martedì, gennaio 26, 2016

FATE ATTENZIONE ALLA POLITICA DELLA ANNUNCIAZIONE !

Rubo questo titolo ad un vecchio sketch de La Smorfia nel quale Lello Arena con il suo cadenzato "annunciazzionee,  annunciazzionee!" presentava l'apparizione di Massimo Troisi che impersonava la Madonna con un semplice velo celeste sul capo e sulle spalle.
Ebbene la nostra politica beneficia da almeno 22 anni delle annunciazioni dei vari leader politici che preannunciano novità che poi bene o male si concretizzano.
Talvolta qualcuno si dolse - Berlusconi - di non aver informato l'opinione pubblica adeguatamente di quanto fatto e qualche volta assunse un vero e proprio "contratto con gli italiani" che dimenticò poi di "spuntare".
Più recentemente la tecnica della annunciazione si è manifestata più volte con altri leader politici come Renzi che la utilizza come vero canale di comunicazione appunto.
 Una vera tecnica del tutto simile a quella pubblicitaria che può presentare spesso se tirata all'eccesso degli effetti contro producenti; dei veri e propri boomerang e molto spesso ci si dimentica di farli notare adeguatamente .
Quel che si sta verificando in questi ultimi tempi però è il fatto che questo fenomeno dell' annunciazione viene utilizzato in moto troppo disinvolto sino a creare dei veri falsi ovvero dei veri stravolgimenti della realtà soltanto allo scopo di trarne vantaggio immediato in termini di sostegno e consenso politico, e lasciando strascichi che stravolgono la realtà e la convivenza civile.
Forse perchè gli slogan che li hanno portasti alla ribalta non possono più esser riutilizzati o perchè ne occorrono di nuovi perchè quelli storici non si son dimostrati efficaci.
Tra questi emergono senz'altro Matteo Salvini coon la Lega e il M5S (movimento grand hotel) con i  suoi principali esponenti, Grillo in primis.
Al riguardo di querst ultimo mi domando spesso che differenza c'è tra un suo comizio e un suo spettacolo teatrale ?
In sostanza si parte molto spesso da una notizia, la si dilata oltre misura mettendo a fuoco un particolare e lasciando perdere il contorno tutto per attrarre l'attenzione ed il consenso conseguente, coronato dalle rimostranze di chi legge la notizia magari attraverso i principali media e social blogs.
Per la verità c'è un illustre precedente - parliamo in qursto caso di carta stampata - che occorse al direttore di un quotidiano di area cattolica che fu attaccato da un altra testata che pubblicò documenti accusatori rivelatisi poi dei veri falsi ( Scandalo Boffo ), ma qui gli eventi non sono di quella gravità se non quella di crearsi consensi e conseguenti malcontenti in modo artificiale, subdolo, sotterraneo, tanto da "inacidire" pian piano  proprio i rapporti nella collettività.
E di casi qui ce ne sono a iosa, laddove appunto si parte da un fatto, lo si dilata,  si monta come dico spesso  "la majonese" (o si mena il torrone se preferite) per creare reazione verso questo o quel politico precedentemente messo nel mirino.
L'obbiettivo è attaccare il Governo ? O il Premier ? ed ecco un fatto che può tornare comodo al bisogno.
Si badi bene il mio interesse non è difendere un partito o un leader, ma denunciare comportamenti che possono stravolgere la cosa più preziosa: l'informazione.
Da qualche giorno si parla di una fantomatica "audi gialla" (rubata a Malpensa il 26 dicembre ?) che scorazza nel nord est i cui occupanti commettono rapine e viaggiando contro mano  (addirittura spaventano una automobilista sino a farla morire dallo spavento) e  comincia il coinvolgimento del pubblico che attraverso che so Face book, si mette alla ricerca  del terzetto di rapinatori; appaiono delle foto, sono di soggetti stranieri (albanesi?), la Lega e Salvini montano un bel battage su sicurezza, migranti, incapacità delle autorità al rispetto delle regole e a trovare quest'auto che viene vista un pò ovunque; insomma un bel fatto succulento per sostenere le proprie tesi e i propri slogan che ben conosciamo, ma poi tutto si squaglia  come la neve al sole: la foto è vecchia di un anno e non si sa chi l'abbia tirata fuori, due dei due soggetti non sono in Italia (uno è addirittura in  carcere nel suo paese) ed il terzo, clandestino, si costituisce per scagionarsi ,a Torino, dimostrando che di audi gialle non ne ha mai maneggiate; infine la macchina introvabile, com'era intuibile viene trovata bruciata sempre nel nord est.
E di fatti del tutto assimilabili se ne possono citare molti altri.
L'altro giorno leggo un post su face book segnalatomi da un amico stilato da una alta carica del Parlamento nel quale questi  afferma che al parlamento Europeo a Bruxelles si è deciso di mandare in soffitta il made in italy a causa della decisione di consentire l'importazione senza dazio di olio d' oliva dalla Tunisia.
Questo fatto viene ritenuto grave perchè metterebbe in difficoltà l'olivo coltura del nostro sud e naturalmente parte l'accusa al partito di maggioranza, il PD ed altri partiti, di non pensare mai una volta agli interessi delle imprese italiane.
Poi appaiono i numeri: 23000 tonnellate di olio che si aggiungono alle 57000 già autorizzate ed una bella percentuale di incremento del 40% !
Vado a vedere - e nel contempo chiedo a chi ha scritto l'articolo - quanto sia la nostra produzione di olio - 500 mila tonnellate in media l'anno - e quanto siano i nostri consumi - 650 mila tonnellate, ma ovviamente non ricevo risposta (anzi noto il tentativo di far sparire il mio quesito); inoltre il primo produttore dopo l'Italia di olio al mondo è la Spagna con il triplo della nostra prtoduzione.
Nel frattempo la majonese sta montando velocemente - migliaia di condivisioni - su un fatto del tutto marginale, perchè l'obiettivo non è stato quello di denunciare un comportamento disdicevole, ma utilizzare un comportamento del tutto normale, stravolgendolo, per ottenere l'obbiettivo di trovare consenso - magari tra gli agricoltori di Puglia, Calabria e Sardegna - contro i.soggetti incriminati anche se non sono responsabili di alcun chè.
Altro fatto che calza a pennello emerso  oggi e sostenuto dal leader carismatico M5S riguarda il pagamento del canone Rai - ridotto a 100 euro l'anno - che come noto avverrà per 7/10 nel mese di luglio  (i 3/10 nei mesi a seguire)attraverso la bolletta elettrica e, lo dico prima a questo punto, l'obiettivo è attaccare il Governo per trovare consenso tra gli evasori che fini all'anno scorso, non hanno mai pagato alcun canone.
Lo si vede dai consensi ottenuti su face book e dal fatto che per dilatare il problema comincia ad accusare il Governo ed il Premier che la Rai è un soggetto fascista, che l' amministrazione Rai sia nominata appunto dal Governo (la Vigilanza Rai è presieduta da un rappresentante M5S) e via di questo passo.
Insomma ancora una volta presentare un fatto a tinte fosche montando un polverone oltre misura, quasi a voler sostituire la vecchia tecnica che ha portato ai grandi risultati elettorali del 2013.
Per di più non è emerso alcun timore di pagare due volte la tassa nel caso di due enti erogatori sullo stesso nominativo!
La tecnica ormai è del tutto simile a quella della reclame dei prodotti di bellezza, alimentari o di pulizia della casa: velocità e precisione nell'indicare l'obbiettivo: vuoi indicare che il tuo bianco è più bianco che di più non si può ? Indichi che il mio non è bianco  ma grigio per cui attacchi nella fattispecie il Pd perchè alcuni suoi esponenti locali o  dipendenti di amministrazioni locali si sono dimostrate infedeli; poi accade lo stesso incidente anche a te (uno è vero ma visto che le amministrazioni son poche meglio così) ed allora comincia il piagnisteo perchè gli attaccati d'un tempo ti attaccano.
Vuoi attaccare quotidianamente il Premier ? Ecco pronto l'attacco di oggi "" Renzi riceve il premier iraniano che ha condannato all'impiccagione gli omosessuali " e poi giù l'articolo del quotidiano on line che parla del tema della pena di morte in quello stato, ma non nei termini che ci si potevano attendere dal titolo.
Certamente la notizia fa il suo bel effetto ma è imprecisa, parziale, truculenta ed improvvida.
Certamente utilizzare un fenomeno, quello delle condanne a morte nel mondo e in Iran in particolare per avvantaggiarsi politicamente mi sembra un bel ladrocinio; toccare le tipologie dei condannati dimenticando che numericamente sono molti di più  (gli omosessuali ? e gli altri che sono ?) - circa un migliaio nel 2015 -  parecchio improvvida.
Dimenticare che effettivamente questa visita è imbarazzante per tutti ma anche  necessaria visto che deriva da una fase di recenti accordi internazionali relativi agli armamenti nucleari è fatto importante, come estremamente distratto appare il fatto - e non se ne capisce la ragione recondita - di non dire che questo premier iraniano è stato ieri ricevuto dal nostro Capo dello Stato ed oggi oltre che dal premier è stato ricevuto dal Papa.
In sostanza il M5S dando la notizia in quel modo dove vuol andare a a parare ? Sembrerebbe che lo scopo sua sia quello di mettere semplicemente in cattiva luce il Premier per interessi di bottega M5S ovviamente, non certo per onor di cronaca !
Ecco di casi simili occorrerebbe appuntarseli ogni giorno per poi analizzarli e valutarli, ma è certo che i canali di informazione, soprattutto i media informatici come i social net work e i giornali on line sono un canale formidabile di comunicazione per la velocità con cui ci informano, ma occorre mantenere fortemente il proprio senso critico, perchè ritengo molto facile che si possa venir influenzati sugli eventi anzichè correttamente informati, lasciando poi a noi le nostre conclusioni, non quelle preconfezionate da chi vuole stravolgere la comunicazione.

