sabato, dicembre 19, 2009

CAMBIO DI PASSO !

Che ci piaccia o meno, è un dato di fatto che la politica italiana si è ingessata irrimediabilmente con due schieramenti che si fronteggiano in modo tale che non esiste, a parte qualche apparente novità, alcuna politica né sociale né economica e tanto meno di modernizzazione del paese.
E' un dato di fatto che la maggioranza parlamentare continua a poggiare su un largo consenso ben poco scalfito dagli scandali che dalla primavera hanno interessato il Premier, dai giudizi pendenti presso la Magistratura sempre a suo carico, ne tantomeno degli eventi criminosi avvenuti anche a suo carico in questi giorni.
L'elettorato che ha votato il centro destra appartiene a tutti i ceti sociali ( classe operaia, pensionati, casalinghe popolo delle partite iva, imprenditori, artigiani, ecc) e se andassimo a elezioni anticipate non penso proprio che una proposta di centro sinistra alternativa possa modificare questo equilibrio: quesi elettori, ci piaccia o no, sono così infatuati delle promesse e degli atteggiamenti ed argomentazioni del Premier che dovrebbero avere buone ragioni per cambiare voto.
La difficoltà del centro sinistra è quella di non riuscire a proporre una alternativa politica credibile anche perchè non vi è alcuna possibilità, vista la maggioranza del cdx, di rendere visibili proposte alternative.
Inoltre il csx non ha alcuna coesione sia tra i partiti di opposizione, sia all'interno, soprattutto, di uno di essi, ovvero il Partito Democratico.
Questo è continuamente alla ricerca della sua collocazione ed identità, ma soprattutto è privo di organizzazione e più ancora di strategia.
Le opposizioni non possono stare ad aspettare che le differenze e diversità politiche all'interno del cdx provochino la loro implosione innanzitutto perchè non è assolutamente certo che questo possa accadere eppoi perchè anche se ciò accadesse non è assolutamente detto che non riesca a ritrovare la sua unità, su basi nuove, per cui eventuali elezioni anticipate non sposterebbero di un millimetro gli equilibri attuali.
Cosa fare dunque ?
A mio modo di vedere occorre con realismo trovare il sistema per "depotenziare" lo strapotere di Berlusconi togliendo di mezzo tutti quei fatti che gli consentono di ottenere tutto questo consenso: Berlusconi vince perchè ha convinto buona parte del elettorato che è un perseguitato dalla Magistratura, perchè rappresenta il Bene, perchè è aggredito dall'Odio, perchè rappresentà la Libertà, perchè è aggredito da tante Istituzioni e non perchè fa crescere il nostro paese con leggi che consentano a tutti di vivere sempre meglio (con i suoi governi il debito dello stato è cresciuto senza alcuna sosta ed ha per ben due volte fronteggiato alla bell e meglio due crisi economiche importati).
Il nodo principale sono i processi a suo carico e il fatto che non intende farsi processare assolutamente e in tal senso da anni continua ad ingolfare l'azione di governo e quella parlamentare di una valanga di leggi che lo tutelino e nello stesso tempo con questa azione riesce a mantenere consenso elettorale e sociale.
E' alla fine una maggioranza muscolosa, ma a ben guardare inconcludente.
Ecco che il Pd insieme Idv e Udc debbono fare quadrato sin da ora, superando divisioni interne al Pd e tra i tre schieramenti, offrendo al Premier una legge per il legittimo impedimento - solo per Lui - che valga sino a che sarà in carica e che sostenda i processi in essere a suo carico.
Questa offerta vede essere scambiata con assoluta chiarezza con il ritiro della legge sul processo breve, della legge consituzionale del lodo Alfano e quella sul ripristino della immunità parlamentare(queste ultime sono in preparazione).
Questa offerta garantirebbe al Premier la tranquillità, cioè di non doversi preoccupare assolutamente di questi processi che verranno affrontati quando finirà il suo mandato.
Cadrebbe cosi il suo alibi, che trova larghi consensi ed è sbandierato anche dai suoi supporter in tutte le sedi istituzionali e non, di affermare ad ogni piè sospinto che non può governare perchè è perseguitato; facendo in sostanza cadere la pima delle sua accuse cioè quella del complotto (e via via tutte le altre).
E' vero che la pura logica sarebbe quella di affrontare i processi, difendersi ed eventualmente appellarsi, ma poichè non lo vuol fare per un doppio suo comodo, politico e personale, occorre trovare il sistema per disinnescare questa mina poichè persistendo continuerebbe la situazione di stallo.
Sul piano costituzionale poi andrà precisato che le modifiche andranno ricercate rispettando il
principio dell'interesse generale del paese e non in funzione del potenziamento di uno schieramento politico rispetto ad un altro: se si intende cioè snellire il processo legislativo del Parlamento riducendolo ad una sola Camera con meno perlamentari deve essere chiaro che non va depotenziato il potere legislativo che è del Parlamento; conseguentemente è da escludere un eccessivo potenziamento del potere esecutivo perchè altrimenti trasformeremmo la repubblica da parlamentare a repubblica con premierato.
Analoga cosa riguarda le idee di riforma del sistema Giudiziario: il primo problema non è generare la separazione delle carriere con due Csm, ma modificare la procedura di diritto penale che è una delle prime cause delle lungaggini processuali alla quale si accompagna l'organizzazione della Magistratura (non solo quindi uomini e mezzi).
Sui rapporti politici infine va richiesto e anche preteso, il rispetto degli avversari politici )qui non si ratta di odio, ma estremismi verbali che acchiappano consensi ma inacidiscono la convivenza civile)per cui deve finire l'aggressione continua reciproca che peraltro non investe tutti i partiti o parte di essi: su certe terminologie tanto care a Berlusconi ed ad alcuni suoi collaboratori come a Di Pietro e a qualche rappresentante del PD, sarà bene metterci una pietra sopra una buona volta.
Personalmente mi infastidisce non poco quando vengo attaccato come comunista che porta terrore e morte intanto perchè sono un ex, non ho mai terrorizzato nè ammazzato nessuno, i soviet non sono mai esistiti in Italia nemmeno nelle regioni "rosse" eppoi perchè non considero più un fascista il Presidente della Camera Fini.
Su questa leggenda metropolitana Berlusconi ci ha costruito un largo consenso fondato sul nulla e per dirla tutta è sempre stato attaccato politicamente dagli ex comunisti, ma mai con epiteti gravi attribuiti ad altri; su questa scia poi si collocano molto spesso gli ex Fi o i volta gabbana, ma molto ma molto meno gli ex An (per ovvie ragioni direte).
Questa stragegia espressa ha proprio il compito di sgomberare veramente il campo da tutti gli alibi che il Premier si è creato in tutti questi anni e sui i quali ha costruito e conseguito il suo consenso che vediamo ogni giorno e nel contempo di obbligarlo a misurarsi su cose concrete, di largo respiro, che siano veramente nell'interesse del paese e per la sua crescita.
Vedrete che su questo mostrerà ben presto la corda perchè il suo progetto politico non è nell'interesse di tutta la colletività come farebbe (e come ha fatto) il centrosinistra, ma nell'interesse di pochi per cui i riflusso inizierà una buona volta inesorabilmente.
Le opposizioni quindi si devono veramente porre la domanda di cosa vorranno fare da grandi:
a mio modo di vedere se continueranno a vivacchiare cavalcando la tigre dell'antiberlusconismo oppure cercando di coltivare al meglio il proprio orticello, staranno all'opposizione per decenni; se invece pur con le peculiarità proprie (non con le volontà di divisioni per fare tanto i professorini) troveranno una strategia ed una politica di sintesi ecco che allora una alternativa credibile riuscirà a farsi strada nel reale interesse dell'Italia.
A queste oargomentazioni si potrebbe opporre che sono troppo semplicistiche o ingenue, ma difronte ad una offerta di questo tipo che produrrebbe il superamento di una situazione politica bloccata una risposta negativa sarebbe difficilmente sostenibile anche di fronte al consenso più solido.
Un altro banco di prova sono le alleanze per le prossime elezioni regionali: vanno trovate soluzioni credibili e aggreganti attenti a non disdegnare opportunità ghiotte che potrebbero presentare le distonie nello schieramento di cdx in alcune regioni apparentemente inespugnabili.
Certo non si tratta di fare ad ogni costo patti con il diavolo, ma dove ci sono reali possibilità per creare scompiglio negli schieramente apparentemente consolidati non dobbiamo assolutamente fare gli schizzinosi !
Voglio ricordare che nei tempi passati in molti comuni anche capoluoghi di provincia di Emilia-Romagna, Toscana, Umbra ecc. dove il Pci era alleato con il Psi anche se era maggioritario.
Il tempo dei duri e puri (che poi tanto puri non sono visti i fatti) è ormai finito !

