domenica, giugno 14, 2009

AZIENDA ITALIA

Con le affermazioni di ieri a Confindustria, il Premier Berlusconi finalmente dice chiaramente qual'è il suo modus operandi in politica e qual'è anche il suo modello di riferimento.
Sostiene infatti che l'Italia debba essere "governata" come una grande azienda per ottenere ridultati apprezzabili e soprattutto gli obiettivi che si è dato da quando è sceso in campo.
Da qui ne discende che quando emerge una opposizione al suo operato, che sia efficace o meno, egli può tranquillamente affermare che si è in presenza di un fenomeno eversivo.
Non ci siamo proprio !
Una cosa è gestire la cosa pubblica in modo efficente ed efficace, managerialmente insomma, una cosa è pensare chel'organizzazione amministrativa di uno stato per esserlo debba essere mutuata dalle regole che gov ernano le imprese.
Infatti in qualsiasi impresa che sia una public company o una piccola azienda i principi democratici, giustamente, non esistono; democratici nel senso che nel suo divenire non si ricerca mai il consenso, bensì la condivisione degli obiettivi da cui discende la premialità più o meno accentuata ed anche, in casi esremi, l'esclusione dal fattore produttivo.
In una impresa quindi non si fanno asseblee con mozioni e contromozioni, ricerca di alleanze, liste, votazioni ecc (questo riguarda caso mai i criteri di rapprtesentanza dei sindacati ), ma l'imprenditore o il management studiano i programmi di sviluppo, coinvolgono le maestranze (le quali possono anche apportare idee migliorative), inseriscono un sistema più o meno premiante e poi si passa all'opera, ma non si rimette certamente in discussione ogni giorno quello che si è programmato.
In sostanza l'imprenditore espone il suo programma alle maestranze, lo spiega per bene, potrà anche accogliere o meno loro contributi, ma alla fine si parte e si fa come lui dice; a risultati ottenuti ci saranno pure premi se previsti in modo più o meno sistematico, ma per chi avrà tirato indietro o si sarà messo di traverso i potranno presentare momenti assai critici.
Nel nostro caso il Premier usa a seconda delle sue convenienze politiche sia la leva del consenso
che quella della condivisione:
con il consenso intende giocare ogni volta che opera il peso della sua maggioranza secondo il ben noto assioma che siccome è il più votato, automaticamente, quel che dice o fa è giusto e approvato appunto dal popolo che lui rappresenta.
La leva della condivisione la usa invece sia in ambito esecutivo che legislativo, ma cade su un principio ovvero quello fondamentale attribuito all'opposizione che è quello di controllo e stimolo, che invece non esistono assolutamente in nessuna azienda.
Da qui emerge il fastidio per le posizioni assunte dall'opposizione in qualsiasi forma e modo, attribuendole poi iniziative recondite che non esistono.
Attribuire a progetti eversivi lo scopo di stravolgere la volontà del popolo è una enorme baggianata infatti.
Innanzitutto è bene precisare che l'elettorato ha votato una coalizione dove si è inicato un rappresentante per la presidenza del consiglio in caso di vittoria; la riprova è che se il nuovo Premier fosse destinato ad altro incarico come la Presidenza della Repubblica, la legislatura resterebbe in piedi e la coalizione vincente, se crede, nomina un nuovo Premier (Berlusconi confonde il leader con il premier).
I fatti Mills, Noemi, Veline e aerei di stato sono fatti che non ha confezionato l'opposizione, ma sono eventi riscontrati con obiettività da più soggetti (anche la moglie del Premier) e su questo tanti hanno voluto chieder conto.
Se poi questo è stato giudicato con indifferenza, questo rientra nella sfera delle valutazioni individuali di tutti, ma da qui a dire che vi era un progetto - addirittura internazionale -per disarcionarlo, mi pare riconoscere poteri agli avversari talmente grandi che sul piano elettorale l'opposizione dovrebbeavere risultati fantasmagorici.
Questo invece è il pericolo invece: voler trattare l'Italia come una azienda significa in questo caso attuare un progetto eversivo sotteraneo, dove il dissenso non può esistere, dove qualsiasi cosa che non sia in funzione degli obiettivi dati, va eliminata, nonostante la larga maggioranza di cui questo governo gode.

giovedì, giugno 04, 2009

PRESIDENTE BERLUSCONI: LEI FA FINTA DI NON CAPIRE !