lunedì, dicembre 14, 2015

MACCHE' BANCHE : RISPARMIATORI SALVATI !

L'intervento per decreto che regola il la nascita di un fondo interbancario apposito per le quattro banche locali è impropriamente definito "salva banche" perchè in realtà non salva proprio per niente le quattro banche in crisi, ma semplicemente quasi tutti i suoi clienti.
Le quattro banche peraltro già commissariate da tempo dalla Bankit sono state messe in liquidazione(e gli amministratori mandati a casa), ma precedentemente sono state svuotate di tutti i loro attivi (prestiti alla clientela in bonis) e tutti i loro passivi (ossia deposito il c/c, depositi a risparmio, certificati di deposito ed obbligazioni ordinarie emessa dalla basca stessa) che sono tutti confluiti nelle nuove banche che hanno rilevato pure il marchio.
Sono stati trasferiti alle nuove società pure tutti i valori amministrati per conto dei clienti (ossia titoli di stato e  azioni , fondi, polizze emesse da terzi).
Naturalmente i soliti maligni ci vedono l'affare che che andrebbero a fare le banche che hanno scucito 2,7 mld di euro poichè poi se tutto va bene le rivenderebbero poi  a maggior prezzo ...
Sono rimaste invece nelle società "fallite" le azioni e tutti i titoli parificati come le obbligazioni subordinate, convertibili ecc. che costituiscono il cosiddetto capitale di rischio oltre ovviamente ai crediti incagliati o a contenzioso il cui ammontare, evidentemente abnorme, è la causa principale dello stato di crisi.
Quindi chi ora schiamazza per pura convenienza politica (per mettere il bastone fra le ruote in buona sostanza), ma a sproposito (sfruttando anche casi drammatici di questi giorni) tralascia di affermare che i risparmiatori di queste quattro banche, circa un milione di persone ,  sono stati salvati dal decreto tanto vituperato insieme a circa 200 mila aziende affidate.
Perchè deve essere chiaro che quando una banca va in bancarotta, non esistendo più il bail out, i rubinetti del credito si chiudono perchè non è più possibile che banche più solide rilevino le banca in crisi sostituendosi quindi nelle ragioni di credito (crediti concessi) e in quelle di debito (raccolta di qualsiasi tipo ed azioni ed similia) e vengono pertanto chiesti in dietro i denari prestati.
Per cui affrontare il problema che coinvolge una delle "materie prime" più usate al mondo, il denaro, in modo così avventato  ( torna comodo  attaccare quel politico o quel ministro a prescindere dal suo operato) può provocare reazioni a catena ingiustificate che posso portare a conseguenze impensabili.
Il problema rimasto sul tappeto, ma che esisteva latente comunque sia ben chiaro, riguarda non già gli azionisti (che già non è poco), ma circa 10.500 obbligazionisti subordinati perchè dalle proteste che emergono (a detta anche di coloro che cavalcano le disgrazie altrui per pure conveniente politiche) si potrebbe supporre che molti di questi abbiano investito risparmi in prodotti per i quali non era ben chiaro il livello di rischio, ovvero non gli era stato spiegato per bene (sono esclusi altri  2500 circa obbligazionisti che hanno acquistato detti titoli sul mercato secondario).
Ricordiamoci sempre comunque che il rischio negli investimenti c'è e esisterà sempre in qualsiasi investimento si vada a parare; se non si rischia sul capitale (ma anche a tener contante in tasca si può raccattare una banconota falsa o farsela sfilare dal portafoglio) si rischia sul suo rendimento.
Ovvero il livello del rendimento è diretta espressioni del rischio che si va ad assumere  secondo i principi logici: "più  lungo è il tempo più alto è il tasso" e "a parità di tempo è più rischioso il tasso più alto"
Ma ritornando ai fatti c'è da ritenere quindi che il salvataggio dei risparmiatori vada allargato anche agli obbligazionisti subordinati, nei casi in cui sia comprovata l'innocenza e magari sia ravvisata una "forzatura" da parte degli operatori bancari.
Qui le formule si precano, ma se è certo che la danza la debba condurre il Governo, è altrettanto certo che non può essere il Governo a finanziare anche questo intervento.
Rendiamoci comunque conto che gli strumenti per evitare di proporre prodotti inappropriati per i semplici risparmiatori esistono, ma sono dei profili articolati ed anche ferragginosi (son tra coloro che sostiene che ad essere troppo puntigliosi nello spiegare, si corre il rischio di non farsi intendere per nulla), son  soggetti alle variazioni che scaturiscono sia dal cambiamento dei rischi dei titoli già in portafoglio sia dalle nuove intenzioni di investimento che possono, se consapevolmente scelte, modificare il livello della propensione al rischio di ogni singolo risparmiatore.
Escludere l'acquisto di obbligazioni subordinate mi sembra una forzatura poichè significherebbe che un risparmiatore non può nemmeno comperare una azione.
Caso mai si dovrebbero marchiare sin dalla nascita con classi di rischio - sia nel capitale che nel rendimento -  ben chiare e riconoscibili in qualsiasi momento della vita del titolo e che i profili di rischio, bloccanti , non possano essere variati facilmente in breve tempo (non manipolabili).
Occorre poi fare una grande riflessione su quanto è avvenuto in questi ultimi 20 anni nel quadro del sistema bancario europeo poichè sino alla metà degli anni 90 il Sistema in Italia in particolare godeva di una auto protezione derivante (come cito nel precedente mio articolo) da vincoli sul tipo di attività creditizia in riferimento sia alle varie forme di raccolta, sia alle varie forme di impiego.
Queste ultime in particolare indicavano i tipi di operazioni riservate soltanto a poche grandi banche e vi era una netta separazione tra banca commerciale e banca finanziaria, mentre oggi tutti possono far tutto ed ovviamente grandi operazioni in piccole banche territoriali possono dare lustro certamente al management, ma come vediamo aumentano ancor più i rischi di credito in modo esponenziale; ne bastano poche, magari sollecitate da amici degli amici, che, andando a male, mettano a gambe all'aria queste banche e nei guai i loro clienti (imprese o risparmiatori ).
Un'altra cosa che rende ancora fragile il nostro sistema bancario deriva dal fatto che a questo cambiamento "operativo" non ha fatto seguito un completo cambiamento strutturale delle banche.
Le banche d'interesse nazionale e quelle di diritto pubblico son state privatizzate, le casse rurali si sono aggregate soltanto, ma le banche popolari e le casse di risparmio (le più piccole) non si son trasformate in spa pur quotandosi (non tutte però) in Borsa.
Se ci si pensa è una contraddizione in termini: si mette in quotazione un titolo il quale non possiede singolarmente il diritto di voto (espressione del diritto di proprietà di un pezzettino della società bancaria) perchè questo spetta al titolare di tutte le azioni a lui intestate (diritto e voto capitario).
Memorabile fu nel 1999 la condizione di preventiva trasformazione in spa della Banca Agricola Mantovana (società quotata) imposta da Banca Mps per effettuare la sua offerta pubblica d'acquisto.
L'anno scorso l'attuale Governo dispose la trasformazione in spa delle 8 più grandi banche popolari (quotate e non) e se ci ricordiamo bene ci fu parecchia maretta costituita dai ricorrenti attacchi al Governo appunto accusandolo delle più bieche intenzioni.
In realtà queste decisioni avrebbero dovuto essere prese molto prima viste le decisioni prese a livello europeo se mal non ricordo nel 1993!
Mal nel 1994 era sceso in campo Berlusconi, liberale a parole, seguito  da altri governi e coalizioni più o meno solide e durature e del fatto nessuno se ne occupò (anche perchè toccare tasti così delicati significava farsi tanti nemici).
E' vero che le banche popolari et similia sono espressione del territorio ed al territorio si devono correlare, ma è anche vero che quando queste banche hanno migliaia di sportelli sparsi in tante regioni anche lontane, migliaia di dipendenti e fette di mercato a due cifre è un pò difficile sostenere che non siano operativamente diverse dalle spa un pò più grandi e che quindi i soci debbano essere messi al corrente  e poter scegliere e valutare  in modo trasparente ogni giorno.
Peraltro abbiamo visto che anche con strumenti trasparenti di informazione avvengono comunque operazioni che dimostrano il loro rischio solo ex post.
In realtà la ritrosia, soprattutto delle banche  non quotate, al gran balzo lo spiegherei con il fatto che si andrebbe a perdere il voto capitario (per cui cui chi ha più azioni conta di più) simbolo di un egualitarismo societario che non produrrebbe selezione negli uomini, nelle strategie e nelle azioni.
Ovvero, malignamente, si potrebbe pensare che che certe valutazioni siano pilotate e quindi non corrispondano alla realtà.
Del resto queste scelte del 1993 portano appunto anche al "bail in" dall'anno prossimo e non vorrei che queste fragilità non fossero del tutto sistemate e dovessimo incontrare altre situazioni critiche.
Infatti tutti coloro che attaccano il Governo per le sue scelte e in queste ultime ore invocano pure dimissioni (sic) sembrano non sapere che dal 2016 anche i possessori di obbligazioni normali in caso di dissesto bancario potrebbero esser chiamati in parte a rispondere ad eventuali perdite.
Per il nostro sistema bancario  passa quasi tutto il denaro necessario per il credito a privati ed imprese e questo denaro è costituito da depositi a risparmio, conti correnti e obbligazioni  ordinarie appunto(oltre che ai titoli di Stato e in misura minore da polizze assicurative, fondi ed azioni et similia) e se si considera rischiosa oltre misura quest'ultime mi domando che effetti ne deriverebbero per la nostra economia (che dipende molto dal credito bancario) e che  cosa possa mai garantire il Fondo interbancario poichè il denaro liquido viene tenuto dai risparmiatori in minima parte (le uniche possono essere le società medio grandi) e quello più usato, l'obbligazionario puro,non sia garantito.
Quindi è forse il caso che si solleciti piuttosto il Governo ad affrontare questo problema,  cercando di far modificare il paniere di raccolta da proteggere, anzichè infilarsi in sterili ed inutili diatribe buone solo a sollevare polveroni e a esacerbare gli animi.
Questo significa che si debba far garantire anche questo tipo di obbligazioni dal Fondo, ma questo, deve essere ben chiaro a tutti, influirà certamente sui rendimenti dei titoli stessi (l'assicurazione la paga l'assicurato di solito) e in un tempo di tassi bassissimi questo certamente non ci farà saltar di gioia.

