E' ormai da quasi un anno che su questa maggioranza si stanno rovesciando, in quantità industriale, diversi scandali senza che se ne possa vedere la fine e senza che l'opinione pubblica, sbigottita, sembri riorientarsi politicamente.
Questo forse perchè anche nel fronte della minoranza sono scoppiati scandali eclatanti che hanno investito esponenti come Marrazzo e Del Bono scandali che, ad onor del vero, si circoscrivono ai soli interessati per cui gli effetti pur negativi appaiono per fortuna ben più circoscritti.
Tornando agli scandali che hanno investito la maggioranza, per una corretta analisi, occorre forse analizzarli seguendo la consecutio per trarne quindi conclusioni più approfondite poichè analizzandoli uno per uno, pur gravi, l'analisi rimarrebbe circoscritta e parziale.
Tutto è cominciato, a parte la scoperta dei vizietti del premier e della sua ricattabilità, con la dichiarazione di incostituzionalita del Lodo Alfano da parte della Cosulta e questo ha soperchiato il vero animo di questa maggioranza e del suo leader, indifferenti al contesto economico e sociale che stava esplodendo per effetti della crisi finanziaria mondiale scoppiata nel 2009.
Da un lato questa maggioranza attacca il potere legislativo che non sa agire presto e bene, ma dall'altra con notevole abilità il potere esecutivo sforna ddl e dl a mitraglia, a significare quindi che la sua azione del fare, non si ferma difronte a nulla.
Peccato però che quando i pericoli per il premier e la maggioranza scompaiono o si allontanano, ecco che le iniziative - pur discutibili - non vengono completate e vengono parcheggiate sul solio binario morto.
Il Caso Mills, che aveva prodotto il Lodo Alfano, ha poi prodotto il Legittimo impedimento, il Processo Breve (arenato), le Intercettazioni Telefoniche (arenata) e L'Immunità Parlamentare (arenato), ma state pur certi che dopo il 25 febbraio - giorno della sentenza di Cassazione sul caso Mills - a seconda dei risultati potranno rispuntare nuove iniziative, poichè il premier non potrà comunque far finta di nulla.
Tutto questo non perchè il risultato potrebbe imbarazzarlo, ma bensì perchè le eleioni regionali sono alle porte e qualche cosa bisogna pur inventarsela per vincerle.
Questa maggioranza poi con tutte queste mastodontiche contraddizioni fa una gran fatica ad apparite coesa e forte, mentre in realtà, lo ammette lo stesso premier, le lotte intestine sono più ben ampie di quanto si cerchi di smentire (magari sottolienando l'iper dialettica che avvolge la minoranza parlamentare).
Lo dimostra l'iniziativa pronta - ma che è durata lo spazio d'un mattino - per perseguire la corruzione aggrandone le pene.
Altra leva usata è quella costituita dall'accusa che certa Magistratura è in parte strumentalizzata dalla sinistra (ma la sinistra non è allo sando'), mentre analizzando i vari casi si ha sempre più la convinzione che se ci sono ingerenze del ceto politico queste portano a coprire malefatte inaccettabili.
Si guardi le indagini sul G8 dove le prime indagini sono iniziate nel febbraio del 2009 per una segnalazion dei Carabinieri che avevano sentito odore di bruciato, ma dove la Procura di Roma era avanzata con i piedi di piombo (resonsabile il Giudice Toro) tanto lentamente e segretamente che allo stesso presunto reato vi è giunta per ltre vie la Procura di Firenze, tanto che ha scoperchiato le malefatte non solo del G8 ma anche de L'Aquila !
La prima reazione è stata quella di gridare al complotto, alla Magistratura ad orologeria tanto da invitare i magistrati a vergognarsi, per poi magnificare l'azione del Governo del fare, contro l'opposizione del dire.
E qui ricade l'asino: la politica del fare è tutta da dimostrare perchè se non vi fosse stato il G8 o, putroppo, il terremoto de L'Aquila tutta questa azione governativa di largo respiro non la vedo proprio; innanzitutto la sceneggiata della crisi che un giorno c'è, quello dopo è passata e quello dopo ancora segnala una risalita che purtroppo non esiste.
Oppure vogliamo considerare grandi azioni del fare l'eliminazione totale dell'Ici prima casa (già stabilita dal Governo Prodi, esclusi i ricchi), la robin Hood tax (mai applicata per la crisi finanziaria che invece c'era), laTremonti card (che in modo farraginoso ha sostenuto modestamente 1/3 dei potenziali beneficiari)?
Vogliamo parlare della roboante riforma della Pubblica Amministrazione per la quale i cittadini italiani non hanno - a parte il raddoppio della validità della carta d'identità - riscontrato un bel nulla ?
Oppure dell'emergenza rifiuti in Campania dove il fenomeno (già avviato dal Governo Prodi) sembra apparentemente risolto, mentre il problema è stato rimosso sono nel centro i Napoli (delle discariche e del termovalorizzatore di Acerra non se ne sa più nulla)?
Se poi per attuare la politica del fare si pensa che, anzichè velocizzare e rendere più trasparenti le procedure, sia preferibile aggirare gli ostacoli generando deroghe per far presto e bene, ecco che i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Presto significa fare velocemente e bene significa ottenere il risultato con il miglior vantaggio economico (concetti che ogni buon padre di famiglia ha ben chiaro in testa); nella realtà invece posso riconoscere la velocità (il presto), ma il bene non lo vedo proprio; in Campania si parla troppo poco dell'emergenza rifiuti eliminata per cui, oltre alle segnalazioni precise di tanti abitanti della regione, ho il timore che l'emergenza risorgerà ben presto, visto che sbandierare oggi risultati non veri può dare risultati elettorali assi penalizzanti.
Su La Maddalena è fuor di dubbio che - a prescindere dalla allocazione degli stabilimenti - ne è uscita una spesa mastodontica che non corrisponde assolutamente al "bene" della collettività.
Sono convinto che nessuno di noi accetterebbe una riqualificazione di quest'area a prezzi che sono in modo evidente fuori mercato.
Lo stesso dicasi de L'Aquila dove il presto è stato rispattato sostanzialmente (ci sono ancora alcune migliaia di aquilani residenti in alberghi), ma il bene è tutto da dimostrare visti i prezzi praticati, non giustificabili nemmeno dal sopfrapprezzo dell'urgenza.
Il Dipartimento della Protezione Civile poi non risulta aver per nulla approntato nemmeno un proramma di massima per la sistemazione della città, che per i danni subiti, comporterà (viste le esperienze dei laboriosi friulani) almeno una decina d'anni di lavoro.
Se poi la fretta del fare che fa scattare le deroghe deve permettere, per collusioni o permancanza di controlli, lo scandalo che sta emergendo in questi giorni ecco che la politica tanto sbandierata da questa maggioranza va contestata vivacemente e riformulata (se ne è capace).
