Casualmente mi sono andato a rileggere vecchi articoli scritti su questo blog e ne è spuntato uno sulle iniziative velleitarie ed avventuristiche del Premier in carica che sembra riproporci pari pari.
E' del 10 ottobre 2005 ed era in approvazione la "devolution" e la riforma costituzionale che fu poi bocciata con il referendum confermativo del giugno 2006.
Il clima era lo stesso che sta improntando il cavaliere (faso tuto mi)in questi giorni, con gli stessi attacchi alle minoranze (giornali, magistratura, opposizioni,ecc)anche se ora è ben più inacidito (il clima) per le sue vicende personali che non si possono certo mettere "sotto il tappeto".
Con le affermazioni di questi giorni il premier vuol ripetere la stessa operazione, per la verità ben più articolata, sperando che questa volta gli vada meglio.
Non ha infatti nessuna intenzione di fare riforme costituzionali coinvolgento tutto l'arco parlamentare perchè sarebbe segno di debolezza politica che farebbe a pungni con il suo tanto sbandierato 68% (non ho ancora capito di cosa); il confronto politico ed istituzionale non è poi un'arte nella quale brilli particolarmente: lo vuole fare da solo, a proprio uso e consumo (non nell'interesse dell'Italia) confidando che questa volta il referendum confermativo (che può essere chiesto da più di 1/5 dei parlamentari, o da 5 consigli regionali o da 500 mila elettori) non passi (non occorre il quorum in questo caso il quorum).
Questa è la strategia che intende perseguire ed è per questo che suona ancora più forte la grancassa quasi a voler prefigurare una maggioranza elettorale che non è mai esistita; di questo tutti gli italiani che votano devono essere coscenti e ben consapevoli.
Intendo dire che cambiare amministrazioni regionali per esempio è del tutto legittimo (è nei giochi dell'alternanza), ma bisogna tener bene in considerazione gli effetti che vanno oltre a questo cambiamento; si innescherebbe una reazione a catena e questa trama che sta tessendo il premier potrebbe attivare risultati devastanti sul piano democratico.
La Costituzione è la legge fondamentale dello stato e le sue modifiche devono essere dettate da reali necessità migliorative per la comunità nazionale per cui volendo - ed occorre dimostrarne e spiegarne la necessità in modo ampio e chiaro, non a slogan da stadio - trasformare la nostra repubblica in presidenziale oppure in premierato, è evidente che la struttura di pesi e contrappesi che evitano le prevaricazioni istituzionali (e quindi democratiche) vadano anch'esse verificate e riviste.
Non penso proprio che questo aspetto venga tenuto in debita considerazione in questo programma perchè i fatti dimostrano che i lacci e lacciuoli non piacciono e non sono mai piaciuti al premier che vede qualsiasi forma di controllo o qualsiasi valutazione critica come n attentato alla "volontà popolare" (se il sostegno popolare è così ampio di che si preoccupa ?).
Se la logica dei pesi/contrappesi viene disattesa ecco che si innescano le derive populiste e antidemocratiche delle quali TUTTI gli italiani devono rendersi conto ed assumersene le responsabilità (purtroppo già un'altra volta è successo il contrario).
I cambiamenti fondamentali vanno fatti sempre per benino facendo attenzione non all'0ggi, al contigente, ma anche in prospettiva.
Libertà, uguaglianza e fraternità sono le parole simbolo della rivoluzione francese e della repubblica francese; in Italia - mutuando il pensiero di Eugenio Scalfari nel sue editoriale odierno - occorre riaffermare Libertà, Eguaglianza e Solidarità, principi che devono vivere indissolubili perchè l'assenza di uno di essi o il poco peso specifico portano a derive assai preoccupanti.
A presto
domenica, ottobre 18, 2009
RIFORME COSTITUZIONALI A MAGGIORANZA RELATIVA? DEJA VU !
alle
12:41 PM
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sabato, ottobre 17, 2009
MAGGIORANZE MUSCOLOSE E.... INCONCLUDENTI
Riprendo a scrivere dopo alcuni mesi non tanto perchè non ci fosse materiale ed eventi su cui riflettettere, ma per esclusivi motivi di tempo e di presenza continuativa al sito ed internet più in generale.
Di fatti, da giugno, ne sono occorsi parecchi sia sul piano internazionale che interno, di tutte le specie e volerne riparlare, anche su quelli più recenti potrebbe risultare un fatto ripetitivo e poco originale.
L'analisi riguarda una grossa contraddizione che caratterizza la maggioranza di governo di centro destra interno che ha retto le sorti dell'Italia nel periodo 2001 - 2006 ed il periodo 2008 - 2009 (ottobre).
E' fuor di dubbio che i governi di centrosinistra dal 1994 nelle loro svariate formule e composizioni si sono retti su maggioranze striminzite e queste sono state la causa della loro durata e dei risultati che avrebbero potuto essere ben più significativi di quelli riscontrati.
Le maggioranze pletoriche e litigiose hanno retto bene sulle problematiche contingenti, ma la stagione delle riforme è stata enunciata e solo timidamente avviata.
Quindi è la mancata solidità delle alleanze e la modesta maggioranza che ha tenuto questi governi con il fiato corto.
Legge elettorale e le volontà dell'elettorato hanno portato ad una semplificazione del panorama politico alla quale vanno aggiunte - in entrambi gli schieramenti - operazioni di aggregazione politica che hanno semplificato ancora di più il panorama stesso.
Nel caso invece del centrodestra questo ha governato con maggioranze solide e quella in corso pure ampia, ma i risultati del primo quinquennio ed anche di quello in corso sono estremamente modesti per cui si può tranquillamente affermare che non è sufficiente ottenere ampie maggioranze parlamentari per assicurare automaticamente altrettante politiche incisive ed evidenti.
Nel quinquennio 2001 - 2006 la situazione economica mondiale subiva le conseguenze di fatti economici come lo scoppio della bolla speculativa della new economy avvenuto nel 2000 e di fatti terroristici come l'attentato alle Twin Towers, e l'avvio di due guerre in Afghanistan e poi in Iraq, che hanno sempre comunque effetti e rilevanze economiche.