martedì, dicembre 15, 2009

MALA TEMPORA CURRUNT !

Sono rimasto a lungo incerto se postare queste mie considerazioni, ma, alla fine, ho ben pensato che i recenti fatti di Milano, la contestazione indegna alla commemorazione dei 40 anni dalla strage di Piazza Fontana e l'aggresione altrettanto grave al Premier Berlusconi il giorno dopo, obbligano a serene considerazioni sulla situazione sociale più che politica che l'Italia sta correndo.
Sul primo fatto non esiste alcuna logica possibile che li possano giustificare nemmeno nel caso in cui si intendesse distinguersi politicamente dal Sindaco Moratti: i morti di quell'eccidio sono di tutti, tanto più che in 40 anni non si sono trovati i responsabili ed obbiettivamente non si può imputare al ceto politico d'oggi alcuna responsabilità.
Quanto alla aggressione al Presidente del Consiglio Berlusconi è ancora più grave che sia stata commessa da un singolo personaggio - ancorchè disturbato mentalmente - perchè questo potrebbe significare un indice di degrado della convivenza civile veramente preoccupante, degrado che portroppo più volte l'Italia ha patito nel passato e dalle quali è uscita con lo sforzo congiunto della società e delle forze politiche.
Se il grave fatto è frutto di un caso individuale quindi va prontamente circoscritto, ma comunque è veramente opportuno che TUTTI si fermino un momento a riflettere sui propri comportamenti, atteggamenti ed argomentazioni dialettiche perchè comunque il livello, più volte denunciato dal Presidente della Repubblica Napolitano, ha raggiunto livelli preoccupanti tanto da influenzare molto spesso anche i rapporti oltre che politici anche interpersonali nello stato civile.
Ha poca importanza individuare come e da chi questa escalation sia incominciata perchè è il livello raggiunto che preoccupa e se non si frenano gli animi questa interminabile salita rischia di non finire mai.
Sarebbe, anche nei giorni scorsi è avvenuto ripetutamente, sentie la mistificazione storica che attribuisce al "68" la paternità degli anni di piombo; in realtà è una interpretazione di comodo perchè tutti ci siamo dimenticati di quei tempi e della escalation che l'ha caratterizzata a partire appunto dagli attentati dell'agosto '69, passando per Piazza Fontana, la strage del'Italius e di Brescia, il sequesto ed uccisione di Aldo Moro, sino alla strage di Bologna .
In questi giorni, purtroppo, sono pochissimi gli esponenti del ceto politico che preferiscono riflettere e misurare attentamente le parole dette perchè al di la là della stigmatizzazione del grave fatto e delle solidarietà espresse, prevalgono chi più chi meno, i soliti lanci e rilanci d'accuse, per cui poi non ci si può meravigliare se questi atteggiamenti dilagano in modo preoccupante.
Dobbiamo, TUTTI, una buona volta scindere le posizioni politiche che hanno TUTTE diritto di cittadinanza a prescindere dal consenso ottenuto o ottenibile, dai comportamenti che debbono sottostare a regole di buona etica e buona educazione.
Da troppi anni assistiamo ai reciproci dileggiamenti e ancor più pericolose delegittimazioni che ripeto nulla hanno a che fare con il sostegno elettorale più o meno ampio: chi - pro tempore - ha la maggioranza parlamentare ha il diritto dovere di governare e chi non ce l'ha faccia l'opposizione, ovvero controproponga cambiamenti, correzioni che possano migliorare l'azione di chi governa o possano far sorgere contraddizioni al suo interno .
Altri metodi e comportamenti che i questi 15 anni abbiamo invece visto una escalation crescente per cui chi governava o governa era costretto a farlo più CONTRO gli avversari politici che PER attuare la propria politica poposta alle varie tornate elettorali.
Per converso le opposizioni si sono molto spesso mosse cercando di mettere in difficoltà le maggioranze non già con temi politici argomentati (peraltro spesso spazzati via dal ricorso ai vari voti di fiducia come accaduto anche di recente per qualche emendamento alla finanziaria), ma criminalizzando le maggioranze stesse.
Molto spesso invece questo non è accaduto e su molti temi abbiamo assistito a scene veramente singolari e curiose: uno stesso tema aveva significati diversi a seconda dei punti di vista come se una rosa bianca per la maggioranza di urno fosse gialla e per l'opposizione rosa!
E' comunque evidente che su qualsiasi tema politico vi possano essere pensieri diversi per svilupparlo per cui una politica di centrodestra è diversa da una di centrosinistra, ma non è più accettabile - non essendo una partita di rugby o di football - la legge del più forte.
La realtà politica italiana degli ultimi 15 anni ha portato a novità importanti con la scesa in campo di nuove formazioni che aggregano chi più chi meno il consenso elettorale, ma quel che è tragico purtroppo è che questa "lotta continua" ha prodotto soltanto ingovernabilità a prescindere dalle maggioranze - più o meno ampie - via via createsi nel tempo.
La seconda repubblica avrebbe dovuto veramente modernizzare il paese mentre invece, a parte l'entrata nell'euro, il nuovo ceto politico ha prodotto veramente poco, tutto occupato a pararsi la schiena dagli oppositori.