martedì, novembre 03, 2015

LA LUNGA MARCIA DAL BAILOUT AL BAILIN

Si sente parlare ormai da qualche settimana di novità nel mondo del risparmio bancario che potrebbero creare veramente delle reazioni da parte degli investitori incontrollabili.
Son rimato perplesso se dire al riguardo la mia idea o starmene zitto; ma visto che non ho poi un gran seguito ho deciso di analizzare questo fenomeno nascente, fosse anche soltanto abbaiare alla luna.
Il nostro sistema bancario, ancorché un po' vetusto, sino a pochi lustri or sono poggiava su principi incrollabili ovvero che il primo compito di qualsiasi banca, grande o piccina che fosse, era quello di raccogliere risparmio nelle sue varie forme (breve, medio e lungo termine)e da qui, nelle quantità indicate anno per anno dalla Banca d' Italia, impiegare parte di esso nelle modalità varie di credito concesso ad aziende e privati a breve, medio e lungo termine.
Per la banca quindi strumenti di raccolta primaria erano i ben noti, conti correnti, depositi a risparmio, certificati di deposito, cartelle fondiarie e da ultimo le obbligazioni ordinarie e le polizze di capitalizzazione.
Questo principio di curare in primis la raccolta primaria, non è mai decaduto sia quando il nostro sistema economico ha incrociato un ventennio di alta inflazione ed alti tassi di interesse, sia quando vi sono state situazioni di crollo di produzione e domanda interna.
Addirittura la Banca d'Italia ha attuato politiche anti inflazionistiche a tal punto che imponeva al Sistema bancario italiano di impiegare meno di quello che era il tasso di inflazione del periodo, per restringere quindi la massa monetaria e combattere appunto l'inflazione.
Dalla crisi petrolifera del 1973 per combattere l'inflazione a due cifre, che so del 20%, imponeva per quell'anno che gli impieghi aumentassero non più del 3% cercando così di "raffreddare" l'inflazione.
In questo quadro quando si presentava una situazione critica in una certa banca, ecco che scattava quello che oggi chiamiamo il "bail out"; ovvero un'azione di intervento diretta dalla Banca d'Italia da parte di una o più banche in buona salute che intervenendo salvavano sia i depositi che gli impieghi (al netto ovviamente di quelli che spesso avevano creato i dissesti).
Nella mia vita lavorativa ho visto salvare alcune banche da parte di banche più grandi e solide che avevano situazioni veramente indigeste, salvando i denari dei risparmiatori e dei prestatari inconsapevoli.
Certamente questo è stato un grosso sacrificio, ma obiettivamente veniva chiesto a rtagion veduta e si trasformava dopo pochi anni in una redditizia opportunità per il soccorritore.
Inutile dire quindi che il Sistema bancario poggiava quasi esclusivamente su banche commerciali e ben poco su quelle finanziarie e d'affari (ricordo soltanto Mediobanca e Imi ) dove certamente contava il patrimonio (capitale sociale, riserve ed utili indivisi), ma contava ben di più la struttura, ovvero il rapporto equilibrato tra le varie forme di raccolta e le varie forme di impiego con il principio incancellabile che questi ultimi fossero una parte dei primi e che questa percentuale fosse determinata anno per anno dalla Banca d'Italia (nei tempi di alta inflazione accanto al tasso ufficiale di sconto al 25,00%, le banche italiane potevano impiegare non più del 52, 55 o 60% !).
Tutto ciò stava a dimostrare che il nostro sistema, ma anche in buona parte quelli degli stati europei, era un sistema lento e per nulla dinamico per cui un cambiamento diveniva sempre più necessario visto che i mercati chiedevano sempre più aperture e agibilità e conseguentemente anche i capitali, merci e servizi in un Mercato sempre più globale, chiedevano di circolare con più libertà.
Certamente il Sistema bancario ha incominciato a modernizzarsi velocemente ed è incominciata l'era delle privatizzazioni che avrebbero aperto i capitali delle banche a nuovi soci e la competizione avrebbe chiesto maggiori azioni di sviluppo ed economicità, nonchè un allargamento progressivo ed inarrsetabile della offerta di prodotti e servizi.
Questo ha implicato l'apertura anche ai privati imprenditori oltre che piccoli risparmiatori, ma ha sollevato il quesito su che tipo di sistema bancario occorreva sostituire a quello esistente che separava nettamente gli affari finanziari da quelli commerciali.
E qui si commise il primo grande errore; quello di scegliere (siamo già nei primi anni '90) su proposta tedesca, il sistema misto per cui le banche si sarebbero trasformate in banche "tuttologhe" con il grande rischio di perdere sia il background della banca commerciale che non imparare adeguatamente quello delle banca d'affari.
Quello ancor più grave fu portare in secondo piano il sacrosanto principio della proporzione tra raccolta primaria e impieghi, sostituendolo progressivamente con i "ratios" di patrimonio, ovvero rapporti minimi tra patrimonio ed impieghi, in un sistema completamente mutato laddove il capitale di impresa (che partecipava al capitale delle banche e quindi al loro controllo) si mischiava con il capitale di puro risparmio depositato da privati ed imprese.
In sostanza si è favorito un mastodontico conflitto di interesse fra capitali tanto che l'aspetto strutturale ha visto stravolti i rapporti raccolta/impieghi, e si son viste nascere operazioni elaborate che hanno prodotto danni non indifferenti.
Se ben pensate il solo Governo tedesco per salvare il suo sistema bancario ha impiegato 250 mld di euro.
A mio modo di vedere la giusta scelta delle privatizzazioni doveva mantenere invece la separazione tra i due sistemi (banche commerciali e banche d'affari) perchè la crescita economica duratura di paese avviene più con il primo che con il secondo, dove i grandi investitori progettano grandi operazioni, magari di sisterma, poco comprensibili per i più!
Questo non avrebbe comunque escluso l'introduzione dei ratios patrimoniali, ma accanto a quelli trutturali.
Sempre in questi anni '90, fu costituito il fondo di garanzia a tutela dei depositi di 200 milioni di vecchie lire che garantiva i depositanti.
Con le mie premesse sottolineo che era un passo obbligato poichè non sarebbe stato possibile costituire un fondo di tal specie in un Mercato globale(ormai l'approdo del bailout si allontanava progressivamente) dove vi è un forte mobilità di capitali sia di risparmio ordinario che finanziari  per di più poggiato su un sistema bancario di tipo misto.
Resta comunque il fatto che con questa soglia e senza distinzione di forma di raccolta primaria i risparmiatori potevano star pur tranquilli.
Ma oggi, per giungere al famigerato bailin,  si è cominciato a ridisegnare il meccanismo che regola il Fondo a tutela dei depositi e qualche perplessità deve pur venire e soprattutto dovranno pur nascere iniziative che modifichino le regole prima che entrino in vigore quelle stabilite in sede Comunitaria UE .
Ben più forti di quelle che comincia ad esprimere solo ora  la Consob.
E vero che la copertura, ora di circa 100 mila euro è per persona e per banca, ma riguarda soltanto i depositi in denaro  ovvero libretti di risparmio, conti correnti e certificati di deposito, tralasciando la fetta più grande della raccolta primaria bancaria costituita dalle obbligazioni ordinarie che hanno sostituito le vecchie cartelle fondiarie (sulle quali si poggia la parte degli impieghi a medio e lungo termine verso famiglie ed imprese).
I depositi bancari delle famiglie sono mediamente contenuti e prevalentemente i depositi a vista non superano il 10% del totale dei depositi |!
C'è, per lo meno in Italia,  un enorme equivoco da sciogliere, allorquando si parificano queste obbligazioni  a quelle di altro genere (strutturate, sindacate, convertibili, subordinate, flash, ecc) sempre più simili alle azioni ordinarie o privilegiate che sono per principio le più rischiose in termine di rimborso.
Dalle disposizioni di legge, attuative di quella comunitaria UE 2014/59,invece  non si tiene per nulla conto di questa particolarità, nè si tiene conto delle polizze di risparmio ad accumulo (nuova forma gestita spesso da società di derivazione bancaria ormai da oltre 20anni )precisando che tale novità
andrebbe applicata solo sulle nuove emissioni e non su quelle magari sottoscritte 5, 10 o più anni.
In questi giorni si sentono affermazioni veramente inesatte anche se sono più utili a render l'dea di quel che ci si può aspettare.
Dico così perchè quel che si sente in giro diventa allarmismo abbastanza ingiustificato.
Innanzitutto lo stato di insolvenza di una banca fa scattare le varie procedure concorsuali previste e queste possono, in linea teorica portare anche al fallimento di una banca; questo significa che i creditori possono rischiare il denaro prestato a seconda del tipo di credito concesso che in ordine decrescente è costituito dalle azioni che costituiscono il capitale sociale, dalle obbligazioni diverse finanziarie e poi - come fortemente sostengo - dai depositi di ogni tipo e genere che superano i circa 100 euro per persona per banca.
Spesso invece ci possono essere sviluppi certamente severi, ma non così drammatici ed ecco che i rischi, soprattutto per i normali risparmiatori, si ridimensionano fortemente.
Consob dice bene (ma non affronta per il momento il mio appunto): non possiamo in tutta onestà sostenere che qualsiasi risparmiatore abbia in mano tutti gli elementi per sapere con congruo anticipo se la sua fiducia nella banca depositaria sia ben riposta o meno !

martedì, marzo 31, 2015

CARO SEGRETARIO-PRESIDENTE RENZI: NON CI SIAMO PROPRIO !