E' ormai assodato che le politiche troppo "libere"- se non c'è controllo adeguato - alimentano la corruzione e questa è paragonabile al pizzo delle cosche.
Oltre all'aspetto etico corruzione significa mancanza di concorrenza, prezzi più alti, concentrazione ingiustificata di ricchezza.
Le teorie liberistiche sosterrebbero che la corruzione è un fenomeno ineliminabile( come l'evasione fiscale) e disdicevole, che produce comunque ricchezza e lavoro: non è proprio così innanzitutto perchè la nostra finanza non ci si può permettere certi prezzi (si parla secondo la Corte dei Conti del 2% del pil); inoltre con tutta questa massa di denaro si potrebbe fare 2 o 3 volte di più di quel che in realtà si fa.
Non ultimo poi la corruzione crea disgregazione sociale ed economica per cui i rapporti si incancreniscono alimentando la schiera sia dei furbetti sia dei protetti, come avviene molto spesso con la formula delle "consulenze esterne" che costano allo stato ormai oltre 60 milardi l'anno (si dice che la consulenza molto spesso è il premio dato ai non eletti che comunque portan voti!).
Si sta scoprendo sempre più una rete di malaffare, una matassa aggrovigliata in tutti i gangli dell'economia e della società, che nulla ha a che vedere con le politiche liberali o conservatrici che non hanno mai ammesso la "scorrettezza" al proprio interno.
E' una degenerazione che esiste da tempo che è stata sempre più alimentata per ricercare ed ottenere consenso politico e potere, ma è una degenazione che sta creando danni per tutti, anche per coloro che al momento se ne avvantaggiano.
Di tutto questo molta parte del elettorato nè ha preso atto, ma le scelte conseguenti e logiche stenteranno ad uscire.
La tornata elettorale, che ha valenza nazionale visto che investe 13 regioni e visti gli avvenimenti di quest'ultimo anno,potrà presentare il conto, ma non credo che vi potranno essere capovolgimenti storici o epocali; piuttosto vi potranno essere spostamenti -incoerenti - all'interno
soprattutto del centrodestra con un significativo ulteriore spostamento verso la Lega.
Questo perchè se sull'altro fronte il Pd stenta a trovare la sua collocazione e la sua capacità di aggregazione, nel entrodestra il Pdl è ancora un partito personale e gli scivoloni del leader non possono essere sostenuti a qualsiasi costo (i distinguo li vediamo ogni giorni da Fini in giù).
Le liste regionali del centrodestra non son fatte proprio con il manuale Cencelli, bensì secondo una architettura finalizzata a sostenere il leader e a riaffermare la presunzione di onnipotenza di questa maggioranza; vi è quindi il rischio che i collegamenti storici tra fasce di elettorato e candidati si sfilaccino, con tracimazioni sui partiti alleati.
Spero infine che buona parte dell'elettorato contesti con il voto il fatto che questa maggioranza ha sottovalutato dapprima la crisi finanziaria del 2008, quella economica del 2009 e ora quella del lavoro che sta assumento contorni empre più preoccupanti.
Le amministrazioni regionali hanno la possibilità istituzionale di utilizzare tutte le deleghe possibili per controbilanciare l'immobilismo di questa maggioranza, magari a costi di sacrifici che non produrranno reazioni se ben congegnati.
martedì, febbraio 23, 2010
FINO A QUANDO LA PRESUNZIONE DELLA MAGGIORANZA ?
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2:15 PM
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venerdì, febbraio 12, 2010
CARO PRESIDENTE... SI VERGOGNI LEI !
Caro Presidente Berlusconi in tutte le domocrazie del mondo chi è maggioranza governa e viene stimolato da chi è minoranza, la quale stimola - proprio come ha fatto Lei quando era all'opposizione - l'azione di governo cercando di apportare modifiche o mettere in contraddizione l'azione stessa della maggioranza di turno.
Lo vediamo in tante democrazie dove le ampie maggioranze sono messe alla corda dalle opposizioni, ma non abbiamo mai sentito i vari Obama, Sarkosy, Merkel, Brown, Zapatero, ecc. gridare al complotto o accusare gli oppositori di essere antistato.
Il fatto che chi è maggioranza e poggia su ampi consensi non può modificare questo principio perchè altrimenti - seppur in forma addolcita - ci troveremmo in situazioni antidemocratiche come accade in Iran, dove l'attuale maggioranza governa da più legislature è pretenderebbe di mettere il bavaglio all'opposizione, anzi pretende di trattare l'oopsizione come nemici dello stato.
Lo sta facendo anche lei contrapponendo il suo partito dell'amore con quello - presunto - dell'odio.
Per la verità questa tendenza l'ha dimostrata più volte anche Lei criminalizzando l'opposizione e tutti gli eventi ed i fatti che possano infastidire la sua azione politica.
Risulta pertanto assai puerile indicare l'azione politica dell'opposizione come la causa che le impedirebbe di ben governare; troppo comodo rovesciare su chi compie la sua azione politica istituzionale d'opposizione la responsabilità di tutto quello che di negativo o non accettabile lei da anni va facendo.
L'ampia maggioranza che deriva dall'ampio consenso non significa automaticamente che tutto quel che fa è giusto e perfetto, nè può sostenere che il consenso reiterato le permetta i fare quel che le pare.
La sua politica inneggia alla libertà, ma l'azione concreta poi risulta o assai miserella oppure si trasforma in un sistema clientelare moderno, ma sempre clientelare è.
Vogliamo vedere quando si spende per le consulenze esterne dei vari ministeri ai quali lei ha dato carta bianca ?
Vogliamo vedere quanto è la spesa per esempio che sostiene il Dipartimento della Protezione civile che pretenderebbe di trasformare in spa, con pacchetto azionario detenuto direttamente dal suo ufficio ?
Lei ha promesso - per anni - agli italiani che avrebbe modernizzato il paese, ma non ha, nei fatti, fatto un bel niente perchè non ha attivato una azione virtuosa ed economicistica perchè se così fosse la spesa dello stato sarebbe scesa a rotta di collo.
Piùttosto ha dato una speranza agli italiani (o a molti di loro): questo nostro sistema può soddisfare la sete di denaro di molti e per effetto della ruota che può girare, tanti aspettando questi vantaggi, nè più nè meno del malaffare che tangentopoli ha nutrito per decenni.
E' la politicha delle mani libere che è fallimentare perchè governare non è comandare: è vero che con i soldi si fa quel che si vuole (e lei con i suoi li può pure bruciare), ma con la maggioranza non si fa quel che si vuole ritenendo e ptetendendo di essere in grado di controllare tutto e tutti.