L'economia italiana stentava non poco (diversi trimestri con Pil a crescita zero) dopo aver vinto la "battaglia" di conversione all'euro condotta dai governi precedenti di centrosinistra.
Che cosa ha fatto il governo Berlusconi in quel quinquennio ? Valutate voi !
Non ha assolutamente gestito la fase di change over da lira ad euro invocando la sua politica liberista con il risultato che il mancato governo di questo fatto ha prodotto la più grande redistribuzione dei redditi senza alcuna opposizione; in una fase di economia stagnante chi ha potuto ha incrementato i prezzi senza produrre grande inflazione e chi non ha potuto si è trovato in poco tempo a dover affrontare i problemi della "quarta settimana".
In quel periodo Francia e Germania si trovavano in condizioni peggiori a quelli dell'Italia tanto che il ministro Tremonti continuava ad insistere sul fatto che questi due paesi - a differenza dell' Italia - erano sotto inchiesta Ue per aver superato i parametri di Maastricht, mentre Gran Bretagna e Spagna crescevano con ampie percentuali (rivelatesi poi - obbiettivamente - fragili perchè legate ad un solo settore, l'edile per la Spagna e il finanziario per la Gran Bretagna).
La situazione meno grave dell'Italia era però frutto di politiche eccezzionali come "scudi fiscali" condoni ordinari e tombali esauriti i quali le criticità sono emerse sino ad andare sotto inchiesta Ue per il non rispetto dei parametri.
Se rileggiamo quanto dice Tremonti oggi sui pericoli e sulle previsioni dell'economia finanziaria scoppiata poi nel 2008 si resta sopresi dal fatto che pur prevedendolo nulla abbia fatto di innovativo e di preventivo (a parte proporre, invano, 1 e 2 euro di carta e nuove barriere doganale verso i paesi emergenti).
La riprova sta nel fatto che all'inizio del governo Prodi bis già si parlava di crisi nelle famiglie già alla a "terza settimana".
Sugli altri temi poco si è visto di strutturale e di innovativo: sull'immigrazione la Legge Bossi-Fini (sconfessata in parte con nuove iniziative nella legislatura attuale) sulle pensioni la revisione che sarebbe decollata nel 2008 (quindi nella legislatura successiva) e la nuova legge elettorale.
Sul resto piccole iniziative qua e la senza collegamenti strutturali e qualche legge ad personam; per il resto deserto assoluto !
Nel biennio 2008 - 2009 la musica non è cambiata perchè la stagione delle riforme e dell'ammodernamento dello stato non è partita per nulla.
Sul piano economico, pur sapendo coscientemente dei tarli finanziari che minavano l'economia mondiale e quindi anche e comunque quella italiana, si "son messi in sicurezza " i conti dello stato, ma in realtà si è cercato di tener sotto controllo i conti confidando nello stellone, mentre invece è scoppiata ad autunno 2008 una crisi finanziaria mondiale e quindi industriale per cui i conti sono andati a farsi benedire, senza nemmeno, per contrappeso, aver attuato una politica economica che proteggesse le fascie di italiani economicamente più fragili.
Per la verità le capacità di autoconservazione economica hanno costituito una sorta di paracadute per tante anziende(che ricorrono alle scorte) e tanti italiani (che ricorrono al loro risparmio), ma ora sono giunti a terra, per cui si teme fortemente che i reali effetti della crisi economica mostrino la loro virulenta in forma ritardata; se a questo si aggiunge che le capacità di recupero dei "fondamentali"(pil, consumi, produzione industriale, occupazione, ecc), ridottisi a livelli di parecchi anni fa, si preannuncia assai lenta si ben comprende che l'assenza sostanziale di una politica industriale ed economica di spinta, nemmeno oggi, non aiuta assolutamente il paese a mettersi per lo meno al passo con gli altri paesi europei.
Sul piano delle riforme, pur con il breve tempo trascorso, non si può che riscontrare la assoluta assenza di azioni ed iniziative incisive.
Non è per minimizzare ma sul tema immigrazione si è affrontato e parecchio male quella proveniente via mare dall'Africa che è circa il 10% del totale e men che meno si è imbastita una ampia politica di integrazione.
Sul tema sicurezza poi sembra più un fenomeno sgonfiato che governato perchè il gran battage di primavera 2008 su fatti accaduti è come d'incanto scomparso o quasi sostituito dai drammi degli incidenti stradali provocati anche da l'abuso di alcolici e l'uso di droghe.
Sulla Pubblica Amministrazione abbiamo visto annunciazioni di principio, ma poi di fatti ben pochi (le statistiche di Brunetta ricordano molto da vicino il pollo di Trilussa); anche l'attivazione della class action (decisa dal precedente governo e per prima cosa bloccata dall'attuale) decolla troppo morbida essendo escluso (si spera per il momento) il risarcimento del danno.
Sul piano istituzionale si sono gettate le basi (ma in effetti è soltanto una "prima pietra") sul federalismo fiscale (ma ricordo che è dal 2001 che se ne parla) e non sappiamo quali saranno i passi successivi che la riempiano di contenutti attuativi.
Ecco dunque i fatti nudi e crudi: una maggioranza ampia e solida che non riesce a partorire che un topolino.
Anzi, oltre a saper governare le emergenze (che non sono poi cosi ampie anche se drammatiche) come la monnezza a Napoli, il terremoto a L'Aquila o le frane in Sicilia, altro non si vede: di atti che riguardano la modernizzazione del paese nemmeno l'ombra e di riforme utili a tutto il paese men che meno.
Anzi vengono posti ulteriori obiettivi con il vago sospetto che servano più per mantenere alta l'attenzione su nuovi temi, piuttosto che modificare a fondo la struttura istituzionale del paese.
Anche in questi giorni si parla di modifiche istituzionali e costituzionali non comprendendo quali siano i reali obiettivi che rispondano agli interessi della collettività.
Sembra quasi che questa incapacità inequivocabile a governare, cioè a trasformare idee e programmi in atti concreti riscontrabili da tutti, non dipenda da problematiche interne, ma si voglia attribuirle alla struttura organizzativa e istituzionale del paese.