           Il risultato nella Direzione PD di ieri non può certamente far correre sonni tranquilli ai sostenitori del Partito nuovi e vecchi che siano.
Infatti l'ostinazione e le argomentazioni vere, che spiegano e dovrebbero convincere che la strada tracciata per l'approvazione della nuova legge elettorale, non sono per nulla emerse nel dibattito diieri.
Il Segretario Renzi ne fa una questione di principio invocando le decisioni a maggioranza (che si dovrebbero riflettere sui voti parlamentari) e rifiutando supposti ricatti interni tesi soltanto ad indebolirlo politicamente (sia come Segretario che come Premier).
           Prima di tutto sgomberiamo il campo dalle definizioni usate tipo essere più di sinistra, o essere più di destra, di centro, o come dice qualche esterno il Governo Renzi sarebbe peggio di quelli a condizione del signor Berlusconi.
Sono definizioni dalle quali mi astengo perchè risultano molto spesso una cortina fumogena per non affrontare e correggere i veri problemi politici che si possono avere di volta in volta sul tavolo.
Il Partito Democratico è il partito di centrosinistra per antonomasia, sia per cultura che per storia, per cui giocare le definizioni per giudicare sommariamente e strumentalmente l'operato del Partito e degli esponenti che via via si avvicendano è un modo semplice per svicolare sui problemi e sulle scelte di linea politica, insabbiando di fatto la sua azione.
           In realtà la situazione non è questa: il Segretario dimentica che nella dialettica interna sia del Pd che nei partiti di origine (Pci, DC, Psi, ecc) le anime critiche ci sono sempre state ed hanno contribuito sia allo sviluppo delle linee politiche programmatiche, sia agli avvicendamenti interni.
Renzi stesso, quando era minoranza, è stato una anima critica, ma ciò non di meno le sue proposte anche ruvide (rottamazione), peraltro già avvenute in passato con altri (ricordo a solo titolo d'esempio l'azione giovanile dei D'Alema e dei Veltroni),  alla fine sono emerse senza che fosse criminalizzato e sono state riconosciute all'interno del Partito e dei Gruppi parlamentari, anche da coloro (neo renziani) che sono stati eletti con la "vecchia" maggioranza.
Dopo le Primarie del 2012, Bersani ebbe a dire che per lui sarebbe stata l'ultima volta e che dopo di lui, a suo modo di vedere, sarebbe toccato a Renzi prendere le redini del Pd !!
Non accetto quindi il concetto più volte espresso da alcune nuove leve del "voi avete fallito, ora zitti che tocca a noi !"
Peraltro in quei tempi del recente passato le anime critiche non necessariamente si uniformavano alle decisioni a maggioranza, ma sovente se ne sono chiamati fuori potendoselo permettere (incarichi amministrativi locali) o rinunciando alle candidature, oppure andandosene anzitempo dalle Direzioni senza aver profferito parola.
Nei fatti attuali quindi non è  assolutamente vero che le anime critiche, ora minoranza, tendano a tagliargli l'erba sotto i piedi, ma intendono far valere i loro suggerimenti per ottenere un risultato migliore, spiegando in modo assai argomentato i forti dubbi, che non possono essere sciolti con una semplice votazione a maggioranza.
Invece, temendo di impantanarsi in presunti sterili dibattiti interni, Renzi ha preferito cercare all'esterno i necessari punti di mediazione contro i quali si era arenato per ultimo Bersani nel novembre 2012, senza tener conto che tra riforma elettorale e riforma costituzionale gli equilibri dovevano essere coerenti.
Senza nemmeno programmare veramente con chiarezza preventivamente, all'interno del PD,  le mosse da portare alla mediazione con gli altri partiti di coalizione e d'opposizione.
Allo stato dei fatti avremmo prossimamente un Senato, ridotto, di eletti di secondo grado e in Parlamento a sola Camera dei Deputati eletto con una legge elettorale che produrrà per lo meno 1/3 di soli prescelti dagli elettori e per 2/3 prescelti dai partiti (rammento che solo il PD userebbe la formula delle "primarie").
L'operazione stride in modo evidente sul piano dei principi democratici e conta poco il fatto che alle prossime elezioni con molta probabilità il Pd farà l'en plain, perchè la legge elettorale deve essere buona per tutte le stagioni, pur volendo garantire - per quanto l'elettorato con il suo voto vorrà esprimere  -  la stabilità e governabilità del Paese.
In realtà l'insistenza del Segretario Renzi non è legata ai timori che denuncia, ma è legata a motivi di pura strategia ed è su questi che dovrebbe dibattere all'interno del Partito, anche con le anime critiche.
Per esser ancor  più chiari il motivo per cui Renzi vuol velocemente approvare la legge elettorale dipende solo dal fatto che lui e il PD non si può permettere la brutta figura di un terzo "giro di valzer" alle Camere: gli avversari politici che lo accusano - e ci accusano - di decisionismo e allo stesso tempo di essere un venditore di promesse e non aspettano altro di scaricare le loro fratture interne, le loro incapacità di aggregazione, nonchè la mancanza di leader credibili.
Ovvero che con un altro giro di valzer si allunghino i tempi, si renda più rischiosa l'approvazione della legge (non si sa mai che può accadere nel prossimo futuro) e ciò influisca sui risultati delle elezioni amministrative di fine maggio!
Il dibattito in questi termini avrebbe dato risultati probabilmente diversi: il Segretario avrebbe riconosciuto alle anime critiche la validità dei loro contributi risconoscendo anche il loro conseguente peso politico.
Mentre ora, lasciando le anime critiche davanti a scelte comunque drammatiche, Renzi dimentica che dietro questi uomini e queste donne ci sono milioni di voti - spesso molto fidelizzati -  e  che  al di là dei risultati sulla Legge ci potranno essere molti insoddisfatti e il PD - e il suo Segretario/Premier - ha la giusta necessità di allargare la base elettorale non di sostituirla per ben governare il Paese.
Peraltro Renzi, superato questo ostacolo, avrà forse un un PD più addomesticato, ma non sarà scevro da prossimi imminenti problemi che lo potranno indebolire.
E' evidente che chi prenderà smacco persisterà comunque nello sciogliere le contraddizioni tra legge elettorale e riforma Costituzionale per cui la battaglia - interna ed anche esterna - si sposterà sul secondo tema, rendendo il percorso della legislatura più erto e sdrucciolevole e probabilmente meno veloce dell'utile e necessario.

venerdì, dicembre 05, 2014

RIGORE NELLA POLITICA !

