Questo governo dimostra ancora una volta di sviluppare in modo raffazzonato il suo programma mettendo in campo norme, leggi e riforme in modo estemporaneo, senza nessun filo logico, e con contraddizioni che emergono ben presto fino a renderle inutili o dannose.
L'unico tema in cui il Governo ha agito con efficenza e tempestività è stato il suo intervento per il terremoto a l'Aquila!
Infatti trattandosi di un evento straordinario, ma monotematico, ha messo tutto il suo peso concentrandosi adeguatamente per "aggredire" e cercare di risolvere velocemente e bene il dramma in cui sono cadute migliaia di famiglie abruzzesi.
Intendiamoci non è tutto perfetto e qualche difettuccio esiste, ma il tema principale di mettere al coperto e al caldo in pochi mesi i terremotati si sta attuando secondo la tabella di marcia dichiarata.
Resta poi la ricostruzione che non si potrà per forza di cose risolvere come con la bacchetta magica perché rimettere in piedi paesi e città fantasma occorreranno mezzi e tempi adeguati.
Per il resto non ci siamo proprio (l'emergenza rifiuti a Napoli è stata affrontata, ma il problema è ancora li tutto da risolvere e il fenomeno si sta diffondendo in altre grandi città del centro sud).
Il Governo è in piedi da 18 mesi ed ha sfornato tramite il Parlamento qualche decina di leggi e tra queste diverse relative ai trattati bilaterali tra i paesi Ue; quindi di norme o leggi di diretto interesse per attuare il programma molto meno e pure messe li in modo disarticolato a dimostrazione che è più utile fare qualche cosa in fretta (se andate a vedere sul sito del Parlamento, sono quasi tutte "disposizioni urgenti per....") tanto per dare l'impressione di fare, ma in realtà di cambiamenti non se ne veno se non in peggio perchè le situazioni critiche restano li ad incancrenire.
Sul piano economico ci si è riempiti la bocca per avere messo in sicurezza i conti pubblici, ma questo cozza vivacemente con il fatto che il debito dello stato continua a crescere inesorabilmente e che il gettito fiscale invece cala vistosamente a seguito della riduzione del Pil.
In questo ambito si sono fatti interventucci che hanno prodotto poca efficacia (Tremonti card) o non ne hanno prodotte per nulla (tassazione degli utili delle banche e assicurazioni, Tremonti bond, contributi sui tassi sui mutui, ecc).
Lo scudo fiscale poi è stato proposto scimmiottando altri stati con lo scopo di fare un gran regalo agli evasori e per raccattare un po di imposte; in realtà con uno sconto del genere - il 5% - dovrebbero rientrare tutti i capitali in libera uscita - circa 500 miliardi di euro - perché deve essere chiaro a tutti che è "l'ultima chiamata"; invece si continuerà il solito andazzo e ci si accontenterà di molto, ma molto meno perché non è stato fatto capire che questa tassazione è un altissimo incentivo a ritornare, dopo aver beneficiato per decenni di ricchezze nate in Italia, ma godute all'estero!
Sul piano sociale gli interventi a sostegno dei lavoratori che hanno perso il posto di lavoro o sono passati alla cig sono stati molto modesti per entità e per durata tanto da apparire per tutti i lavoratori tipici in difficoltà dei pannicelli caldi.
L'occupazione si è ridotta, la crisi si è sviluppata in modo articolato per il fatto che il nostro sistema produttivo è assai articolato per cui gli effetti negativi si sento più tardi, ma più tardi avviene il ritorno ad una economia in crescita stabile.
Quel che ci tiene ancora a galla perché gli effetti non si sono ancora visti tutti è il fatto che gli italiani sono gran risparmiatori (in passato) e questa ciambella di salvataggio li tiene ancora a galla, ma non si sa ancora per quanto !
Qualche norma discutibile sul piano umano e di rispetto dei diritti civili è stata fatta sulla immigrazione ben sapendo che i flussi solo solo in piccola parte per mare e che comunque dipendono dalle situazioni in patria dei migranti e dalle possibilità di sopravvivenza nei paesi più industrializzati.
Sulla sicurezza ancora iniziative che non affrontano il problema con il flop che regola le ronde cittadine mai nate.
Sul piano delle riforme la solfa è sempre la stessa perché mentre da un lato di proclamavano riforme ovunque dalla Pa alla giustizia, ma l'unico parto è stato il Lodo Alfano impallinato dalla Corte Costituzionale perchè è obbiettivamente un aborto giuridico, non perché il Presidente della Repubblica ha un suo passato o la Consulta ha un suo scopo politico.
Oggi questa fretta del fare, porta sempre a far male(e come si sa se si fa una cosa male si impiega doppio tempo - oltre ai danni prodotti - perché poi bisogna rifarla bene.
Due esempi lampanti di incapacità politica a produrre risultati:
- la norma costitutiva della Banca del Sud inserita in finanziaria è stata rigettata perché inammissibile dal Presidente della Camera Schifani;
- il ddl "processo breve" dopo due giorni dalla presentazione è già oggetto di correzione da parte del Minisro di Giustizia Alfano.
Sulla prima appare appunto evidente che una iniziativa del genere è stata buttata li tanto per fare qualche cosa in fretta e furia quasi a voler creare un concorrente ulteriore al già pletorico sistema bancario italiano.
Inoltre la leva del credito non può essere brandita come una clava perché è uno strumento assai delicato: da un lato infatti occorre tener conto degli interessi dei risparmiatori e dall'altro degli interessi dei creditori e soprattutto della ragionevole certezza del rientro puntuale dei prestiti.
In questa fase recessiva vanno cercati strumenti selettivi e mirati per cercare di rimettere vivacità alla ripresa, non partorire nuovi soggetti con funzioni non ben chiare a tutti, risparmiatori e creditori !
Sulla seconda la fretta per mettere al riparo il Premier dai suoi processi sta producendo un abominio giuridico simile a quello del Lodo Alfano.
Non centra nulla con la riforma della giustizia, ne con il fatto che la Ue ci sanzionerebbe per la durata dei nostri processi: i motivi sono chiari a tutti e con una faccia tosta inaudita assistiamo a teatrini patetici degli esponenti di maggioranza.
Intanto se ci si tiene veramente a comprimere i tempi di giustizia per tutti i cittadini si comincia dai futuri processi, quelli che verranno radicati dopo la promulgazione della legge e conseguentemente si vanno ad analizzare e rimuovere tutte le procedure che possono impedire il rispetto dei tempi.
Se poi si mettono dei termini - ordinatori o perentori che siano - occorre metter sin da subito precise sanzioni, non prevedere che, eventualmente, se un attore vede lungaggini si faccia parte diligente per sollecitare la loro rimozione al fine di precostituirsi la possibilità di citare per danni in caso di superamento del termine.
Come dire: ti do un termine entro cui giudicare, s non ce la fai pazienza: si chiude il processo e si prescrive il reato con buona pace di tutti (si fa per dire).
Per quelli in essere si lasciano le cose come stanno affinche seguano il loro corso ( conclusione media di 8 anni per i riti civili e 10 anni per i riti penali nei tre ordini di giudizio).