Abbiamo visto governi fragili per maggioranze risicate arabattarsi in qualche modo sviluppando un decimo delle proprie idee e governi con maggioranze ben più solide che anch' essi hanno vivacchiato conseguendo risultati modesti che - per entrambi - non hanno prodotto una crescita adeguata dell' Italia.
Quanto alla buona educazione poi è forse proprio questa che esacerba gli animi e fa perdere di vista il tema principale che via via si pone: toni quindi e criminalizzazioni producono l'escalation e soprattutto argomentazioni che a mente fredda, TUTTI, dovrebbero considerare paradossali.
In realtà la verbosità, che anima la politica da sempre, ha subito una escalation di cui nessuno o molto pochi si sono preoccupati di controllare, tanto che questo comportamento è letteralmente esondato nella società ed anche nei mezzi di comunicazione, sia cartacei sia soprattutto televisivi dove i fatti molto spesso vengono "caricati" di significati che superano appunto ilimiti dei fatti stessi (andatevi a vedere com'erano i toni delle informazioni al TG 30 o 40 anni fa); questo inoltre avviene ormai quasi 24 ore su 24 doveil tema del giorno viene sviscerato e drammatizzato oltre il dovuto dalla prima mattina vino a notte fonda, non già per dovere d'informazione, quando di campagna elettorale permanente !
La verbosità appunto viene dilatata, esagerata quasi che qualsiasi tema riguardasse la fine del mondo ed è di questi comportamenti di cui ci dobbiamo preoccupare, non quello di voler individuare il dissenso come paradigma dell'odio che non politica non esiste (mentre esiste talvolta nei rapporti sociali).
L'uso della esgerazione nella verbosità ci ha fatto - a TUTTI - perdere di vista un grande pericolo cioè quello che - quando questa viene espressa, inplicitamente forniamo a chi ci ascolta una rappresentazione dei fatti esercerbata quasi a voler sollecitare una rivoluzione permanente, una resistenza continua non rendendoci conto che siamo i primi responsabili se poi avvengono atti inconsulti.
A titolo d'esempio in queste ore - dopo che il bon ton sorto nelle primissime ore successive alla aggressione del Premier si disciolto come neve al sole ritornando in buona sostanza alla situazione quo ante - si fa cronaca sugli attentati dinamitardi, falliti e incruenti, avvenuti ipozizzando che in caso contrario avrebbero prodoto strage: ecco amplificare questo aspetto per ricollegarlo alla verbosità estrema nei rapporti politici e sociali (ed in funzione nemmeno tanto nascosta di sostenere uno schieramento politico piuttosto che un altro) intanto può significare un messaggio di eccessiva allerta (il controllo della sicurezza si fa non si proclama) che può peoccupare l'opinione pubblica, ma soprattutto può contribuire a produrre, involontariamente, una dilatazione del fenomeno.
Stessa cosa è fantasticare sul comunismo italiano molto è sepolto da almeno 20 anni che nulla comunque ha avuto a che fare con i regimi comunisti liquidati dalla storia nè quelli che invece prosperano vivi e vegeti in vari continenti.
In questi giorni, dopo l'aggressione al Premier ci sono due tipi di comportamenti che non condivido assolutamente e che devono essere prontamente rimossi se vogliamo, TUTTI, chetare gli animi e ricondurre l'agone politico entro ambiti più pacati anche se ben differenziati:
il primo è sbarazzarci sia della criminalizzazione che del complottismo sbandierati da decenni dove appunto sono i decenni passati che dimostrano la loro inconsistenza; la seconda è la verbosità esasperata che è riapparsa sia nel fronte delle maggioranze di governo che in quelle di opposizione.
Anche nelle interviste tv fatte alla gente comune emergono posizioni vecchie di parecchi decenni assai preoccupanti, dal pericolo rosso al culto della personalità, e di tutto questo è responsabile il ceto politico che non ha avuto alcun ritegno ad usare modi e metodi di comunicazione senza preoccuparsi dei danni stava implicitamente provocando nei rapporti sociali della collettività.
Gli stessi concetti si possono efficacemente esprimere benissimo in altro modo senza - la dialettica non ci manca certamente - sminuire o infragilire le proprie argomentazioni e posizioni.
L'altra cosa infine è ricominciare ad ascoltarsi: non è affatto comprensibile infatti che quando gli schieramenti politici erano - in passato - molto più frastagliati ed anche contrapposti alla fine si tenessero in considerazione reciprocamente, mentre oggi con due schieramenti e una manciata di partiti la contrapposizione è molto più elevata ed i risultati utili per la comunità sono veramente pochi, troppo preoccupati, tutti, a compiacere la propria azione e a denigrare quella degli altri.
La situazione quindi a mio parere, non soltanto per l'aggressione al Premier, ma soprattutto per la sordità assordante che vediamo ogni giorno su giornali e tv, appare preoccupante perchè di irresponsabili ce ne sono un pò ovunque e vedo il reale pericolo che possano nascere derive pericolose per la democrazia e per il nostro futuro.