Gli ultimi governi succedutisi alla guda pel paese si sono occupati e sono rudemente stati sollecitati a farlo, delle politiche di rigore, ma in realtà se non avviene in modo concomitante il rigore nella politica tutti gli sforzi saranno vani.
Infatti lo scandalo scoppiato in questi giorni a Roma sempra risultare ancora più eclatante di quello di "mani pulite" avvenuto nei primi anni '90, come nulla fosse accaduto quindi.
Si rende ancora più calzante la battuta che girava allora a Milano: il malaffare non è sparito, ma è ben vivo, soltanto che costa molto di più !
E infatti di scandali successivi ne abbiamo visti parecchi, sino ad arrivare all'ultimo sperando non sia l'ennesimo.
Questo spiega innanzitutto, a pensarci bene, del come l'Italia riesca a stare a galla, nonostante i suoi conti deficitari e le politiche di rigore che non ci fanno risalire la china.
Il malaffare produce ed ha prodotto, non solo a Roma,  costantemente una tale montagna di denaro che questo, anche per gli ignari semplici evasori, costituisce  il carburante per il sostentamento di tante attività legali ancorchè elusive ed evasive.
In sostanza, citando il solo ultimo caso di Roma, la cupola mafiosa ha prodotto tali e tante risorse che proprio perchè non dichiarabili, si sono sparse in mille rivoli alimentando l'economia sommersa, distante magari chilimetri dal punto dove si sono creati i reati principali.
Gli italiani che non son toccati nemmeno di striscio nè inconsapevolmente da questa dannata ricchezza si trovano invece a lottare contro la crisi economica e a reclamare e protestare per veder riconosciuti i propri diritti.
E nel contempo quando si tratta di sintetizzare con il voto le proprie giuste aspettative o lo si fa dando preferenza a novelli o vecchi tribuni oppure molto più semplicemente ci si rifiuta di votare, frammischiando responsabilità e scelte politiche con attività di corruttela, in un groviglio quindi inestricabile da parte poi di chi si trova a governare.
E' a questo punto più che evidente che la Politica deve ritrovare al suo interno la moralità pubblica, il rigore calvinista (anche per gli atei) che spezzi rapporti poco chiari che rischiano di scivolare nella collusione.
Rigore è il concetto che va perseguito senza tregua, perchè il malaffare, lo dimostrano i fatti, trova opportunità anche nelle situazioni più critiche e drammatiche, alla stessa stregua dello scassintore che si aggiorna immediatamente alla uscita di una nuova serratura!
L'abbiamo sentito per il terremoto dell' Aquila e lo riscontriamo ora con la gestione dei profughi migranti da parte delle cooperative che si fregiano di appartenere alla gloriosa Unione delle Coop. Rosse.
Persino nella gestione delle manifestazioni politiche come le "primarie" dove talora non sorgono comitati di sostegno per un candidato perchè lo si ritiene il più valido a sostenere programmi politiche di progresso, ma si preferisce magari quello più fragile ritenendolo più manovrabile e gestibile per proseguire il malaffare, fascendocelo apparire magari come incapace ed inetto.
Oppure per generare un rappresentante di interessi particolari, che non sono altro che privilegi mascherati e non difese di interessi di categoria o di territorio.
E' un meccanismo mafioso, proprio perchè la mafia ed similia nei momenti elettorali non predilige solo e sempre una parte o partito politico, ma la cambia a seconda delle sue convenienze, per poi mollarla alla prima contrarietà o ricorrendo a sistemi violenti .
E evidente a questo punto che il rigore va reimpiantato dalle fondamenta utilizzando tutte quelle risorse sane, che pure esistono e son le più, per far piazza pulita ed attuando una analisi rigorosa e preventiva perchè la gestione politica della res pubblica in tutte le sue forme non può attendere che eventuali giudizi vengano espressi dalla Magistratura.
Nella stessa PA vanno ripensate e rifondate le sue regole di funzionamento perchè la separazione dei ruoli non è più garanzia di buon funzionamento tant'è che ci lamentiamo da una vita che questa spesso produce cattiva burocrazia; ed ora produce ben di peggio.
Nella PA troppo spesso ci sono responsabili ed irresponsabili, mentre invece ognuno, piccolo o grande sia il suo ruolo, deve essere responsabile del suo lavoro nei confronti della colletività.
In fabbrica e nelle aziende c'è il padrone ovvero l'imprenditore ed il cliente e nella PA il "padrone" e al tempo stesso cliente è il cittadino italiano.
Può sembrare una grossa forzatura, ma quando sentiamo che il responsabile del verde pubblico di Roma era a busta paga della mafia capitolina è evidente che i cittadini e i collaboratori insoddisfatti dei risultati hanno ben poco da reclamare, in una situazione in cui conta la busta e non certo fare presto e bene il proprio dovere.
E' del tutto evidente anche che se un dirigente infedele (spesso pagato molto di più del Sindaco o del PdR) pensa a far denaro, il lassismo impera nell'intera struttura, sia essa un ufficio, una divisione o una municipalizzata. 
La bustarella insomma non si limita a far prediligere l'uno anzichè l'altro, ma ad impiantare un malcostume che produce poco o nulla.
Il politico che l'ha poi scelto, se non colluso, deve pagare politicamente e senza indugi il suo errore come avviene in qualsiasi posto di lavoro (persino nel calcio se la squadra non gira il primo che salta è l'allenatore!) 
E questo si può estendere a qualsiasi settore della amministrazione comunale romana visto che questa mafia ha assoldato fior di politici, ma anche dirigenti e responsabili della Amministrazione, comprese le grandi partecipate.
Infatti, fino alla prova del contrario, l'unica che funziona efficacemente  l'Acea perchè è società quotata!
Gli attuali fatti ci fanno pensare che l'attuale aministrazione Marino, data per inetta sino all'altro ieri (ma non sappiamo quale sarà il suo futuro), in realtà sia stata accerchiata e resa innocua, anestetizzata dalla mafia locale; ovvero il giochetto non sia riuscito e quale pertugio per scoperchiare questa pentola l'abbia invece trovata, con l'aiuto della Magistratura locale di recente rinnovata.
E questo spiega perchè al Sindaco Marino sia stata appioppata immediatamente la scorta !
La situazione è veramente drammatica perchè il malaffare ed anche il mal governo ha deteriorato il tessuto sociale sino al limite, tant'è che oggi appaiono spiegabili ampiamente i comportamenti di ribellioni di tanti romani che hanno trovato al fine in queste reazioni il modo per segnalare che le cose così non vanno.
La sommossa contro i migranti profughi guarda caso non è contro di loro in realtà, ma contro chi gestiva questi centri (ed il politico /dirigente collegato)oggi trovati con le mani nel sacco.
Lo stesso vale con il popolo Rom, che ancorchè cresciuto, è radicato a Roma dagli anni ' 50, dove i centri dati in gestione a coop rivelatesi colluse spiegano il degrado in cui si trovano e spiegano le reazioni dei romani, popolo certamente caciarone, ma del tutto non violento ed accogliente.
Per parte sua certi partiti politici cavalcano queste situazioni critiche per raccattar consensi, invece di cercare le vere ragioni e le soluzioni accettabili.
Matteo Salvini bercia contro rom e migranti per mandarli a casa loro, ma si è ben guardato di verificare le cause vere del disagio denunciando e cercando valide soluzioni.
In sostanza: dice "chiudiamo i campi", non accorgendosi che pur chiudendoli il malaffare non muore ma si trasferisce in altri lidi.
Altro evento riguarda l'occupazione degli appartamenti sfitti da una vita (a cui aggiungo la mafia delle occupazioni di quelli già occupati) di proprieta pubblica, vuoti, ma fuori norma o e quindi non riaffittabili; comunque gli occupanti son talmente certi della impunibilità, che in molti casi addirittura se li risistemano a spese loro.
Il che significa che l'andazzo viene da lontano se solo si pensano ad interi fabbricati finiti da anni ma sfitti perchè gli oneri di urbanizzazione sono stati distolti e non utlilizzati per il funzionamento delle abitazioni (rete fognaria, vie, ecc).
Non parliamo poi di altri eventi emersi nello scandalo, anche se non direttamente collegabili (per ora forse) come la gestione delle licenze commerciali degli ambulanti concentratesi nelle mani di pochi gruppi familiari romani, senza che l'ufficio comunale preposto abbia nulla da ridire.
Dico questo non certo perchè son contro ai tanti asiatici che li gestiscono, ma perchè alimentano un giro d'affari sconosciuto al fisco che contribuisce ad alimentare la disgregazione economica del nostro paese.
Ora per primo il PD ha preso l'iniziativa intervenendo sulla sua struttura territoriale commissariata ed il Presidente Matteo Orfini ha una bella gatta da pelare perchè ricostruire dalla fondamenta la struttura politica non è cosa da poco, per la sua ampiezza, per la vicinanza con i poteri centrali.
Occorrerà appunto rigore, decisione e capacità di trovare sostegni politici chiari nella struttura del partito che certasmente ha uomini validi e specchiati.
Da qui potrà nascere un nuovo modello che porti una buona volta alla rifondazione non già e soltanto del partito, ma, per riverbero,  anche per la classe politica tutta, utilizzando tutte quelle forze tecniche costituite da strutture come quella condotta dal Presidente Cantone.
Naturalmente il compito sarà ancora più faticoso in presenza di attacchi esclusivamente o quasi contro il PD anche da parte di facce toste che stranamente hanno ripreso la parola come l'ex senatore Berlusconi che - come fresco giglio bianco - chiede a gra voce pulizia, partendo dall'azzeramento della Ammistrazione Marino a dimostrazione che il cannibalismo stenta o non vuol comprendere che la rifondazione della Politica e del rigore è opera ben più profonda di una semplice anticipazione elettorale. 