Invece no, dovendo salvare il Premier semplicemente dal processo, si cambiano le carte in tavola a partita in corso, e per questo si buttano all'aria altre decine di migliaia di processi creando un decadimento verticale della certezza del diritto non solo in questi casi ma anche -come detto prima -per il futuro.
Ulteriore abominio giuridico è poi la distinzione tra reati che possono beneficiare del "processo breve" e reati che pur essendo del tutto simili non ne beneficieranno; oppure stessi reati che ne possono beneficiare o meno a seconda della nazionalità del processando !
Come finirà ? Sono facile profeta nel prevedere che questa legge "porcata" (un'altra volta) non potrà mai essere promulgata per divisioni interne alla maggioranza o per rifiuto della firma da parte del Presidente della Repubblica!
Se lo sarà invece durerà poco perché la Consulta la renderà incostituzionale, ma nel frattempo il Premier sarà salvo (come qualche decina di migliaia di imputati)!
Ad ogni buon conto per procure al Premier (e ad altri) una bella gabbia protettiva per il prossimo futuro, è stata depositato un disegno di legge costituzionale per ripristinare integralmente l'immunità parlamentare modificata con analoga legge nel 1993: con buona pace di chi predica l'onestà nella Politica !
sabato, novembre 14, 2009
LA FRETTA (E LA DEMAGOGIA) FA GATTINI CIECHI!
martedì, novembre 10, 2009
IMMUNITA' PARLAMENTARE
Riemerge ancora una volta il dibattito (e non solo) sul fatto se sia opportuno e necessario reintrodurre l'immunità parlamentare per il Parlamento italiano: Augusto Minzolini, direttore di Rai Uno, ieri, nel suo editoriale ha sostenuto che la sua eliminazione avvenuta con legge costituzionale nel 1993 ha generato un vulnus per cui la Magistratura, ordinamento autonomo dello stato, prevaricherebbe o potrebbe prevaricare l'autonomia di una altra istituzione cioè quella del Parlamento italiano e delle istitutioni collegate.
Occorre premettere che l'articolo 68 della Costituzione è stato soltanto modificato con legge costituzionale e referendum confermativo per cui sono fatti giustamente salvi i diritti di funzione del parlamentare, proprio per continuare ad evitare che vi possano essere pressioni che ne condizionino il suo operato:
"".Art. 68. - I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento puo' essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, ne' puo' essere arrestato o altrimenti privato della liberta' personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell'atto di commettere un delitto per il quale e' previsto l'arresto obbligatorio in flagranza.
Analoga autorizzazione e' richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza "".
- In origine, nel 1947, l'immunità parlamentare, nella giovane nascente repubblica post bellica, aveva anche lo scopo (seppur non dichiarato) di evitare "rigurgiti strani contro i parlamentari di quegli anni che provenivano sia dalle fila della Resisenza sia dalle fila del Fascismo e della Repubblica di Salò; una sorta di protezione, insomma, su eventuali fatti ed atti commessi nel passato, necessari alla giovane repubblica e alla sua nuova classe politica per muovere con serenità in suoi primi passi.
Insomma, visto il lungo tempo trascorso ed il consolidamento della democrazia le motivazioni originarie non esistevano più, mentre questa opportunità è stata molto spesso utilizzata per iniziare nuove "faccenderie" che hanno alterato la convivenza civile, minato la solidità economica del paese e favorito lo sviluppo delle mafie , complice pure la divisione in blocchi del mondo per cui i partiti di sinistra o meglio il partito comunista non avrebbe mai potuto costituire a livello nazionale una alternativa di alleanze e di governo.
Questi sono i fatti e le conclusioni decise nel 1993 sono del tutto logiche e condivisibili, perchè diversamente il malaffare sarebbe proseguito e la Magistratura sarebbe stata costretta come in precedenza a stare alla finestra, disattendendo le aspirazioni di giustizia da parte dell'opinione pubblica !
Dal 1993 controindicazioni in buona sostanza non ce ne sono state poichè la Magistratura ha fatto il suo dovere nel giudicare, assolvere o condannare e non si può dire che abbia in realtà sovvertito alcun ordine istituzionale costituito nè la si può accusare di aver utilizzato una tecnica di "micro chirurgia" per limitare l'azione politica di un singolo perchè in questo periodo le legislature sono sempre nate, vissute e morte per via politica, poichè anche l'avviso di garanzia che colpì nel 1994 il Presidente Berlusconi non fu la causa della sua caduta, bensì un suo alleato, La Lega, che gli tolse la fiducia per motivi politici specifici.
Occorre poi precisare che nel momento in cui si intendono apportare modifiche a leggi fondamentali siano esse di materia costituzionale che ordinaria, le motivazioni devono scaturire necessariamente da necessità collettive o generaliste sempre nel rispetto del diretto interesse comune o prevedere future novità che debbono essere comunque di interesse pubblico; nel momento in cui si ricerca più o meno affannosamente la creazione di protezioni o paraventi per consentire comunque una azione politica ecco che la cosa comincia a stridere in modo evidente poichè emerge un conflitto di interesse non importa se individuale o collettivo.
Aggiungo poi che l'iniziativa di alcuni legali onorevoli parlamentari, utilizzano con assoluta scioltezza le loro capacità legali non per eliminare storture i ingiustizie, ma per cercare di trarre d'impaccio il Premier da problematiche civilistiche che lo interessano personalmente(Mondadori).
Seppoi la Magistratura interviene su fatti avvenuti addirittura prima della nascita di un ruolo o incarico politico non si può accusarla di preveggenza nè la si può accusandola, sminuendola istituzionalmente, di impedire una azione politica mettendole il bastone tra le ruote.
Prima nascono i fatti, poi si riscontra la rilevanza penale e civile ed infine si va al giudizio e negarlo, ipotizzando strategie mefistofeliche come se i fatti fossero stati costruiti ad arte mi sembra veramente un esercizio spericolato.
Inoltre le azioni legali, civili o penali, intentate al Premier non sono assolutamente correlate alla sua funzione politica di governo o di opposizione (a seconda dei tempi di riferimento), ma sono legate a fatti strettamente personali per cui non edo cosa centri l'introduzione dell'immunità per fatti esterni alla sua funzione !
Nel caso poi di grandi riforme come quella sulla Giustizia le necessità nascono da esigenze collettive perchè la giustizia è veramene tale se oltre che giusta è veloce e da risposte in tempi accettabili agli intervenenti; è una operazione assai complessa per la quale occorre tempo e molta attenzione e soprattutto dedizione alla sua preparazione, mentre invece assistiamo da mesi se non anni a tante enunciazioni di principio divulgate periodicamente e poi si scopre che i lavori languono e quando se ne parla è perchè emergono problematiche "particolari" e si vorrebbe precorrere il programma anticipandone quale tema per mettere la toppa a quale problemuccio emergente e contingente.
La riforma della Giustizia deve essere un tutto organico e ben coerente, per cui precorrere i risultati buttandosi avanti con azioni slegate ed estemporanee si corre il pericolo di generale alla fine un papocchio e ritardare comunque il risultato finale che è quello che interessa alla fine gli italiani.
