o assolto in prima istanza ed il reato addebitatomi non fosse incluso in quelli per i quali è consentito l'appello, ecco che la nuova legge diventerebbe applicabile anche per il sottoscritto.
Inoltre toccare questo tasto è assai delicato perchè tutela l'eventuale colpevole, ma l'interesse della vittima - privato, società o Stato che sia - chi la difende ?
Nella storia della Giustizia dell'Italia certamente errori ce ne sono stati e questo non è stato certo bello, ma non sono stati una esagerazione; caso mai vi sono state molte più vittime di reati alle quali la Giustizia tramite la Magistratura non ha saputo e potuto obbiettivamente dare risposta: penso ai grandi reati di strage o ad altri reati efferati nei quali i colpevoli non sono stati mai trovati, o quanto meno non sono state trovate prove sufficienti a condannarli.
Certo è che questo non è dipeso dal titolo IV della nostra Costituzione per cui oggi proporre una controriforma di questo tipo non pò certo farci sperare che in futuro queste cose non accadano più.
La puzza di bruciato che sento leggendo questa legge costituzionale deriva dal fatto che sembra congegnata per attaccare e ridimensionare l'autoreferenzialità di cui è accusata la Magistratura da "mani pulite" in poi; si vorrebbe insomma ridimensionarla per vendicarsi di persecuzioni subite in passato anche recente, mentre la Giustizia resterebbe una affermazione di principio.
Così fosse non è assolutamente una buona strada, perchè è sufficiente evitare assolutamente i reati, e vedrete che persecuzioni non ne verranno!!
venerdì, marzo 11, 2011
RIFORMA COSTITUZIONALE DELLE GIUSTIZIA: SENTO PUZZA DI BRUCIATO
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martedì, marzo 08, 2011
RIFORMA DELLA GIUSTIZIA: BLUFF EPOCALE !
Partendo dall'aggettivo "epocale" già qui si evidenzia il bluff di questa iniziativa, perchè una riforma, lo dice il nome stesso, riforma, innova appunto un tema già esistente, per cui se si riforma è del tutto evidente che si tratta di una novità importante ed innovativa.
Quanto innovativa ed importante lo si vedrà poi nei termini nuovi in cui sarà sviluppata e soprattutto lo si vedrà negli effetti che devono per forza di cose essere più soddisfacenti per i cittadini - presunti colpevoli e vittime - di quanto non lo siano stati con i regolamenti, appunti riformati.
Usare quindi questo termine roboante significa attrarre sin da subito l'attenzione ed il plauso dell'opinione pubblica, ancor prima di verificare i risultati; come dire basta lo slogan in se per dimostrare efficenza e efficacia.
Il secondo bluff è costituito dal fatto che quando si parla di Giustizia ognuno di noi pensa ai casi della vita con cui viene a contatto, anche quelli per effetto diretto, ma quando si parla di lunghezza dei processi molti di noi pensano ai processi civili che più coinvolgono i cittadini, mentre il progetto di cui si sta parlando è La Riforma del Processo nella Giustizia penale che sono intentati, per obbligo, verso coloro che commettono reati penali di qualsiasi genere, dal reato di mafia al reato di evasione fiscale.
Quindi quando in questi giorni (per la verità da anni) si parla di "giusto processo" e di "ragionevole durata" dello stesso si parla di reati penali (che si estinguono con il decesso del presunto colpevole) e quindi di processi penali, mentre quelli civili - che vengono portati ad esempio - hanno durate ben più lunghe (possono essere proseguiti dagli eredi dei litiganti).
Quel che costituisce il principale e fondamentale bluff è costituito dal fatto che per ottenere giusti processi e ragionevoli durate, si pensa bene di metter mano alla struttura della Magistratura di modo che con una organizzazione diversa possano venir rimosse le cause che producono la lunghezza del giusto processo.
Ora già per i reati, per non tutti per la verità, viene introdotto il principio dell prescrizione mentre per il processo vengono introdotti i tempi in cui debbano svolgersi i tre gradi di giudizio, ma ciò non basta evidentemente perchè noscondendosi dietro al sacrosanto principio dell'eguaglianza dinanzi alla legge della accusa e della difesa, si è avuta la bella pensata di dividere in modo draconiano la Magistratura inquirente da quella giudicante, tagliando in due pure gli istituto di antogoverno (Csm), ma soprattutto i sistemi di elezione di questi istituti.
La cosa è estremamente delicata perchè oltre alle implicazioni di carattere costutizionale che questa decisione impongono, mentre ora l'ordinamento giuridico ha una sua autonomia ed indipendenza, con questa bella novità la Magistratura inquirente verrebbe sottoposta ai "venti" politici dominanti al momento con evidente pericolo che questo ramo di Magistratura veda ridursi la sua autonomia ed indipendenza.
Il potere politico avrebbe quindi una forza non da poco nel determinare l'indirizzo e l'azione della magistratura inquirente, sia attraverso la scelta predominante del suo organo di autogoverno (csm) sia individuando le priorità - da parte del Parlamento - in ordine ai reati perseguibili; a questa verrebbe anche sottratta una delle leve principali delle indagini costituita dagli organi preposti come Arma, Ps, Gdf e Cfs.
Appare del tutto evidente che a questo punto anche la perseguibilità obbligatoria dei reati penali verrebbe estremamente affievolita, senza la necessità di abolirla.
Inoltre tutto questo sommovimento sembra più orientato e pensato in funzione dei possibili colpevoli, ma sembra pensare molto poco alle vittime che sono per assioma certe.
Un sistema insomma questo utile a depotenziare questa parte dell' Ordinamento Giudiziario al quale va aggiunto pure il fatto che le carriere sono separate per cui un magistrato assunto come inquirente, non potrà mai diventare giudicante, e viceversa.
Questa proprio non la comprendo perchè l'azione dell'inquirente deve essere speculare a quella giudicante per cui non vedo che pericoli possano esserci con la intercambiabilità di questi ruoli.
Oppure si vuole ridurre nei fatti il perimetro degli addetti alla Magistratura, riducendo i magistrati inquirenti a mero strumento funzionale al Ministero di Grazia e Giustizia ?
Gli istituti di indagine sarebbero del tutto autonomi e già con l'esperienza del nostro passato, ben sappiamo invece come si siano ottenuto importantissimi risultati proprio, invece, con la simbiosi tra Magistratura inquirente e istituti inquirenti.