sabato, novembre 14, 2009

LA FRETTA (E LA DEMAGOGIA) FA GATTINI CIECHI!

Questo governo dimostra ancora una volta di sviluppare in modo raffazzonato il suo programma mettendo in campo norme, leggi e riforme in modo estemporaneo, senza nessun filo logico, e con contraddizioni che emergono ben presto fino a renderle inutili o dannose.
L'unico tema in cui il Governo ha agito con efficenza e tempestività è stato il suo intervento per il terremoto a l'Aquila!
Infatti trattandosi di un evento straordinario, ma monotematico, ha messo tutto il suo peso concentrandosi adeguatamente per "aggredire" e cercare di risolvere velocemente e bene il dramma in cui sono cadute migliaia di famiglie abruzzesi.
Intendiamoci non è tutto perfetto e qualche difettuccio esiste, ma il tema principale di mettere al coperto e al caldo in pochi mesi i terremotati si sta attuando secondo la tabella di marcia dichiarata.
Resta poi la ricostruzione che non si potrà per forza di cose risolvere come con la bacchetta magica perché rimettere in piedi paesi e città fantasma occorreranno mezzi e tempi adeguati.
Per il resto non ci siamo proprio (l'emergenza rifiuti a Napoli è stata affrontata, ma il problema è ancora li tutto da risolvere e il fenomeno si sta diffondendo in altre grandi città del centro sud).
Il Governo è in piedi da 18 mesi ed ha sfornato tramite il Parlamento qualche decina di leggi e tra queste diverse relative ai trattati bilaterali tra i paesi Ue; quindi di norme o leggi di diretto interesse per attuare il programma molto meno e pure messe li in modo disarticolato a dimostrazione che è più utile fare qualche cosa in fretta (se andate a vedere sul sito del Parlamento, sono quasi tutte "disposizioni urgenti per....") tanto per dare l'impressione di fare, ma in realtà di cambiamenti non se ne veno se non in peggio perchè le situazioni critiche restano li ad incancrenire.
Sul piano economico ci si è riempiti la bocca per avere messo in sicurezza i conti pubblici, ma questo cozza vivacemente con il fatto che il debito dello stato continua a crescere inesorabilmente e che il gettito fiscale invece cala vistosamente a seguito della riduzione del Pil.
In questo ambito si sono fatti interventucci che hanno prodotto poca efficacia (Tremonti card) o non ne hanno prodotte per nulla (tassazione degli utili delle banche e assicurazioni, Tremonti bond, contributi sui tassi sui mutui, ecc).
Lo scudo fiscale poi è stato proposto scimmiottando altri stati con lo scopo di fare un gran regalo agli evasori e per raccattare un po di imposte; in realtà con uno sconto del genere - il 5% - dovrebbero rientrare tutti i capitali in libera uscita - circa 500 miliardi di euro - perché deve essere chiaro a tutti che è "l'ultima chiamata"; invece si continuerà il solito andazzo e ci si accontenterà di molto, ma molto meno perché non è stato fatto capire che questa tassazione è un altissimo incentivo a ritornare, dopo aver beneficiato per decenni di ricchezze nate in Italia, ma godute all'estero!
Sul piano sociale
gli interventi a sostegno dei lavoratori che hanno perso il posto di lavoro o sono passati alla cig sono stati molto modesti per entità e per durata tanto da apparire per tutti i lavoratori tipici in difficoltà dei pannicelli caldi.
L'occupazione si è ridotta, la crisi si è sviluppata in modo articolato per il fatto che il nostro sistema produttivo è assai articolato per cui gli effetti negativi si sento più tardi, ma più tardi avviene il ritorno ad una economia in crescita stabile.
Quel che ci tiene ancora a galla perché gli effetti non si sono ancora visti tutti è il fatto che gli italiani sono gran risparmiatori (in passato) e questa ciambella di salvataggio li tiene ancora a galla, ma non si sa ancora per quanto !
Qualche norma discutibile sul piano umano e di rispetto dei diritti civili è stata fatta sulla immigrazione ben sapendo che i flussi solo solo in piccola parte per mare e che comunque dipendono dalle situazioni in patria dei migranti e dalle possibilità di sopravvivenza nei paesi più industrializzati.
Sulla sicurezza ancora iniziative che non affrontano il problema con il flop che regola le ronde cittadine mai nate.
Sul piano delle riforme la solfa è sempre la stessa perché mentre da un lato di proclamavano riforme ovunque dalla Pa alla giustizia, ma l'unico parto è stato il Lodo Alfano impallinato dalla Corte Costituzionale perchè è obbiettivamente un aborto giuridico, non perché il Presidente della Repubblica ha un suo passato o la Consulta ha un suo scopo politico.

Oggi questa fretta del fare, porta sempre a far male(e come si sa se si fa una cosa male si impiega doppio tempo - oltre ai danni prodotti - perché poi bisogna rifarla bene.
Due esempi lampanti di incapacità politica a produrre risultati:
- la norma costitutiva della Banca del Sud inserita in finanziaria è stata rigettata perché inammissibile dal Presidente della Camera Schifani;
- il ddl "processo breve" dopo due giorni dalla presentazione è già oggetto di correzione da parte del Minisro di Giustizia Alfano.

Sulla prima appare appunto evidente che una iniziativa del genere è stata buttata li tanto per fare qualche cosa in fretta e furia quasi a voler creare un concorrente ulteriore al già pletorico sistema bancario italiano.
Inoltre la leva del credito non può essere brandita come una clava perché è uno strumento assai delicato: da un lato infatti occorre tener conto degli interessi dei risparmiatori e dall'altro degli interessi dei creditori e soprattutto della ragionevole certezza del rientro puntuale dei prestiti.
In questa fase recessiva vanno cercati strumenti selettivi e mirati per cercare di rimettere vivacità alla ripresa, non partorire nuovi soggetti con funzioni non ben chiare a tutti, risparmiatori e creditori !

Sulla seconda la fretta per mettere al riparo il Premier dai suoi processi sta producendo un abominio giuridico simile a quello del Lodo Alfano.
Non centra nulla con la riforma della giustizia, ne con il fatto che la Ue ci sanzionerebbe per la durata dei nostri processi: i motivi sono chiari a tutti e con una faccia tosta inaudita assistiamo a teatrini patetici degli esponenti di maggioranza.
Intanto se ci si tiene veramente a comprimere i tempi di giustizia per tutti i cittadini si comincia dai futuri processi, quelli che verranno radicati dopo la promulgazione della legge e conseguentemente si vanno ad analizzare e rimuovere tutte le procedure che possono impedire il rispetto dei tempi.
Se poi si mettono dei termini - ordinatori o perentori che siano - occorre metter sin da subito precise sanzioni, non prevedere che, eventualmente, se un attore vede lungaggini si faccia parte diligente per sollecitare la loro rimozione al fine di precostituirsi la possibilità di citare per danni in caso di superamento del termine.
Come dire: ti do un termine entro cui giudicare, s non ce la fai pazienza: si chiude il processo e si prescrive il reato con buona pace di tutti (si fa per dire).
Per quelli in essere si lasciano le cose come stanno affinche seguano il loro corso ( conclusione media di 8 anni per i riti civili e 10 anni per i riti penali nei tre ordini di giudizio).
Invece no, dovendo salvare il Premier semplicemente dal processo, si cambiano le carte in tavola a partita in corso, e per questo si buttano all'aria altre decine di migliaia di processi creando un decadimento verticale della certezza del diritto non solo in questi casi ma anche -come detto prima -per il futuro.
Ulteriore abominio giuridico è poi la distinzione tra reati che possono beneficiare del "processo breve" e reati che pur essendo del tutto simili non ne beneficieranno; oppure stessi reati che ne possono beneficiare o meno a seconda della nazionalità del processando !
Come finirà ? Sono facile profeta nel prevedere che questa legge "porcata" (un'altra volta) non potrà mai essere promulgata per divisioni interne alla maggioranza o per rifiuto della firma da parte del Presidente della Repubblica!
Se lo sarà invece durerà poco perché la Consulta la renderà incostituzionale, ma nel frattempo il Premier sarà salvo (come qualche decina di migliaia di imputati)!
Ad ogni buon conto per procure al Premier (e ad altri) una bella gabbia protettiva per il prossimo futuro, è stata depositato un disegno di legge costituzionale per ripristinare integralmente l'immunità parlamentare modificata con analoga legge nel 1993: con buona pace di chi predica l'onestà nella Politica !

martedì, novembre 10, 2009

IMMUNITA' PARLAMENTARE

Riemerge ancora una volta il dibattito (e non solo) sul fatto se sia opportuno e necessario reintrodurre l'immunità parlamentare per il Parlamento italiano: Augusto Minzolini, direttore di Rai Uno, ieri, nel suo editoriale ha sostenuto che la sua eliminazione avvenuta con legge costituzionale nel 1993 ha generato un vulnus per cui la Magistratura, ordinamento autonomo dello stato, prevaricherebbe o potrebbe prevaricare l'autonomia di una altra istituzione cioè quella del Parlamento italiano e delle istitutioni collegate.
Occorre premettere che l'articolo 68 della Costituzione è stato soltanto modificato con legge costituzionale e referendum confermativo per cui sono fatti giustamente salvi i diritti di funzione del parlamentare, proprio per continuare ad evitare che vi possano essere pressioni che ne condizionino il suo operato:
"".Art. 68. - I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento puo' essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, ne' puo' essere arrestato o altrimenti privato della liberta' personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell'atto di commettere un delitto per il quale e' previsto l'arresto obbligatorio in flagranza.
Analoga autorizzazione e' richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza "".