E' fuor di dubbio che la Politica deve avere un suo stile sia che si tratti di quella del passato che quella, moderna, del presente.
I principi ed i comportamenti devono essere eguali ed improntati alla assoluta trasparenza ed "eleganza", tanto che nel passato come nel presente quando ci si trova di fronte ad atteggiamenti o comportamenti discutibili, l'opinione pubblica, i media, la politica stessa hanno assolutamente il diritto o meglio ancora il dovere di esaminare, informare, giudicare e, se del caso , presentare il conto e questo modus operandi deve essere patrimonio di tutte le democrazie storiche o recenti.
E' successo in passato al Ministro Profumo, al Presidente Nixon, al Presidente Clinton e sta accadendo in questi giorni al Premier anglosassone Gordon Brown, che rischia il posto per comportamenti disdicevoli di ministri, parlamentari di ogni colore (per non aver controllato a dovere).
Il fatto che i comportamenti soggetti a critica facciano capo a chi gode di una ampia maggioranza parlamentare ed elettorale è in qualsiasi caso del tutto indifferente perchè il consenso non può in alcun modo affievolire o giustificare qualsiasi comportamento; infatti la rappresentanza ottenuta deve svilupparsi con fatti coerenti al programma presentato e sostenuto da voto e non viceversa: siccome ho il consenso questo mi autorizza a fare il qualsiasi campo quel che mi pare !
Quanto ai comporamenti per il quali il Premier ci "delizia" da parecchi anni il consenso non centra quindi nulla: le gaffes possono capitare a tutti nel mondo politico e non (ce ne sono di veramente gustose), ma quando i comportamenti sono un pò da freechettone (corna, cucù, telefonate, gestualità facciali, snobismo alle riunioni convenzionali, ecc) questi possono far anche sorridere, ma l'immagine del ruolo e conseguentemente del paese non ne esce certamente bene; basta fare la riprova e vedere se simili comportamenti - se attuali da altri premier - sarebbero minimizzati allo stesso modo.
Quanto ai fatti legali il contrattacco è certamente una scelta, ma accusare la Magisratura
a testa bassa per fatti personali penalmente rilevanti, e poi riscontrare che la stessa Magistratura usa la stessa velocità per tutelare i diritti individuali del Premier questo stona in modo evidente; le foto che violavano la privacy del premier sono state sequestrate a velocità supersonica come è giusto che sia, per cui la Magistratura non può nel contempo essere "nemica e amica".
Inoltre attaccare per atti personali una istituzione la si indebolisce in modo generalizzato svilendone il ruolo presente e futuro provocando quindi danni enormi.
Qualto ai fatti privati è fuor di dubbio che sono riservati appunto perchè privati, ma nel momento in cui sono messi in piazza, non si può pretendere che l'oponione pubblica o i media non ne facciamo giudizio o cronaca visto che basterebbe un pò di riservatezza per non prestare il fianco al qualsiasi attacco.
Oppure è tutta una tecnica orchestrata per distrarre l'attenzione dell'opinione pubblica dai temi più gravi e scottanti ?
Obbiettivamente la partecipazione al compleanno della giovane Noemi non ci interessa assolutamente, ma quando lo si fa in modo più o meno plateale e la cronaca chiede approfondimenti la strada migliore è rispondere presto e bene; mentre se si traccheggia o ci si contraddice in modo sempre più evidente è chiaro che la figura del Premier ne esce indebolita: se mente su questi fatti, su quanti alti di interesse collettivo potà mai mentire ?
Il fatto che questi eventi siano frutto di una strategia di attacco dell'opposizione, lo capiscon tutti, è in realtà una grandissima balla !
E' evidente che non basta la parola e non basta nemmeno l'idilio temporaneo con l'elettorato o il livello di popolarità poichè quando i nodi vengono al pettine più fragoroso sarà il crollo e maggiori saranno i danni prodotti per se e soprattutto per gli altri.
Non conta nemmeno metterci la faccia su trasmissioni di ampio seguimento perchè la gente è più attenta di quanto sembri e se un mese fa di sono fatte certe affermazioni o giuramenti e poi li si smentiscono con lo stesso mezzo un mese dopo, la gente appunto registra e giudica.
Non è detto che questo si tramuti in un diverso orientamento perchè - per fortuna - non siamo in monarchia ed i consensi - ob torto collo - possono restare perchè altri politici possono godere di adeguata fiducia.
Quanto ai voli aerei anche qui l'affaire Speciale (spigole) non ha insegnato nulla; è troppo semplicistico sostenere che tanto quel volo l'avrei fatto comunque quindi andarci in due o in cento non vi sono aggravi di costi: è una questione di stile, anche se nell'ambito delle proprie funzioni tutte le spese le sostenesse il Pemier di tasca propria !
Non ci può essere assolutamente commistione tra pubblico e privato (in realtà nel nostro paese il conflitto d'interessi è una barzelletta) quindi l'ospitalità pubblica si fa in luoghi pubblici, in residenze assegnate pro tempore al politico pro tempore eletto, non in una delle proprie residenze.
Se poi il Premier - quindi non un re - si vuol dilettare con quel che gli pare come persona privata lo può certamente fare come e quando gli piace, separando nettamente questo fatto dal suo ruolo pubblico.
Come si vede non è soltanto questione di stile, ma una questione sostanziale di come si vuol intendere il far politica: ci deve essere il tempo per il lavoro ben separato dal tempo del riposo o del diletto !
Fra l'altro, non ultimo, è il fatto di come considerare questi sostegni finanziari: ammesso che sia tutto regolare come si devono considerare e giustifcare gli esborsi del Premier a titolo personale ?
Sono delle prebende allo Stato italiano, delle donazioni per le quali avrà rilasciato adeguata malleva, oppure in qualità di leader del Pdl è un sostegno al proprio partito che transita come sostegno al proprio ruolo politico elettivo ?
L'opinione publica, il Premier stesso riflettano.

venerdì, maggio 15, 2009

BERLUSCONI: CHI NON E' CON ME, E' CONTRO DI ME !