Come a dire: abbiamo la maggioranza, è una maggioranza solida e coesa, ma con tutti i lacci e lacciuoli che esistono nemmeno le buone intenzioni di cui è lastricato il nostro programma possono diventare realtà.
In quest'ottica tutto quello che può costituire intralcio o rallentamento nella "grande avanzata" diventa un fatto o fattore destabilizzante, un granello che blocca gli ingranaggi per cui partono le accuse alla Consulta, al Presidente della Repubblica, ai giornali indimentdenti, alla magistratura, agli scettici e via discorrendo.
In realtà invece l'attuale maggioranza è un gigante con i piedi d'argilla perchè anche nei temi in cui intende legifeare su materie ordinarie sopporta una discussione interna che non appare, ma che invece esiste, per cui sulla sicurezza, sulla migrazione, sull'efficenza della PA passa circa un anno perchè diventino legge.
Non parliamo poi dei temi "sensibili" dove si dedica tempo per determinare nuovi assetti e regolamenti su tematiche che non sono di importanza primaria (la primarietà deriva dalla utilità e vantaggio per la più ampia fascia di italiani), ma si rivelano utili solo per le necessità personali del premier.
Si è perso tempo inutilmente sulla norma blocca processi bocciata dal Presidente della Repubblica, si è perso tempo sul Lodo Alfano bocciato dopo un anno dell'entrata in vigore dalla Consulta le cui utilità sono altamente dubbie perchè non risolvono o non favoriscono nessuna fascia sociale nè tanto meno migliorano la qualità dell'Amministrazione.
Esponenti e leader di maggioranza sanno perfettamente che i temi sin qui affrontati non sono quelli effettivamente utili per qualificare il suo operato, ma anzichè aggiustare la rotta e scelgliere una buona volta temi qualificanti, magari non condivisibili, ma qualificanti, persistono nel ricercare colpevolezze altrui e soprattutto affrontare nuove tematiche strutturali e costituzionali, quasi a voler dimostrare che sono le regole costituzionali in essere che impediscono l'azione di questo governo.
Occorre a questo punto sgomberare il campo da equivoci nei quali l'opinione pubblica può cadere:
non è vero assolutamente che l'attuale struttura costituzionale appesantisca l'azione di governo perchè le regole costituzionali sono basate sul principio di pesi e contrappesi, per cui i processi legislativi ordinari sono chiaramente definiti e se il governo e la sua maggioranza vogliono innovare e modernizzare non hanno che da mettersi al lavoro su temi utili al paese.
Inoltre anche le riforme hanno temi di ordinaria amministrazione per cui una volta fatti salvi i principi costituzionali sta nell'eficcenza della maggioranza produrre risultati validi ed utili.
Attribuire quindi le proprie inefficenze a vincoli costituzionali che si vogliono abbattere a colpi di maggioranza relativa e successivi referendum è una operazione che rasenta una azione di tipo totalitario.
Tutta l'opinione pubblica, di centrodestra e di centrosinistra, deve essere consapevole che la carta costituzionale non si può cambiare ad ogni pie sospinto, a seconda delle proprie conveninenze o esigenze per il semplice fatto che i governi durano al massimo 5 anni mentre la Costituzione dura per sempre e per tutte le stagioni; si dimentica poi che seguire questa procedura può portare i risultati attesi in tempi assai lunghi, pari a quelli che si impiegherebbero con la procedura costituzionale classica a maggiranze dei 2/3 e doppio turno di esame parlamentare.
Quindi qual'è il motivo? Temere di non ottenere i consensi qualificati oppure voler fare un gioco al massacro ricorrendo ad un percorso ordinario e complicato dagli esiti assai incerti ?
Non dimentichiamo poi che le modifiche costituzionali essendo nell'interesse di tutti debbono avere il coinvolgimento, per la loro realizzazione, da parte di maggioranza ed opposizione; diversamente potremmo parlare di "dittatura" della maggioranza.
Altre tematiche, sempre costituzionali, vengono affrontate come la panacea che risolve tutti i mali, mentre ancora una volta si è sbagliato obiettivo (magari per secondi scopi non certo reconditi); i cittadini hanno bisogno una buona volta di una giustizia veloce sia civile che penale per cui non centra proprio nulla ipotizzare la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri; qual'è il vero motivo di questa separazione ? Non è certo quello di velocizzare le procedure di giudizio perchè per ottenere questo occorre agire sulla organizzazione della giustizia, non sulla separazione dei ruoli che già esiste (il giudice o i giudici giudicano, il giudice istruttore determina se sussistono i reati, li classifica e rinvia a giudizio, il pubblico ministero rappresenta lo stato nei confronti di chi ha commesso reati).
In realtà con questa operazione si vuole dividere in due l'organo di controllo della magistratura tutta, il CSM, e trasferire al potere esecutivo una parte della magistratura con correlazioni politiche immediate che non assicurano nel tempo omogeneità.
Il Csm è nominato per un terzo dal Parlamento, per un terzo dalla Anm e per un terzo dal Presidente della Repubblica per cui (come per la Consulta) le forse politiche e istituzionali che li eleggono si elidono a vicenda creando quindi la sua reale autonomia ed indipendenza.
Ora se si attuasse la separazione delle carriere e degli ordini di controllo uno di questi sarebbe il potere politico esecutivo (il governo in carica) con una connotazione politica quindi che non garantisce sin dal giudizio autonomia ed indipendenza.
Qual'è, ripeto lo scopo ? Attribuire all'esecutivo ulteriore potere per farlo più bello?
Oppure attribuire a questo esecutivo un potere di manovra per interessi di parte ?
Altre modifiche costituzionali riguardano ampiezza e funzioni dei due rami del parlamento affiancate da maggiori poteri attrobuiti al capo dell'esecutivo.
E' un tema estenuante del quale si parla da tempo, ma da tempo batte il passo proprio perchè, soprattutto quello dell'esecutivo, non comporta carattere di particolare urgenza e perchè i pensieri al riguardo sono diversi e complessi.
Affrontare quindi una revisione costituzionale dei poteri politici/istituzionali e degli ordinamenti è un tema che deve appassionare tutti e deve coinvolgere tutto l'arco parlamentare affiancandosi all'attività ordinaria di parlamento e governo.