Usare la leva della prescrizione o ridurre i tempi di un processo ha senso solo se inserito in una riforma organica, la quale ha alla base la creazione di maggior efficenza ed efficacia della Giustizia che ne giustifichiono la riduzione; diversamente significa (come costruire una casa partendo dal tetto) generare ingiustizie alle ingiustizie.
L'editoriale di Minzolini sul reintegro della immunità parlamentare non mi scandalizza in via di principio, ma dal momento che non ci troviamo, come nel 1993, di fronte ad un fenomeno generalizzato e contrario, dove il ceto politico tutto sarebbe condizionato da una Magistratura "impazzita", allora in questo caso l'analisi si riconduce a pochi fatti che riguardano poche persone,
non commessi nell'ambito delle loro funzioni politiche, per le quali è del tutto giusto il giudizio della Magistratura; appare cioè un intervento strumentale, un assist insomma al potente di turno per cui si favorirebbe implicitamente il ritorno delle impunità spazzate via da mani pulite e dalla legge costituizionale del 1993.
In una moderna democrazia governa chi ha il consenso, ma deve essere chiaro a tutti che chi ci rappresenta, di maggioranza o d'opposizione, deve essere assolutamente affidabile sotto tutti i punti di vista, avere insomma una marcia in più sotto il profilo morale ed etico, proprio per rendere la sua azione inattaccabile, nell'interesse sui e degli italiani.
Concludendo, reintrodurre l'immunità parlamentare è un tema che non esiste perchè non esistono, nemmeno all'orizzonte, pericoli che la rendano necessaria; quanto ai processi del Premier non gli resta che farsi processare: si tratta di assumersi le sue responsabilità, ben convinto che non vi è nulla di preconfezionato e che siamo comunue al primo grado di giudizio.
Penso che per Lui paghi di più politicamente affrontare il problema di petto che cercare scorciatoie che lascerebbero comunque il sospetto di aver schivato la giustizia, a differenza degli altri italiani.
Seppoi eventuali condanne dovessero avere ripercussioni politiche, la cosa sarebbe del tutto naturale e logica: chi sbaglia paga !
PS: dalle notizie dell'ultima ora sull'incontro del Presidente del Consiglio con il Presidente della Camera emerge un accordo non già sulla Riforma della Giustizia, ma su una modifica di una piccola parte di essa - proprio a spizzichi e bocconi - che introduce modifiche che puzzano di bruciato lontano un miglio !
In sostanza per i processi civili o penali (con pene inferiori ai 10 anni esclusi i reati per mafia, ecc.) si introduce una durata massima di due anni per ogni fase di giudizio; si riduce di un quarto la prescrizione per i reati inferiodi ai dieci anni (esclusi sempre i reati per mafia, ecc).
Tutto si riduce insomma a sei anni e questo servirebbe ad imporre alle procedure giudiciali temi ristretti e pressanti e non è detto che la struttura possa reggere adeguatamente viste le autonomie assegnate alle pati nella determinazione dei tempi di udienza e dibattito; inoltre e qui casca l'asino - la riduzione processuale si applicherebbe non ai futuri processi ma anche a quelli in corso al primo grado di giudizio.
La riduzione della prescrizione si applicherebbe per i reati precedenti al 2 maggio 2006(decorrenza dell'indulto)!
Insomma proprio un bel vestitino fatto su misura per le cause in corso del Premier, alla faccia della non retrodatazione degli effetti di legge !
Effetti collaterali: circa 600 mila attori e relativi legali che si incavoleranno come bisce perchè vedranno sfumare i loro legittimi desideri di veder giudicare l loro istanze e circa 600 mila convenuti che brinderanno, ballando sui tavoli con i loro legali !
Insomma: azioni legali civili e penali a carico del Premier che si scioglieranno come neve al sole, circa 600 mila voti consolidati e quadagnati alla coalizione di cdx e circa 600 mila voti assegnati, forse, all'opposizione !
Proprio una bella morte della Giustizia e un'altra bella picconata alla Repubblica !!
lunedì, novembre 02, 2009
VIZI "PRIVATI" E PUBBLICHE VIRTU'
Le notizie che appaiono in questi giorni sullo "scandalo trans" in cui è caduto - come uomo e come politico - Marrazzo evidenziano che i contorni di questa vicenda sono molto più complessi di quanto poteva apparire all'inizio poichè le "abitudini" del Governatore del Lazio sembrano venire da molto lontano (dove molti sapevano, ma nessuno diceva), in particolare il fatto che altre foto e filmini girassero da molto prima del 3 luglio 2009.
Probabilmente con il passare dei giorni questa vicenda presenterà contorni ancora più ampi e questo ci deve far riflettere sul fatto che "abitudini" di questo tipo oltre che sollevare perplessità sul piano morale (sempre di utilizzo di prostituzione si tratta) hanno un impatto notevole sul piano pubblico .
L'aspetto morale ha la sua importanza perchè l'impatto con la coerenza e la rispettabilità è importante: l'opinione pubblica non si può lamentare da un lato per l'esistenza così ampia e variegata della prostituzione eppoi una parte di essa ne sia fruitrice in forza del diritto individuale di fare nel privato quel che più le aggrada.
Le notizie progressive sulla vicenda indeboliscono la posizione dell' ex Governatore che non si è trovato solo il 3 luglio a dover subire una aggressione imprevedibile, ma il ricatto sembrerebbe essere iniziato molto prima (inizio 2009) e a questo non ha frapposto una denuncia alla Magistratura; intendo dire che il fatto di luglio doveva essere la goccia che faceva traboccare il vaso e proprio quello era il momento per stroncare il ricatto.
D'altro canto che è entrato in possesso del materiale scottante a partire da luglio non poteva non sapere che si era consumato un reato (violazione di privacy) e pertanto anch'egli doveva affrettarsi a denunciare il fatto all'autorità giudiziaria.
Proprio perchè tutti sapevano ma nessun diceva, si è preferito ed è convenuto fare il pesce in barile attendendo eventi futuri, che avrebbero portato ben più ampi vantaggi.
Inoltre, denunciare significava pubblicizzare tramite la Maistratura e quello non era certo il momento - visti gli scandati "Naomi", "escort" e "festini" che investivano il Premier tamite diversi media nazionali e stranieri.
Insomma i comportamenti moralmente discutibili interessano più parti e proprio per questo - non perchè si tratta di fatti strettamente personali - gli uni annullano gli altri, nascondendo quindi la polvere sotto il tappeto.
La denuncia della "questione morale" di berlingueriana memoria è stata snobbata completamente tanto che si è dilatata a dismisura sia sul piano economico (Tangentopoli non è finita, ma continua imperterrita forse peggio di prima) che su quello "comportamentale" sino a diventare un elemento di fragilità del sistema politico, di diversi politici in servizio perchè viene usata come leva, forse principale, nell'agone politico.
La pubblicità dei fatti è comunque doverosa e saranno i politici quindi a dover modificare i propri comportamenti, non l'opinione pubblica a doversene fare una ragione o, quel che è peggio, a dover accettarli per amor di schieramento, per non rinnegare, insomma, la fiducia riposta.
Ci si rifugia poi, quando i fatti traboccano, nel classico corner invocando il logico principio che sono altri i temi che interessano l'opinione pubblica, temi dei quali il ceto politico stenta comunque ad occuparsi.