Va dato atto al Premier Berlusconi che con la sua discesa in campo ha cambiato molto il modo di far politica proponendo un modello che - miscelando il pubblico al privato - risulta decisamente innovativo, un po come accade nella vicina Francia e Regno Unito e come avviene da molti decenni negli Stati Uniti .
A questo va aggiunto anche il criterio di scelta di molti politici - uomini e donne - in modo parecchio verticistico , poggiato su criteri nuovi per cercare di svecchiare il ceto stesso.
In questo caso non si sceglierebbero più - tranne rari casi - gli esponenti che emergerebbero da una competizione interna del partito, ma secondo un nuovo criterio di scelta che si sostanzia in una selezione da parte di pochi.
Nel centro destra per la verità, in partiti come AN e Lega, i criteri sono strutturati ancora come un tempo, dove i politici cominciano dal basso e via via, in modo più o meno veloce giungono ad incarichi di sempre maggior responsabilità, ma in Fi ed ora nel Pdl questi criteri scompariranno quasi del tutto ed il modello sperimentato nei primi 15 anni, migrerà in modo generalizzato.
In molti altri partiti invece il ringiovanimento della classe politica prosegue migliorando i sprocessi storici, ma non si può dire che il vantaggio di cui gode l'attuale maggioranza dipenda da questo; caso mai la maggioranza di governo è favorita dal fatto che il mix di privato e pubblico che riguarda il leader (e non solo) propinato costituisce un grosso fattore di attrazione.
Ma tornando alle scelte dei candidati politici il pericolo reale è costituito dal fatto che se i prescelti non hanno doti personali altamente qualificate, vi è il rischio di avere per le mani delle semplici pedine, facilmente manovrabili in una struttura vetticistica e personalistica.
Se questo modello viene poi applicato a livello di maggioranza parlamentare ecco che la cosa si comincia a fare molto più delicata ed il fatto stesso che si sia cominciato a parlare qualche settimana fa, nell'ambito dei cambiamenti da attuare sui regolamenti parlamentari, di una ipotesi di concentrazione delle decisioni e del voto da assegnare ai singoli capigruppo, ecco che viene subito il sospetto che il cambiamento del modello di selezione varato in questi anni da Fi e dal Pdl, abbia essenzialmente lo scopo di concentrare potere, non di favorire una nuova e più giovane classe dirigente.
Ritornando al primo tema, cioè quello di impostare una azione politica che miscela il pubblico al privato, ecco che questa scelta lascia intendere che da un lato il politico mette in vetrina la sua azione e i suoi fatti privati, ma contemporaneamente è implicito pensare che i sistemi di valutazione, analisi, critica e apprezzamento riguardano uno spettro ben più ampio che porta con se vantaggi e svantaggi.
Di questo il Premier ne è profondamente convinto e su questo ha poggiato la sua azione politica e personale; oggi però - sapendo anche degli svantaggi - non può sbandierare il peso della sua maggioranza, le percentuali di popolarità per affermare che ciò che dice o fa è -automaticamente- giusto e pertanto deve essere privo di qualsiasi attacco, giudizio, o controdeduzione.
In questi giorni i suoi fatti personali - proprio perchè lui stesso non li ha mai voluti separare - sono assurti agli interessi della cronaca e su questo un po tutti ci hanno messo il naso, sia la moglie, che la stampa e le tv (anche quelle di proprietà), per cui ribattere non spiegando e chiarendo, ma attaccando e soprattutto offendendo, ecco che emerge una sua grande contraddizione.
Come dire: di me stesso parlo come e quando voglio, ma guai a chi si permettere di chiedermi alcunchè o, peggio ancora, pensi di potermi giudicare o interrogare.
Il fatto che si goda di maggioranza rappresentativa o di alta popolarità non può nè deve escludere che vi possa essere dissenso o necessità di chiarimenti e precisazioni.
Altrimenti verrebbe il sospetto immediatamente che questa nuova regola si colleghi alle novità che si vorrebbero introdurre nei criteri di espressioni di volontà - politica - dove pochi o uno solo alla fine decide per tutti: per la propria parte politica e per l'opposizione !
Non ci siamo: il Premier ha il diritto ed il dovere di assumersi le proprie responsabilità - ogni giorno - come gli altri, anche i suoi alleati, hanno il diritto e dovere di contribuire, criticare, migliorare ed assumersi le loro responsabilità perchè sulla libertà di pensiero e di espressione non esiste delega alcuna !
Se poi queste irritazioni dovessero dipendere dl fatto che si è scelto di esporsi troppo per aver consenso ed ora arriva l'onda di ritorno (chi troppo promette e non mantiene, poi ha un conto più salato da pagare), ebbene forse sarà il caso - anzichè attaccare in modo sconsiderato e poco appropriato per un Premier - riconsiderare magari i propri atteggiamenti e comportamenti!

venerdì, maggio 08, 2009

E QUESTA SAREBBE MODERNIZZAZIONE ?