In origine, nel 1947, l'immunità parlamentare, nella giovane nascente repubblica post bellica, aveva anche lo scopo (seppur non dichiarato) di evitare "rigurgiti strani contro i parlamentari di quegli anni che provenivano sia dalle fila della Resisenza sia dalle fila del Fascismo e della Repubblica di Salò; una sorta di protezione, insomma, su eventuali fatti ed atti commessi nel passato, necessari alla giovane repubblica e alla sua nuova classe politica per muovere con serenità in suoi primi passi.
Dell'immunità parlamentare via via però il ceto politico - o parte di esso - non ha fatto tesoro conducendo una attività che sempre si è sempre più deteriorata per cui si è di fatto trasformata in impunità e solo la vicenda "mani pulite" ha scoperchiato l'uso e l'abuso di malgoverno, con collusioni e faccenderie sempre più diffuse, tanto che l'iniziativa di modifica costituzionale trovò concorde sia il Parlamento con maggioranze dei due terzi, che gli elettori referendari.

Insomma, visto il lungo tempo trascorso ed il consolidamento della democrazia le motivazioni originarie non esistevano più, mentre questa opportunità è stata molto spesso utilizzata per iniziare nuove "faccenderie" che hanno alterato la convivenza civile, minato la solidità economica del paese e favorito lo sviluppo delle mafie , complice pure la divisione in blocchi del mondo per cui i partiti di sinistra o meglio il partito comunista non avrebbe mai potuto costituire a livello nazionale una alternativa di alleanze e di governo.

Questi sono i fatti e le conclusioni decise nel 1993 sono del tutto logiche e condivisibili, perchè diversamente il malaffare sarebbe proseguito e la Magistratura sarebbe stata costretta come in precedenza a stare alla finestra, disattendendo le aspirazioni di giustizia da parte dell'opinione pubblica !

Dal 1993 controindicazioni in buona sostanza non ce ne sono state poichè la Magistratura ha fatto il suo dovere nel giudicare, assolvere o condannare e non si può dire che abbia in realtà sovvertito alcun ordine istituzionale costituito nè la si può accusare di aver utilizzato una tecnica di "micro chirurgia" per limitare l'azione politica di un singolo perchè in questo periodo le legislature sono sempre nate, vissute e morte per via politica, poichè anche l'avviso di garanzia che colpì nel 1994 il Presidente Berlusconi non fu la causa della sua caduta, bensì un suo alleato, La Lega, che gli tolse la fiducia per motivi politici specifici.

Occorre poi precisare che nel momento in cui si intendono apportare modifiche a leggi fondamentali siano esse di materia costituzionale che ordinaria, le motivazioni devono scaturire necessariamente da necessità collettive o generaliste sempre nel rispetto del diretto interesse comune o prevedere future novità che debbono essere comunque di interesse pubblico; nel momento in cui si ricerca più o meno affannosamente la creazione di protezioni o paraventi per consentire comunque una azione politica ecco che la cosa comincia a stridere in modo evidente poichè emerge un conflitto di interesse non importa se individuale o collettivo.
Aggiungo poi che l'iniziativa di alcuni legali onorevoli parlamentari, utilizzano con assoluta scioltezza le loro capacità legali non per eliminare storture i ingiustizie, ma per cercare di trarre d'impaccio il Premier da problematiche civilistiche che lo interessano personalmente(Mondadori).

Seppoi la Magistratura interviene su fatti avvenuti addirittura prima della nascita di un ruolo o incarico politico non si può accusarla di preveggenza nè la si può accusandola, sminuendola istituzionalmente, di impedire una azione politica mettendole il bastone tra le ruote.
Prima nascono i fatti, poi si riscontra la rilevanza penale e civile ed infine si va al giudizio e negarlo, ipotizzando strategie mefistofeliche come se i fatti fossero stati costruiti ad arte mi sembra veramente un esercizio spericolato.
Inoltre le azioni legali, civili o penali, intentate al Premier non sono assolutamente correlate alla sua funzione politica di governo o di opposizione (a seconda dei tempi di riferimento), ma sono legate a fatti strettamente personali per cui non edo cosa centri l'introduzione dell'immunità per fatti esterni alla sua funzione !

Nel caso poi di grandi riforme come quella sulla Giustizia le necessità nascono da esigenze collettive perchè la giustizia è veramene tale se oltre che giusta è veloce e da risposte in tempi accettabili agli intervenenti; è una operazione assai complessa per la quale occorre tempo e molta attenzione e soprattutto dedizione alla sua preparazione, mentre invece assistiamo da mesi se non anni a tante enunciazioni di principio divulgate periodicamente e poi si scopre che i lavori languono e quando se ne parla è perchè emergono problematiche "particolari" e si vorrebbe precorrere il programma anticipandone quale tema per mettere la toppa a quale problemuccio emergente e contingente.
La riforma della Giustizia deve essere un tutto organico e ben coerente, per cui precorrere i risultati buttandosi avanti con azioni slegate ed estemporanee si corre il pericolo di generale alla fine un papocchio e ritardare comunque il risultato finale che è quello che interessa alla fine gli italiani.
Usare la leva della prescrizione o ridurre i tempi di un processo ha senso solo se inserito in una riforma organica, la quale ha alla base la creazione di maggior efficenza ed efficacia della Giustizia che ne giustifichiono la riduzione; diversamente significa (come costruire una casa partendo dal tetto) generare ingiustizie alle ingiustizie.

L'editoriale di Minzolini sul reintegro della immunità parlamentare non mi scandalizza in via di principio, ma dal momento che non ci troviamo, come nel 1993, di fronte ad un fenomeno generalizzato e contrario, dove il ceto politico tutto sarebbe condizionato da una Magistratura "impazzita", allora in questo caso l'analisi si riconduce a pochi fatti che riguardano poche persone,
non commessi nell'ambito delle loro funzioni politiche, per le quali è del tutto giusto il giudizio della Magistratura; appare cioè un intervento strumentale, un assist insomma al potente di turno per cui si favorirebbe implicitamente il ritorno delle impunità spazzate via da mani pulite e dalla legge costituizionale del 1993.

In una moderna democrazia governa chi ha il consenso, ma deve essere chiaro a tutti che chi ci rappresenta, di maggioranza o d'opposizione, deve essere assolutamente affidabile sotto tutti i punti di vista, avere insomma una marcia in più sotto il profilo morale ed etico, proprio per rendere la sua azione inattaccabile, nell'interesse sui e degli italiani.

Concludendo, reintrodurre l'immunità parlamentare è un tema che non esiste perchè non esistono, nemmeno all'orizzonte, pericoli che la rendano necessaria; quanto ai processi del Premier non gli resta che farsi processare: si tratta di assumersi le sue responsabilità, ben convinto che non vi è nulla di preconfezionato e che siamo comunue al primo grado di giudizio.
Penso che per Lui paghi di più politicamente affrontare il problema di petto che cercare scorciatoie che lascerebbero comunque il sospetto di aver schivato la giustizia, a differenza degli altri italiani.
Seppoi eventuali condanne dovessero avere ripercussioni politiche, la cosa sarebbe del tutto naturale e logica: chi sbaglia paga !