In realtà, purtroppo, sta avvenendo prorprio il contrario: dove interessa parte dell'opinione pubblica minimizza, oppure dilata a dismisura strappandosi le vesti, tanto che vediamo che a comportamenti analoghi o contigui le reazioni sono diametralmente opposte, dimenticando che i politici che ci rappresentano dovrebbero invece fare della moralità personale e pubblica una unica virtù.
I fatti occorsi al Premier, anche per la sua resistenza, sono scivolati via come neve al sole trasformandoli, pur non essendolo, in gossip, come si trattasse della pubblicizzazione di foto innocenti di qualche uomo pubblico ripreso con la famiglia al mare !
La missione è quindi compiuta, ma quel che è peggio è che questo fatto permette comportamenti ed atteggiamenti su temi ancor più delicati, con impatto decisivo sulla attività politica del Premier che così si può permettere di commentare pesantemente le decisioni della Corte Costituzionale, accusare il Presidente della Repubblica di essere uomo di parte, accusare parte della stampa di ruoli politici per lomeno azzardati, di tacciare parte della Magistratura di non rispettare l'eguaglianza dei cittadini, di denunciare una persecuzione pianificata da 15 anni.
Il suo giudizio avrebbe senso è utilità se riguardasse terze persone diverse da lui, per cui le denunce ed i commenti avrebbero il loro peso politico, ma nel momento in cui riguardano i suoi affari personali - privati e politici - ecco che questi dovrebbero apparire come armi spuntate visto che i difensori dovrebbero essere casomai altri.
Invece no: una parte dell'opinione pubblica, quella di riferimento, non recrimina, anzi non avrebbe nulla da eccepire, sposando la tesi del proponente.
Da qui fa seguito la produzione di ulteriori leggi ad personam che sarebbero in fase di febbrile confezionamento per difenderlo con il placet della sua maggioranza e - cigliegina sulla torta - le recenti dichiarazioni che in caso di condanna il Premier si rifiuterebbe di dimettersi!
Anche qui l'opinione pubblica appare in gran parte assuefatta, anche difronte ad una affermazione estremamente grave: in caso di condanna per corruzione vi è l'interdizione dai pubblici uffici e da questa non si può mai derogare in forza dei voti ottenuti.
I voti ottenuti sono infatti una dimostrazione di fiducia e di consenso, ma nel momento in cui un processo sancisce una condanna non è questa che esautora la volontà elettorale, ma è la volontà popolare tramite la Magistratura che esautora chi ha ottenuto il mandato a governare: "in nome del popolo italiano,.................""
martedì, ottobre 20, 2009
I RIPENSAMENTI DEL MINISTRO TREMONTI
E proprio vero che sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico, ma in questi giorni ci troviamo ad ascoltare con attenzione le esternazioni del Prof. Tremonti che ci lasciano interdetti e stupiti tanto che non abbiamo ben capito se scherza o fa sul serio.
Per la verità questo "fenomeno" è iniziato qualche anno fa quando in piena economia di mercato globalizzato se ne uscì sollecitando azioni protezionistiche contro l'invadenza dei prodotti cinesi, dopo la caduta della moratoria doganale durata 10 anni.
In quel caso era evidente che la Cina (ma anche gli altri paesi emergenti) sviluppava la sua ricchezza prodotta incrementando la produzione volta all'esportazione, sfruttando il basso costo della manodopera che in forza di questo non poteva aumentare propozionalmente i consumi interni.
Ne è risultato che lo stato cinese è divenuto il principale sottoscrittore del debito pubblico americano e che i consumi dei paesi industrializzati erano fortemente riforniti dalla sua produzione.
Il fenomeno aveva ed ha due aspetti: il primo riguarda la qualità e salubrità dei prodotti (un tempo, per esempio le porcellane cinesi erano un segno di alta qualità e raffinatezza mentre oggi non risulterebbero affidabili sotto il profilo di qualità e salubrità); il secondo riguarda la estrema convenienza in termini di prezzo rispetto ai prodotti domestici.
Da che mondo è mondo i paesi più avanzati industrialmente hanno sempre innalzato innovazione e qualità per lasciare ad altri la produzione di prodotti a basso valore aggiunto tanto che già dalla prima rivoluzione industriale, caratterizzata dal passaggio dei telai (per cotone e lana) da manuali a meccanici sorsero le prime crisi produttive tanto da produrre forti emigrazioni di tipo coloniale.
Quindi in questo caso la produzione a basso valore aggiunto dei paesi industrializzati (Italia in particolare) è continuata tranquillamente senza tener conto che quei 10 anni di protezione sarebbero puntualmente finiti e che c'era tutto il tempo per convertire e ristrutturare destinando gli sforzi a nuove frontiere.
In questo senso i governi di allora ed anche i più recenti non hanno sviluppato una nuova politica industriale di concerto con le imprese, nemmeno mettendo mano alla revisione dei distretti industriali che hanno fatto grande il nostro paese.
Pretendere quindi di reintrodurre sistemi protezionistici era del tutto velleitario e non perseguibile.
Ricordo una vecchia e solida azienda veneta tuttora sulla breccia che produce macchinari sempre più avanzati tecnologicamente per la lavorazione della pelle; puntanto appunto sempre sulla innovazione e sulla qualità la sua storia non si arresta mai poichè se il prezzo del pellame (salt dry cow) era basso esportava le sue macchine in Eeuropa se invece si alzava notevolmente esportava negli altri continenti.
Riguardo al sistema bancario italiano ricordo benissimo che la principale accusa era quella di "nanismo" al pari di quella del sistema di distribuzione delle benzine e gasoli ovvero c'erano troppe banche solide ma troppo numerose e piccole (come i chioschi di benzina) per cui era necessario favorire un processo di aggregazione che le rendesse più grandi, più solide e più adatte a servire i clienti con offerte ad ampio spettro.
Questo successe anche con i chioschi di benzina il cui ampliamento e contestuale diminuzione nel numero avrebbe raggiunto masse critiche più ampie, maggior concorrenza e quindi prezzi più concorrenziali.
Il sistema bancario si è evoluto privatizzando tutte le banche di interesse nazionale ed enti di diritto pubblico ed oggi abbiamo dei campioni che non sfigurano assolutamente sul piano internazionale anche perchè sono cambiate le regole fondamentali (con la creazione della BCE ed un mercato unico per finanza e moneta) per l'erogazione del credito.
Non è più come un tempo (quello delle "bin" o dei "edp"che Tremonti rimpiange) dove per prestare più denaro occorreva raccoglierne sempre di più, calmierato dalle politiche monetarie di ogni stato (si chiamamo "limiti di accrescimento" professore), ma conta oggi la qualità del credito erogato che deve essere correlato alla forza patrimoniale di ogni singola banca, per cui se questo si deteriora per andamenti anomali dell'economia o per scelte avventate, la macchina del credito si blocca perchè i paramentri di solidità saltano.
Apprezzare quindi oggi da un lato la cautela attuata dalle banche nazionali nella erogazione del credito (rispetto ai subprime americani) e poi attaccarle perchè non aumentano il credito (con un calo del 21% della produzione industriale) come avessero il braccino corto, mi sembra una grossa contraddizione, fermo restando che un meccanismo per aiutare a vivacizzare l'economia va comunue trovato.