Lei peraltro è vittima dei suoi principi abberranti perchè la sua potenza economica personale non significa che l'azione consenguente sia indenne da macchie ed ecco il perchè ha tante cause aperte dalle quali cerca di sottrarsi ad ogni costo, mentre sarebbe più saggio e più politicamente vincente smascherare eventuali pretese.
Lei stesso afferma impropiamente che i suoi processi chiusi non l'hanno visto soccombere: ragion di più per continuare a dimostrarlo.
Puerile appare quindi accusare una parte della Magistratura di essere asservita a schieramenti politici avversi o d'essere ad orolegeria: ci convinca facendo nomi e cognomi, ci informi e ci documenti, così toglieremmo di mezzo gli equivoci eed eventuali magistrati manichei.
Le faccio notare che gli altri, gli oppositori, quando si trovano in situazioni indifendibili, anche per pura immagine e decenza, addirittura si tolgon di mezzo a velocità siderale!
E' il principio che è sbagliato: lei amministra non beni suoi, ma beni della collettività e di questo ne deve render conto ogni giorno e non pretendere che le somme si tirino alla fine, quando - eventualmente - i buoi son scappati.
Questo è un concetto da paese sudamericano dove grandi paesi come l'Argentina o il Bresile -un tempo potenze mondiali - sono stati distrutti da queste logiche e politiche abberranti.
Efficentare il sistema significa risparmiare e fare presto e bene, ma occorre controllo già da parte della sua coalizione; eppoi bisogna consentire il controllo anche da parte del Parlamento (a prescindere dalla sua composizione ovviamente, perchè altrimenti diventa una colossale presa in giro) perchè diversamente, se qualche manigoldo si intrufola negli affari di governo, poi lei non può lavarsene le mani accusando per di più la Magistratura (i Gip si devono vergonare !).
La sua azione politica, forte della sua maggioranza, è stata trasformata in delirio di onnipotenza (che non si stanca mai, insieme ai suoi partners, di magnificare), ma di vantaggi non ne vediamo, anzi emergono ogni giorno di più gli svantaggi (o le porcherie).
Lo scandalo della Protezione Civile -se verrà dimostrato dalla Magistratura - ne è l'ultimo esempio: il Dipartimento della Protezione Civile è nato per gestire le emergenze comprese quelle idrogeologiche, i terremoti ecc. ed ha il compito anche di controllare e dare precise indicazioni per annullarne o contenerne gli effetti per cui i vari Ministeri poi trasformano tutte queste in disposizioni operative (ove occorre anche con leggi approvate dal Parlamento).
In questo senso Guido Bertolaso che opera dal 1996 (governo Prodi) ha ben svolto la sua opera, ma nel momento i cui - nel 2001 - lei ha trasformato sempre di più il Dipartimento in un enorme contenitore, gestore degli eventi più disparati dove l'emergenza non è la regola, ma una eccezione, ha da un lato sottratto i Ministeri (ministri e apparati) alle loro funzioni e alle loro responsabilità ed ha addossato ed esposto Bertolaso stesso ad una enorme responsabilità, non dotandolo di sistemi di controllo che lo potessero tutelare.
Ed ecco fatta la frittata: nella ristrutturazione de La Maddalena - per esempio -si è fatto presto (ma non s'è finito), ma non si è fatto bene e per di più si è spesa una montagna di denaro costruendo una cattedrale nel deserto dove una stanza d'albergo è costata un milione di euro l'una.
Ora emergono possibili corruzioni e lei, anzichè riflettere, se qualche cosa non ha funzionato ecco che riprende lo sport nazionale: attaccare la Magistratura, gridare al complotto ed affermare che su 100 fatto bene non si può tracciarsi le vesti per un 1 fatto male.
Non ci siamo caro Presidente: i miei genitori, quando tornavo con un bel voto da scuola - e pretendevo una mancetta - mi rispondevano che non avevo fatto che il mio dovere (anche perchè in caso di voti negativi avrei dovuto dare io a loro la mancetta!).
Per di più lei persegue questa aberrazione pretendendo di trasformare in spa il Dipartimento per cui se avesse fatto più in fretta non sarebbe nemmeno stata aperta la procedura giudiziaria di questi giorni perchè il Dipartimento risponderebbe solo a lei, nemmeno al Ministro dell'economia, preposto al controllo delle finanze pubbliche.
Altra nefandezza riguarda L'Aquila dove le nuove abitazioni sono costate 2700 euro il mq: siamo alla follia perchè l'urgenza non può ne deve giustificare una spesa simile(le imprese l'affare lo fanno già ottenendo gli appalti) visto che le civili abitazioni - chiavi in mano - costano in Italia tra i 1000 e 1200 euro il mq (terreno a parte) per cui ...cara la mia efficenza !
Lei si è fatto bello difronte agli italiani mettendo al coperto gli aquilani senza badare a spese: tanto pagano tutti gli italiani (nelle cui tasche a messo le sue mani)!
Concludendo caro Presidente è lei...che si deve vergonare !
alle
11:47 AM
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mercoledì, febbraio 10, 2010
COMMISSIONE DI VIGILANZA O COMMISSIONE DI CENSURA ?
Il fatto che la commissione di Vigilanza Rai abbia ieri deciso di modificare le regole per la diffusione di programmi di dibattito politico nei trenza giorni che precedono le elezioni regionali ha del paradossale con risvolti assai preoccupanti per la libertà di pensiero e di informazione dell'opinione pubblica.
La situazione attuale è caratterizzata dal fatto che "l'offerta politica" ci viene somministrata in tutte le salse e in tutte le trasmissioni, comprese quelle di intrattenimento pomeriadiane, di tutta la rete televisiva nazionale e locale sia essa privata o pubblica.
Infatti su tutte le reti e a tutte le ore - dal mattino presto sino a notte tarda - questa somministrazione prosegue da parecchio tempo con lo scopo ufficiale di informare i cittadini oltre che con i TG anche con temi di approfondimento, ma con l'intenzione recondita in realtà di condizionare l'opinione pubblica perchè a ben vedere non c'è trasmissione dove accanto a temi anche "leggeri" non sia presente uno o più rappresentanti del ceto politico per riallacciare quindi un nodo, una linea ideale tra l'azione della politica nelle sue sedi proprie con una appropriata pubblicità di sostegno o preventiva.
I politici che presiedono questa grande operazione di comunicazione sono poi molto spesso gli stessi per cui facendo zapping non si può escludere che lo stesso personaggio appaia su reti televisive, magari una di seguito all'altra.
Come nella politica poi, ogni evento viene in modo indecente piegato ad un preciso scopo: non c'è tema in cui questa linea venga riannodata e nel contempo molto spesso questa strumentalità attacca supposte strumentalità eguali, ma di segno contrario.