Il bluff ulteriore è proprio questo: non è assolutamente comprensibile sapere che cosa possa centrare tutto questo sul raggiungimento dell'obbietivo del giusto processo e dei suoi tempi ragionevoli; anzi, mentre oggi la "filiera" è ben organizzata, dal riscontro del reato, all'indagine, alla richiesta di processo, al rinvio al processo, al processo ed alla eventuale e relativa condanna, con questa affettatura dei procedimenti si rischia di creare dei compartimenti stagni che protrarrebbero nei fatti i tempi superando quelli prescritti, con sollievo degli eventuali colpevoli e la disperazione delle vittime.
Forse si vuole attuare la classica tecnica di questa maggioranza già usata per contenere la spesa dello stato: come in quel caso anzichè praticare un lavoro certosino per eliminare sprechi e selezionare attentamente la spesa, si preferisce effettuare tagli "lineari" sperando che poi vi sia l'auto capacità di selezionale al proprio interno le varie spese, nel caso della Giustizia si vuol cercare di eliminare a monte le cause penali rendento più complicati i processi del rinvio a giudizio, sottraendo conseguentemente materiale per i processi riducendoli quindi sin dalla nascita (reato a parte perchè la vittima comunque esiste).
Peraltro se la spiegazione di tutta questa riforma è voler imitare gli ordinamenti giudiziari di altri stati (penso agli Usa), così come impostata diventa una vera brutta copia (uno scimmiottamento) perchè non è assolutamente previsto il potenziamento del peso del magistrato giudicante e delle giurie popolari che appunto negli Usa hanno addirittura potere di vita e di morte.
Intendo dire che i giudici americani sono certamente terzi rispetto alla accusa, alla difesa e al pubblico ministero, ma sono per di più considerati a tutti gli effetti come dio in terra (avendo poteri assai ampi), ed i loro ruoli, pur sottoposti ad elezione periodica, durano una vita.
Le leve su cui operare sono ben altre perchè sono da un lato le procedure che arrugginiscono i processi penali (per la verità troppi sono i cavilli che allungano anche i tempi dei processi civili) e dall'altro sono le strutture che vanno rioganizzate ed accompagnate da investimenti mirati.
Non ultimo il fatto di depenalizzare i reati minori, ovvero intrudurre pene alternative che accompagnino procedure semplificate.
Se fate caso si impiega lo stesso tempo e gli stessi gradi di giudizio per un reato fino a due anni, rispetto a quelli che comportano pene più severe sino all'ergastolo o ai trentanni di carcere.
E' evidente che in questo caso, come lo è quello in cui si ricorre al rito abbreviato, si impiegherebbe meno tempo e meno denaro anche da parte delle vittime.
Fluff finale è costituito dal fatto che tutta questa bella pensata va a toccare le disposizioni della nostra Costituzione il che significa che proporre a questo punto della legislatura questa riforma, visti i tempi obbligatoriamente necessari per attuarli (doppio passaggio nei due rami del Parlamento con distanza di almeno 6 mesi, più referendum confermativo), significa ragionevolmente dubitare nella sua approvazione definitiva entro il maggio 2013.
E' vero che se non si comincia mai s'arriva, ma una iniziativa su questo tema non è nata ieri (se ne parla da più legislature) per cui oggi è regionevole pensare che ci troveremo di fronte al mancato raggiungimento dell'obbiettivo.
Ma tant'è; tutto fa brodo per sostenere la ferraginosità delle procedure di modifiche costituzionali, del fatto che ci sono troppi lacci e laccioli che impediscono la lunga marcia del Premier in carica e comunque, questa iniziativa costituisce sin da ora un buon esempio di efficentismo effimero del Governo a una buona promessa per la prossima campagna elettorale e relativa futura legislatura.
Faccio notare che l'efficentismo governativo vorrebbe metter pure mano ai sistemi di votazione del Consiglio di Stato (che riguarda la costituzionalità delle leggi confezionate dal Governo ed approvate dal Parlamento) laddove si propone la maggioranza dei 2/3: sembra non centrare nulla con la riforma della Giustizia (dove si vorrebbe contenere pure l'indagine costituita dalle intercettazioni), ma la Consulta è Magistratura giudicante speciale che deve sempre esprimersi in un senso o nell'altro per cui eliminare la maggioranza semplice significa impedire di eseguire il suo dovere di giudice.
Staremo a vedere che cosa, nel dettaglio, ci riserverà il progetto di riforma che verrà posto al voto nel Cdm di giovedì prossimo, ma temo ancora una volta, al di là dei contenuti, che si risolverà in un' ennesima fumata nera !
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3:53 PM
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mercoledì, marzo 02, 2011
INCIDENTE ISTITUZIONALE
Il Governo e la sua maggioranza, tramite i capigruppo alla Camera dei Deputati, sta provocatoriamente cercando lo scontro istituzionale, incurante assolutamente di distruggere con i fatti l'architettura istituzionale e constituzionale su cui poggia la nostra repubblica parlamentare.
Sono attacchi violenti, scriteriati, indecenti, molti simili al brigantaggio e al comportamento tipico di banditi di strada e dei tagliagole.
Non parliamo poi della strumentalità perchè le questioni poste al Presidente della Camera, non hanno lo scopo di creare nemmeno dei precedenti giuridici, ma sono una vera e propria provocazione che cerca di tagliare l'erba sotto i piedi alla terza carica dello stato, ma soprattutto a scardinare i principi e le regole che sono alla base nelle nostre istituzioni.
Ma andando per ordine, occorre che gli italiani si rendano conto di ciò che si potrebbe verificare nei prossimi giorni, settimane o mesi riguardo alle richieste formulate appunto dai gruppi parlamentari di maggioranza, perchè non è assolutamente un problema che riguarda il funzionamento della "politica", ma è un attacco appunto alle regole, per cui far finta di nulla, o lasciarsi influenzare da quanto divulgato dai media, significa assistere ad una operazione della quale ci potremmo in futuro pentire amaramente.
Il fatto in premessa riguarda l'accusa al Premier nel reato di concussione e in quello di istigazione alla prostituzione minorile.
Deve essere chiaro a tutti che il secondo reato, vero o presunto sarà il processo a dirlo, è un reato comune il che significa che non ha assolutamente importanza lo status di chi viene accusato d'averlo commesso.