martedì, novembre 25, 2014

PATTO DEL NAZARENO AL CAPOLINEA

Riprendo a riscrivere dopo parecchi mesi,non perchè non ci fosse nulla da commentare, anzi, ma perchè ci son stati tanti e tali argomenti trattabili e tanti fatti e conseguenti dibattiti veri o strumentali da creare una gran confusione tali da non riuscire a trovare il bandolo di questa matassa ingarbugliata.
Forse anche stare a vedere come si evolvenano i fatti della scena politica ed analizzarli con un minimo di distacco critico.
Partendo dagli antefatti nella primavera del 2013 il Pd vinse di stretta misura le elezioni politiche che gli hanno dato un premio di vantaggio alla Camera dei Deputati ed una molto più risicata al Senato.
Con il porcellum non poteva essere diversamente al Senato viso che le maggioranze di calcolano su base regionale e usando un vecchio detto, se non si prendono una valanga di voti in più degli altri competiors in tutte le regioni, il risultato è che "poggio e buca farà sempre paro"!
Peraltro non poteva che andar così visto che nella scena politica italiana è apparso il grande fenomeno del M5S e sopratutto è iniziato il progressivo stillicidio dei non votanti, un partito silenzioso - per modo di dire - che vale (nel 2013)un quarto del corpo elettorale.
Ne consegue che l'indicazione collettiva del voto stava a significare: maggioranze chiare non ve ne diamo, arrangiatevi o scornatevi un pò tra di voi ! 
Quel che è successo ce lo ricordiamo tutti: Bersani pagò il risultato modesto alle politiche e gli furono attribuite colpe che nessuno in precedenza gli aveva mai mosso; cominciava insomma la fronda interna, battuta alle primarie del 2012, che già fece saltare le terza grande operazione di Bersani per la scelta e nomina della Presidente della Repubblica (dopo la splendida operazione relativa alla scelta e nomina dei due Presidenti delle Camere).
Fronda che non s'arresta perchè da un lato sosteneva la strategia che Enrico Letta aveva scelto (non resta che trattare con il Centrodestra riprendendo la maggioranza che sorreggeva il Governo Monti) visto che il precedente tentativo di Bersani di trovare accordi con il M5S era fallito, ma dall'altro la risalita della "fronda" proseguiva imperterrita sino alla nomina del nuovo Segretario, Renzi, e successivamente con il cambio spiccio di Letta alla Presidenza del Consiglio (sempre con la medesima maggioranza di Letta).
A distanza di 10 mesi, oggi, di elementi per verificare ciò che si è fatto, cio che non si è fatto ce ne sono a iosa e questo spiega appunto il preoccupante calo di votanti seppur costituito da due esami parziali di Emilia-Romagna e Calabria; se la vasca fa acqua bisogna turare velocemente i buchi se non si vuol restare a secco e già una chiara indicazione è venuta nei mesi scorsi con il crollo degli iscritti .
Peraltro le elezioni europee con risultati inaspettati (compreso l'afflusso alle urne) per il PD dipendono sia dalle aspettative dal cambio di Direzione politica, sia dal fatto che quella legge elettorale è su base proporzionale, laddove gli elettori sanno di poter liberamente scelgliere, ma queste regionali parziali indicano appunto che l'elettorato non è assolutamente soddisfatto di come van le cose; per quel poco che si è fatto, per come lo si è fatto e per quello assai discutibile che si vorrebbe attuare (dal Job act al pagameno del canone TV - tassa di possesso - in bolletta elettrica) e per quel tanto che c'è da fare (il tassametro gira inesorabilmente).
Ora per le "rivoluzioni" che il Premier ha in mente è giunto il momento - se vuol progredire nell'interesse dell' Italia -  di abbandonare la palude nella quale si è infilato, e portare a cottura una buona volta tutti i piatti che ha messo a cuocere ascoltando anche i contributi di tutto l'apparato, se non vuole che diventino dei carboni ardenti.
Innanzitutto leggi istituzionali (elettorale) e costituzionali devono essere riprese senza tentennamenti poichè il progetto di un accordo con FI (Del Nazzareno) si è rivelato inefficace e parziale.
Acuni dicono che non poteva che essere che così, ma quel che conta è il fatto che non hanno prodotto nulla di veramente nuovo, se ci continua a riparlare di modifiche di voti espressi in primavera a giustificazione del fatto che nessuno è contetto del punto di mediazione raggiunto con la conseguenza che l'iniziativa traccheggia in commissione alla Camera.
D'altro canto questa Gente cappeggiata dal Berlusconi non ha in mente leggi più efficaci, ma leggi che attenuino il loro minor peso politico cercando di mantenere il Parlamento di nominati e non di eletti.
Se poi anche il Segretario Renzi ha in mente la stessa idea con i capi lista prescelti - in più collegi -  è bene che se lo faccia passare dalla testa; due brevi conti: se i collegi elettorali sono 100 e al Senato vincessimo 160 seggi vorrebbe significare che solo 60 nuovi senatori  sarebbero scelti senza vincoli dall'elettorato !
Peraltro nessuno mai nel Pd ha deciso che le maggioranze nel partito e nei gruppi parlamentati debbano essere blindate( aggirando in questo secondo caso il principio della libertà di mandato) perchè il bastone del comando bisogna guadagnarselo e saperlo mantenere con i fatti.
Il cambio di maggioranza interna PD, senza tanto scandalizzarsi, è avvenuto senza tante camarille percui deve poter avvenire anche tranquillamente il contrario.
Evidenzio poi che anche questo è uno dei motivi di disaffezione dell'elettorato che non volendo cambiare schieramento  votando partiti opposti, ma scontento del suo,, manda un segnale inequivocabile: così non va per cui sto a casa !