Di tutto questo ce ne siamo fatti una ragione e non avendo l'anello al naso possiamo usare il più grande strumento democratico che ci è rimasto, cioè usiamo il telecomando o spegnamo la tv occupandoci d'altro (e una buona parte temo si rifiuti di pagare il canone tv).
In termini generali non è però così perchè lo scopo viene in buona parte raggiunto perchè la tv è il più grande strumento di comunicazione di massa dove è più facile oientare e indirizzare il pubblico che è allo stesso tempo elettorato.
L'azione dei politici è smaccatamente utilitaristica perchè in molte trasmissioni questi rappresentanti che intervengono su specifici temi colgono l'occasione per auto incensarci o autoincensare l'azione della propria coalizione in modo talmente sfacciato da rasentare il ridicolo.
Ma venendo alla bella pensata della Commissione di Vigilanza Rai si pone la programmazione della Tv di Stato difronte ad un bivio: o le trasmissioni a tema politico imbarcano rappresentanti di tutti i partiti come fosse una tibuna politica, ovvero non possono andare in onda nel 30 giorni che precedono le elezioni regionali.
In prima cosa è una decisione che stravolge l'impianto di tutte le trasmissioni di questo genere poichè anche se c'è il bipolarismo i partiti sono molti di più per cui rispettare questa disposizione diventa obbiettivamente complessa e in molti casi irrealizzabile (penso alla trasmissione di Lucia Annunziata).
Peraltro il partito di maggioranza relativa - il Pdl - invocherebbe l'abolizione della par condicio quando in realtà già questo avviene in molte trasmissioni (ieri sera a Ballarò i due politici del cdx rappresentavano circa il 45% dell'elettorato mentre quelli di cdx si e no l' 8% circa)!
Per secondo, se questa è la linea, non vogliamo vedere più nessun politico - nemmeno l'ombra -in tutte le trasmissioni in trattenimento pomeridiane (mi riferisco agli assidui e onnipresenti Capezzone, Mussolini, Santachè, ecc).
Per terzo resta da sciogliere un tema spinoso, assai delicato, che riguarda tutte le trasmissioni, a tema politico e non, trasmesse da tutte le reti private come Mediaset, La7, Sky e Locali che rappresentano circa il 50% della offerta televisiva.
Capisco perfettamente che la Commissione controlla solo le reti Rai, ma non dobbiamo prenderci in giro: se si vuol per amor di democrazia renderle il più possibile asettiche - a parte le tribune politiche che le sostituiranno - non dobbiamo far finta che la concorrenza di allinei spontaneamente.
Visto che il Premier Berlusconi è il proprietario della più grande concorrente Rai sarebbe uno stolto se non continuasse con la sua struttura di produzione televisiva ordinaria(Matrix ed altri) per cui alla fine, nel suo complesso, l'offerta informativa e di comunicazione ne risulterebbe sbilanciata e pertanto antidemocratica.
Quali siano le motivazioni che hanno animato il rappresentante radicale in Commissione per sfornare questa bella pensata non è dato sapere, ma fa veramente specie che un libertario come dovrebbe essere un radicale combini un vero proprio aborto informativo.
Proposte ?
Lasciare tutto come sta, su tutte le reti, che potranno continuare le loro trasmissioni - con i loro pregi e difetti - lasciando a noi il diritto di scelgliere (almeno quello).
Poi se in regime di par condicio si vorrà rincarare la dose per una trentina di giorni con apposite tribune elettorali saranno ben accette, sempre se avremo voglia di seguirle (attenti quindi a fornire ai telespettatori alternative interessanti non le solite fuffe che ci vengono propinate e pilotate in molte occasioni analoghe).
Se non ci dovesse essere una retromarcia in tal senso avremo la dimostrazione -oltre all'insipienza del genietto radicale - che non ci troviamo difronte alla Commissione di Vigilanza, ma difronte alla Commissione di Censura !
Ricodate sempre che il popolo italiano non è costituito da 60 milioni di dementi!
alle
1:25 PM
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giovedì, gennaio 21, 2010
LE MENZOGNE DEL PREMIER E DEI SUOI SOCI
La recente approvazione al Senato della legge sul processo breve o con tempi prederminati, procede spedita all'esame della Camera dei Deputati e, putroppo, fra pochi giorni avremo una legge vergognosa che non affronta per nulla i problemi che provocano molto spesso tempi assai lunghi nei processi sia penali che civili.
Riassumendo la legge questa pone dei tempi massimi ad ogni grado di giudizio, tempi entro i quali il giudice o i giudici debbono giungere a sentenza.
I tempi sono differenziati tra i reati per i quali sono previste pene entro i dieci anni e quelli che prevedono pene superiori ai dici anni; inoltre viene introdotta la retroattività per i processi in corso, dove anche qui i tempi prescritti sono diversi a seconda delle pene previste, inferiori o superiori ai 10 anni.
Inoltre i tempi prescritti si applicano a qualsiasi tipo di processo civile e penale, sia quindi ad imputati persone fisiche che a persone giuridiche, ovvero a persone fisiche che hanno agito nell'interesse di persone giuridiche.
Per prima cosa questa legge non è fatta nell'interesse di tutti i cittadini, ma soltanto nell'interesse degli italiani imputati perchè la predeterminazione dei tempi, se non rispettata, prescriverà il reato e le parti lese non verranno in alcun modo ristorate.
Caso mai le parti lese potranno ricorrere contro lo Stato che non ha provveduto, pur in presenza di imputati, a soddisfare il il loro diritto alla giustizia, con risvolti quindi economici imprevedibili.
Non viene rispettato quindi il diritto al giusto processo, che riguarda sia imputati che parti lese.
Per secondo non è assolutamente vero che i nuovi termini di legge siano ancora abbastanza lunghi, perchè sono termini classificati "a scaglioni" per cui se il primo grado di appello non viene completato nei tempi previsti, il processo si estingue per cui apparentemente un processo potrà durare per esempio 8 anni, ma in realtà potrebbe essere liquidato dopo due o tre anni a seconda dei casi.
Non viene rispettato quindi il diritto ad ottenere una sentenza definitiva in tempi accettabili.
Per terzo questa legge si preoccupa essenzialmente di predeterminare tempi certi per l'esecuzione del processo, ma non analizza assolutamente quali possano essere le cause che hanno prodotto le lunghezze inaccettabili dei processi stesse.
Le cause sono due: la più semplice ed intuitiva riguarda l'aspetto organizzativo per cui entrano in ballo sia l'organizzazione delle strutture giudicanti che i mezzi e uomini necessari a soddisfarle; la seconda riguarda - ed è quella più complessa e spinosa dove nessuno vuol metterci becco - la struttura delle procedure che consentono scappattoie e cavilosità sfornate dalle abilità oratoria dei difensori per cui in virtù del diritto alla difesa si innescano, molto spesso, lungaggini che dilatano lo svolgimento del processo fino a contribuire in modo determinante a non rispettare i tempi indicati dalle prescrizioni previste per i vari reati.