Intendo dire che se l'orientamento prevalente fosse quello del cancellierato (Germania) questo potrebbe incrociarsi bene sia con una struttura parlamentare accentrata (come ora ) che con una struttura decentrata (monocamera con senato regionale), ma se l'orientamento prevalente fosse la formula della repubblica presidenziale (Francia) ecco che cambiamenti e ruoli di Parlamento, Governo e Premier andrebbero soppesati e ridisegnati in modo sensibile.
L'azione di questi giorni del premier in carica invece dimostra di essere in forte difficoltà nonostante la sua ampia maggioranza, e gli affondi o minaccie di affrontare tematiche costituzionali da solo (o mi seguono o vado avanti da solo) dimostrano l'ulteriore sua difficoltà.
E' una chiama alle armi per i suoi alleati che presentano posizioni differenziate ?
O è effettivamente un atteggiamento violento per ribadire al mondo la sua forza ?
In entrambi i casi è una operazione che rasenta l'eversione perchè imboccare una strada di modifiche costituzionali è estremamente pericolosa anche per lui: può favorire lo scontro, una spaccatura del paese, ma può impiegare risorse, tempo e azione politica (sottratta a demi più utili al paese) che alla fine del percorso si possono trasformare in grande fallimento.
Il risultato sarà comunque quello di non aver usato al meglio la propria maggioranza e di aver prodotto danni al paese, avvolto dalle diatribe e privato di valide politiche economiche ed industriali di crescita
alle
10:32 AM
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domenica, giugno 14, 2009
AZIENDA ITALIA
Con le affermazioni di ieri a Confindustria, il Premier Berlusconi finalmente dice chiaramente qual'è il suo modus operandi in politica e qual'è anche il suo modello di riferimento.
Sostiene infatti che l'Italia debba essere "governata" come una grande azienda per ottenere ridultati apprezzabili e soprattutto gli obiettivi che si è dato da quando è sceso in campo.
Da qui ne discende che quando emerge una opposizione al suo operato, che sia efficace o meno, egli può tranquillamente affermare che si è in presenza di un fenomeno eversivo.
Non ci siamo proprio !
Una cosa è gestire la cosa pubblica in modo efficente ed efficace, managerialmente insomma, una cosa è pensare chel'organizzazione amministrativa di uno stato per esserlo debba essere mutuata dalle regole che gov ernano le imprese.
Infatti in qualsiasi impresa che sia una public company o una piccola azienda i principi democratici, giustamente, non esistono; democratici nel senso che nel suo divenire non si ricerca mai il consenso, bensì la condivisione degli obiettivi da cui discende la premialità più o meno accentuata ed anche, in casi esremi, l'esclusione dal fattore produttivo.
In una impresa quindi non si fanno asseblee con mozioni e contromozioni, ricerca di alleanze, liste, votazioni ecc (questo riguarda caso mai i criteri di rapprtesentanza dei sindacati ), ma l'imprenditore o il management studiano i programmi di sviluppo, coinvolgono le maestranze (le quali possono anche apportare idee migliorative), inseriscono un sistema più o meno premiante e poi si passa all'opera, ma non si rimette certamente in discussione ogni giorno quello che si è programmato.
In sostanza l'imprenditore espone il suo programma alle maestranze, lo spiega per bene, potrà anche accogliere o meno loro contributi, ma alla fine si parte e si fa come lui dice; a risultati ottenuti ci saranno pure premi se previsti in modo più o meno sistematico, ma per chi avrà tirato indietro o si sarà messo di traverso i potranno presentare momenti assai critici.
Nel nostro caso il Premier usa a seconda delle sue convenienze politiche sia la leva del consenso
che quella della condivisione:
con il consenso intende giocare ogni volta che opera il peso della sua maggioranza secondo il ben noto assioma che siccome è il più votato, automaticamente, quel che dice o fa è giusto e approvato appunto dal popolo che lui rappresenta.
La leva della condivisione la usa invece sia in ambito esecutivo che legislativo, ma cade su un principio ovvero quello fondamentale attribuito all'opposizione che è quello di controllo e stimolo, che invece non esistono assolutamente in nessuna azienda.
Da qui emerge il fastidio per le posizioni assunte dall'opposizione in qualsiasi forma e modo, attribuendole poi iniziative recondite che non esistono.
Attribuire a progetti eversivi lo scopo di stravolgere la volontà del popolo è una enorme baggianata infatti.
Innanzitutto è bene precisare che l'elettorato ha votato una coalizione dove si è inicato un rappresentante per la presidenza del consiglio in caso di vittoria; la riprova è che se il nuovo Premier fosse destinato ad altro incarico come la Presidenza della Repubblica, la legislatura resterebbe in piedi e la coalizione vincente, se crede, nomina un nuovo Premier (Berlusconi confonde il leader con il premier).
I fatti Mills, Noemi, Veline e aerei di stato sono fatti che non ha confezionato l'opposizione, ma sono eventi riscontrati con obiettività da più soggetti (anche la moglie del Premier) e su questo tanti hanno voluto chieder conto.
Se poi questo è stato giudicato con indifferenza, questo rientra nella sfera delle valutazioni individuali di tutti, ma da qui a dire che vi era un progetto - addirittura internazionale -per disarcionarlo, mi pare riconoscere poteri agli avversari talmente grandi che sul piano elettorale l'opposizione dovrebbeavere risultati fantasmagorici.
Questo invece è il pericolo invece: voler trattare l'Italia come una azienda significa in questo caso attuare un progetto eversivo sotteraneo, dove il dissenso non può esistere, dove qualsiasi cosa che non sia in funzione degli obiettivi dati, va eliminata, nonostante la larga maggioranza di cui questo governo gode.
alle
9:12 AM
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giovedì, giugno 04, 2009
PRESIDENTE BERLUSCONI: LEI FA FINTA DI NON CAPIRE !
E' fuor di dubbio che la Politica deve avere un suo stile sia che si tratti di quella del passato che quella, moderna, del presente.