Il reato di concussione "" è un reato contro la pubblica amministrazione. Si tratta di un reato cosiddetto proprio, cioè il soggetto attivo (colui che lo commette) deve essere un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio. L'elemento oggettivo del reato, cioè il comportamento incriminato, consiste nel farsi dare o nel farsi promettere denaro o altro vantaggio, anche non patrimoniale, abusando della propria posizione. L'articolo che prevede tale reato è il 317 del Codice penale. Competente per materia è il tribunale. L'arresto è facoltativo. ""
Anche in questo caso si tratta di un reato comune, commesso da un pubblico ufficiale.
Entrambi quindi i reati addossati al Premier sono reati comuni, pertanto non è necessario chiedere alcunchè al ramo del Parlamento al quale appartiene l'incriminato, tanto più che la concussione può riguardare, eventualmente, qualsiasi pubblico ufficiale (il reato è stato "pensato" per qualsiasi pubblico ufficiale, non solo per il Premier in carica pro tempore) .
Il Parlamento è stato interessato solo per la richiesta di autorizzazione alla perquisizione dell'ufficio di un collaboratore del Premier, ufficio diventato a velocità siderale sede del parlamentare sotto indagine; ha ritenuto autonomamente di vietare la perquisizione (e fin qui nulla da dire), ma poi ha aggiunto nel dibattito (Paniz ed altri) dapprima che il reato relativo alla prostituzione minorile doveva essere giudicato non dal Tribunale di Milano ma da quello di Monza (dimenticando che per questo tipo di reato deve essere gestito dal tribunale territoriale, Milano cioè), ma poi ha cominciato a chiosare sul reato di concussione (che sarebbe secondo l'accusa avvenuto a Milano)sostenendo, sino a rasentare l' ilarità per le continue contraddizioni, che se reato c'è stato questo è stato compiuto nella funzione di Presidente del Consiglio!
Poichè lo scopo del Premier non è quello di far valere i suoi diritti, ma quello di creare una confusione istituzionale, sollecitandone una lite per attaccare politicamente chi non la pensa come lui,ma soprattutto per evitare di presentarsi davanti ai giudici per difendersi come qualsiasi mortale, i suoi consulenti gli hanno suggerito di sollevare davanti alla Presidenza della Camera dei Deputati il conflitto di competenza, ovvero ottenere la conferma che il Tribunale di Milano non ha titolo a giudicare il Premier per quei reati.
Ne avrebbe titolo invece il Tribunale dei Ministri (composto sempre da tre giudici del Tribunale di Milano estratti a sorte), ma sarebbe in questo caso necessaria la preventiva autorizzazione a procedere da parte della Camera dei Deputati.
Va da se che con la maggioranza che si ritrova, questa strada è stata dettata dal fatto che l'autorizzazione non verrebbe mai concessa e il Premier verrebbe salvato sine die.
La strada imboccata dalla maggioranza parlamentare è però un sentiero assai accidentato e conta poco che il Presidente Fini si possa trovare in difficoltà perchè queste non dipendono dal fatto che comunque decida, la decisione sarà contestata duramente.
La difficoltà è proprio nell'azione intentata perchè il Parlamento, se è ancora valida la autonomia e la separazione di poteri ed ordinamenti dello stato, NON può decidere su che cosa e su chi un Tribunale può giudicare o meno.
Il Parlamento può legiferare su qualsiasi materia costituzionalmente prevista e sta alla Magistratura applicare la legge, come sta alla Consulta verificare se è costituzionale o meno;
come sta al Csm "autogovernare" i Magistrati (tutti i magistrati).
Gli italiani devono capire che non si tratta di discussioni di lana caprina, ma di concetti, principi fondamentali, perchè se passasse questa idea folle, poi tutti sarebbero auturizzati (la Giurisprudenza ha confini illimitati) a contestare autonomia ed autorità nel giudicare, provocando quindi un disastro istituzionale, morale e sociale non indifferente.
Il Premier da molti anni ormai gioca in modo spudorato sul fatto che tutti i cittadini, ogni cittadino, non vede di buon occhio la Magistratura, non tanto perchè ne disconosce il ruolo e i compiti, ma perchè tutti si attendono responsi altamente soddisfacenti, ben sapendo che questo non sarà mai possibile su questa terra: ad un cittadino che vince una causa - civile o penale non importa - corrisponde un cittadino perdente e questo non potrà certo baciare in fronte il giudice che l'ha processato.
Quando poi i ruoli per altre liti si invertono le soddisfazioni o insoddisfazioni cambiano di posto, per cui l'unico soddifatto è colui che non ha nulla a che fare nella sua vita con la Magistratura !
Per affrontare il problema non si può nemmeno ricorrere al Consiglio di Stato perché la sua funzione giudicante è istituzionalmente solo e soltanto quella di verificare se una legge è costituzionale o meno.
Nemmeno il Csm può essere interessato perchè è "soltanto" l'istituto di autogoverno dei Magistrati.
Trattandosi di diversa interpretazione dei reati contestati e soprattutto della diversa assegnazione del collegio giudicante, l'unico che può sciogliere, al di fuori del Parlamento che non ne ha alcun titolo, il quesito è solo e soltanto la Corte suprema di Cassazione che "" assicura l'esatta osservanza e l'uniforme interpretazione della legge, l'unità del diritto oggettivo nazionale, il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni; regola i conflitti di competenza e di attribuzioni ed adempie gli altri compiti ad essa conferiti dalla legge "".
In questo caso, e i consulenti del Premier lo sanno benissimo, per far intervenire la Cassazione occorre, anziché fare i contumaci e limitarsi a qualche balletto in aula, sollevare in giudizio il quesito di legittimità; i Giudici milanesi sarebbero obbligati a fermarsi e trasferire la richiesta all'ultima istanza.
Invece cosi' non è perché il Premier è un grande pavido, ma soprattutto preferisce seguire la strada più rumorosa e più rischiosa perché il processo in questione non lo può fermare nessuno.
Inoltre spera di mettere nei guai il Presidente Fini anche se ha già messo in conto che cosa accadrà in realtà nei prossimi giorni.
Il Premier ha infatti mandato avanti i capigruppo di Lega, Pdl e Responsabili a fare il lavoro sporco, affermando "..voglio vdere Fini che cosa farà ora"; cioè : "chi: se accetta la richiesta andrà tutto bene, ma se seguirà altre strade allora sarà dimostrata la sua parzialità !
Come a dire: "chi è contro di me...peste lo colga !"