Un esempio molto significativo: se un corrotto viene pagato prima del fatto c'è la corruzione semplice o complessa, se viene pagato dopo si potrebbe addirittura ipotizzre che non ci sia stata corruzione !
La quarta riguarda l'incidenza di questa legge in gestazione sulla durata o estinzione anticipata dei processi in corso; L'Anm e il Csm indicano che questa produrrà l'eliminazione del 50% circa dei processi in essere, mentre il Ministro di Giustizia indica l'eliminazione soltanto nel 10% dei processi che sono circa 3,5 milioni.
Precisa poi il Ministro Alfano che già oggi i processi che decadono sono circa 170 mila (sarebbe un 5%) all'anno per decorrenza dei termini per cui già la metà dei processi si estinguerebbe per via naturale con gioia degli imputati e enormi incavolature delle parti lese.
Questa candida affermazione conferma che questa legge raddoppierebbe questo grave disservizio della giustizia, lo istituzionalizzerebbe insomma per cui l'obbiettivo di dare tempi certi e giustizia a parti lese e ai presunti colpevoli sarebbe proprio l'opposto.
Se ne avvantaggerebbe la malavita che saprebbe fin da ora (come nel caso degli evasori fiscali che sanno perfettamente che o prima o poi beneficierà di una sanatoria) i rischi connessi alla scoperta dei loro reati e verrebbero punite le parti lese ancor più preoccupate dai problemi di sicurezza tanto sentiti - anche in forma esagerata e strumentale - proprio dalla coalizione di centro destra.
Se invece le previsioni di Csm e Anm risultassero le più veritiere è evidente che il danno per le parti lese sarebbe ancora più grande e tutta questa operazione risulterebbe una enorme sanatoria che incrementerebbe le ingiustizie e ridurrebbe in modo assai sensibile sia la quantità dei processi che le spese di giustizia che ammontano oggi a circa 8 miliardi l'anno.
Insomma un bel sistema per ridurre i costi dell'apparato statale senza tutelare i cittadini.
Come quinta si continua a sbandierare il fatto che questa legge affronterebbe il il tema della durata dei processi per effetto di richiami da parte della Ue; ebbene la Ue non è una foglia di fico per cui al bisogno la si estrae come un jolly perchè se il fenomeno è vero è pur vero che i tempi prescritti con l'attuale legge - se si riescono a rispettare tutti i tempi di ogni grado di giudizio - sono del tutto simili alla vita vita media degli attuali processi per cui non saremmo fuori dai richiami U per il semplice fato di aver introdotto dei "tetti".
La sesta riguarda il fatto che la legge in esame riprenderebbe i disegni di legge predisposti sia nel 2001 che nel 2006 dalla coalizione di centrosinistra; nulla di più falso perchè accanto ai tempi certi erano pure previste delle eccezioni qualora i tempi di prescrizione previsti fossero più lunghi ed inoltre i tempi non riguardavano quelli relativi alle indagini e relativi rinvii a giudizio (cosa che questa legge invece contingenta).
Inoltre quelle bozze di legge riguardavano i futuri processi e comunque - visto che non ci sarebbero differenze -non si comprende perchè l'attuale maggioranza (allora all'opposizione) non abbia applaudito alle iniziative sostenendole pure con il voto.
Inoltre queste bozze riguardavano i processi verso persone fisiche mentre ora sarebbero incluse anche quelle giuridiche il che significa che i diritti di migliaia di riasmiatori, per esempio, che non godono di un efficace diritto alla class action (che stranamente non è retroattiva), subiranno al danno le beffe.
In sostanza le rigidità di questa legge riducono di fatto i tempi di prescrizione qualora nella fase istruttoria o in primo grado non fossero rispettati i tempi contigentati.
Occorre aggiungere poi che questa legge ha la presunzione, ponendo limiti temporali assai precisi, di provocare una corsa ad ostacoli da parte di Gip, Pm, Giudici, Collegi Giudicanti, ecc. per stare nei tempi dimenticando che: "quando l'acqua è poca, ossia scarseggia, la papera non galleggia!"
Per utimo mi risulta estremamente fastitidioso ed inaccettabile l'atteggiamento del Premier che è una istituzione dello Stato quando, per il suo interesse personale, attacca la Magistratura con frasi abberranti come quella "...i miei legali mi consigliano di preentarmi in giudizio, perchè sarebbe come presentarsi al plotone di esecuzione".
Per carità le frasi colorite possono dare efficacia a quel che si dice, ma quando si continua ad attaccare tutte le istituzioni come sovente è successo in questi giorni, tutto questo mi appare assai grave perchè discredita difronte a tutti gli italiani anche l'istituzione che il premier rappresenta.
Non siamo ad una partita di calcio ed il rispetto deve partire da chi è più importante ed in questo caso chi attacca è il Premier non certo il Capo dello Sato o la Magistratura che di fronte a reati non può che fare il suo mestiere.
Vedremo come questa storia andrà a finire: non nel senso di quando e come la legge verrà approvata, bensi che effetti produrrà effettivamente nella società civile, quanti presunti colpevoli esulteranno e quante parti lese rimarranno senza giustizia !
alle
1:26 PM
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mercoledì, gennaio 13, 2010
LETTERA APERTA A P.G. BERSANI
Caro Segretario Bersani,
è fuor di dubbio che, come i suoi predecessori Veltroni e Franceschini, si è preso una bella gatta da pelare per mettere in movimento su una rotta sicura e chiara il nostro "bastimento"e è altrettanto fuor di dubbio che i cosigli utili sono quelli richiesti.
Ma poichè tengo molto alla riuscita di questo progetto politico che evolve da almeno vent'anni, mi permetto di suggerirti qualche pensiero che potrebbe essere utile alla determinazione delle strategie politiche da mettere in campo in tutte le sedi opportune siano esse parlamentari, amministrative, elettorali e - non ultima - di comunicazione.
E fuor di dubbio che la coalizione di centrodestra ha trovato nel suo leader ed anche in tutto il suo apparato una chiave di lettura che li avvantaggia nel consenso che hanno ottenuto e che continuano a mantenere consistente.
Quanto al programma svolto invece, questa coalizione, sta dimostrando ancora una volta la sua limitatezza, ma proprio per la "chiave" individuata di proposizione al pubblico ed agli elettori questi contenuti passano in secondo piano tanto che contano di più le enunciazioni di principio e le promesse che la loro realizzazione.