PS: dalle notizie dell'ultima ora sull'incontro del Presidente del Consiglio con il Presidente della Camera emerge un accordo non già sulla Riforma della Giustizia, ma su una modifica di una piccola parte di essa - proprio a spizzichi e bocconi - che introduce modifiche che puzzano di bruciato lontano un miglio !
In sostanza per i processi civili o penali (con pene inferiori ai 10 anni esclusi i reati per mafia, ecc.) si introduce una durata massima di due anni per ogni fase di giudizio; si riduce di un quarto la prescrizione per i reati inferiodi ai dieci anni (esclusi sempre i reati per mafia, ecc).
Tutto si riduce insomma a sei anni e questo servirebbe ad imporre alle procedure giudiciali temi ristretti e pressanti e non è detto che la struttura possa reggere adeguatamente viste le autonomie assegnate alle pati nella determinazione dei tempi di udienza e dibattito; inoltre e qui casca l'asino - la riduzione processuale si applicherebbe non ai futuri processi ma anche a quelli in corso al primo grado di giudizio.
La riduzione della prescrizione si applicherebbe per i reati precedenti al 2 maggio 2006(decorrenza dell'indulto)!
Insomma proprio un bel vestitino fatto su misura per le cause in corso del Premier, alla faccia della non retrodatazione degli effetti di legge !
Effetti collaterali: circa 600 mila attori e relativi legali che si incavoleranno come bisce perchè vedranno sfumare i loro legittimi desideri di veder giudicare l loro istanze e circa 600 mila convenuti che brinderanno, ballando sui tavoli con i loro legali !
Insomma: azioni legali civili e penali a carico del Premier che si scioglieranno come neve al sole, circa 600 mila voti consolidati e quadagnati alla coalizione di cdx e circa 600 mila voti assegnati, forse, all'opposizione !
Proprio una bella morte della Giustizia e un'altra bella picconata alla Repubblica !!

lunedì, novembre 02, 2009

VIZI "PRIVATI" E PUBBLICHE VIRTU'

Le notizie che appaiono in questi giorni sullo "scandalo trans" in cui è caduto - come uomo e come politico - Marrazzo evidenziano che i contorni di questa vicenda sono molto più complessi di quanto poteva apparire all'inizio poichè le "abitudini" del Governatore del Lazio sembrano venire da molto lontano (dove molti sapevano, ma nessuno diceva), in particolare il fatto che altre foto e filmini girassero da molto prima del 3 luglio 2009.
Probabilmente con il passare dei giorni questa vicenda presenterà contorni ancora più ampi e questo ci deve far riflettere sul fatto che "abitudini" di questo tipo oltre che sollevare perplessità sul piano morale (sempre di utilizzo di prostituzione si tratta) hanno un impatto notevole sul piano pubblico .
L'aspetto morale ha la sua importanza perchè l'impatto con la coerenza e la rispettabilità è importante: l'opinione pubblica non si può lamentare da un lato per l'esistenza così ampia e variegata della prostituzione eppoi una parte di essa ne sia fruitrice in forza del diritto individuale di fare nel privato quel che più le aggrada.
Le notizie progressive sulla vicenda indeboliscono la posizione dell' ex Governatore che non si è trovato solo il 3 luglio a dover subire una aggressione imprevedibile, ma il ricatto sembrerebbe essere iniziato molto prima (inizio 2009) e a questo non ha frapposto una denuncia alla Magistratura; intendo dire che il fatto di luglio doveva essere la goccia che faceva traboccare il vaso e proprio quello era il momento per stroncare il ricatto.
D'altro canto che è entrato in possesso del materiale scottante a partire da luglio non poteva non sapere che si era consumato un reato (violazione di privacy) e pertanto anch'egli doveva affrettarsi a denunciare il fatto all'autorità giudiziaria.
Proprio perchè tutti sapevano ma nessun diceva, si è preferito ed è convenuto fare il pesce in barile attendendo eventi futuri, che avrebbero portato ben più ampi vantaggi.
Inoltre, denunciare significava pubblicizzare tramite la Maistratura e quello non era certo il momento - visti gli scandati "Naomi", "escort" e "festini" che investivano il Premier tamite diversi media nazionali e stranieri.
Insomma i comportamenti moralmente discutibili interessano più parti e proprio per questo - non perchè si tratta di fatti strettamente personali - gli uni annullano gli altri, nascondendo quindi la polvere sotto il tappeto.
La denuncia della "questione morale" di berlingueriana memoria è stata snobbata completamente tanto che si è dilatata a dismisura sia sul piano economico (Tangentopoli non è finita, ma continua imperterrita forse peggio di prima) che su quello "comportamentale" sino a diventare un elemento di fragilità del sistema politico, di diversi politici in servizio perchè viene usata come leva, forse principale, nell'agone politico.
La pubblicità dei fatti è comunque doverosa e saranno i politici quindi a dover modificare i propri comportamenti, non l'opinione pubblica a doversene fare una ragione o, quel che è peggio, a dover accettarli per amor di schieramento, per non rinnegare, insomma, la fiducia riposta.
Ci si rifugia poi, quando i fatti traboccano, nel classico corner invocando il logico principio che sono altri i temi che interessano l'opinione pubblica, temi dei quali il ceto politico stenta comunque ad occuparsi.
In realtà, purtroppo, sta avvenendo prorprio il contrario: dove interessa parte dell'opinione pubblica minimizza, oppure dilata a dismisura strappandosi le vesti, tanto che vediamo che a comportamenti analoghi o contigui le reazioni sono diametralmente opposte, dimenticando che i politici che ci rappresentano dovrebbero invece fare della moralità personale e pubblica una unica virtù.
I fatti occorsi al Premier, anche per la sua resistenza, sono scivolati via come neve al sole trasformandoli, pur non essendolo, in gossip, come si trattasse della pubblicizzazione di foto innocenti di qualche uomo pubblico ripreso con la famiglia al mare !
La missione è quindi compiuta, ma quel che è peggio è che questo fatto permette comportamenti ed atteggiamenti su temi ancor più delicati, con impatto decisivo sulla attività politica del Premier che così si può permettere di commentare pesantemente le decisioni della Corte Costituzionale, accusare il Presidente della Repubblica di essere uomo di parte, accusare parte della stampa di ruoli politici per lomeno azzardati, di tacciare parte della Magistratura di non rispettare l'eguaglianza dei cittadini, di denunciare una persecuzione pianificata da 15 anni.
Il suo giudizio avrebbe senso è utilità se riguardasse terze persone diverse da lui, per cui le denunce ed i commenti avrebbero il loro peso politico, ma nel momento in cui riguardano i suoi affari personali - privati e politici - ecco che questi dovrebbero apparire come armi spuntate visto che i difensori dovrebbero essere casomai altri.
Invece no: una parte dell'opinione pubblica, quella di riferimento, non recrimina, anzi non avrebbe nulla da eccepire, sposando la tesi del proponente.
Da qui fa seguito la produzione di ulteriori leggi ad personam che sarebbero in fase di febbrile confezionamento per difenderlo con il placet della sua maggioranza e - cigliegina sulla torta - le recenti dichiarazioni che in caso di condanna il Premier si rifiuterebbe di dimettersi!
Anche qui l'opinione pubblica appare in gran parte assuefatta, anche difronte ad una affermazione estremamente grave: in caso di condanna per corruzione vi è l'interdizione dai pubblici uffici e da questa non si può mai derogare in forza dei voti ottenuti.
I voti ottenuti sono infatti una dimostrazione di fiducia e di consenso, ma nel momento in cui un processo sancisce una condanna non è questa che esautora la volontà elettorale, ma è la volontà popolare tramite la Magistratura che esautora chi ha ottenuto il mandato a governare: "in nome del popolo italiano,.................""