Se poi i "Tremonti bond" servono molto meno del previsto non ci si deve offendere, anzi, si dovrebbe essere contenti per le risorse rispamiate e pensare che altro mettere in campo per un vero rilancio dell'economia (con vincoli e limiti posti dalla restante fetta di mercato) che rimane l'obiettivo principale.
Ciliegina sulla torta, visto che non si può tornare indietro, ecco nasce la Banca del Mezzogiorno che potrà dare adito a forti frantendimenti: un certo tipo di società meridionale sgranerà gli occhi pensando ad una nuova e bella mucca da mungere, mentre l'altra si troverà qualche gocciolina da bere a stento.
Riguardo alla struttura del lavoro le recenti affermazioni del Ministro che auspicano un rafforzamento dei rapporti di lavoro fissi appaiono ancora di più sconcertanti.
Intendiamoci non auspico assolutamente che l'obbiettivo sia di rendere tutti i lavori autonomi (come qualche volta lascia trapelare il Premier) perchè i posti di lavoro a tempo indeterminato si sono ridotti in questi 20 anni, ma non possono scendere sotto soglie che non garantiscono una solida base produttiva ed industriale.
L'evoluzione dell'economia e la maggior circolazione di beni e persone ha contribuito l'incremento dei lavoratori autonomi e rapporti di lavoro subordinato più "sciolti" nel senso che tanti rapporti di lavoro a tempo indeterminato producono comunque spostamenti nei posti di lavoro ovvero nella vita lavorativa rapporti successivi con più datori di lavoro.
Quello che è stato un buco nell'acqua - e da questo non se ne può chiamare fuori il ministro Tremonti cospargendosi il capo di cenere - è stata la maledetta flessibilità trasformata in precarietà da un pò tutte le categorie di datori di lavoro (stato e parastato compreso) che sta creando una vera e propria crisi sociale in questa fase economica di recessione.
Questa manovra iniziata con l'accordo e consenso di tutti 15 anni fa ha prodotto una forte diminuzione della disoccupazione, ma vediamo ora che è come un "gigante con i piedi d'argilla" dove i sistemi di protezione sono modesti o inesistenti in una fase recessiva e dove il sistema delle imprese ha continuato a privilegiare il contenimento dei costi del lavoro, a considerare il fattore lavoro come un attore intercambiabile o incidentale, dimenticando che il fattore vincente è sia la produttività ma anche - e soprattutto - la maggior qualità; e la miglior qualità non si raggiunge con maestranze incerte o troppo intercambiabili.
Se a questo aggiungiamo che il sistema pensionistico è stato rivoluzionato sin dal 1994 e che a basse retribuzioni corrispondono sistemi contributivi miseri non è detto che ci si può mettere un bel tappo semplicemente innalzando l'età pensionabile; c'è un limite (nonostante i 120 anni auspicati per se stesso dal Premier) fisiologico a tutto per cui si lavora, male, una vita, alla fine si prende la propria liquidazione e... poi passa la comare secca !
Di questa "devianza" se ne sono disinteressati in molti; andava fatta con coraggio un forte aggiustamento ma alla fine ce chi ha preferito voltarsi dall'altra parte per non perder voti, chi ha messo il dito nella piaga cominciando ad aggiustare il tiro e così ci ha rimesso politicamente le penne.
Inneggiare quindi oggi al "posto fisso" suona molto come una grande presa in giro perchè per volerlo attuare significa reintrodurre regole di uno stato centralista, mentre se vogliamo parlare di rapporti di lavoro a tempo intederminato (fermo restando che ogni lavoratore sa che può cambiarne quanti ne vuole) allora sono altre le leve su cui occorre lavorare per favorire la creazione delle condizioni per attuarlo parlando chiaro non sono con i lavoratori ma anche con le imprese.
Significa riqualificare la scuola - veramente - fornendo anche indicazioni sugli sbocchi successivi sul mercato del lavoro, significa incentivare e riqualificare formazione e apprendistato, significa rivedere la qualità e la quantità del costo del lavoro complessivo, rivedere gli aspetti contributivi e fiscali - per lavoratori ed imprese, armonizzare la retribuzione dei fattori produttivi (la retribuzione della rendita è circa un terzo di quella del lavoro e del capitale), significa riorganizzare i distretti industriali, significa sviluppare politiche industriali che siano veramente selettive e produttive.
Tutti questi ripensamenti o pentimenti quindi non mi convincono per nulla perchè mi appaiono sempre di più, perchè messi li con un sorrisetto, con nonchalance, del "falsi scopi" (in artiglieria il falso scopo è il punto sul quale il puntatore fa il calcolo per colpire con l'obice il vero obiettivo che gli è nascosto)!
domenica, ottobre 18, 2009
RIFORME COSTITUZIONALI A MAGGIORANZA RELATIVA? DEJA VU !
Casualmente mi sono andato a rileggere vecchi articoli scritti su questo blog e ne è spuntato uno sulle iniziative velleitarie ed avventuristiche del Premier in carica che sembra riproporci pari pari.
E' del 10 ottobre 2005 ed era in approvazione la "devolution" e la riforma costituzionale che fu poi bocciata con il referendum confermativo del giugno 2006.
Il clima era lo stesso che sta improntando il cavaliere (faso tuto mi)in questi giorni, con gli stessi attacchi alle minoranze (giornali, magistratura, opposizioni,ecc)anche se ora è ben più inacidito (il clima) per le sue vicende personali che non si possono certo mettere "sotto il tappeto".
Con le affermazioni di questi giorni il premier vuol ripetere la stessa operazione, per la verità ben più articolata, sperando che questa volta gli vada meglio.
Non ha infatti nessuna intenzione di fare riforme costituzionali coinvolgento tutto l'arco parlamentare perchè sarebbe segno di debolezza politica che farebbe a pungni con il suo tanto sbandierato 68% (non ho ancora capito di cosa); il confronto politico ed istituzionale non è poi un'arte nella quale brilli particolarmente: lo vuole fare da solo, a proprio uso e consumo (non nell'interesse dell'Italia) confidando che questa volta il referendum confermativo (che può essere chiesto da più di 1/5 dei parlamentari, o da 5 consigli regionali o da 500 mila elettori) non passi (non occorre il quorum in questo caso il quorum).
Questa è la strategia che intende perseguire ed è per questo che suona ancora più forte la grancassa quasi a voler prefigurare una maggioranza elettorale che non è mai esistita; di questo tutti gli italiani che votano devono essere coscenti e ben consapevoli.
Intendo dire che cambiare amministrazioni regionali per esempio è del tutto legittimo (è nei giochi dell'alternanza), ma bisogna tener bene in considerazione gli effetti che vanno oltre a questo cambiamento; si innescherebbe una reazione a catena e questa trama che sta tessendo il premier potrebbe attivare risultati devastanti sul piano democratico.
La Costituzione è la legge fondamentale dello stato e le sue modifiche devono essere dettate da reali necessità migliorative per la comunità nazionale per cui volendo - ed occorre dimostrarne e spiegarne la necessità in modo ampio e chiaro, non a slogan da stadio - trasformare la nostra repubblica in presidenziale oppure in premierato, è evidente che la struttura di pesi e contrappesi che evitano le prevaricazioni istituzionali (e quindi democratiche) vadano anch'esse verificate e riviste.