In sostanta su tanti temi come la giustizia, il fisco, le libertà individuali, le necessità primarie della collettività, la modernizazione del paese, le politiche economiche e quelle internazionali, la riduzione decisa e progressiva del debito dello stato, le scelte elettrorali abbiamo visto tante enunciazioni, tante campagne elettorali, tante interviste che promettevano la loro realizzazione, ma poi in realtà di tutto questo si è visto ben altro o ben poco.
Paradossalmente però l'elettorato è sempre speranzoso che queste possano alla fine arrivare per cui, nonostante gli avvicendamenti al governo che pure ci son stati, il consenso rimane tuttora ben solido nel centrodestra.
Non possiamo dire che il centrodestra abbia incantato la maggioranza degli italiani, tuttalpiù si è dimostrato più credibile cavalcando sapientemente temi sensibili di qualsiasi genere, come l'immondizia, il terremoto, la sicurezza e l'immigrazione e mettendo nell'angolo le idee e le proposte alternative dei programmi del centrosinistra.
La cosa tragica comunque è che tutto quello che è necessario obbiettivamente all'Italia non vien fatto e chi ne pagherà il conto, o prima o poi, saranno gli italiani.
Il centrosinistra invece ha vissuto periodi travagliati dove la normale dialettica che dovrebbe essere stata il suo punto di forza si è trasformata in una sua debolezza per cui anche le cose egregie fatte (come l'entrata nell'euro o il controllo e riduzione del debito pubblico a solo titolo d'esempio) sono scordate da un pò tutti.
Le coalizioni pletoriche hanno creato fragilità e minor credibilità ed anche le iniziative coraggiose nonstante i buoni auspici hanno mostrato il segno e vedo il reale pericolo che anche con la creazione di coalizioni più contenute non producano una inversione di tendenza se non si lavora sulle strategie che permettano di aumentare la credibilità politica che va ovviamente confermata nei fatti.
Due sole le principali leve su cui contruire la credibilità che porti consensi maggioritari:
viste le imminenti elezioni regionali riguarda la scelta dei candidati e l'organizzazione della comunicazione.
Apparirà scontato ma la prima - le elezioni regionali -deve rispondere alla assoluta esigenza di scegliere, nelle tornate elettorali regionali il "meglio fico del bigoncio" che risponda all'apprezzamento della più ampia parte delle'elettorato, a prescindere quindi da tutti gli altri temi o motivi che ne depotenzierebbero l'efficacia.
Questo apprezzamento va riscontrato nelle varie comunità trascurando il fatto che il prescelto appartenga al nostro partito o alla coalizione e trascurando anche lacci e lacciuoli che ci siamo andati a cercare, mentre debbono essere una opportunità e non un vincolo.
Intendo dire per esempio che se la Lorenzetti in Umbria è richiesta a gran voce per una sua terza candidatura questo va fatto comunque lasciando perdere norme interne al partito sulle quali si può benissimo far eccezzione.
Così pure sulle primarie: lo strumento si è dimostrato valido in tanti casi, ma non garantisce in qualsiasi caso il risultato migliore.
Intendo dire che in Puglia per esempio nel 2005 le primarie hanno dato una indicazione chiara confermata poi alle elezioni, ma in altri casi (elettorali e di partito)dove sono scesi a votare milioni di sostenitori questo non ha garantito assolutamente il risultato migliore.
Questa volta il Puglia la nostra coalizione uscente esce appannata per cui ricorrere alle primarie può rivelarsi un esercizio di democraticismo, mentre dobbiamo invece offrire una alternanza al nostro interno che aggreghi nuovamente la maggioranza dell'elettorato (in questo caso si tratterebbe di un nome già ben noto ed apprezzato quanto il governatore uscente).
Anche nel Lazio - dopo il brutto affaire Marrazzo che, diversamente da altri, ci ha messo nei guai -la concentrazione va giustamente fatta sul "meglio fico del bigoncio" e Emma Bonino è decisamente una donna di prestigio vincente e di alta qualità.
Certamente ci potrebbero essere altri uomini anche del nostro partito che potrebbero esser utili, ma bisogna puntare sul nome ad effetto perche avvicendamenti come Zingaretti o Veltroni non sarebbero capiti dall'elettorato (oltre a quanto ci ha dimostrato il recente passato riproponento Francesco Rutelli come sindaco di Roma).
E' fuor di dubbio che i candidati prescelti debbono avere uno stretto connubio con le alleanze e con i programmi dove vanno individuate le scelte logiche e non le ideologie.
Casini al riguardo sbaglia di grosso nella sua scelta perchè al di la delle differenze di pensiero che può avere con la Bonino, nella regione Lazio occorre una politica concreta e pragmatica, dove quindi i grandi temi sulla vita centrano ben poco; non va poi dimenticato che stimo parlando di un eccellente commissario europeo ed ex ministro della repubblica.
La seconda leva riguarda l'organizzazione della comunicazione sulla quale dimostriamo una carenza ed un ritardo che fanno franare la nostra cedibilità politica.
Al di la delle capacità populistiche del premier di stare sulla scena, è evidente ogni giorno di più che gli esponenti di centrodestra sono in qualsiasi sede più preparati di noi.
Già abbiamo l'handicap di essere tre partiti all'opposizione mentre il centrodestra appare come un unico e accattivante partito, in più dobbiamo riconosce che siamo meno preparati dialetticamente a calcare la scena.
La scena pricipale è quella televisiva che gestisce circa il 90% della comunicazione perchè gli italiani non vogliono o non possono leggere uno o più quotidiani al giorno da quali trarre informazioni utili per formarsi una propria idea; ricorrono quindi alla comunicazione televisiva che è più veloce ed immediata, dove i temi possono essere preselezionati e dove attrae consensi chi sa calcare meglio la scena di altri.
La preparazione dialettica è tutto perchè le tematiche con risvolti politici sono sviluppate dalla mattina presto a notte fonda, su tutte le reti possibili ed immaginabili e molto spesso - al di la della qualità implicita degli esponenti del centrosinistra - politici, giornalisti, economisti ed altro che siano - la preparazione degli esponenti di centrodestra appare molto più forte e ben congegnata.
Abbiamo capito tutti che ormai il sistema televisivo soggiace da tempo ad una grande ed unica regia che peraltro si riscontra anche nelle aule parlamentari, ma questo fenomeno mi interessa poco perchè chi vuol far valere le sue idee si prepara per bene e quindi agli avversari non resta che fare la stessa cosa in modo migliore per contrastarli.
Il centrodestra continua ad attaccare le trasmissioni che lavorerebbero contro la maggioranza parlamentare ed il governo in carica, ma in ealtà questo non è assolutamente vero perchè gli esponenti di centrodestra sono sempre giustamente presenti e molto spesso fanno una miglior figura rispetto agli avversari politici per cui la credibilità - anche usando qualche volta toni da avanguardista - si consolida o cresce.