In Italia, ancora una volta è tornato al potere il centrodestra (ieri era il primo anniversario del quarto mandato dl Governo Berlusconi) e nonostante i proclami di modernizzazione, di difesa della sicurezza, del rinnovo del welfare, ecc. la macchina non si avvia per nulla, anzi permangono comportamenti e politiche antiche che non si svecchiano e modernizzano democraticamente per nulla (a parte la pretesa di svecchiare il ceto politico con scelte individualistiche).
Non c'è tema dove i nuovi proclami non facciano a pugni con comportamenti che lasciano allibiti non solo molti italiani, ma anche istituzioni sovranazionali .
La migrazione è diventata una fobia con iniziative legislative razziste e di polizia etnica tenute in piedi ricorrendo anche ai voti di fiducia per poterle varare ( tra le proteste di molti, anche di chi milita ad alto livello in questa coalizione di governo) dimostrando idee da medio evo.
Questa povera gente viene da paesi di fame e guerra, passano per le forche caudine di paesi nord africani e noi ci rendiamo responsabili della ripresa delle loro indicibile sofferenze.
Non si tratta, caro Ministro Maroni, di essere contro gli italiani e a favore degli immigrati, si tratta di essere civili e non incivili.
E' una abberrazione introdurre il reato di immigrazione clandestina come se fosse un reato - che so - di stupro; se si segue questa china il prossimo sarà il reato di opinione e pensiero !
Si fanno accordi con paesi mediterranei per il controllo delle coste rispedendo al mittente questi poveri diavoli, mentre a Milano si vorrebbe introdurre la regola che sui mezzi pubblici si deve dare preferenza ai lombardi.
Roba da segregazione razziale non solo nei confronti di stranieri, ma anche di italiani che lavorano in Lombardia 5 giorni la settimana e risiedono in altre regioni.
Roba da paesetto di frontiera non di una metropoli - capitale economica del paese - multi razziale, multinazionale e multiregionale.
Se il motivo vero è che gli stranieri, soprattutto, tendono a non pagare il biglietto - senza tanti schiamazzi - bastano più controlli, non posti riservati come si fa giustamente per i ciechi ed invalidi di guerra !
Sul fronte delle imprese abbiamo da un lato quelle che direttamente o indirettamente si internazionalizzano, mentre dall'altra ci sono quelle che cercano protezione per avvitarsi su se stesse, magari con accordi protezionistici.
La Fiat approfitta della situazione economica per internazionalizzarsi, lascia gli ormeggi all'ombra della Mole e naviga in mare aperto in America e forse nel prossimo futuro in Europa; Alitalia si è internazionalizzata dopo essere passate in mani private per accontentare il Sultano ed ora stenta, purtroppo, a risalire la china.
Se si fosse ciurlato meno nel manico un anno fa il livello strutturale sarebbe stato lo stesso, ma con un anno d'anticipo e forse Malpensa non sarebbe apparso come un Desterto dei Tartari.
Non parliamo della telefonia dove i privati hanno fatto peggio del pubblico, dove iniziative condotte dal Governo in carica d'allora hanno fatto gridare allo scandalo ed oggi l'italianità è in mezzo al guado e la compagni naviga solo per la bravura del suo management.
L'opportunità però di modernizzare con decisione sviluppando non solo la tv digitale (cara alla azienda del Premier), ma anche quella via internet è ancora oggi sfumata.
E' vero quella maggioranza non ha avuto coraggio e forza per battere i pugni sul tavolo, ma quella opposizione (oggi maggioranza) si è opposta per interessi di parte, non nell'interesse del paese o del popolo.
Sul piano della comunicazione politica poi ne stiamo vedendo delle belle; è un dejà vu: tante belle parole, annunciazioni e proclami che già abbiamo sentito nella legislatura 2001-2006, ma non abbiamo visti apprezzabili e decisi risultati ed oggi assistiamo allo stesso evento.
E' vero che la pubblicità è leva importante per tutte le amministrazioni, ma mentre la nuova amministrazione Americana dichiara le sue intenzioni ambiziose e le sta, pur con fatica, mettendole in piedi con grandi sforzi finanziari, la nostra amministrazione è sempre nella fase di lancio e dopo un anno di fatti se ne vedono molto pochi.