Penso che il Presidente Fini non metterà ai voti la richiesta fatta dai gruppi parlamentari di maggioranza nè presso l'ufficio di presidenza (perchè verrebbe bocciata), nè presso la Camera dei Deputati (perchè verrebbe approvata); ma al di là di questo per i precisi motivi da me spiegati sin qui: il Parlamento Non può decidere su cosa e su chi può giudicare la Magistratura su un singolo/i reati !
L'unica strada che può percorrere è quella della Consulta (peraltro abbastanza improprio) ben sapendo comunque che questa risponderà fra qualche tempo (non è il Tar del Lazio) che non ha titolo a decidere sul conflitto di competenza sollevato ieri.
Nel frattempo gli attacchi a Fini si sprecheranno da parte della maggioranza, ma intanto il processo, salvo impedimenti, continuerà, per cui la polemica connessa avrà sempre carburante per bruciare ed occupare l'interesse dell'opinione pubblica .
Il Parlamento ancora una volta sarà impegnato a sostenere qualche altra invenzione per difendere gli interessi privati del Premier (come quello recente sulle proprietà tv e giornali bloccato dall' Antitrust) e a votare continue richieste di fiducia su leggi specifiche, perchè non c'è tempo per il dibattito parlamentare - nemmeno tra i componenti della maggioranza.
In questi giorni infatti per evidenziare l'efficentismo del Governo si stanno varando diverse leggi "epocali" (nel senso che sono tipiche di questa epoca che speriamo non ci ricapiti più in futuro) a suon di fiducie parlamentari e vi è il serio dubbio che per la fretta nascano degli aborti giuridici o leggi con effetti indesiderati anche dalla Lega che ha in questi giorni una fretta come se fossimo arrivati alla fine del mondo.
Non c'è che dire: siamo ben messi visto che siamo di fronte ad una maggioranza ed un governo reciprocamente sotto ricatto che galleggeranno, senza combinare nulla per gli italiani !
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domenica, febbraio 27, 2011
BERLUSCONI: DELIRIO D' IMPOTENZA
Anche ieri, come quasi ogni giorno ed ogni fine settimana, il Premier fa le sue comparizioni de visu o intervenendo ai veri convegni riunioni politiche di ogni genere via telefono, per sostenere le sue verità e i suoi pensieri.
E tutto congegnato per le sue missive mediatiche, ma per gli eventi che contano, come il Forex ieri a Verona, sentiamo soltanto le sue considerazioni ed in molti di domanderanno perchè non era presente a sostenere con la sua faccia ciò che pensa.
E pur vero che chi destina al canale mediatico la sua comunicazione sceglie il modo ed i metodo migliori per raggiungere l'obbiettivo, per cui presentarsi ieri a Verona poteva voler dire non volersi confondere con uomini del calibro di Mario Draghi e soprattutto puntare a giocare di rimessa dando le sue motivazioni politiche.
Il Premier non si rende però conto, o forse se ne rende conto perchè sa che l'effetto delle sue parole servono a confortare i suoi sostenitori e non a dimostrare la sua insipienza politica, che le argomentazioni che esprime sono un enorme boomerang.
Infatti quando Draghi analizza la realtà, ne individua le cause e soprattutto indica i rimedi (senza ovviamente scendere su proposte dettagliate ed operative), il Premier se ne esce con spiegazioni e giustificazioni - handicap li chiama - che spiegherebbero la bassa crescita endemica che risale indietro nel tempo; dice che ha ricevuto nel 1994 (sic!), un paese con forte debito pubblico, alto peso degli interessi, l'inefficenza della P.A. e della Giustizia, infrasrutture al 50% di quelle degli altri Paesi europei, le mancate centrali nucleari, ecc.
Continua poi in altra sede - intervenendo qui di persona - sostenendo al convegno del Partito Repubblicano e a quello dei Cristiani Riformisti che la scuola pubblica non va perchè è contro la famiglia, non è d'accordo con la parificazione della famiglia a quelle di fatto, attacca le coppie gay e via discorrendo e ciliegina sulla torta rispolverano i vecchi e cari comunisti che sono il prezzemolo, il sale di molti suoi interventi.
Il boomerang è proprio questo perchè sostiene che tutto ciò l'ha trovato nel 1994, che non è facile superare questi problemi risolvendoli, ammettendo a chiare lettere che è un incapace mega galattico.
Dopo la breve esperienza del primo governo che cosa ha fatto fino al 2001? un bel fico secco, perchè anche dall'opposizione si poteva condizionare i vari governi succedutisi in quel periodo, mentre invece ha pensato bene di mettere il bastone fra le ruote, sostenendo di essere il meglio fico del bigoncio, gettando le basi per una possibile futura maggioranza, come poi si verificato.
I governi di quel periodo , 1994 -2001, hanno sudato lacrime e sangue, mentre lui sosteneva posizioni da puro irresponsabile.
Gli va infatti ricordato che nel 1995 il Governo Dini affrontò le ultime crisi della lira con tassi ufficiali di sconto che ballavano intorno al 9% e che il Governi, successivi, Prodi, D'Alema e Amato seguirono con rigore la lunga marcia di rientro della lira nello Sme per accangiare l'entrata nell'euro sin dal primo momento, con conseguente riduzione progressiva del t.u.s. che scese al 3,25% e riconseguente beneficio per il costo del nostro debito statale.
E' vero che quelle politiche di rigore sarebbero potute essere ancor più efficaci, ma Il Premier non deve dimenticare che oltre alle differenze interne a quelle maggioranze per possibili ulteriori e antipopolari manovre, un bell'aiuto per ingessare la situazione l'ha data anche lui ; ricordo a puro titolo d'esempio quando salito a Palazzo Chigi nel 2001 iniziò quella indecente campagna contro Prodi e Ciampi per la determinazione del concambio lira euro, anzichè vigilare sul change over che ha consentito la più grande redistribuzione della ricchezza dal dopoguerra!
Il Premier non si rende poi conto che negli ultimi 10 anni ha governato e governa da almeno 8 anni (con larghe maggioranze per di più) e quindi non si spiega perchè continui a denunciare problemi e cause spesso innegabili, ma non cominci mai a metterci mano, portanto ogni volta come scusa ulteriori problematiche che ovviamente fanno capo ai tempi contingenti, alle crisi economiche (ben due) a quella finanziaria, ai comunisti e alla opposizione (sulle due oltime si affretta a dire però che non contano nulla perchè non hanno nè peso nè autorevolezza politica).