Tanti sono i temi in cui il centrodestra racconta fandonie o mezze verità, ma tante volte non abbiamo la prontezza di riflessi di smascherarle in modo credibile per cui assistiamo a tesi paradossali come il fatto che il "processo breve " sarebbe stato imbastito da una precedente iniziativa del centrosinistra, mentre in realtà l'attuale bozza riduce la prescrizione, mentre l'altra riduce i tempi processuali (in più l'attuale non dura 6 o otto anni, ma se non supera i primi due il proceso è bello e finito).
Oppure la tesi sulla pressione fiscale ( per non parlare della riforma fiscale in circalazione da 16 anni) o sul livello del debito dello stato, il cui allentamento sarebbe appannaggio escusivo del centrodestra (che non mette le mani in tasca agli italiani nemmeno quanto vara lo scuro fiscale ter !), mentre se si vanno a vedere gli andamenti storici questo non è assolutamente vero(ricordo che nel 1994 l'attuale premier intrudusse una tantum dell'1% sui redditi olttre 150 milioni di lire a fini irpef!).
Molte porcherie o incapacità le riscontriamo, per chi legge sui giornali di opinione e denuncia, ma molto spesso nelle trasmissioni televisive dove pure partecipiamo non se ne parla assolutamente.
Per esempio per ben due volte i governi di centrodestra hanno introdotto per l'Irpef le due famigerate aliquote del 23 e 33%, ma non sono mai stati fatti i passi successivi per metterle in piedi; così pure è per ben due volte che in finanziaria l'attuale governo ha introdotto la norma per la riduzione di tutte le rappresentanze politiche locali, ma poi i decreti attuativi sono rimasti nel limbo.
Tutte queste cose l'elettorato innamorato di questa coalizione probabilmente nemmeno le sa, e se le conosce se ne fa una ragione aspettando tempi migliori che mai non arrivano.
Sta quindi a noi evidenziare queste contraddizioni che fanno vedere stagno quel che appare argento !
Anche altri comportamenti vanno denunciati prontamente alla prima favorevole occasione: il premier ha recentemente accusato la Consulta ed il Presidente della Repubblica di essere di parte (avversa alla sua), ma giusto la Consulta viene buona per sostenere una norma assai utile per lui ,come la proroga di tre mesi del processo in caso di aggiornamenti del Pm per consentire la scelta dei riti processuali previsti.
Ecco che in questo caso siamo come dei bimbetti all'asilo: se la Consulta da risposte gradevoli ad una parte tutto va bene, ma se cambia il segno ecco che quella stessa parte tratta i componenti della Consulta come dei "tagliagole"; se non si smaschera questo velocemente si rischia come spesso accade che la "frittata" venga rivoltata in senso opposto (il centrosinistra non ha mai affermato che parte della magistratura gli è politicamente avversa).
Non bastano quindi le dichiarazioni volanti anche se chiare ai vari tg (quando intervistavano Prodi sembrava che avessero messo i microfoni dentro una scatola da scarpe)come sta facendo Bersani ed altri in questi giorni, occorre organizzarsi per bene, documentandosi altrettanto bene e scelgliere i migliori tra di noi che sappiano tener testa agli interlocutori in modo efficace, ribattendo punto su punto le tante fandonie e le mezze verità.
Non occorrono "animali di scena" ma gli uomini giusti con l'adeguata dialettica perchè il canale televisivo è veloce ed immediato e raggiunge la credibilità presso l'elettorato chi per primo si spiega presto e bene.
In questi giorni si parla di riappacificazione, di toni più moderati, di confronti per le riforme costituzionali, ma questo si è rivelato un grande bluff perchè non è cambiato nulla rispetto ad un mese fa: si vuol continuare a governare contro anzichè per e quel che è peggio è che questo non viene denunciato in tutte le sedi.
Si parla di riforma della giustizia, ma poi i temi di discussione riguardano le procedure che "suicidano" in realtà migliaia di processi con l'aggiunta di grandi contraddizioni: il centrodestra insiste sul processo breve, necessario agli italiani (in realtà è necessario al premier) e poi si sostiene che questa modifica potrà interessare solo l'1% dei processi aperti.
Ma allora occorre decidersi perchè se una scelta è urgente non può essere marginale !
Sul sistema penitenziario - vado veramente da un tema all'altro , ma i comportamenti son sempre gli stessi - si è sparato a palle incatenate sull'indulto (votato da tutti tranne la Lega e l'Idv), ma poi di passi conseguenti nemmeno l'ombra ed oggi, dopo quattro anni, siamo allo stato di emergenza carceri al quale si intende rispondere con un investimento fantasmagorico che raddoppi quasi la capienza degli stabilimenti penitenziari (ma non sappiamo in quani decenni).
Su questi aspetti di tecniche di comunicazione penso non ci voglia poi molto: occorre solo una buona organizzazione e determinazione contrapponento una contro regia sui fatti che sia veramente convincente e vincente.
Diversamente temo che nemmeno i più grandi programmi possano trovare consenso, se non con uno sforzo doppio o triplo dispetto agli avversari politici che ci troviamo difronte.
alle
2:57 PM
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lunedì, gennaio 11, 2010
RIFORMA FISCALE
E' da almeno 15 anni che la coalizione di centrodestra innalza sulla sua bandiera il vessillo della riforma fiscale, ma tra alti e bassi in tutto questo periodo la pressione fiscale ha "ballato" tra il 41 e il 43% per gli implici vincoli, dei quali tutti noi dobbiamo essere consci, costituiti dal peso del debito pubblico e dalla necessità di attuare alla fine del secolo scorso politiche necessarie per riaggranciare il "serpente monetario" (dal quale eravamo uscuti drammaticamente nel settembre 1992) ed entrare sin dalla prima ora nell'Euro.
Ad li là dello slogan del "pagare meno per pagare tutti" il progetto del centro destra è obbiettivamente rivoluzionario poichè introduce il principio della sostanziale non progressività delle imposte visto che si intenderebbe intrudurre soltanto due aliquote, accompagnate dalle detrazioni fiscali che implicano la riduzione della base imponibile (anzichè le deduzioni fiscali che implicano la riduzione dell'imposta lorda calcolata).
La motivazione a sostegno della non progressività delle imposte sta nella tesi per cui le aliquote troppo elevate costituirebbero un deterrente a produrre più ricchezza; come dire, non mi conviene lavorare e produrre di più perchè poi l'erario si tiene il 43% del tutto !
Bah, la tesi è suggestiva e può essere pure convincente, ma abbiamo avuto nel nostro passato aliquote ben più alte, ma non per questo gli italiani si sono auto limitati a produrre minor ricchezza: caso mai si sono inventati mille sistemi per evadere aliquote marginali ben più alte e il "vizietto" è continuato imperterrito anche quando queste sono scese in modo consistente (buon vademecum per ulteriori riduzioni).