Le scelte e le valutazioni dell' opinione pubblica sono legate più a questa maledetta "percezione" che è una impressione che possiamo avere dei fatti e delle realtà, non qello che veramente accade o possiamo riscontrare e mi va dato atto che si deve governare per quello che accade non per quello che si ha l'impressione possa accadere.
Sulla sicurezza sembra che 60 milioni di italiani e residenti tali, siano messi sottoscacco da qualche centinaio di irregolari o di zingari: se ben quardate - pur non nascondendo i fatti delittuosi che i media ci riferiscono - sembra quasi che questi ci mettano in difficoltà, molto più delle organizzazioni criminali (mafia, ndrangheta, camorra, ecc) che sono invece ramificate come un cancro nella nostra società.
La tecnica della pubblicità tout court pervade ovunque, ma poi i fatti non li vediamo, ci accontentiamo delle promesse e delle capacità di comunicazione dei leader, di maggioranza soprattutto, perchè in questo contesto quelli di minoranza sono liquidati come fossero degli imbecilli.
Anche eventi straordinari come la grande crisi economica, come il terremoto o come i fatti personali del Premier sono usati per far "percepire" la propria chiarezza di idee, la propria decisione, ma poi dai riscontri si trova molto spesso un deserto.
Questa leva viene usata con estrema spregiudicatezza, non già per rafforzare la propria convinzione e la capacità di fare, ma semplicemente per acquisire o mantenere consensi che non vengono mai soddisfatti.
Sulla crisi economica (guardando anche come si sono mossi gli altri leaders europei ) prima si è detto che era stata ampiamente prevista, poi che l'Italia era indenne da questo evento (la "percezione" della cassa integrazione, della perdita di posti di lavoro, la chiusura di aziende, la diminuzione dei consumi e della produzione erano e sono invece una drammatica realtà), poi ancora che il fondo era stato toccato e si stava lentamente risalendo la china.
Si dice al popolo quello che il popolo vuol sentirsi dire e se una parte di questo vive sulla propria pelle situazioni drammatiche, ebbene, questo è un problema marginale da " gente di sinistra" che non deve contar nulla.
Il terremoto in Abruzzo viene anch'esso utilizzato per cercare di dimostrate (come nel caso della immondizia a Napoli) le grandi capacità politiche amministrative ed organizzative cioè di essere la panacea utile a risolvere tutti i mali, ma nella realtà le prime iniziative sono annunciazioni che sono intese dai terremotati e dall'opinione pubblica come una grande cortina fumogena.
Il primo decreto terremoto preso in modo verticistico è già oggetto di contestazione da parte delle amministrazioni locali; inoltre si è voluto fare in fretta - in piena autarchia - senza andare a guardare i modelli soddisfacenti usato in passato per eventi simili (Friuli e Umbria).
Per non parlare dei fatti personali del Premier (un evento simile ha riguardato anche il Presidente Sarcozy il quale con molta più riservatezza non solo ha divorziato, ma in poco tempo si è pure risposato) utilizzati dallo stesso come leva propagandistica per le recenti elezioni.
Pur di far voti si mettono in piazza fatti personali si ribaltano situazioni delicate a dimostrazione che tutto, anche le cose più intime e personali, servono per cerare appeal e che quindi conta soprattutto l'apparire e non l'essere.
Aggiungo che tutta questa foga nel ritrovare e consolidare consensi è stata e sarà utilizzata - putroppo - come leva principale per attirare su di se l'attenzione, per cui diventa assai grave il fatto che chi si orienta al voto viene influenzato da fatti o comportamenti che nulla centrano con il tema ed i motivi per cui si chiede consenso.
Far politica in questo modo, infilando di tutto e di più a corollario dei propri programmi non è certo indice di modernizzazione: è certamente una novità, ma è un modo medioevale di condurre le cose che porta ad affievolire la democrazia e a mettere totto tutela l'elettorato.