I principi ed i comportamenti devono essere eguali ed improntati alla assoluta trasparenza ed "eleganza", tanto che nel passato come nel presente quando ci si trova di fronte ad atteggiamenti o comportamenti discutibili, l'opinione pubblica, i media, la politica stessa hanno assolutamente il diritto o meglio ancora il dovere di esaminare, informare, giudicare e, se del caso , presentare il conto e questo modus operandi deve essere patrimonio di tutte le democrazie storiche o recenti.
E' successo in passato al Ministro Profumo, al Presidente Nixon, al Presidente Clinton e sta accadendo in questi giorni al Premier anglosassone Gordon Brown, che rischia il posto per comportamenti disdicevoli di ministri, parlamentari di ogni colore (per non aver controllato a dovere).
Il fatto che i comportamenti soggetti a critica facciano capo a chi gode di una ampia maggioranza parlamentare ed elettorale è in qualsiasi caso del tutto indifferente perchè il consenso non può in alcun modo affievolire o giustificare qualsiasi comportamento; infatti la rappresentanza ottenuta deve svilupparsi con fatti coerenti al programma presentato e sostenuto da voto e non viceversa: siccome ho il consenso questo mi autorizza a fare il qualsiasi campo quel che mi pare !
Quanto ai comporamenti per il quali il Premier ci "delizia" da parecchi anni il consenso non centra quindi nulla: le gaffes possono capitare a tutti nel mondo politico e non (ce ne sono di veramente gustose), ma quando i comportamenti sono un pò da freechettone (corna, cucù, telefonate, gestualità facciali, snobismo alle riunioni convenzionali, ecc) questi possono far anche sorridere, ma l'immagine del ruolo e conseguentemente del paese non ne esce certamente bene; basta fare la riprova e vedere se simili comportamenti - se attuali da altri premier - sarebbero minimizzati allo stesso modo.
Quanto ai fatti legali il contrattacco è certamente una scelta, ma accusare la Magisratura
a testa bassa per fatti personali penalmente rilevanti, e poi riscontrare che la stessa Magistratura usa la stessa velocità per tutelare i diritti individuali del Premier questo stona in modo evidente; le foto che violavano la privacy del premier sono state sequestrate a velocità supersonica come è giusto che sia, per cui la Magistratura non può nel contempo essere "nemica e amica".
Inoltre attaccare per atti personali una istituzione la si indebolisce in modo generalizzato svilendone il ruolo presente e futuro provocando quindi danni enormi.
Qualto ai fatti privati è fuor di dubbio che sono riservati appunto perchè privati, ma nel momento in cui sono messi in piazza, non si può pretendere che l'oponione pubblica o i media non ne facciamo giudizio o cronaca visto che basterebbe un pò di riservatezza per non prestare il fianco al qualsiasi attacco.
Oppure è tutta una tecnica orchestrata per distrarre l'attenzione dell'opinione pubblica dai temi più gravi e scottanti ?
Obbiettivamente la partecipazione al compleanno della giovane Noemi non ci interessa assolutamente, ma quando lo si fa in modo più o meno plateale e la cronaca chiede approfondimenti la strada migliore è rispondere presto e bene; mentre se si traccheggia o ci si contraddice in modo sempre più evidente è chiaro che la figura del Premier ne esce indebolita: se mente su questi fatti, su quanti alti di interesse collettivo potà mai mentire ?
Il fatto che questi eventi siano frutto di una strategia di attacco dell'opposizione, lo capiscon tutti, è in realtà una grandissima balla !
E' evidente che non basta la parola e non basta nemmeno l'idilio temporaneo con l'elettorato o il livello di popolarità poichè quando i nodi vengono al pettine più fragoroso sarà il crollo e maggiori saranno i danni prodotti per se e soprattutto per gli altri.
Non conta nemmeno metterci la faccia su trasmissioni di ampio seguimento perchè la gente è più attenta di quanto sembri e se un mese fa di sono fatte certe affermazioni o giuramenti e poi li si smentiscono con lo stesso mezzo un mese dopo, la gente appunto registra e giudica.
Non è detto che questo si tramuti in un diverso orientamento perchè - per fortuna - non siamo in monarchia ed i consensi - ob torto collo - possono restare perchè altri politici possono godere di adeguata fiducia.
Quanto ai voli aerei anche qui l'affaire Speciale (spigole) non ha insegnato nulla; è troppo semplicistico sostenere che tanto quel volo l'avrei fatto comunque quindi andarci in due o in cento non vi sono aggravi di costi: è una questione di stile, anche se nell'ambito delle proprie funzioni tutte le spese le sostenesse il Pemier di tasca propria !
Non ci può essere assolutamente commistione tra pubblico e privato (in realtà nel nostro paese il conflitto d'interessi è una barzelletta) quindi l'ospitalità pubblica si fa in luoghi pubblici, in residenze assegnate pro tempore al politico pro tempore eletto, non in una delle proprie residenze.
Se poi il Premier - quindi non un re - si vuol dilettare con quel che gli pare come persona privata lo può certamente fare come e quando gli piace, separando nettamente questo fatto dal suo ruolo pubblico.
Come si vede non è soltanto questione di stile, ma una questione sostanziale di come si vuol intendere il far politica: ci deve essere il tempo per il lavoro ben separato dal tempo del riposo o del diletto !
Fra l'altro, non ultimo, è il fatto di come considerare questi sostegni finanziari: ammesso che sia tutto regolare come si devono considerare e giustifcare gli esborsi del Premier a titolo personale ?
Sono delle prebende allo Stato italiano, delle donazioni per le quali avrà rilasciato adeguata malleva, oppure in qualità di leader del Pdl è un sostegno al proprio partito che transita come sostegno al proprio ruolo politico elettivo ?
L'opinione publica, il Premier stesso riflettano.
alle
6:57 PM
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venerdì, maggio 15, 2009
BERLUSCONI: CHI NON E' CON ME, E' CONTRO DI ME !
Va dato atto al Premier Berlusconi che con la sua discesa in campo ha cambiato molto il modo di far politica proponendo un modello che - miscelando il pubblico al privato - risulta decisamente innovativo, un po come accade nella vicina Francia e Regno Unito e come avviene da molti decenni negli Stati Uniti .