Non penso proprio che questo aspetto venga tenuto in debita considerazione in questo programma perchè i fatti dimostrano che i lacci e lacciuoli non piacciono e non sono mai piaciuti al premier che vede qualsiasi forma di controllo o qualsiasi valutazione critica come n attentato alla "volontà popolare" (se il sostegno popolare è così ampio di che si preoccupa ?).
Se la logica dei pesi/contrappesi viene disattesa ecco che si innescano le derive populiste e antidemocratiche delle quali TUTTI gli italiani devono rendersi conto ed assumersene le responsabilità (purtroppo già un'altra volta è successo il contrario).
I cambiamenti fondamentali vanno fatti sempre per benino facendo attenzione non all'0ggi, al contigente, ma anche in prospettiva.
Libertà, uguaglianza e fraternità sono le parole simbolo della rivoluzione francese e della repubblica francese; in Italia - mutuando il pensiero di Eugenio Scalfari nel sue editoriale odierno - occorre riaffermare Libertà, Eguaglianza e Solidarità, principi che devono vivere indissolubili perchè l'assenza di uno di essi o il poco peso specifico portano a derive assai preoccupanti.
A presto
sabato, ottobre 17, 2009
MAGGIORANZE MUSCOLOSE E.... INCONCLUDENTI
Riprendo a scrivere dopo alcuni mesi non tanto perchè non ci fosse materiale ed eventi su cui riflettettere, ma per esclusivi motivi di tempo e di presenza continuativa al sito ed internet più in generale.
Di fatti, da giugno, ne sono occorsi parecchi sia sul piano internazionale che interno, di tutte le specie e volerne riparlare, anche su quelli più recenti potrebbe risultare un fatto ripetitivo e poco originale.
L'analisi riguarda una grossa contraddizione che caratterizza la maggioranza di governo di centro destra interno che ha retto le sorti dell'Italia nel periodo 2001 - 2006 ed il periodo 2008 - 2009 (ottobre).
E' fuor di dubbio che i governi di centrosinistra dal 1994 nelle loro svariate formule e composizioni si sono retti su maggioranze striminzite e queste sono state la causa della loro durata e dei risultati che avrebbero potuto essere ben più significativi di quelli riscontrati.
Le maggioranze pletoriche e litigiose hanno retto bene sulle problematiche contingenti, ma la stagione delle riforme è stata enunciata e solo timidamente avviata.
Quindi è la mancata solidità delle alleanze e la modesta maggioranza che ha tenuto questi governi con il fiato corto.
Legge elettorale e le volontà dell'elettorato hanno portato ad una semplificazione del panorama politico alla quale vanno aggiunte - in entrambi gli schieramenti - operazioni di aggregazione politica che hanno semplificato ancora di più il panorama stesso.
Nel caso invece del centrodestra questo ha governato con maggioranze solide e quella in corso pure ampia, ma i risultati del primo quinquennio ed anche di quello in corso sono estremamente modesti per cui si può tranquillamente affermare che non è sufficiente ottenere ampie maggioranze parlamentari per assicurare automaticamente altrettante politiche incisive ed evidenti.
Nel quinquennio 2001 - 2006 la situazione economica mondiale subiva le conseguenze di fatti economici come lo scoppio della bolla speculativa della new economy avvenuto nel 2000 e di fatti terroristici come l'attentato alle Twin Towers, e l'avvio di due guerre in Afghanistan e poi in Iraq, che hanno sempre comunque effetti e rilevanze economiche.
L'economia italiana stentava non poco (diversi trimestri con Pil a crescita zero) dopo aver vinto la "battaglia" di conversione all'euro condotta dai governi precedenti di centrosinistra.
Che cosa ha fatto il governo Berlusconi in quel quinquennio ? Valutate voi !
Non ha assolutamente gestito la fase di change over da lira ad euro invocando la sua politica liberista con il risultato che il mancato governo di questo fatto ha prodotto la più grande redistribuzione dei redditi senza alcuna opposizione; in una fase di economia stagnante chi ha potuto ha incrementato i prezzi senza produrre grande inflazione e chi non ha potuto si è trovato in poco tempo a dover affrontare i problemi della "quarta settimana".
In quel periodo Francia e Germania si trovavano in condizioni peggiori a quelli dell'Italia tanto che il ministro Tremonti continuava ad insistere sul fatto che questi due paesi - a differenza dell' Italia - erano sotto inchiesta Ue per aver superato i parametri di Maastricht, mentre Gran Bretagna e Spagna crescevano con ampie percentuali (rivelatesi poi - obbiettivamente - fragili perchè legate ad un solo settore, l'edile per la Spagna e il finanziario per la Gran Bretagna).
La situazione meno grave dell'Italia era però frutto di politiche eccezzionali come "scudi fiscali" condoni ordinari e tombali esauriti i quali le criticità sono emerse sino ad andare sotto inchiesta Ue per il non rispetto dei parametri.
Se rileggiamo quanto dice Tremonti oggi sui pericoli e sulle previsioni dell'economia finanziaria scoppiata poi nel 2008 si resta sopresi dal fatto che pur prevedendolo nulla abbia fatto di innovativo e di preventivo (a parte proporre, invano, 1 e 2 euro di carta e nuove barriere doganale verso i paesi emergenti).
La riprova sta nel fatto che all'inizio del governo Prodi bis già si parlava di crisi nelle famiglie già alla a "terza settimana".
Sugli altri temi poco si è visto di strutturale e di innovativo: sull'immigrazione la Legge Bossi-Fini (sconfessata in parte con nuove iniziative nella legislatura attuale) sulle pensioni la revisione che sarebbe decollata nel 2008 (quindi nella legislatura successiva) e la nuova legge elettorale.
Sul resto piccole iniziative qua e la senza collegamenti strutturali e qualche legge ad personam; per il resto deserto assoluto !
Nel biennio 2008 - 2009 la musica non è cambiata perchè la stagione delle riforme e dell'ammodernamento dello stato non è partita per nulla.
Sul piano economico, pur sapendo coscientemente dei tarli finanziari che minavano l'economia mondiale e quindi anche e comunque quella italiana, si "son messi in sicurezza " i conti dello stato, ma in realtà si è cercato di tener sotto controllo i conti confidando nello stellone, mentre invece è scoppiata ad autunno 2008 una crisi finanziaria mondiale e quindi industriale per cui i conti sono andati a farsi benedire, senza nemmeno, per contrappeso, aver attuato una politica economica che proteggesse le fascie di italiani economicamente più fragili.
Per la verità le capacità di autoconservazione economica hanno costituito una sorta di paracadute per tante anziende(che ricorrono alle scorte) e tanti italiani (che ricorrono al loro risparmio), ma ora sono giunti a terra, per cui si teme fortemente che i reali effetti della crisi economica mostrino la loro virulenta in forma ritardata; se a questo si aggiunge che le capacità di recupero dei "fondamentali"(pil, consumi, produzione industriale, occupazione, ecc), ridottisi a livelli di parecchi anni fa, si preannuncia assai lenta si ben comprende che l'assenza sostanziale di una politica industriale ed economica di spinta, nemmeno oggi, non aiuta assolutamente il paese a mettersi per lo meno al passo con gli altri paesi europei.
