giovedì, settembre 18, 2008

TELECOM ITALIA : SEMPRE ALLA RIBALTA

In questi giorni ritorna a galla un vecchio progetto di riassetto della compagnia che riguarda in particolare lo scorporo, in società ad hoc, della rete sia fissa che mobile.

A mio modo di vedere non è, per l’Italia, un fatto né irrilevante né tutto interno a Telecom stessa, perché sulla struttura della telecomunicazioni si può giocare lo sviluppo più o meno veloce dell’economia italiana che riguarda quindi tutti noi.

Parto dal fatto che l’infrastruttura delle telecomunicazioni (banda larga, fibra ottica, ecc.) è si un fatto interno alla Telecom, ma è un fatto di pubblico interesse poiché i maggiori o minori investimenti hanno ovviamente diretto riflesso sullo sviluppo e modernizzazione del paese (né più né meno della rete stradale ed autostradale).

E’ altrettanto vero che la modernizzazione della rete è un affare che produce necessariamente costi ed investimenti non da poco e che lo sviluppo della rete viene già da ora utilizzato da altre compagnie telefoniche di tutto rispetto, per cui non è pensabile che Telecom debba e possa portare da sola l’onere di questo sviluppo che comporta maggiori impegni finanziari, se pur attenuati, nel tempo, dal ritorno economico per l’uso che gli altri concorrenti faranno di una rete più moderna ed efficiente, oltre che dallo sviluppo del proprio fatturato.

In questo senso la privatizzazione di Telecom avvenuta nel 1996 anni fa ha fallito, ma non poteva esser che così poiché non era prevedibile lo sviluppo vertiginoso che il comparto ha avuto in questi anni e per il fatto che l’imprenditoria privata – a parte forse il periodo gestito da Roberto Colaninno – ha pensato a sviluppare il core business del momento senza guardare all’orizzonte (vi ricordate il “nocciolino “duro di controllo di Fiat con il suo 2% ?).

Il governo uscente – o qualche suo esponente - ha timidamente preso in esame questo tema, ma subito è nata una caccia all’untore perché nell’agone politico tutto – anche uno starnuto – è utile per attaccare o indebolire l’avversario ed in questo caso la fragilità della coalizione di riferimento e l’efficacia mediatica dell’opposizione ha messo a tacere brutalmente qualsiasi analisi sul tema (tutto perché l’idea non è venuta in mente prima a loro).

Inoltre l’idea di scorporo – nel 2006 – nata all’interno di Telecom stessa era essenzialmente funzionale ad una ristrutturazione finanziaria della compagnia alla stessa stregua di ipotesi di cessione di partecipazioni estere che contribuissero a ridurre il debito divenuto troppo oneroso, ma scaturito non da investimenti tecnici – magari inopportuni o eccessivamente onerosi – ma dagli impegni assunti per l’acquisto della compagnia stessa.

Se ricordate infatti quando nel 2001 subentrò la proprietà Pirelli tramite Olimpia, successivamente, con una serie di operazioni di incorporo, il debito di acquisto fu trasferito dentro Telecom Italia e gli eccellenti utili operativi della società costituirono la fonte di rimborso del debito, ma non la fonte per ulteriori investimenti tecnici.

Resta il fatto che nel 2006 , di fronte alla volontà della società di scorporare le reti (da inserire in società ad hoc da quotare in borsa) e risolvere i problemi della Telecom ed anche di Pirelli, l’ipotesi analizzata da Roversi di trovare una collocazione della proprietà in società controllata dallo stato (Cassa Depositi e Prestiti) e finalizzata però allo sviluppo della rete nell’interesse del paese, non era poi cosi tanto peregrina.

Resta il fatto che la cosa non fu capita anzi violentemente avversata, ma la proprietà di Telecom trovò comunque una risoluzione ai suoi problemi: Olimpia vendette alla neonata Telco spa la sua quota di controllo (oltre il 23% ) concludendo tra l’altro un ottimo affare.

La Telco peraltro è controllata da alcuni importanti imprese finanziarie italiane (Mediobanca, Generali, Intesa San Paolo, Benetton, ecc), ma soprattutto da Telefonica, la compagnia telefonica spagnola (con la quota di maggioranza relativa).

Questa operazione ha salvato l’italianità di Telecom, ma questo principio è assai fragile perché è sufficiente un cambiamento della compagine sociale, magari imposto da necessità legate alla crisi finanziaria in atto, a nuove strategie di sviluppo o all'operazione di scorporo stessa ed ecco che l’italianità – tanto sbandierata in questi giorni in altri campi – andrebbe a farsi benedire.

L’idea dello scorporo delle reti in questi giorni sta comunque riemergendo è si ha la netta impressione che l’idea nasca sempre per alleggerire il debito in collo a Telecom che per progetti di più alto profilo e le prospettive di realizzazione non sono per nulla semplici.

Tra l’altro la società proprietaria delle reti andrebbe quotata in borsa e verrebbe sollecitata pure l’entrata di fondi ed altre imprese della finanza internazionale.

Telefonica non ha interesse ad avallare una operazione del genere innanzitutto perché controllerebbe una Telecom più leggera (di debiti, ma anche di infrastrutture tecniche) e poi per il fatto che analoga operazione le potrebbe essere richiesta in patria.

Obbiettivamente non ritengo che non faccia nemmeno piacere a tutti noi il sapere che il nostro apparato di telecomunicazioni andrebbe in mano anche a soggetti certamente qualificati ma sconosciuti.

Ora ben sapendo che negli affari tutto è possibile se lecito, e che quel che non si poteva fare un tempo, lo si può fare invece oggi, sarebbe bene che l’attuale governo non abbia reticenza a riprendere in mano vecchi progetti, vecchie analisi e dimostrare la sua capacità a ricercare tutte le forme di modernizzazione – reale – del paese.

Intendiamoci bene: entrare nell’argomento infrastrutture telefoniche significa affrontare questo tema nell’esclusivo interesse del paese e del suo futuro, ben sapendo che oggi la situazione è ben più complicata di quella di due anni fa.

C’è infatti oggi un socio straniero (tra l’altro concorrente di Telecom) che non sarà facile “addomesticare” e socio italiani di peso la cui missione non è il core business di Telecom per cui vanno sollecitati precisi orientamenti per lo sviluppo – economicamente conveniente – delle infrastrutture telefoniche utili e sempre più necessarie al paese.

Diversamente se intervento non ci sarà o se questo non sarà funzionale agli interessi della collettività, ancora una volta avremo il riscontro delle finalità che questa politica si propone: l’interesse di pochi contro quello dei tanti.

1 commento:

gobettiano ha detto...

Arrivo qui via Cristiana dico la mia.
Mi complimento per la disamina che pianamente e con chiarezza rende comprensibile con semplicità il tuo pensiero. Anche se l'argomento è davvero complesso.
luigi gobettiano