A questo va aggiunto anche il criterio di scelta di molti politici - uomini e donne - in modo parecchio verticistico , poggiato su criteri nuovi per cercare di svecchiare il ceto stesso.
In questo caso non si sceglierebbero più - tranne rari casi - gli esponenti che emergerebbero da una competizione interna del partito, ma secondo un nuovo criterio di scelta che si sostanzia in una selezione da parte di pochi.
Nel centro destra per la verità, in partiti come AN e Lega, i criteri sono strutturati ancora come un tempo, dove i politici cominciano dal basso e via via, in modo più o meno veloce giungono ad incarichi di sempre maggior responsabilità, ma in Fi ed ora nel Pdl questi criteri scompariranno quasi del tutto ed il modello sperimentato nei primi 15 anni, migrerà in modo generalizzato.
In molti altri partiti invece il ringiovanimento della classe politica prosegue migliorando i sprocessi storici, ma non si può dire che il vantaggio di cui gode l'attuale maggioranza dipenda da questo; caso mai la maggioranza di governo è favorita dal fatto che il mix di privato e pubblico che riguarda il leader (e non solo) propinato costituisce un grosso fattore di attrazione.
Ma tornando alle scelte dei candidati politici il pericolo reale è costituito dal fatto che se i prescelti non hanno doti personali altamente qualificate, vi è il rischio di avere per le mani delle semplici pedine, facilmente manovrabili in una struttura vetticistica e personalistica.
Se questo modello viene poi applicato a livello di maggioranza parlamentare ecco che la cosa si comincia a fare molto più delicata ed il fatto stesso che si sia cominciato a parlare qualche settimana fa, nell'ambito dei cambiamenti da attuare sui regolamenti parlamentari, di una ipotesi di concentrazione delle decisioni e del voto da assegnare ai singoli capigruppo, ecco che viene subito il sospetto che il cambiamento del modello di selezione varato in questi anni da Fi e dal Pdl, abbia essenzialmente lo scopo di concentrare potere, non di favorire una nuova e più giovane classe dirigente.
Ritornando al primo tema, cioè quello di impostare una azione politica che miscela il pubblico al privato, ecco che questa scelta lascia intendere che da un lato il politico mette in vetrina la sua azione e i suoi fatti privati, ma contemporaneamente è implicito pensare che i sistemi di valutazione, analisi, critica e apprezzamento riguardano uno spettro ben più ampio che porta con se vantaggi e svantaggi.
Di questo il Premier ne è profondamente convinto e su questo ha poggiato la sua azione politica e personale; oggi però - sapendo anche degli svantaggi - non può sbandierare il peso della sua maggioranza, le percentuali di popolarità per affermare che ciò che dice o fa è -automaticamente- giusto e pertanto deve essere privo di qualsiasi attacco, giudizio, o controdeduzione.
In questi giorni i suoi fatti personali - proprio perchè lui stesso non li ha mai voluti separare - sono assurti agli interessi della cronaca e su questo un po tutti ci hanno messo il naso, sia la moglie, che la stampa e le tv (anche quelle di proprietà), per cui ribattere non spiegando e chiarendo, ma attaccando e soprattutto offendendo, ecco che emerge una sua grande contraddizione.
Come dire: di me stesso parlo come e quando voglio, ma guai a chi si permettere di chiedermi alcunchè o, peggio ancora, pensi di potermi giudicare o interrogare.
Il fatto che si goda di maggioranza rappresentativa o di alta popolarità non può nè deve escludere che vi possa essere dissenso o necessità di chiarimenti e precisazioni.
Altrimenti verrebbe il sospetto immediatamente che questa nuova regola si colleghi alle novità che si vorrebbero introdurre nei criteri di espressioni di volontà - politica - dove pochi o uno solo alla fine decide per tutti: per la propria parte politica e per l'opposizione !
Non ci siamo: il Premier ha il diritto ed il dovere di assumersi le proprie responsabilità - ogni giorno - come gli altri, anche i suoi alleati, hanno il diritto e dovere di contribuire, criticare, migliorare ed assumersi le loro responsabilità perchè sulla libertà di pensiero e di espressione non esiste delega alcuna !
Se poi queste irritazioni dovessero dipendere dl fatto che si è scelto di esporsi troppo per aver consenso ed ora arriva l'onda di ritorno (chi troppo promette e non mantiene, poi ha un conto più salato da pagare), ebbene forse sarà il caso - anzichè attaccare in modo sconsiderato e poco appropriato per un Premier - riconsiderare magari i propri atteggiamenti e comportamenti!
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venerdì, maggio 08, 2009
E QUESTA SAREBBE MODERNIZZAZIONE ?
In Italia, ancora una volta è tornato al potere il centrodestra (ieri era il primo anniversario del quarto mandato dl Governo Berlusconi) e nonostante i proclami di modernizzazione, di difesa della sicurezza, del rinnovo del welfare, ecc. la macchina non si avvia per nulla, anzi permangono comportamenti e politiche antiche che non si svecchiano e modernizzano democraticamente per nulla (a parte la pretesa di svecchiare il ceto politico con scelte individualistiche).
Non c'è tema dove i nuovi proclami non facciano a pugni con comportamenti che lasciano allibiti non solo molti italiani, ma anche istituzioni sovranazionali .
La migrazione è diventata una fobia con iniziative legislative razziste e di polizia etnica tenute in piedi ricorrendo anche ai voti di fiducia per poterle varare ( tra le proteste di molti, anche di chi milita ad alto livello in questa coalizione di governo) dimostrando idee da medio evo.
Questa povera gente viene da paesi di fame e guerra, passano per le forche caudine di paesi nord africani e noi ci rendiamo responsabili della ripresa delle loro indicibile sofferenze.
Non si tratta, caro Ministro Maroni, di essere contro gli italiani e a favore degli immigrati, si tratta di essere civili e non incivili.
E' una abberrazione introdurre il reato di immigrazione clandestina come se fosse un reato - che so - di stupro; se si segue questa china il prossimo sarà il reato di opinione e pensiero !
Si fanno accordi con paesi mediterranei per il controllo delle coste rispedendo al mittente questi poveri diavoli, mentre a Milano si vorrebbe introdurre la regola che sui mezzi pubblici si deve dare preferenza ai lombardi.