Sul piano delle riforme, pur con il breve tempo trascorso, non si può che riscontrare la assoluta assenza di azioni ed iniziative incisive.
Non è per minimizzare ma sul tema immigrazione si è affrontato e parecchio male quella proveniente via mare dall'Africa che è circa il 10% del totale e men che meno si è imbastita una ampia politica di integrazione.
Sul tema sicurezza poi sembra più un fenomeno sgonfiato che governato perchè il gran battage di primavera 2008 su fatti accaduti è come d'incanto scomparso o quasi sostituito dai drammi degli incidenti stradali provocati anche da l'abuso di alcolici e l'uso di droghe.
Sulla Pubblica Amministrazione abbiamo visto annunciazioni di principio, ma poi di fatti ben pochi (le statistiche di Brunetta ricordano molto da vicino il pollo di Trilussa); anche l'attivazione della class action (decisa dal precedente governo e per prima cosa bloccata dall'attuale) decolla troppo morbida essendo escluso (si spera per il momento) il risarcimento del danno.
Sul piano istituzionale si sono gettate le basi (ma in effetti è soltanto una "prima pietra") sul federalismo fiscale (ma ricordo che è dal 2001 che se ne parla) e non sappiamo quali saranno i passi successivi che la riempiano di contenutti attuativi.
Ecco dunque i fatti nudi e crudi: una maggioranza ampia e solida che non riesce a partorire che un topolino.
Anzi, oltre a saper governare le emergenze (che non sono poi cosi ampie anche se drammatiche) come la monnezza a Napoli, il terremoto a L'Aquila o le frane in Sicilia, altro non si vede: di atti che riguardano la modernizzazione del paese nemmeno l'ombra e di riforme utili a tutto il paese men che meno.
Anzi vengono posti ulteriori obiettivi con il vago sospetto che servano più per mantenere alta l'attenzione su nuovi temi, piuttosto che modificare a fondo la struttura istituzionale del paese.
Anche in questi giorni si parla di modifiche istituzionali e costituzionali non comprendendo quali siano i reali obiettivi che rispondano agli interessi della collettività.
Sembra quasi che questa incapacità inequivocabile a governare, cioè a trasformare idee e programmi in atti concreti riscontrabili da tutti, non dipenda da problematiche interne, ma si voglia attribuirle alla struttura organizzativa e istituzionale del paese.
Come a dire: abbiamo la maggioranza, è una maggioranza solida e coesa, ma con tutti i lacci e lacciuoli che esistono nemmeno le buone intenzioni di cui è lastricato il nostro programma possono diventare realtà.
In quest'ottica tutto quello che può costituire intralcio o rallentamento nella "grande avanzata" diventa un fatto o fattore destabilizzante, un granello che blocca gli ingranaggi per cui partono le accuse alla Consulta, al Presidente della Repubblica, ai giornali indimentdenti, alla magistratura, agli scettici e via discorrendo.
In realtà invece l'attuale maggioranza è un gigante con i piedi d'argilla perchè anche nei temi in cui intende legifeare su materie ordinarie sopporta una discussione interna che non appare, ma che invece esiste, per cui sulla sicurezza, sulla migrazione, sull'efficenza della PA passa circa un anno perchè diventino legge.
Non parliamo poi dei temi "sensibili" dove si dedica tempo per determinare nuovi assetti e regolamenti su tematiche che non sono di importanza primaria (la primarietà deriva dalla utilità e vantaggio per la più ampia fascia di italiani), ma si rivelano utili solo per le necessità personali del premier.
Si è perso tempo inutilmente sulla norma blocca processi bocciata dal Presidente della Repubblica, si è perso tempo sul Lodo Alfano bocciato dopo un anno dell'entrata in vigore dalla Consulta le cui utilità sono altamente dubbie perchè non risolvono o non favoriscono nessuna fascia sociale nè tanto meno migliorano la qualità dell'Amministrazione.
Esponenti e leader di maggioranza sanno perfettamente che i temi sin qui affrontati non sono quelli effettivamente utili per qualificare il suo operato, ma anzichè aggiustare la rotta e scelgliere una buona volta temi qualificanti, magari non condivisibili, ma qualificanti, persistono nel ricercare colpevolezze altrui e soprattutto affrontare nuove tematiche strutturali e costituzionali, quasi a voler dimostrare che sono le regole costituzionali in essere che impediscono l'azione di questo governo.
Occorre a questo punto sgomberare il campo da equivoci nei quali l'opinione pubblica può cadere:
non è vero assolutamente che l'attuale struttura costituzionale appesantisca l'azione di governo perchè le regole costituzionali sono basate sul principio di pesi e contrappesi, per cui i processi legislativi ordinari sono chiaramente definiti e se il governo e la sua maggioranza vogliono innovare e modernizzare non hanno che da mettersi al lavoro su temi utili al paese.
Inoltre anche le riforme hanno temi di ordinaria amministrazione per cui una volta fatti salvi i principi costituzionali sta nell'eficcenza della maggioranza produrre risultati validi ed utili.
Attribuire quindi le proprie inefficenze a vincoli costituzionali che si vogliono abbattere a colpi di maggioranza relativa e successivi referendum è una operazione che rasenta una azione di tipo totalitario.
Tutta l'opinione pubblica, di centrodestra e di centrosinistra, deve essere consapevole che la carta costituzionale non si può cambiare ad ogni pie sospinto, a seconda delle proprie conveninenze o esigenze per il semplice fatto che i governi durano al massimo 5 anni mentre la Costituzione dura per sempre e per tutte le stagioni; si dimentica poi che seguire questa procedura può portare i risultati attesi in tempi assai lunghi, pari a quelli che si impiegherebbero con la procedura costituzionale classica a maggiranze dei 2/3 e doppio turno di esame parlamentare.
Quindi qual'è il motivo? Temere di non ottenere i consensi qualificati oppure voler fare un gioco al massacro ricorrendo ad un percorso ordinario e complicato dagli esiti assai incerti ?
Non dimentichiamo poi che le modifiche costituzionali essendo nell'interesse di tutti debbono avere il coinvolgimento, per la loro realizzazione, da parte di maggioranza ed opposizione; diversamente potremmo parlare di "dittatura" della maggioranza.
Altre tematiche, sempre costituzionali, vengono affrontate come la panacea che risolve tutti i mali, mentre ancora una volta si è sbagliato obiettivo (magari per secondi scopi non certo reconditi); i cittadini hanno bisogno una buona volta di una giustizia veloce sia civile che penale per cui non centra proprio nulla ipotizzare la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri; qual'è il vero motivo di questa separazione ? Non è certo quello di velocizzare le procedure di giudizio perchè per ottenere questo occorre agire sulla organizzazione della giustizia, non sulla separazione dei ruoli che già esiste (il giudice o i giudici giudicano, il giudice istruttore determina se sussistono i reati, li classifica e rinvia a giudizio, il pubblico ministero rappresenta lo stato nei confronti di chi ha commesso reati).