Insomma individua le cause, individua gli effetti e anzichè individuare le soluzioni ed applicarle, ritorna ad individuare altre cause ed altri effetti, senza indicare le soluzioni; e via così all'infinito.
Quanto alla scuola poi, veramente non comprendo, perchè ha sbandierato sino all'altro giorno di aver messo in piedi una serie di riforme "epocali" della scuola pubblica , ma oggi afferma che così non va, ammettendo quindi implicitamente che epocali non erano ; ripropone un'altra causa ed un altro effetto che sarebbe costituito dal sistema didattico che agirebbe contro la famiglia, quasi a dire che i principi educativi della scuola sono in contrasto con quelli che la famiglia vorrebbe.
Bah: ho sempre saputo che i principi educativi della scuola sono complementari ed aggiuntivi a quelli della famiglia quindi non vedo come possano essere in contrasto; caso mai è scaduto - più nella famiglia che nella scuola - il rigore, il metodo e l'applicazione nei comportamenti, ma questo dipende dalla evoluzione della società, non certo dai moduli didattici !
E mischiando le "patate con la cipolla" rispolvera la sua posizione (vera paraculata al congresso dei Critiano riformisti ) contro la parità della famiglia con le coppie di fatto ed è contrario alla adozione di figlioli da parte delle coppie gay.
Anche qui, volutamente, usa la sua parola mediatica per confondere le acque: non esiste nessun partito politico in Italia, nessun parlamentare della Repubblica, che voglia parificare al matrimonio (civile s'intende) alle unioni di fatto che possono riguardare coppie "classiche" e coppie gay; si vuole soltanto regolamentare giuridicamente queste ultime.
La Famiglia è tutt'altra cosa, Presidente, essendo una unione di più persone legate da vincoli di sangue ed affettivi e dove le abitudini sessuali c'entrano come il cavolo a merenda; pensi soltanto a quante famiglie sono costituite da un anziano/a e relativa badante; oppure a nonna, due figlio/a
e nipote, oppure......
Sulla assegnazione di minori a coppie gay è poi una sua subdola ipotesi, perché non siamo nemmeno alla determinazione giuridica delle unioni di fatto, per cui occorre prima questa eppoi modifiare se tutti d'accordo i criteri di assegnazione.
Ma tant'è il Premier usa tutto ed il contrario di tutto per ammannirre la pubblica opinione.
Come nel caso delle sollevazioni popolari negli stati arabi nord africani, dove la scena muta si è susseguita per giorni durante le sollevazioni di Algeria, Tunisia e Egitto (anzi ha avuto il malcostume di tirare in ballo Mubarak per i suoi fatti personali)e quanche balbettio imbarazzato sui fatti di Libia; solo ieri è "esploso" affermando che Gheddafi non avrebbe più il controllo del paese, quando la più grande responsabilità, cioè la causa, di Gheddafi - di fronte alla storia e all'umanità - è quella di aver ordinato a polizia, esercito e mercenari di sparar contro i suoi stessi connazionali per sedare la contestazione popolare; da qui la violenza generalizzata della quale non conosciamo ancora la reale portata, ma che risulta essere decisamente l'effetto da condannare in modo deciso ed inequivocabile.
Non vorrei pensar male, ma intravedo un reale cinismo da parte del Premier Berlusconi che tra qualche giorno porterà in campo, ancora una volta, i riflessi rerivanti dalle problematiche non certo semplici della crisi del nordafricana e della Libia in particolare, per dichiarate la sua assoluta impotenza a svolgere il suo compito istituzionale, ma allo stesso tempo un ulteriore alibi per continuare a galleggiare e a far galleggiare il suo Governo.
Oltre, ovviamente; ai soliti processi a suo carico che cominceranno proprio domani e costuiranno ulteriori alibi per il partito del "non fare"!
alle
10:58 AM
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domenica, febbraio 20, 2011
LE FOLLIE GIURIDICHE DEL PREMIER
Non c'è nulla da fare: che si tratti dei risvolti pubblici dei suoi comportamenti privati o si tratti dell'ennesima annunciazione relativa a prossime leggi epocali, siamo ogni giorno costretti ad ascoltare notizie sul nostro Premier, ed ascoltare pure delle affermazioni che rasentano un po' il ridicolo ed un po' la follia.
Intanto è da premettere che qualsiasi cambiamento costituzionale in Italia può essere oggetto di una qualche proposta di cambiamento da parte di qualsiasi cittadino italiano, ma deve essere chiaro a tutti che tra il proporre ed il disporre c'è una bella differenza; infatti la proposta di cambiamento deve seguire un preciso iter per la sua formazione sia in termine di sostegno (voti o raccolta di firme regolarmente autenticate da notaio o similare) sia in termine di contenuto piochè e previsto sempre dalla nostra carta costituzionale la verifica preventiva sulla ammissibilità, alla discussione in Parlamento, alla discussione.
L'eventuale approvazione poi di una modifica costituzionale se avviene con maggioranza semplice, deve obbligatoriamente essere sottoposta a referendum confermativo dove non è previsto alcun quorum; comunque anche nel caso di approvazione con maggioranza qualificata (2/3) è possibile chiedere nelle forme previste ed ottenere un referendum che rafforzi o contesti la decisione presa dal Parlamento.
La Corte Costituzionale si occupa dal 1948 sia di queste tematiche, sia della verifica in via autonoma o se sollecitata da corpi dello Stato, della costituzionalità di leggi o regolamenti emanati dal Parlamento o dalle Regioni.
La Corte insomma verifica che il potere legislativo, pur con il supporto dei tecnici giuridici di Parlamento e Regioni, non emanino leggi contro i principi sanciti dalla Costituzione, evitando così che circolino dei pasticci giuridici.
Ieri il Premier se n'è uscito con una delle sue "annunciazioni" sostenendo che intenderebbe cambiare la struttura e quindi il funzionamento della Corte Costituzionale per evitare come avvenuto in passato che la Consulta abolisca ciò che il Parlamento approva.
Intanto l'affermazione è del tutto semplicistica perchè Lui può annunciare che si ripromettere di proporre al Parlamento una modifica costituzionale che dovrà, come detto in precedenza, seguire il suo iter formativo, compreso il ricorso ed il responso del referendum relativo.