Roba da segregazione razziale non solo nei confronti di stranieri, ma anche di italiani che lavorano in Lombardia 5 giorni la settimana e risiedono in altre regioni.
Roba da paesetto di frontiera non di una metropoli - capitale economica del paese - multi razziale, multinazionale e multiregionale.
Se il motivo vero è che gli stranieri, soprattutto, tendono a non pagare il biglietto - senza tanti schiamazzi - bastano più controlli, non posti riservati come si fa giustamente per i ciechi ed invalidi di guerra !
Sul fronte delle imprese abbiamo da un lato quelle che direttamente o indirettamente si internazionalizzano, mentre dall'altra ci sono quelle che cercano protezione per avvitarsi su se stesse, magari con accordi protezionistici.
La Fiat approfitta della situazione economica per internazionalizzarsi, lascia gli ormeggi all'ombra della Mole e naviga in mare aperto in America e forse nel prossimo futuro in Europa; Alitalia si è internazionalizzata dopo essere passate in mani private per accontentare il Sultano ed ora stenta, purtroppo, a risalire la china.
Se si fosse ciurlato meno nel manico un anno fa il livello strutturale sarebbe stato lo stesso, ma con un anno d'anticipo e forse Malpensa non sarebbe apparso come un Desterto dei Tartari.
Non parliamo della telefonia dove i privati hanno fatto peggio del pubblico, dove iniziative condotte dal Governo in carica d'allora hanno fatto gridare allo scandalo ed oggi l'italianità è in mezzo al guado e la compagni naviga solo per la bravura del suo management.
L'opportunità però di modernizzare con decisione sviluppando non solo la tv digitale (cara alla azienda del Premier), ma anche quella via internet è ancora oggi sfumata.
E' vero quella maggioranza non ha avuto coraggio e forza per battere i pugni sul tavolo, ma quella opposizione (oggi maggioranza) si è opposta per interessi di parte, non nell'interesse del paese o del popolo.
Sul piano della comunicazione politica poi ne stiamo vedendo delle belle; è un dejà vu: tante belle parole, annunciazioni e proclami che già abbiamo sentito nella legislatura 2001-2006, ma non abbiamo visti apprezzabili e decisi risultati ed oggi assistiamo allo stesso evento.
E' vero che la pubblicità è leva importante per tutte le amministrazioni, ma mentre la nuova amministrazione Americana dichiara le sue intenzioni ambiziose e le sta, pur con fatica, mettendole in piedi con grandi sforzi finanziari, la nostra amministrazione è sempre nella fase di lancio e dopo un anno di fatti se ne vedono molto pochi.
Le scelte e le valutazioni dell' opinione pubblica sono legate più a questa maledetta "percezione" che è una impressione che possiamo avere dei fatti e delle realtà, non qello che veramente accade o possiamo riscontrare e mi va dato atto che si deve governare per quello che accade non per quello che si ha l'impressione possa accadere.
Sulla sicurezza sembra che 60 milioni di italiani e residenti tali, siano messi sottoscacco da qualche centinaio di irregolari o di zingari: se ben quardate - pur non nascondendo i fatti delittuosi che i media ci riferiscono - sembra quasi che questi ci mettano in difficoltà, molto più delle organizzazioni criminali (mafia, ndrangheta, camorra, ecc) che sono invece ramificate come un cancro nella nostra società.
La tecnica della pubblicità tout court pervade ovunque, ma poi i fatti non li vediamo, ci accontentiamo delle promesse e delle capacità di comunicazione dei leader, di maggioranza soprattutto, perchè in questo contesto quelli di minoranza sono liquidati come fossero degli imbecilli.
Anche eventi straordinari come la grande crisi economica, come il terremoto o come i fatti personali del Premier sono usati per far "percepire" la propria chiarezza di idee, la propria decisione, ma poi dai riscontri si trova molto spesso un deserto.
Questa leva viene usata con estrema spregiudicatezza, non già per rafforzare la propria convinzione e la capacità di fare, ma semplicemente per acquisire o mantenere consensi che non vengono mai soddisfatti.
Sulla crisi economica (guardando anche come si sono mossi gli altri leaders europei ) prima si è detto che era stata ampiamente prevista, poi che l'Italia era indenne da questo evento (la "percezione" della cassa integrazione, della perdita di posti di lavoro, la chiusura di aziende, la diminuzione dei consumi e della produzione erano e sono invece una drammatica realtà), poi ancora che il fondo era stato toccato e si stava lentamente risalendo la china.
Si dice al popolo quello che il popolo vuol sentirsi dire e se una parte di questo vive sulla propria pelle situazioni drammatiche, ebbene, questo è un problema marginale da " gente di sinistra" che non deve contar nulla.
Il terremoto in Abruzzo viene anch'esso utilizzato per cercare di dimostrate (come nel caso della immondizia a Napoli) le grandi capacità politiche amministrative ed organizzative cioè di essere la panacea utile a risolvere tutti i mali, ma nella realtà le prime iniziative sono annunciazioni che sono intese dai terremotati e dall'opinione pubblica come una grande cortina fumogena.
Il primo decreto terremoto preso in modo verticistico è già oggetto di contestazione da parte delle amministrazioni locali; inoltre si è voluto fare in fretta - in piena autarchia - senza andare a guardare i modelli soddisfacenti usato in passato per eventi simili (Friuli e Umbria).
Per non parlare dei fatti personali del Premier (un evento simile ha riguardato anche il Presidente Sarcozy il quale con molta più riservatezza non solo ha divorziato, ma in poco tempo si è pure risposato) utilizzati dallo stesso come leva propagandistica per le recenti elezioni.
Pur di far voti si mettono in piazza fatti personali si ribaltano situazioni delicate a dimostrazione che tutto, anche le cose più intime e personali, servono per cerare appeal e che quindi conta soprattutto l'apparire e non l'essere.
Aggiungo che tutta questa foga nel ritrovare e consolidare consensi è stata e sarà utilizzata - putroppo - come leva principale per attirare su di se l'attenzione, per cui diventa assai grave il fatto che chi si orienta al voto viene influenzato da fatti o comportamenti che nulla centrano con il tema ed i motivi per cui si chiede consenso.