Il voto in Emilia-Romagna ne è la chiara espressione: quei popoli (come quello toscano, umbro, marchigiano, ecc)sono per la grande maggioranza storicamente di sinistra e in questa occasione non ha votato  il 63% degli aventi diritto.
Il Patto del Nazzareno quindi va buttato all'aria, pena la sopravvivenza nella maggioranza del corpo elettorale, e va ripresa la battaglia politica dentro e fuori del Parlamento perchè il grande partito dell'astensione è un corpo indistinto con centomila tensioni e pulsioni che devono essere governati con ragionevoli iniziative, coinvolgendo quindi, riacquisendo consensi per evitare anche le tante  reazioni dell'opinione pubblica su qualsiasi tema chev emergono ovunque in mille rivoli.
Del resto come la conduzione politica del Pd, in collegamento con quella del Governo in carica, viene attuata con decisione all'interno del partito stesso,  non vedo ragione  per cui analoga determinazione non venga usata anche con gli altri interlocutori politici e tutti i corpi intermedi.
Le maggioranze, se necessario,  ce le andremo a cercare e voglio ben vedere se di fronte a proposte ragionevoli non si  trovino sostenitori (Ndc, M5S e Sel)che diversamente verebbero puniti duramente dai propri elettori (M5S docet).
Per essere chiari se da un lato si vuol sostenere la tesi che il Sindacato si muove su schemi antichi (obbiettivamente i Sindacati si muovo oggi ben diversamente da come si muovevano 30,40 o 50 anni fa ricercando non la concertazione ma la contrattazione a tutti i livelli) bisogna anche inchiodare anche le imprese alle loro responsabilità perchè abbiamo ben visto come spesso abbiano mal utilizzato il libero mercato (a cominciare dalla flessibilità dei contratti che hanno raddoppiato l'indice di disoccupazione al primo stormir di fronde).
Del resto il livello di disoccupazione attuale è quello di metà anni '90 sceso progressivamente sino alla metà nel 2007/8, ma evidentemente non era una riduzione"sana" visto che a velocità siderale è riaumentata agli attuali livelli con l'aggravante che la disoccupazione giovanile è inaccettabile come lo è il livello di coloro che il lavoro nemmeno più lo cercano.
Non basta quindi affermare rivolgendosi alle imprese: ora non avete più alibi. 
Si è perso di vista il sano principio (che pur con forti contraddizioni usano i paesi ex-emergenti) che la crescita economica di una collettività deve essere sempre il più possibile armonica, capace di soddisfare tutti i suoi componenti, pena un appassimento e rinsecchimento inarrestabile di tutta la economia; ovvero la stura a reazioni e contestazioni incontrollabili.
In tal senso veniamo da continui errori fatti dai Governi degli ultimi decenni (a parte il bel abbrivio intrapreso dal primo Governo Prodi), dall'insistenza nel voler favorire iniziative imprenditoriali in esaurimento, invece che sollecitare nuove iniziative che producano maggior valore aggiunto a tutte le componenti produttive.
Peraltro su simili iniziative bisogna restare sempre sul pezzo perchè anche queste possono invecchiare velocemente come sta succedendo nella silicon valley italiana di Catania superata da quelle indiane ed asiatiche.
Mi riferisco a tanti sostegni economici dati in passato (dalla Fiat alla Alcoa) laddove si son dati denari, facilitazioni, contributi, ma poi hanno dislocato altrove le proprie attività; troppo comodo: se te ne vai mi ritorni tutti i vantaggi che ti ho dato.
Altre iniziative riguardano la struttura dei servizi e delle commodities come l'elettiricità che costa tanto - soprattutto all'industria -  per effetto del suo uso impoprio di fonte fiscale ed altri ammennicoli(sembra che le bollette aumentino ancora per fornire mezzi pr il rinnovo della rete dell'acqua potabile); si dovrebbero invece sollecitare ancor prima che sostenere la ricerca di altre produzioni o economie per produrre a minor costo (senza andare a pescare altrove le fonti necessarie che gravano sempre sull'economia reale).
Del resto se le risorse, come per il tempo, sono limitiate per  principio, come molta gente economizza su tutto, anche le imprese, pubbliche e private, devono imparare a cercare e trovare forme di risparmio, senza ricorrere al solito ricatto dei licenziamenti e del taglio ai servizi sociali.
Il tutto va ripetuto per le iniziative costituzionali perchè se è un primo passo l'eliminazione delle Provincie come istituzione ad elezione diretta, bisogna cominciare a progettare il passaggio delle competenze e delle risorse a Comuni e Regioni con conseguente modifica costituzionale e in quella occasione, ricercando economie di scala, eliminare un pò di tassazione specifica.
Alche per il Senato poi non si può trovare una soluzione rabberciata che non sa nè di carne nè di pesce: se si punta ad un sistema monocameale occorre aver il coraggio o di eliminare il Senato ovvero, riducendo il perimetro delle competenze, ridurne il numero con una elezione diretta centralizzata in occasione delle elezioni politiche (con riduzione dei componenti legge elettorale permettendo).
Ricordurlo alla nomima in sede regionale, mi sembra una baggianata intanto perchè il Senato se resta deve essere elettivo visto che le funzioni cdhe gli resterebbero sarebbero comunque "pesanti" e poi perchè gravare le Regioni di ulteriori funzioni quando ne hanno già a sufficienza con quelle attuali dia la scusa di farle male.
Inoltre le Regioni sono regolate da regolamenti diversi per cui rischia di uscirne un pateracchio.
Auspico pertanto che Renzi riprenda la retta via, che mediti bene sulle mosse politiche da fare, e le intraprenda senza deflettere; diversamente rischia di auto affondarsi in poco tempo...