Poi aggiunge due emerite baggiatate; la prima: riguarda una affermazione falsa poichè la Consulta - come previsto dalla Costituzione - è composta da membri (15) che non vengono nominati tutti in un sol giorno, ma trattandosi di magistrati in servizio, vengono nominati volta volta, per un terzo dal Capo dello Stato, per un terzo dal Parlamento in seduta comune ed dell'ultimo terzo,
- tre sono eletti da un collegio del quale fanno parte il presidente, il procuratore generale, i presidenti di sezione, gli avvocati generali, i consiglieri e i sostituti procuratori generali della Cassazione;
- uno da un collegio del quale fanno parte il presidente, i presidenti di sezione ed i consiglieri del Consiglio di Stato;
- uno da un collegio del quale fanno parte il presidente, i presidenti di sezione, i consiglieri, il procuratore generale ed i viceprocuratori generali della Corte dei conti
La riprova la riscontriamo nel fatto che gli attuali 15 membri della Consulta sono stati nominati fra il 2002 e il 2010, un arco di tempo quindi in cui si sono avvicendati diversi magistrati, Capi dello Stato, Presidenti del Consiglio, Ministri, sottosegretari e Parlamentari.
Ne discende che è del tutto gratuito ed offensivo affermare che i componenti della Consulta siano di parte, ovvero che siano di una sola parte.
La seconda baggianata riguarderebbe proprio come vorrebbe modificare il funzionamento della Consulta; il Premier vorrebbe introdurre il principio che le decisioni non dovrebbero essere più prese a maggioranza semplice (in caso di parità il voto del Presidente vale doppio), ma con maggioranza di due terzi.
Questo significherebbe infatti che la Consulta, se non si raggiungesse tale proporzione, non sarebbe in grado di decidere, sarebbe congelata e limitata nelle sue funzioni, non rispettando così appieno il suo dovere di decidere.
Esempio ? Eccolo poniamo che su una legge la Consulta decida la sua costituzionalità e espresso il voto finisca 9 a 6, secondo il Premier dovremmo pensare che la legge sia incostituzionale perchè i voti non sono 10 ?
Niente affatto: in questo caso la Consulta non direbbe proprio un bel niente e lo stesso avverrebbe se la votazione risultasse rovesciata !
Quindi il tentativo del Premier, che non gli riuscirà MAI, è quello di liquidare una funzione di controllo - si chiamano contrappesi Presidente - per tutelare i propri interessi o la sua produzione legislativa.
Per quanto riguarda il Csm, anche qui il Premier, annunciando la riforma della giustizia epocale, vuole cercare di aggirare quanto sancito dalla Costituzione, non già per efficentare la Giustizia, quanto per ridurre l'autonomia dell' Ordinamento Giudiziario o peggio ancora sottometterla al potere esecutivo, quando in qualsiasi democrazia della terra l'autonomia e la separazione fra i vari poteri ed ordinamenti dello stato è la regola fondamentale per il suo funzionamento appunto democratico.
Il Csm è l'istituto - presieduto dal Capo dello Stato e nominato per due terzi dai maistrati e per un terzo dal Parlamento in seduta comune - di autogoverno della Magistratura e si occupa di:
- assunzione (sempre tramite concorso pubblico);
- assegnazione ad un incarico;
- promozione;
- trasferimento;
- attribuzione di sussidi ai magistrati e alle loro famiglie;
- procedimento disciplinare;
- nomina dei magistrati di Cassazione
- nomina e revoca i magistrati onorari.
Ecco che con la proposta - vero e proprio cavallo di troia - del Premier e dei suoi ministri/parlamentari/avvocati personali lanciando la grande parola di "separazione delle carriere" e sdoppiamento del Csm, si introduce infatti surrettiziamente un più forte controllo del parte del potere esecutivo sulla parte più delicata della Magistratura.
Cosa voglio dire ?
Che la separazione proposta delle carriere significa separare la Magistratura Giudicante da quella Inquirente, per cui la prima è sottoposta al suo Csm e la seconda ad un nuovo Csm del quale non conosciamo assolutamente il criterio di formazione e di funzionamento.
Non penso proprio però che questo nuovo Csm sia assolutamente speculare all'altro poichè non si capirebbe il perchè di questo dualismo, fermo restando che la Magistratura inquirente, ovvero procuratori ed altro, e proprio quella investita dall'esistenza dei reati,o per notizie avute o per denuncie ricevute ed è proprio quella che nelle indagini preliminari si trova di fronte a eventuali reati ed è la prima che deve decidere se vi sono gli estremi per passare alla prima fase giudicante o meno.
Se il Csm di riferimento non è come quello esistente, ma è sottoposto nella sua formazione al potere esecutivo (Governo) e legislativo (Parlamento) appare chiaro anche ad un ciuco che le maggioranze politiche - a prescindere da quali siano - possono condizionare fortemente l'operato della Magistratura Inquirente, sovvertendo ancora una volta il principio della autonomia ed indipendenza tra poteri ed ordinamenti.
Ciliegine sulla torta della ennesima annunciazione del Capo del Governo riguarda l'introduzione della immunità parlamentare ed il regolamento sulle intercettazioni.
Quanto all'immunità vorrei ricordare al Premier che a suo tempo anche lui fu d'accordo sulla sua abolizione visto i danni che la sua esistenza aveva prodotto ed anche per il fatto che l'immunità non aveva più ragione d'essere visto il lungo tempo trascorso dalla nascita della repubblica; il motivo originario fu proprio quello di dare libertà di movimento a tutti i parlamentari senza alcun vincolo o condizionamento che potesse derivare da quanto accaduto nei precedenti drammatici anni della fine della guerra.
Nel nostro caso l'immunità si è trasformata in impunità e visto che il vizietto della corruzione persiste alla grande è evidente che reintrodurla sarebbe come legalizzarla (come il falso in bilancio insomma)!
Per quando riguarda le intercettazioni infine è vero che le notizie girano un pò troppo speditamente, ma qui non si tratta qui di sancire migliori regolamenti di divulgazione e relative sanzioni, ma come sempre affrontare alla radice il problema limitandone l'uso per tempi e casi, per cui anche qui nascerebbe implicitamente l'autorizzazione a commettere reati, certi o quasi dell'impunità.