In realtà con questa operazione si vuole dividere in due l'organo di controllo della magistratura tutta, il CSM, e trasferire al potere esecutivo una parte della magistratura con correlazioni politiche immediate che non assicurano nel tempo omogeneità.
Il Csm è nominato per un terzo dal Parlamento, per un terzo dalla Anm e per un terzo dal Presidente della Repubblica per cui (come per la Consulta) le forse politiche e istituzionali che li eleggono si elidono a vicenda creando quindi la sua reale autonomia ed indipendenza.
Ora se si attuasse la separazione delle carriere e degli ordini di controllo uno di questi sarebbe il potere politico esecutivo (il governo in carica) con una connotazione politica quindi che non garantisce sin dal giudizio autonomia ed indipendenza.
Qual'è, ripeto lo scopo ? Attribuire all'esecutivo ulteriore potere per farlo più bello?
Oppure attribuire a questo esecutivo un potere di manovra per interessi di parte ?
Altre modifiche costituzionali riguardano ampiezza e funzioni dei due rami del parlamento affiancate da maggiori poteri attrobuiti al capo dell'esecutivo.
E' un tema estenuante del quale si parla da tempo, ma da tempo batte il passo proprio perchè, soprattutto quello dell'esecutivo, non comporta carattere di particolare urgenza e perchè i pensieri al riguardo sono diversi e complessi.
Affrontare quindi una revisione costituzionale dei poteri politici/istituzionali e degli ordinamenti è un tema che deve appassionare tutti e deve coinvolgere tutto l'arco parlamentare affiancandosi all'attività ordinaria di parlamento e governo.
Intendo dire che se l'orientamento prevalente fosse quello del cancellierato (Germania) questo potrebbe incrociarsi bene sia con una struttura parlamentare accentrata (come ora ) che con una struttura decentrata (monocamera con senato regionale), ma se l'orientamento prevalente fosse la formula della repubblica presidenziale (Francia) ecco che cambiamenti e ruoli di Parlamento, Governo e Premier andrebbero soppesati e ridisegnati in modo sensibile.
L'azione di questi giorni del premier in carica invece dimostra di essere in forte difficoltà nonostante la sua ampia maggioranza, e gli affondi o minaccie di affrontare tematiche costituzionali da solo (o mi seguono o vado avanti da solo) dimostrano l'ulteriore sua difficoltà.
E' una chiama alle armi per i suoi alleati che presentano posizioni differenziate ?
O è effettivamente un atteggiamento violento per ribadire al mondo la sua forza ?
In entrambi i casi è una operazione che rasenta l'eversione perchè imboccare una strada di modifiche costituzionali è estremamente pericolosa anche per lui: può favorire lo scontro, una spaccatura del paese, ma può impiegare risorse, tempo e azione politica (sottratta a demi più utili al paese) che alla fine del percorso si possono trasformare in grande fallimento.
Il risultato sarà comunque quello di non aver usato al meglio la propria maggioranza e di aver prodotto danni al paese, avvolto dalle diatribe e privato di valide politiche economiche ed industriali di crescita
domenica, giugno 14, 2009
AZIENDA ITALIA
Con le affermazioni di ieri a Confindustria, il Premier Berlusconi finalmente dice chiaramente qual'è il suo modus operandi in politica e qual'è anche il suo modello di riferimento.
Sostiene infatti che l'Italia debba essere "governata" come una grande azienda per ottenere ridultati apprezzabili e soprattutto gli obiettivi che si è dato da quando è sceso in campo.
Da qui ne discende che quando emerge una opposizione al suo operato, che sia efficace o meno, egli può tranquillamente affermare che si è in presenza di un fenomeno eversivo.
Non ci siamo proprio !
Una cosa è gestire la cosa pubblica in modo efficente ed efficace, managerialmente insomma, una cosa è pensare chel'organizzazione amministrativa di uno stato per esserlo debba essere mutuata dalle regole che gov ernano le imprese.
Infatti in qualsiasi impresa che sia una public company o una piccola azienda i principi democratici, giustamente, non esistono; democratici nel senso che nel suo divenire non si ricerca mai il consenso, bensì la condivisione degli obiettivi da cui discende la premialità più o meno accentuata ed anche, in casi esremi, l'esclusione dal fattore produttivo.
In una impresa quindi non si fanno asseblee con mozioni e contromozioni, ricerca di alleanze, liste, votazioni ecc (questo riguarda caso mai i criteri di rapprtesentanza dei sindacati ), ma l'imprenditore o il management studiano i programmi di sviluppo, coinvolgono le maestranze (le quali possono anche apportare idee migliorative), inseriscono un sistema più o meno premiante e poi si passa all'opera, ma non si rimette certamente in discussione ogni giorno quello che si è programmato.
In sostanza l'imprenditore espone il suo programma alle maestranze, lo spiega per bene, potrà anche accogliere o meno loro contributi, ma alla fine si parte e si fa come lui dice; a risultati ottenuti ci saranno pure premi se previsti in modo più o meno sistematico, ma per chi avrà tirato indietro o si sarà messo di traverso i potranno presentare momenti assai critici.
Nel nostro caso il Premier usa a seconda delle sue convenienze politiche sia la leva del consenso
che quella della condivisione:
con il consenso intende giocare ogni volta che opera il peso della sua maggioranza secondo il ben noto assioma che siccome è il più votato, automaticamente, quel che dice o fa è giusto e approvato appunto dal popolo che lui rappresenta.
La leva della condivisione la usa invece sia in ambito esecutivo che legislativo, ma cade su un principio ovvero quello fondamentale attribuito all'opposizione che è quello di controllo e stimolo, che invece non esistono assolutamente in nessuna azienda.
Da qui emerge il fastidio per le posizioni assunte dall'opposizione in qualsiasi forma e modo, attribuendole poi iniziative recondite che non esistono.
Attribuire a progetti eversivi lo scopo di stravolgere la volontà del popolo è una enorme baggianata infatti.
Innanzitutto è bene precisare che l'elettorato ha votato una coalizione dove si è inicato un rappresentante per la presidenza del consiglio in caso di vittoria; la riprova è che se il nuovo Premier fosse destinato ad altro incarico come la Presidenza della Repubblica, la legislatura resterebbe in piedi e la coalizione vincente, se crede, nomina un nuovo Premier (Berlusconi confonde il leader con il premier).
I fatti Mills, Noemi, Veline e aerei di stato sono fatti che non ha confezionato l'opposizione, ma sono eventi riscontrati con obiettività da più soggetti (anche la moglie del Premier) e su questo tanti hanno voluto chieder conto.
Se poi questo è stato giudicato con indifferenza, questo rientra nella sfera delle valutazioni individuali di tutti, ma da qui a dire che vi era un progetto - addirittura internazionale -per disarcionarlo, mi pare riconoscere poteri agli avversari talmente grandi che sul piano elettorale l'opposizione dovrebbeavere risultati fantasmagorici.
Questo invece è il pericolo invece: voler trattare l'Italia come una azienda significa in questo caso attuare un progetto eversivo sotteraneo, dove il dissenso non può esistere, dove qualsiasi cosa che non sia in funzione degli obiettivi dati, va eliminata, nonostante la larga maggioranza di cui questo governo gode.