 

lunedì, maggio 26, 2014

QUESTA VOLTA NON FACCIAMO I ... BISCHERI !

A spoglio avvenuto delle elezioni europee, i risultati definitivi evidenziano in Italia un exploit inaspettato del Partito Democratico che sfiora il 41% e seguito dal Sel/Tsipras con il 4% che completa le preferenze di Csx
dell'elettorato italiano.
Questo mi fa pensare che anche nelle elezioni amministrative parziali concominanti i risultati non saranno particolarmente difformi, se a quelle Europee il Pd è il primo patito nel nord ovest con il 41%, nel nordest con il 42%, al centro con il 50% e al Sud ed isole con il 35%.
Segue il M5S, ridotto di un quinto dei voti, al 21%, FI al 17%, Lega al 6% e Ncd-Udc al 4%.
La prima impressione che ho è che finalmente l'elettorato si è tolto dalla testa e dagli occhi orpelli  e refrain, urlati dai palchi o sbattuti in faccia nei talk show,  che nelle ultime tornate elettorali l'hanno fatto scegliere inopinatamente e contribuire a risultati inattesi e allo stesso tempo in parte ingiustificati.
Intendo dire che questa volta i votanti non sono stati attratti più di tanto dagli slogan che tendevano a delegittimare gli avversari politici, bensì gli slogan e le dichiarazioni che richiedevano fiducia per poter risolvere i tanti problemi che abbiamo davanti.
Ad onor del vero il Pd questi slogan e queste dichiarazioni le ha fatte pure la volta scorsa per cui il risultato di oggi avrebbe potuto avvenire benissimo alle elezioni dell'anno scorso poichè lo stallo che ne è uscito, conseguenza del voto popolare,  ha prodotto una gestione ordinaria ed ordinata del paese, ma non una accellerazione fantasmagorica tale da giustificare la maggior attrazione politica del Pd di oggi rispetto a ieri.
Va riconosciuto pertanto al Segretario Presidente del Consiglio Matteo Renzi di averci visto giusto, di aver avuto coraggio a strappare lo stallo politico scaturito dalle elezioni politiche, di aver cominciato ad accellerare sul piano delle riforme, programma sul quale ha chiesto sostegno e fiducia, programma che va mantenuto sviluppato e soprattutto attuato in temi ragionevoli.
Certamente si dirà che siano stati usati da Renzi anche modi piuttosto ruvidi, ma in campagna elettorale ho visto tutti - maggioranza e minoranza - prodursi in sforzi per la causa del Pd e pur essendo vicino ha chi si è o è stato messo da una parte, tale comportamento, gli va riconosciuto, ha veramente prodotto qualche cosa di veramente nuovo che ha attratto i voti che oggi riscontriamo.
Sarebbe preoccupante invece che il risultato fosse esclusivo merito del "cambio di cavallo", della personalizzazione quindi del Partito e del voto, non tanto perchè non ci debba essere un leader riconosciuto ed apprezzato, quanto nel fatto che il voto sia collegato più alla persona e a come si presenta, , che a quel che dice e si impegna a fare e che poi farà.
Abbiamo visto che risultati hanno ottenuto due grandi calcatori di palcoscenico, laddove a Berlusconi che continua a far trasparire la peste rossa, il partito delle tasse, gli impianti dentari per anziani bisognosi e le pensioni minime a mille euro (che centrà con i progammi della Ue?) credono sempre in meno; a Grillo che urla a destra a manca come un forsennato, con il rischio di un colpo apoplettico, promesse fantasmagoriche di estirpare anche le erbacce sotto i piedi, ridotto bruscamente di taglia (da XXL a XL).
Giustamente l'elettorato non pu limitarsi a premiare sempre e soltanto le buone intenzioni come fatto in passato (peraltro il Csx è stato premiato per quel che proponeva e punito per quel che non ha fatto a diffeenza di chi ilconto non l'ha mai pagato) ma i risultati obbiettivamente ottenuti, senza giustifcazioni di sorta, per cui il Pd faccia tesoro di questa larga apertura di credito e concretizzi una buona volta quello che propone di fare, anche se implica cambiamenti radicali (il nuovo spesso spaventa).
Naturalmente gli inerpreti attenti ed esperti dei voti espressi cercheranno di sminuire il risultato ottenuto, sostenendo che il Pd si è spostato a dx perchè ha imbarcato i voti usciti dal Centro e da Fi del Cdx, ma in realtà se così fosse non ci sarebbe ragione di aver votato il Pd e questi elettori avrebbero rivotato Fi.
Il Pd, ad di la della sua collocazione geografica (un Gps potrà andar bene ?) ha pescato voti nell'elettorato tutto sia in quello che gli ha riconfermato la fiducia, sia in chi, in precedenza ha prefrito il M5S, i partiti di Centro ed anche nel Centrodestra;  quindi, caso mai, è chi ha votato a destra che oggi ha votato in parte a sinistra.
Siamo comunque alle Elezioni Europee e l'exploit del Centro Sinistra  in Italia che in Grecia non fa il paio con risultati deludenti della Sinstra in Spagna e Francia, mentre si conferma al primo posto il PPE e crescono i vari partiti anti qualche cosa che sommati insieme (anche se è difficile perchè disomogenei) rappresentano il 40-45% dei voti espressi.
Questo è un bel busillis per le cose che Ue dovrebbe fare e correggere, per se e per il ruolo che l'Europa deve avere nel mondo, perchè mai come ora anche qui saranno necessarie - ci piaccia o meno -  larghe intese tra Ppe e P&D poichè alternative diverse se questi sono i risultati non ne vedo proprio.
Ne consegue che gli sviluppi della politica europea saranno per forza di cose complicati e lenti e non sarà facile sostenere gli interessi di uno stato rispetto ad un altro se non sarà chiaramente dimostrabile che quel cambiamento potrà giovare alla linea dell' Unine e soddisfare soprattutto principi di ragionevolezza.
Tornando al Governo Renzi penso che non ci si deve assolutamente ubriacare con una vittoria così scintillante ed ampia, ma concretizzare in modo ficcante il programma sin qui inbastito e in parte avviato, lasciandosi alle spalle la, ritengo, folle idea di far saltare il banco ad andare subito ad incassa il vantaggio con elezioni anticipate.
I partiti presenti in Parlamento sanno perfettamente quali sono i rapporti di forza elettorali oggi potenziali, per cui in questa ipotesi di nuove elezioni politiche si sancirebbe una maggioranza ancora più ampia; ne consegue che nelle cose da fare subito il Pd ha il coltello dalla parte del manico e può dettare le sue preferenze su tutte le iniziative - con chi ci vuol stare - a cominciare dalla correzione della proposta di legge elettorale (slegata nei meccanismi dalle ipotesi di vittoria elettorale), a quella della trasformazione del Senato, alla legge anticorruzione, al falso in bilancio, alla riforma della legilazione in materia i processi civili e penali, alla riforma del lavoro, delle politiche industriali (dove imprese e lavoratori devono reciprocamente fidarsi con precisi impegni l'uno dell'altro), e via discorrendo.
Grave errore sarebbe tentare il colpo grosso subito perchè ancora una volta resterebbero ferme le iniziative che servono subito al nostro Paese in attesa di una maggioranza costruita su una legge elettorale (se votata l'attuale bozza) che porterebbe favori di cui il Csx tutto non ha bisogno.
E soprattutto passerebbe parecchio tempo per riavviare la macchina di Governo, tempo prezioso che l'Italia non si può permettere di sprecare.