Si vede quindi lontano un miglio che tutte queste iniziative non sono finalizzate ad abbattere uno stato di polizia (milioni di persone come il sottoscritto vivono tranquillamente senza temere di essere controllati), ma a creare un sistema di protezione della "casta" e fra questa i suoi componenti più alti a partire dal Premier che non riesce nonostante i pluriennali tentativi, a togliersi di dosso le infamie di cui è da tempo accusato.
E non conta assolutamente il fatto di avere dalla sua parte la maggioranza parlamentare, perchè se una cosa è sbagliata lo rimanente anche con il consenso parlamentare totalitario.
Quanto alla formazione della maggioranza parlamentare assistiamo in questi tempi ad una giravolta di passaggi da uno schieramento all'altro e non ci crede più nessuno che diversi parlamentari abbiano lasciato un raggruppamento per ritornarci dopo vari passaggi seguendo il puro istinto e responsabilità politica per cui questi signori cambiano perchè non si riconoscono più nel nuovo raggruppamento e ritornano al vecchio.
Qualcuno dice che ciò dipende da una certa potenza finanziaria e mediatica: può darsi, ma se così fosse non mi fiderei poi molto di coloro che fanno il giro delle sette chiese.
I fuori usciti dal centrodestra ci ritornano perchè il nuovo partito non da certezze di rielezione oppure si tratta forse di persone ricattabili per uno e cento motivi, proprio perchè non scelte dagli elettori, ma nominate dai segretari di partito; oppure ancon più prosaicamente questi parlamentari hanno come obiettivo di restare il più possibile in Parlamento, per accantonare quante legislature possibile.
Non tutti forse sanno che per avere a 60 anni il vitalizio di parlamentare occorre avere accantonato almeno 5 anni, o multipli di 5, di attività parlamentare per cui se si dovesse interrompere oggi la legislatura in parecchi si troverebbero sulle spalle tre o quattro legislature, ma solo 10 o 15 anni di attività parlamentare effettiva.
In sostanza quando avvenne lo scorporo di Fli in parecchi pensavano di proseguire la legislatura con un governo istituzionale, di centrodestra o di larghe intese che portasse a compimento la legislatura, ma quando la spallata non riusci e cominciò a presentarsi l'ipotesi di interruzione di legislatura, nascondendosi dietro al senso di responsabilità o a poco convincenti ipotesi di alleanze future, diversi fecero marcia indietro preferendo rinforzare le fila della maggioranza originaria !
Come risultato la maggioranza parlamenare di cds si sta rafforzando, il Premier si crede ancora una volta onnipotente, e noi tutti assistiamo impotenti a questi balletti d'avanspettacolo che affrontano i problemi di maggioranza e del Premier, ma mai i problemi della nostra patria!
alle
2:40 PM
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sabato, febbraio 19, 2011
MONDO ARABO IN SUBBUGLIO
Anche se qualcuno l'aveva preannunciato al Presidente degli Stati Uniti, nell'autunno scorso, tra l'incredulità di molti si sta verificando proprio un sommovimento di popolo, una contestazione generalizzata che sta interessando un po' tutti gli stati Arabi del nordafrica, come un filo rosso, da ovest ad est e poi giù verso gli emirati arabi.
Questo fenomeno politico ha avuto le prime avvisaglie con gli attentati contro la comunità cattolica in Egitto e la contestazione sul prezzo del pane (sempre lui: ne sa qualche cosa Maria Antonietta) in Algeria.
Poi in Algeria la contestazione è cresciuta non poco anche se ora pare sopita semplicemente con l'abolizione del coprifuoco che durava da parecchio tempo, frutto della politica di una maggioranza confessionale che sta da anni ingessando questo paese e che non riesce, evidentemente, a tutelare e proteggere la sua economia, dalle indubbie crisi che hanno investito tutto il mondo.
Non è quindi colpa della crisi prima finanziaria e poi economica mondiale se nasce la contestazione, ma dipende evidentemente dall'assetto politico che questo stato si è dato, assetto che non trova partecipazione e condivisione, ma contestazione assai dura, visto che non è in grado di assicurare l esigente primarie a quella popolazione.
Peraltro l'Algeria, che nella sua storia è stata sottoposta al potere ottomano, che l'ha utilizzata per l'arabizzazione della penisola iberica, con la Battaglia di Algeri, si è liberata dal neo colonialismo
francese (1962), ma solo nei primi decenni di libertà ha visto la sua rinascita e la sua indipendenza compiuta, ma poi si è avvitata su se stessa ed evidentemente, viste le recenti reazioni popolari, la dittatura della maggioranza si è progressivamente trasformata in dittatura pura e semplice; con tutte le controindicazioni che sono oggi sotto gli occhi di tutti.
Subito dopo, come una serie di cerini accesi, è toccata una sorte ben più veloce, ma non certo immune da incertezze politiche, economiche e sociali, alla dittatura della Tunisia, poiché quando un Presidente, Ben Ali, che aveva scalzato il precedente Presidente Bourguiba, resta in carica tutti quegli anni significa che le cose non possono funzionare per bene; significa che nascono le partigianeria, i familismi e le corruzioni, per cui basta un niente ed il potere viene liquidato, come puntualmente è avvenuto, a velocità stratosferica.
Certo la Tunisia si è liberata di un peso, ma sembra non avere una struttura politica solida che possa subentrare, quasi fosse impreparata e che soprattutto sia in grado di evitare gli errori dei predecessori.
Dopo di che è toccato all'Egitto ed anche qui la storia si ripete poiché dopo la deposizione di Re Faruk da parte dell'esercito cappeggiato dal Colonnello Nasser il vento è si cambiato, ma non ha evidentemente tenuto conto della evoluzione dei tempi, sino ad arrivare alla situazione che è sotto gli occhi di tutti.
La "rivoluzione " nasseriana fu doverosa perchè la storia ha condannato tutti i regni imbelli alla loro liquidazione; guardate il recente passato e l'attualità: solo i regni illuminati ed al passo con i tempi sono rimasti in piedi (Regno Unito, Olanda, Belgio, Spagna, Svezia, Norvegia, Danimarca, Iran) mentre quelli legati alla chiamata divina o gravi errori politici imperdonabili, sono stati spazzati via senza pentimento (Russo, Austroungarico, Ottomano, Italiano, Greco).
Quel che è mancato all'Egitto è stato un meccanismo di avvicendamento che consentisse un miglior ricambio ed evitasse conseguentemente il solito refrain di corruzione, favoritismi, familismi.