Far politica in questo modo, infilando di tutto e di più a corollario dei propri programmi non è certo indice di modernizzazione: è certamente una novità, ma è un modo medioevale di condurre le cose che porta ad affievolire la democrazia e a mettere totto tutela l'elettorato.
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giovedì, maggio 07, 2009
TERREMOTI E RICOSRUZIONI
E' caduto ieri il 33esimo anniversario del terremoto del Friuli e il "trigesimo" di quello dell'Abruzzo e balza evidente al nostro pensiero paragonare i due eventi tellurici che hanno avuto dimensioni sostanzialmente simili: più intenso quello del Friuli, meno morti in quello d'Abruzzo, sostanzialmente simili i danni alle cose e alle popolazioni coinvolte.
Si parla oggi, a ragione, del modello da improntare per la ricostruzione e viene logico pensare che occorra ricercare quello più efficente ed efficace a prescindere da chi pro tempore governa il paese, la regione, le provincie ed i comuni.
I danni in Friuli sono costati - ai prezzi del 1976 - oltre 4500 miliardi di lire paragonabili, rivalutandoli, a circa 6,7 miliardi di euro, somma che si avvicina ai costi preventivati in questo primo mese post terremoto abruzzese, ma oltre alle cifre è estremamente importante individuare il modello di azione utile a fare presto e bene per evitare lungaggini che affliggono tutt'oggi altre regioni terremotate (Irpinia, Belice) e per consentire economie ed evitare "rigonfiamenti" della spesa totale.
Il governo in carica appare tutto orientato a dimostrare la sua decisione ed efficenza, ma mi sembra partire con il piede sbagliato: infatti il modello che stà approntando è estremamente accentrato, mentre quello applicato in Friuli - lo dimostrano i fatti ed i risultati - era di tipo decentrato: il Friuli in 10 anni si è rimesso in pista più forte di prima (ha addirittura consentito il rientro degli emigranti) tanto da diventare regione di punta del mitico Nordest.
La carta vincente del Friuli è stato quindi il decentramento della gestione del post terremoto, con il coinvolgimento di tutte le amministrazioni locali, le comunità, gli enti, le associazioni di categoria, il Clero, ecc. che come una massa unica se pur articolata, ha impedito perdite di ritmo e riultati scadenti.
Fabbriche, abitazioni e chiese - nell' ordine - sono state oggetto della ricostruzione, ma soprattutto la simbiosi tra le varie istituzioni e l'appoggio del governo centrale con il Commissario Zambeletti, ha prodotto l'ottimo risultato che è sotto gli occhi di tutti.
Oggi invece si comincia innanzitutto con un decreto "fantasma" che dice tutto ed il contrario di tutto, quasi a voler dimostrare essenzialmente il decisionismo del governo, ma con termini un pò fumosi che cominciano a preoccupare gli Abruzzesi.
Prer prima cosa non c'è delega alle amministrazioni locali, non c'è coinvolgimento nemmeno con le associazioni di categoria, con i sindacati, con le comunità e soprattutto si parla di grossi importi ( 9 miliardi di euro di investimenti spalmati da oggi al 2032), ma non si coprende in che modo e in che tempi potranno essere investiti; per di più non si comprende da dove sortirà la provvista anche se un'idea cominciamo a farcela.
L'esempio più calzante è quello dei costi di ricostruzione che verrebbero dai ai terremotati per la ricostruzione: sino ad 80 mila euro per la sistemazione degli alloggi; sino a 150 mila per la ricostruzione antisismica articolata in 50 mila a fondo perduto (con produzione delle fatture di spesa), 50 mila quale credito di imposta per i prossimi 23 anni (2022) sui redditi futuri e 50 mila come contributo per agevolare tassi su mutui da contrarre (per la precisione tasso agevolato su mutui di 50 mila euro sino al 2033).
Degli aiuti per la ricostruzione/restauro delle abitazioni ed edifici vincolati alle "belle Arti" - sono circa 1200 nel solo centro de L'Aquila - non se ne parla, come non si parla di aiuti alle imprese.
Certo, la situazione economica e finanziaria dell' Italia d'oggi è molto più critica di quella del 1976:
all'ora il debito dello stato era il 76% del Pil e l'inflazione galoppava mentre oggi il debito è abbondantemente "sopracento" e l'inflazione è compressa per effetto dell'Euro e della crisi economica.
Negare quindi che vi possa essere una necessità - anche temporanea di maggior finanza - sembra legato molto poco all'obbiettivo di risparmiare, di economizzare e molto più a non voler contraddire gli slogan sbandierati dalla attuale maggioranza di governo e parlamentare, mentre tutta l'opinione pubblica comprende benissimo che in questi frangenti che dipendono soltanto dalla natura occorre rimboccarsi le maniche senza brontolare.
Certo questo significa far fare qualche sacrificio in modo del tutto trasparente, ma significa anche presentare il conto una buona volta a chi ha evaso per decenni e che in questo caso si dovrebbe vergognare doppiamente.
Sul fronte finanziario invece si parla timidamente di nuove provviste risultanti da nuovi giochi all'Otto e soprattutto dal recupero di risorse da "pozzi di San Patrizo" cioè spostanto somme da vecchi capotoli di spesa a quelli nuovi, tirando imsomma una coperta che è sempre corta perl'insipienza di chi ci governa.
Si badi bene 9 miliardi di investimenti per la ricostruzione significano un fatturato di pari importo, significa incremento del Pil dello stesso importo e quindi una contribuzione importante, anche se per forza di cose diluita in qualche anno, alla crescita della ricchezza del paese; significa anche in parte una contribuzione sotto il profilo fiscale (non tutti i fornitori saranno aruzzesi) come iva, irpef e irpeg.
Bah, la cosa che più addolora non è tanto vedere una maggioranza che appare come un gigante con i piedi di argilla, quanto una popolazione che rischia - per puro gioco di potere - di trovarsi nelle stesse situazioni in cui si trovano altre popolazioni colpite nl passato dal terremoto.
alle
11:23 AM
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