giovedì, maggio 07, 2009

TERREMOTI E RICOSRUZIONI

E' caduto ieri il 33esimo anniversario del terremoto del Friuli e il "trigesimo" di quello dell'Abruzzo e balza evidente al nostro pensiero paragonare i due eventi tellurici che hanno avuto dimensioni sostanzialmente simili: più intenso quello del Friuli, meno morti in quello d'Abruzzo, sostanzialmente simili i danni alle cose e alle popolazioni coinvolte.
Si parla oggi, a ragione, del modello da improntare per la ricostruzione e viene logico pensare che occorra ricercare quello più efficente ed efficace a prescindere da chi pro tempore governa il paese, la regione, le provincie ed i comuni.
I danni in Friuli sono costati - ai prezzi del 1976 - oltre 4500 miliardi di lire paragonabili, rivalutandoli, a circa 6,7 miliardi di euro, somma che si avvicina ai costi preventivati in questo primo mese post terremoto abruzzese, ma oltre alle cifre è estremamente importante individuare il modello di azione utile a fare presto e bene per evitare lungaggini che affliggono tutt'oggi altre regioni terremotate (Irpinia, Belice) e per consentire economie ed evitare "rigonfiamenti" della spesa totale.
Il governo in carica appare tutto orientato a dimostrare la sua decisione ed efficenza, ma mi sembra partire con il piede sbagliato: infatti il modello che stà approntando è estremamente accentrato, mentre quello applicato in Friuli - lo dimostrano i fatti ed i risultati - era di tipo decentrato: il Friuli in 10 anni si è rimesso in pista più forte di prima (ha addirittura consentito il rientro degli emigranti) tanto da diventare regione di punta del mitico Nordest.
La carta vincente del Friuli è stato quindi il decentramento della gestione del post terremoto, con il coinvolgimento di tutte le amministrazioni locali, le comunità, gli enti, le associazioni di categoria, il Clero, ecc. che come una massa unica se pur articolata, ha impedito perdite di ritmo e riultati scadenti.
Fabbriche, abitazioni e chiese - nell' ordine - sono state oggetto della ricostruzione, ma soprattutto la simbiosi tra le varie istituzioni e l'appoggio del governo centrale con il Commissario Zambeletti, ha prodotto l'ottimo risultato che è sotto gli occhi di tutti.
Oggi invece si comincia innanzitutto con un decreto "fantasma" che dice tutto ed il contrario di tutto, quasi a voler dimostrare essenzialmente il decisionismo del governo, ma con termini un pò fumosi che cominciano a preoccupare gli Abruzzesi.
Prer prima cosa non c'è delega alle amministrazioni locali, non c'è coinvolgimento nemmeno con le associazioni di categoria, con i sindacati, con le comunità e soprattutto si parla di grossi importi ( 9 miliardi di euro di investimenti spalmati da oggi al 2032), ma non si coprende in che modo e in che tempi potranno essere investiti; per di più non si comprende da dove sortirà la provvista anche se un'idea cominciamo a farcela.
L'esempio più calzante è quello dei costi di ricostruzione che verrebbero dai ai terremotati per la ricostruzione: sino ad 80 mila euro per la sistemazione degli alloggi; sino a 150 mila per la ricostruzione antisismica articolata in 50 mila a fondo perduto (con produzione delle fatture di spesa), 50 mila quale credito di imposta per i prossimi 23 anni (2022) sui redditi futuri e 50 mila come contributo per agevolare tassi su mutui da contrarre (per la precisione tasso agevolato su mutui di 50 mila euro sino al 2033).
Degli aiuti per la ricostruzione/restauro delle abitazioni ed edifici vincolati alle "belle Arti" - sono circa 1200 nel solo centro de L'Aquila - non se ne parla, come non si parla di aiuti alle imprese.
Certo, la situazione economica e finanziaria dell' Italia d'oggi è molto più critica di quella del 1976:
all'ora il debito dello stato era il 76% del Pil e l'inflazione galoppava mentre oggi il debito è abbondantemente "sopracento" e l'inflazione è compressa per effetto dell'Euro e della crisi economica.
Negare quindi che vi possa essere una necessità - anche temporanea di maggior finanza - sembra legato molto poco all'obbiettivo di risparmiare, di economizzare e molto più a non voler contraddire gli slogan sbandierati dalla attuale maggioranza di governo e parlamentare, mentre tutta l'opinione pubblica comprende benissimo che in questi frangenti che dipendono soltanto dalla natura occorre rimboccarsi le maniche senza brontolare.
Certo questo significa far fare qualche sacrificio in modo del tutto trasparente, ma significa anche presentare il conto una buona volta a chi ha evaso per decenni e che in questo caso si dovrebbe vergognare doppiamente.
Sul fronte finanziario invece si parla timidamente di nuove provviste risultanti da nuovi giochi all'Otto e soprattutto dal recupero di risorse da "pozzi di San Patrizo" cioè spostanto somme da vecchi capotoli di spesa a quelli nuovi, tirando imsomma una coperta che è sempre corta perl'insipienza di chi ci governa.
Si badi bene 9 miliardi di investimenti per la ricostruzione significano un fatturato di pari importo, significa incremento del Pil dello stesso importo e quindi una contribuzione importante, anche se per forza di cose diluita in qualche anno, alla crescita della ricchezza del paese; significa anche in parte una contribuzione sotto il profilo fiscale (non tutti i fornitori saranno aruzzesi) come iva, irpef e irpeg.
Bah, la cosa che più addolora non è tanto vedere una maggioranza che appare come un gigante con i piedi di argilla, quanto una popolazione che rischia - per puro gioco di potere - di trovarsi nelle stesse situazioni in cui si trovano altre popolazioni colpite nl passato dal terremoto.

sabato, aprile 25, 2009

ITALIA " NORMALIZZATA"