Ai tempi di Nasser (1056-1070)le esigenze primarie e generalizzate erano le più importanti da ricercare e da difendere (dopo una colonizzazione prima ottomana, poi inglese ed un regno imbelle) e per di più faceva da forte collante la lotta economica e politica sia per la proprietà del Canale, che quella contro Israele ed in sostegno dei Palestinesi.
Al suo successore, Sadat (1070-1981) restò la guerra guerreggiata contro Israele con il raggiungimento della Pace con gli accordi di Camp David, Pace che costò la vita a lui e al Premier israeliano Rabin.
A Mubarak non sarebbe rimasto che raccogliere i frutti dei suoi predecessori per spingere molto di più di quanto non sia avvenuto lo sviluppo di questo grande paese arabo, evitando però questa monarchia repubblicana durata 30 anni, monarchia repubblicana che, pur moderata, ha mostrato tutti i suoi limiti e difetti e in solo 18 giorni di dura contestazione è stata liquidata.
La contestazione pacifica, ma contrastata con estrema violenza, ha toccato poi anche il Bahrain
che ha una struttura politica monarchica, ma forse per la poca conoscenza che abbiamo di questo stato non comprendiamo bene che cosa vi stia accadendo.
Certo è che quando le popolazioni si sollevano in modo così spontaneo è evidente che gli equilibri interni sono completamente saltati e che tutti i livelli di accettabilità e sopportazione sono stati abbondantemente superati.
Questo sottile filo rosso si collega anche alla situazione della Libia, dove però la contestazione sembra ammantarsi di situazioni assai più pericolose e sanguinose, vista la situazione dei primi giorni.
Sembrerebbe che il pur solido potere detenuto da Gheddafi, la grande "rivoluzione verde" nata dopo la liquidazione del Re Idris e la cacciata e confisca degli insediamenti italiani, non avesse alcun problema, mentre invece la contestazione soprattutto a Benghasi rischi di spaccare il paese, anche se la reazione sempre più violenta di quelle apparse negli altri paesi arabi del nordafrica.
Il Presidente Gheddafi, che è al potere dal oltre 40 anni, sembrava inaffondabile ed inattaccabile, sembrava che la sua politica internazionale ed interna fosse patrimonio della popolazione, ma evidentemente i meccanismi interni di governo hanno fortemente limitato le libertà individuali (confermate dal modo deciso e violento della sua reazione).
Non dobbiamo dimenticare che la Libia ha sviluppato una politica internazionale che ha provocato embarghi rigidi anto che molta della ricchezza prodotta dalla vendita di petrolio è stata obbligatoriamente allocata all'estero ed ora che gli embarghi si stanno via via diluendo, questa motagna di risorse deve essere riallocata nel paese.
In sostanza stati come Libia ed Algeria siedono su una montagna di denaro (250 miliardi di dollari di riserve per la sola Algeria) che rimangono inutilizzate, mentre le popolazioni hanno non pochi problemi di sopravvivenza.
E' evidente che questa enorme contraddizione alla lunga provoca reazioni e contestazioni che non è proprio facile addomesticare, soprattutto se la situazione interna è accompagnata pure da corruzione e larghi favoritismi.
In tutti questi stati comunque il sottile filo rosso non è assolutamente, almeno sino ad ora, costituito da una linea riconducibile alle componenti integraliste del mondo arabo (come avvenne ed avviene in Iran), ma ad una contestazione ad ampio spettro popolare, del tutto simile a quello che portò all'indipendenza questi stessi stati.
Intendo dire che i movimeni indipendentisti sorti in Algeria, Tunisia, Libia e Egitto e che hanno portato alla liquidazione delle rispettive monarchie e colonialismi, hanno nella realtà tradito il loro spirito originario, tendendo a trasformarsi in buona sostanza in monarchie assolute "repubblicane" ed ora la sollevazione popolare presenta il conto.
Complesso e difficile addentrarsi nelle singole realtà, ma è certo che il solo fatto che per tanti decenni il potere sia stato governato non tanto da un partito o da una coalizione, ma nella maggior parte dei casi da un solo uomo, che non abbia tenuto conto della evoluzione delle comunità e delle esigenze e necessità sempre più crescenti, questo basta ed avanza a spiegare le reazioni e le contestazioni generalizzate.
Si pensi che il modo più semplice per comunicare, organizzare, documentare è costituito dal telefonini portatili e da internet, per cui tutte queste popolazioni giustamente insoddisatte si trovano in mano da un lato la tecnologia più avanzata, ma dall'altra una situazione sociale, economica, alimentare vecchia almeno di mezzo secolo.
In questo contesto assai burrascoso e pieno di incognite, l'Italia, insieme a pochi altri paesi europei mediterranei, dovrebbe porsi per prima parecchie domande, poichè l'instabilità influenza gli stati confinanti, soprattutto i più ricchi, sia per i rapporti economici reciproci e diretti sia per gli approvigionamenti di utilities che sono l'ossatura delle economie industriali come la nostra.
Eppure appare sostanzialmente assordante il silenzio del nostro governo (a parte le problematiche delle prime migrazioni bloccate, per il momento, dal maltempo).
Timidi l'accenno del Ministro degli Esteri, preoccupato per la tenuta dei recenti accordi italo libici, ma nemmeno una parola sulle cause di questa contestazione generalizzata che ha investito il mondo arabo nordafricano.
Certo è delicato andare a trinciar giudizi sul modus operandi sin qui seguito da questi governi, ma è altrettanto vero che le valutazioni politiche obbiettive devono spiegare e spiegarci che cosa non ha funzionato, che cosa non poteva funzionare ed anche che comportamenti politici dovremmo tenere per evitare gli effetti che possano avere analogia con quanto stiamo riscontrando.
Insomma nel nostro paese repubblicano, come in molti altri, le cariche politiche hanno tutte scadenza, chi 7, chi 5 anni e sono reiterabili solo e soltanto concorrendo nuovamente in libere elezioni, dove la composizione dei partiti dell'arco costituzionale, si compone, si scompone e si ricompone seguito del "gioco" politico, ma non è mai capitato, almeno sino ad ora, che un uomo politico restasse al potere ininterrotto per decenni.
Non abbiamo mai avuto monarchi repubblicani ( soltanto partiti con stabile maggioranza relativa) e per questo abbiamo evitato tutto gli errori che ora vengono invece imputati ai governi arabi sotto contestazione.
alle
3:42 PM
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