martedì, ottobre 20, 2009

I RIPENSAMENTI DEL MINISTRO TREMONTI

E proprio vero che sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico, ma in questi giorni ci troviamo ad ascoltare con attenzione le esternazioni del Prof. Tremonti che ci lasciano interdetti e stupiti tanto che non abbiamo ben capito se scherza o fa sul serio.
Per la verità questo "fenomeno" è iniziato qualche anno fa quando in piena economia di mercato globalizzato se ne uscì sollecitando azioni protezionistiche contro l'invadenza dei prodotti cinesi, dopo la caduta della moratoria doganale durata 10 anni.
In quel caso era evidente che la Cina (ma anche gli altri paesi emergenti) sviluppava la sua ricchezza prodotta incrementando la produzione volta all'esportazione, sfruttando il basso costo della manodopera che in forza di questo non poteva aumentare propozionalmente i consumi interni.
Ne è risultato che lo stato cinese è divenuto il principale sottoscrittore del debito pubblico americano e che i consumi dei paesi industrializzati erano fortemente riforniti dalla sua produzione.
Il fenomeno aveva ed ha due aspetti: il primo riguarda la qualità e salubrità dei prodotti (un tempo, per esempio le porcellane cinesi erano un segno di alta qualità e raffinatezza mentre oggi non risulterebbero affidabili sotto il profilo di qualità e salubrità); il secondo riguarda la estrema convenienza in termini di prezzo rispetto ai prodotti domestici.
Da che mondo è mondo i paesi più avanzati industrialmente hanno sempre innalzato innovazione e qualità per lasciare ad altri la produzione di prodotti a basso valore aggiunto tanto che già dalla prima rivoluzione industriale, caratterizzata dal passaggio dei telai (per cotone e lana) da manuali a meccanici sorsero le prime crisi produttive tanto da produrre forti emigrazioni di tipo coloniale.
Quindi in questo caso la produzione a basso valore aggiunto dei paesi industrializzati (Italia in particolare) è continuata tranquillamente senza tener conto che quei 10 anni di protezione sarebbero puntualmente finiti e che c'era tutto il tempo per convertire e ristrutturare destinando gli sforzi a nuove frontiere.
In questo senso i governi di allora ed anche i più recenti non hanno sviluppato una nuova politica industriale di concerto con le imprese, nemmeno mettendo mano alla revisione dei distretti industriali che hanno fatto grande il nostro paese.
Pretendere quindi di reintrodurre sistemi protezionistici era del tutto velleitario e non perseguibile.
Ricordo una vecchia e solida azienda veneta tuttora sulla breccia che produce macchinari sempre più avanzati tecnologicamente per la lavorazione della pelle; puntanto appunto sempre sulla innovazione e sulla qualità la sua storia non si arresta mai poichè se il prezzo del pellame (salt dry cow) era basso esportava le sue macchine in Eeuropa se invece si alzava notevolmente esportava negli altri continenti.
Riguardo al sistema bancario italiano ricordo benissimo che la principale accusa era quella di "nanismo" al pari di quella del sistema di distribuzione delle benzine e gasoli ovvero c'erano troppe banche solide ma troppo numerose e piccole (come i chioschi di benzina) per cui era necessario favorire un processo di aggregazione che le rendesse più grandi, più solide e più adatte a servire i clienti con offerte ad ampio spettro.
Questo successe anche con i chioschi di benzina il cui ampliamento e contestuale diminuzione nel numero avrebbe raggiunto masse critiche più ampie, maggior concorrenza e quindi prezzi più concorrenziali.
Il sistema bancario si è evoluto privatizzando tutte le banche di interesse nazionale ed enti di diritto pubblico ed oggi abbiamo dei campioni che non sfigurano assolutamente sul piano internazionale anche perchè sono cambiate le regole fondamentali (con la creazione della BCE ed un mercato unico per finanza e moneta) per l'erogazione del credito.
Non è più come un tempo (quello delle "bin" o dei "edp"che Tremonti rimpiange) dove per prestare più denaro occorreva raccoglierne sempre di più, calmierato dalle politiche monetarie di ogni stato (si chiamamo "limiti di accrescimento" professore), ma conta oggi la qualità del credito erogato che deve essere correlato alla forza patrimoniale di ogni singola banca, per cui se questo si deteriora per andamenti anomali dell'economia o per scelte avventate, la macchina del credito si blocca perchè i paramentri di solidità saltano.
Apprezzare quindi oggi da un lato la cautela attuata dalle banche nazionali nella erogazione del credito (rispetto ai subprime americani) e poi attaccarle perchè non aumentano il credito (con un calo del 21% della produzione industriale) come avessero il braccino corto, mi sembra una grossa contraddizione, fermo restando che un meccanismo per aiutare a vivacizzare l'economia va comunue trovato.
Se poi i "Tremonti bond" servono molto meno del previsto non ci si deve offendere, anzi, si dovrebbe essere contenti per le risorse rispamiate e pensare che altro mettere in campo per un vero rilancio dell'economia (con vincoli e limiti posti dalla restante fetta di mercato) che rimane l'obiettivo principale.
Ciliegina sulla torta, visto che non si può tornare indietro, ecco nasce la Banca del Mezzogiorno che potrà dare adito a forti frantendimenti: un certo tipo di società meridionale sgranerà gli occhi pensando ad una nuova e bella mucca da mungere, mentre l'altra si troverà qualche gocciolina da bere a stento.
Riguardo alla struttura del lavoro le recenti affermazioni del Ministro che auspicano un rafforzamento dei rapporti di lavoro fissi appaiono ancora di più sconcertanti.
Intendiamoci non auspico assolutamente che l'obbiettivo sia di rendere tutti i lavori autonomi (come qualche volta lascia trapelare il Premier) perchè i posti di lavoro a tempo indeterminato si sono ridotti in questi 20 anni, ma non possono scendere sotto soglie che non garantiscono una solida base produttiva ed industriale.
L'evoluzione dell'economia e la maggior circolazione di beni e persone ha contribuito l'incremento dei lavoratori autonomi e rapporti di lavoro subordinato più "sciolti" nel senso che tanti rapporti di lavoro a tempo indeterminato producono comunque spostamenti nei posti di lavoro ovvero nella vita lavorativa rapporti successivi con più datori di lavoro.
Quello che è stato un buco nell'acqua - e da questo non se ne può chiamare fuori il ministro Tremonti cospargendosi il capo di cenere - è stata la maledetta flessibilità trasformata in precarietà da un tutte le categorie di datori di lavoro (stato e parastato compreso) che sta creando una vera e propria crisi sociale in questa fase economica di recessione.
Questa manovra iniziata con l'accordo e consenso di tutti 15 anni fa ha prodotto una forte diminuzione della disoccupazione, ma vediamo ora che è come un "gigante con i piedi d'argilla" dove i sistemi di protezione sono modesti o inesistenti in una fase recessiva e dove il sistema delle imprese ha continuato a privilegiare il contenimento dei costi del lavoro, a considerare il fattore lavoro come un attore intercambiabile o incidentale, dimenticando che il fattore vincente è sia la produttività ma anche - e soprattutto - la maggior qualità; e la miglior qualità non si raggiunge con maestranze incerte o troppo intercambiabili.
Se a questo aggiungiamo che il sistema pensionistico è stato rivoluzionato sin dal 1994 e che a basse retribuzioni corrispondono sistemi contributivi miseri non è detto che ci si può mettere un bel tappo semplicemente innalzando l'età pensionabile; c'è un limite (nonostante i 120 anni auspicati per se stesso dal Premier) fisiologico a tutto per cui si lavora, male, una vita, alla fine si prende la propria liquidazione e... poi passa la comare secca !
Di questa "devianza" se ne sono disinteressati in molti; andava fatta con coraggio un forte aggiustamento ma alla fine ce chi ha preferito voltarsi dall'altra parte per non perder voti, chi ha messo il dito nella piaga cominciando ad aggiustare il tiro e così ci ha rimesso politicamente le penne.
Inneggiare quindi oggi al "posto fisso" suona molto come una grande presa in giro perchè per volerlo attuare significa reintrodurre regole di uno stato centralista, mentre se vogliamo parlare di rapporti di lavoro a tempo intederminato (fermo restando che ogni lavoratore sa che può cambiarne quanti ne vuole) allora sono altre le leve su cui occorre lavorare per favorire la creazione delle condizioni per attuarlo parlando chiaro non sono con i lavoratori ma anche con le imprese.
Significa riqualificare la scuola - veramente - fornendo anche indicazioni sugli sbocchi successivi sul mercato del lavoro, significa incentivare e riqualificare formazione e apprendistato, significa rivedere la qualità e la quantità del costo del lavoro complessivo, rivedere gli aspetti contributivi e fiscali - per lavoratori ed imprese, armonizzare la retribuzione dei fattori produttivi (la retribuzione della rendita è circa un terzo di quella del lavoro e del capitale), significa riorganizzare i distretti industriali, significa sviluppare politiche industriali che siano veramente selettive e produttive.
Tutti questi ripensamenti o pentimenti quindi non mi convincono per nulla perchè mi appaiono sempre di più, perchè messi li con un sorrisetto, con nonchalance, del "falsi scopi" (in artiglieria il falso scopo è il punto sul quale il puntatore fa il calcolo per colpire con l'obice il vero obiettivo che gli è nascosto)!