Bisogna riconoscere che la "normalizzazione" dell' Italia sta procedendo a passo spedito non solo per effetto dell'azione del Premier Berlusconi, ma anche per quella di tanti amministratori locali (sindaci, governatori regionali, presidenti di Provincia, ecc), che hanno ottenuto consenso sulla base di promesse precise e sulla base di queste si possono permettere di fare il bello e cattivo tempo.
Governatori come Galan, Formigoni, Lombardo o sindaci come Tosi a Verona o Alemanno a Roma, governano da tempo - più o meno ampio - e se il destino non li porterà ad altri incarichi, rimarranno a governare chissa per quanto altro tempo.
Tuto questo comunque non per il fatto che quel che hanno promesso viene e verrà mantenuto, ma perchè ormai è generalizzato il senso comune che solo questi signori sono in grado di offrire affidabilità all'opinione pubblica e all'elettorato il quale sa perfettamente come spira il vento e conseguentemente si metterà in scia cercando di evitare tutti i danni possibili.
Gli amministratori dell'altra "sponda" invece debbono sempre fare i conti con se stessi, con l'elettorato e l'opinione pubblica anche nelle regioni o località a rappresentanza storica, dove iniziative innovative portano a discutere ed anche ad indebolirli: basti pensare alle iniziative di Dominici e Firenze sulla tranvia, o altre specifiche di Cacciari a Venezia o quelle di Soru in Sardegna (pagate a caro prezzo).
Sconti infatti non ce ne sono per nessuno in questi casi o simili, mentre quando si tratta di altre località tutto scivola via come olio: basti pensare alla Sicilia dove il governatore ha dovuto dimettersi per sentenze giudiziarie, ma nulla è cambiato visto che vi è stato un semplice cambio di cavallo e non vi è la certezza che le cose per questa regione - federlismo fiscale o meno - possano migliorare una buona volta radicalmente.
Sul piano nazionale va dato atto che quanto prometteva Berlusconi quando scese in campo nel 1994 si è alla fine avverato; non tanto perchè sia riuscito ha modernizzare il paese, quanto perchè qualsiasi cosa dica o pensi non trova alcuna reazione che la condizioni sino al punto di modificarla o migliorarla.
L'Italia in questi 5 lustri non è migliorata, anzi, nonostante il forte impegno di lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi,artigiani e piccoli, mei e grandi imprenditori, la struttura del paese, il nuomo modello macro socio-economico non è assolutamente cambiato e sta peggiorando sempre di più.
La china che si sta seguendo è veramente preoccupante per effetto del gap economico crescente, del calo demografico autoctono, per il calo della coesione sociale, per l'aumento della fascia dei redditi sempre più vicini alla soglia di sussistenza.
Si dice oggi che la grande crisi economica non permetterebbe quello che occorrerebbe fare, ma anche a metà della legislatura 2001-2006, la macchina produttiva italiana si fermò, ma di soluzioni stutturali non se n'è vista neanche l'ombra: figurarsi oggi dove sorgono pure i problemi derivanti dal recente terremoto in Abruzzo.
Eppure, nonostante la politica annunciata del fare non produca effetti oggettivamente riscontrabili, il livello della considerazione rimane elevato, magari per rassegnazione, ma non si ricercano assolutamente significative e valide alternative.
Il perimetro in cui tutto questo avviene è stato appunto da tempo ben definito e in questo si muove senza scossoni sia l'apparato messo in piedi dal Premier sia una parte significativa dell'opinione pubblica, convinta decisamente delle promesse delle quali si accontenta ampiamente.
La normalizzazione sta in questo appunto: determinare come la macchina della maggioranza si deve muove, promettere oggi una cosa e domani il contrario, ma l'importante per questa maggioranza e per l'oponione pubblica che la sostiene è che quanto si dice sia convincente.
Che poi tutto questo si avveri è tutto un altro paio di maniche, o peggio ancora che quanto promesso si avveri, ma gli effetti non siano assolutamente di alcuna utilità.
La logica direbbe che alla annunciazione faccia seguito l'azione e a questa il risultato (positivo ovviamente).
Non c'è tema che questa maggioranza e il suo leader non sappia cavalcare e questo, al popolo dei normalizzati basta e avanza, perchè per le proprie necessità si provvederà con la solita arte di arrangiarsi: il problema è di chi non sa o non può arrangiarsi, ma questo è un altro problema...
Certamente il primo passo è sempre quello di lanciare l'idea e poi di concretizzarla, ma l'utilità e la convenienza quando la verificheremo ?
Sul terremoto per esempio abbiamo vissuto nel 1997 quello dell'Umbria e va riconosciuta l'efficacia sia nei soccorsi che nella ricostruzione gestita da maggioranze di governo diverse, come si gestirono allo stesso modo quelle del Friuli, ma oggi sembra che tutto questo non sia mai avvenuto e ci si appresti a vedere l'unica grande risoluzione del dramma, in tempi supersonici e per di più si agganci alla fase di ricostruzione un grande evento del G8 fra poco più di 2 mesi.
L'annuncio dello spostamento della sede del G8 dalla Maddalena sembrava una mossa assai azzardata, ma in realtà si sta dimostrando che tutto è possibile a questo mondo, anche spostare uomini e mezzi così ingenti e questo non farà che rafforzare l'appeal del Premier presso l'opinione pubblica, ma nel contempo sfuggirà completamente dall'analisi di questo cambiamento,l'utilità diretta ed indiretta di questa azione.
Il discorso del risparmio è certamente commendevole (ammesso che ci sia realmente), ma non vedo assolutamente che maggior vantaggio diretto ne potrebbe derivare entro il prossimo luglio per le popolazioni abruzzesi visto che per il dopo sarebbe già tutto organizzato e pianificato sin dai primi giorni.
Quel che di buono il prossimo G8 potrà produrre lo vedremo durante e dopo quell'evento, ma la sua collocazione geografica è e sarà del tutto ininfluente sui risultati.
Resta invece l'effetto della manovra di cambiamento e quella resterà nella percezione dell'opinione pubblica: decisione, azione ed esecuzione.
Non c'è che dire: la regia è ormai ben studiata con azioni e sensazioni sollecitate ed ottenute, mentre per chi - e non son pochi - tutto questo lascia perplessità non vi è modo per sollevare effettivamente obiezioni convincenti.
E' comunque una china estremamente pericolosa questa perchè o prima o poi questo periodo idilliaco finirà e ci accorgeremo tutti che questo grande mondo di consenso non avrà prodotto alcun effetto se non dannoso e le reali macerie - alla faccia della percezione passata - potranno risultare un grosso dramma.
A quel punto comunque le responsabilità saranno di tutti: dei millantatori, degli incantatori, dei normalizzati ed anche di chi sapeva e conosceva il pericolo e nulla o poco ha fatto per evitarlo.