domenica, ottobre 18, 2009

RIFORME COSTITUZIONALI A MAGGIORANZA RELATIVA? DEJA VU !

Casualmente mi sono andato a rileggere vecchi articoli scritti su questo blog e ne è spuntato uno sulle iniziative velleitarie ed avventuristiche del Premier in carica che sembra riproporci pari pari.
E' del 10 ottobre 2005 ed era in approvazione la "devolution" e la riforma costituzionale che fu poi bocciata con il referendum confermativo del giugno 2006.
Il clima era lo stesso che sta improntando il cavaliere (faso tuto mi)in questi giorni, con gli stessi attacchi alle minoranze (giornali, magistratura, opposizioni,ecc)anche se ora è ben più inacidito (il clima) per le sue vicende personali che non si possono certo mettere "sotto il tappeto".
Con le affermazioni di questi giorni il premier vuol ripetere la stessa operazione, per la verità ben più articolata, sperando che questa volta gli vada meglio.
Non ha infatti nessuna intenzione di fare riforme costituzionali coinvolgento tutto l'arco parlamentare perchè sarebbe segno di debolezza politica che farebbe a pungni con il suo tanto sbandierato 68% (non ho ancora capito di cosa); il confronto politico ed istituzionale non è poi un'arte nella quale brilli particolarmente: lo vuole fare da solo, a proprio uso e consumo (non nell'interesse dell'Italia) confidando che questa volta il referendum confermativo (che può essere chiesto da più di 1/5 dei parlamentari, o da 5 consigli regionali o da 500 mila elettori) non passi (non occorre il quorum in questo caso il quorum).
Questa è la strategia che intende perseguire ed è per questo che suona ancora più forte la grancassa quasi a voler prefigurare una maggioranza elettorale che non è mai esistita; di questo tutti gli italiani che votano devono essere coscenti e ben consapevoli.
Intendo dire che cambiare amministrazioni regionali per esempio è del tutto legittimo (è nei giochi dell'alternanza), ma bisogna tener bene in considerazione gli effetti che vanno oltre a questo cambiamento; si innescherebbe una reazione a catena e questa trama che sta tessendo il premier potrebbe attivare risultati devastanti sul piano democratico.
La Costituzione è la legge fondamentale dello stato e le sue modifiche devono essere dettate da reali necessità migliorative per la comunità nazionale per cui volendo - ed occorre dimostrarne e spiegarne la necessità in modo ampio e chiaro, non a slogan da stadio - trasformare la nostra repubblica in presidenziale oppure in premierato, è evidente che la struttura di pesi e contrappesi che evitano le prevaricazioni istituzionali (e quindi democratiche) vadano anch'esse verificate e riviste.
Non penso proprio che questo aspetto venga tenuto in debita considerazione in questo programma perchè i fatti dimostrano che i lacci e lacciuoli non piacciono e non sono mai piaciuti al premier che vede qualsiasi forma di controllo o qualsiasi valutazione critica come n attentato alla "volontà popolare" (se il sostegno popolare è così ampio di che si preoccupa ?).
Se la logica dei pesi/contrappesi viene disattesa ecco che si innescano le derive populiste e antidemocratiche delle quali TUTTI gli italiani devono rendersi conto ed assumersene le responsabilità (purtroppo già un'altra volta è successo il contrario).
I cambiamenti fondamentali vanno fatti sempre per benino facendo attenzione non all'0ggi, al contigente, ma anche in prospettiva.
Libertà, uguaglianza e fraternità sono le parole simbolo della rivoluzione francese e della repubblica francese; in Italia - mutuando il pensiero di Eugenio Scalfari nel sue editoriale odierno - occorre riaffermare Libertà, Eguaglianza e Solidarità, principi che devono vivere indissolubili perchè l'assenza di uno di essi o il poco peso specifico portano a derive assai preoccupanti.
A presto