mercoledì, aprile 22, 2009

25 APRILE: FESTA DELLA LIBERAZIONE...MA PERO'...

E' veramente singolare che in Italia ogni primavera, da qualche lustro a questa parte, emergano, su questa festa nazionale di tutti gli italiani, puntualmente una serie di distinguo stucchevoli che stanno rasentando il paradosso e la strumentalità per una politica contingente.
La singolarità sta nel fatto che molti altri stati europei hanno patito - come l' Italia - regimi totalitari di destra, come Portogallo, Spagna, Francia e soprattutto Germania, ma la pacificazione, l'unità nazionale, hanno portato a non mettere più in discussione nè i danni commessi dai regimi nè le azioni di resistenza poste in atto dalle popolazioni represse insieme alle truppe degli Alleati.
La rivoluzione dei "garofani rossi" in Portogallo ha liquidato nel 1973 la dittatura piantando un punto fermo dal quale nessuno pensa di poter tornare in dietro o di mettere in discussione.
Lo stesso vale per la Spagna, liberatasi dalla dittatura nel 1975, che ha riqualificato la casa regnante di Spagna e ben si guarda da aggiornare analisi e realtà storiche che quelle sono state e quelle rimangono.
Non parliamo della Germania, che è perfettamente consapevole dei suoi trascorsi tanto da aver espresso in modo inequivocabile la condanna ed il giudizio sul proprio operato dal quale nessuno si sogna di poter tornare indietro o pensa di poter riconsiderare sul piano storico e politico.
Nella nostra cara Italia invece,ogni anno, si ricomincia a rivisitare quel periodo storico alla ricerca di una ennesima analisi, quasi a significare che i conti con il nostro passato non sono mai stati chiusi.
In questi giorni rimergono puntuali i ma e i se, i distinguo tutti destinati a cercare di rimescolare le carte non già per la ricerca della reale verità storica, ma molto più prosaicamente, per trasporre nel contingente tematiche utili alla vita politica odierna.
E' vero che la lontananza dai fatti potrebbe permettere di analizzare la storia in modo sempre più asettico, ma è altrettanto vero che in questo lasso di tempo sempre più ampio si possono iserire incrostazioni che anzichè rendere nitida l'analisi, la rendono invece sempre più opaca.
La lettura della Liberazione ormai deve essere una ed una sola perchè se questa china prosegue - quella cioè di rivisitare, rivoluzionare, ricercare origini autentiche - c'è veramente il rischio di arrivare a sostenere addirittura che il 25 Aprile 1945 sia il significato di tutt'altra cosa.
Dopo l'8 Settembre 1943 - giorno dell' Armistizio con le truppe Alleate - è cominciato il lungo cammino dell'Italia per liberarsi della dittatura fascista e di una allenza tragica trasformatasi a sua volta in guerre diretta.
A questo cammino hanno contribuito, oltre che gli Alleati, tutte le forze democratiche sopite o represse per decenni dalla dittatura, senza distinzione di credo politico, di ceto, di religione ed è a queste forze che la festa del 25 Aprile intende tributare la propria riconoscenza.
Il fatto che la composizione delle forse della Resistenza sia stata assai articolata, proprio perchè azione di popolo non può assolutamente costuire elemento per sminuirla, caso mai per amplificare la sua importanza.
Il fatto di voler rimarcare che alcune componenti siano state più consistenti di altre - e per questo sostenere che la Festa sia di parte - è assolutamente offensivo nei confronti delle altre componenti alle quali non si può imputare la responsabilità di essere state più esigue o numericamente più numerose.
Non si può infine nemmeno attribuire al alcune componenti di avere avuto nei propri progetti politici obiettivi diversi, perchè, al pari, ciò significherebbe negare alle altre componenti di aver avuto altri obiettivi.
E' infine antistorico pensare e affermare che alcune componenti come quella comunista, facendo resistenza, pensassero di poter trasferire l'Italia nel blocco Sovietico, visto che nel febbraio 1945, a Yalta, gli stati vincitori avevano già individuato le rispettive zone di influenza politica, in maniera inequivocabile.
Inoltre, nemmeno in occasione dell'attentato a Togliatti, segretario del Pci, venne alla componente comunista la tentazione di forzare la mano, per cui oggi, sostenere che una componente della lotta di Resistenza, abbia meno titolo per festeggiare la Liberazione, appare una tesi francamente tirata per i capelli.
Caso mai - a diferenza di molti altri stati come indicato in premessa - si potrebbe affermare che una parte degli italiani o meglio alcune componenti politiche non si sono mai rassegnate alla sconfitta ed al giudizio della storia ed ogni anno rispolverano vecchie teorie per sminuire la festa che è comunque di tutti gli italiani.
Sbaglia fortemente quindi il Presidente del Consiglio Berlusconi a sostenere, come fatto in passato, che la festa è buona per le prime tre cariche dello Stato, dimenticandosi che lui è la quarta, come sbaglia oggi ad affermare che parteciperà al 25 Aprile, per evitare che sia una festa appannaggio di una parte degli italiani, dimenticando che comunisti non ce ne sono quasi più e qualificare come una parte una sinistra in termini generalisti, non significa alla fine proprio nulla.
Intendo dire che oggi nella sinistra - o meglio nel centrosinistra - ci sono ex/post comunisti, democristiani, liberali, radicali, socialisti, repubblicani, ecc., come ce ne sono altri che militano negli altri partiti dell'attuale opposizione ed anche nei partiti dell'attuale maggioranza.
Nel passato come oggi la festa è una festa democratica ed antifafascista (non dobbiamo dimenticare che ci siamo liberati dei nazifascisti) e non ci si può quindi permettere di aggettivare diversamente questa commemorazione per scopi politici personali, attribuendo ad altri "tare" inesitenti.
Sbaglia conseguentemente anche il Ministro La Russa nel far riemergere distinguo assurdi proprio perchè - se è divenuto antifascista - non può contraddirsi in modo così evidente, rimettendo in discussione un passato che è inequivocabilmente democratico e antifascista.