Quanto al debito delle Stato la situazione è rimasta sostanzialmente immutata, pur con gli sforzi fatti per ridurre il rapporto debito/Pil, anche attingendo dalle fonti ottenute con le dismissioni dell partecipzioni statali ed oggi, per effetto della crisi finanziaria del 2008, trasformatasi in crisi economica nel 2009 che rischia di trasformarsi in crisi del lavoro nel 2010, lo stock del debito sta velocemente ritornando, anche per valori assoluti crescenti, al 120% del pil.
In questa situazione siamo in buona compagnia, ma gli stati che hanno aliquote sui redditi più basse delle nostre , stanno pensando bene di riaumentarle sino al 50% per tener botta alla crisi incombente (pensando in primis a Usa E Regno Unito).
Quanto all'evasione fiscale il fenomeno continua imperterrito tanto che l'emanazione di ben tre "scudi fiscali" ha prodotto entrate fiscali straordinarie, ma non lo hanno per nulla attenuato.
E' vero che la ricerca di evasori fiscali produce risultati interessanti, ma non è assolutamente vero che una minor e significativa pressione fiscale possa disincentivare il ricorso all'evasione per il semplice fatto che chi evade parzialmente o totalmente non ha ancora alcun interesse a pagar quel meno che in precedenza nemmeno pagava.
Intendo dire che se gli evasori oggi evadono 100 di imposte e con la nuova struttura di aliquote andrebbero a pagare soltanto 50, correranno ancora il rischio di essere intercettati dalla lotta all'evasione, continuando a non pagare nemmeno il 50 dovuto con il nuovo sistema impositivo.
E' evidentemente un problema culturale che non riguarda soltanto gli italiani, visto che anche negli Usa, con un sistema di aliquote compreso, l'amministrazione Obama ha scovato parecchi evasori americani rifugiatisi nei paradisi fiscali e in Svizzera.
Quanto alla riforma fiscale, peraltro già impostata dal precedente governo Berlusconi con la creazione della no tax area (ma senza vantaggi veramente tangibili per gli interessati) e l'intrudizione delle detrazioni fiscali (rimodificate in deduzioni dal breve governo Prodi) il progetto si sostanzierebbe nella creazione di due fasce di reddito colpite la prima dal 23% (sino a 100 mila euro di imponibile) e la senconda dal 33% reintroducendo un sistema di detrazioni degli imponibili sul quale occorre individuare capitoli idonei che riequilibrino e rimodulino l'equità fiscale abbandonata con l'eliminiazione del sistema delle aliquote progressive a scaglioni di reddito.
Quando si parla poi di riforma fiscale non dobbiamo mai dimenticare di come la ricchezza sia distribuita realmente tra i lavoratori e pensionati italiani: tra quelli dipendenti, che son la maggioranza, i redditi imponibili sono veramente contenuti e "ammassati" nei
primi due scaglioni di reddito con un aliquota media nominale del tutto simile a quella prevista nell'ipotesi di riforma; quel che è peggio inoltre è che le prospettiva di crescita dei redditi sono veramente modeste se non aumentano le prospettive di crescita e ripartizione della ricchezza complessiva prodotta.
Certamente un capitolo può essere quello del "quoziente familiare" dove a parità di reddito l'imponibile scende all'aumentare del numero dei componenti familiari, ma occorre aver ben presente che i redditi sono sempre e comunque ricchezze personali e pertanto non cumulabili (già ci provò nel 1983 il governo di quel tempo, ma fu "condannato" dalla Corte Costituzionale) per cui occorre analizzare per bene tutte le possibili opzioni che si potrebbero presentate in concreto al fine di evitare vantaggi o svantaggi (per esempio tra i monoreddito con prole rispetto ai bireddito con la stessa prole e non dimenticando i sempre più numerosi lavoratori single).
Un capitolo a parte riguarda la distinzione tra i redditi da lavoro dipendente e quelli da lavoro autonomo (pensando anche alle società di persone)di qualsiasi genere poichè già ora, al di la della veridicità delle dichiarazioni fiscali, esiste di fatto una maggior quantità di deduzioni e detrazioni a favore dei secondi rispetto ai primi che godono di deduzioni fiscali (pur con l'esistenza della no tax area) veramente misere.
Quanto all'abbandono della progressività fiscale mi sembra comunque una "rivoluzione" azzardata perchè è certo che si attenuerebbe il principio di equità fiscale (chi più ha più paga) tra coloro che rientrano nella prima fascia (circa il 96%) e coloro che rientrano nella seconda e soprattuto per la eliminazione del sistema a scaglioni che avvanggerebbe in modo significativo i redditi medio alti ed altissimi con uno sconto di aliquota veramente consistente.
Infatti con il sistema a scaglioni attuale che va dal 23 al 43%, i redditi medi e medio bassi sono colpiti da una aliquota media intorno al 30%, mentre per i reddito medio alti, alti o altissimi l'aliquota media si avvicina sempre più all'aliquota massima del 43% per cui lo sconto in questo caso sarebbe consistente, anche in termini assoluti.
Tra l'altro questo progetto non sembra, anche nel recente passato, aver trovato consensi unanimi nella coalizione di maggioranza attuale: quanto il precedente governo Berlusconi ideò la diminuzione dell'aliquota massima al 39%, An si oppose con forza, sostenendo il principio della progressività delle aliquote che, diversamente, avrebbe avvantaggiato i più ricchi.
Quanto al costo della riforma si preannuncia che questo potrà sfiorare, a pil attuale, i 20 miliardi di euro l'anno.
Premesso che a tutti può interessare di pagare meno imposte, occorre ben capire dove sia possibile reperire tutte queste risorse, anche se questo colossale vantaggio fiscale potrebbe fornire mezzi per maggiori consumi e quindi maggiori introiti di imposte dirette come l'iva di circa 2 miliardi che ridurrebbero la spesa complessiva a 18 miliardi di euro l'anno.
Non pare infatti plausibile che le risorse possano provenire da una diminuzione dei costi dello stato visto che anche in questo momento di crisi, entrate e investimenti duraturi sono sostanzialmente invariati per cui l'aumento del debito dello stato è imputabile alla sola spesa corrente.
Una strada che è trasparsa da alcune considerazioni di esponenti di maggioranza parlamentare (Ministro dell'economia in primis) potrebbe essere quella di aumentare le imposte dirette come l'Iva o tutta la panacea del sistema delle tasse di vario genere, ma in questo caso emerge chiaramente che questa "rivoluzione" sarebbe in realtà una operazione classica: dare con la mano destra per togliere con quella sinistra.
La riforma fiscale alternativa invece potrebbe poggiare su altri e più equi principi, sempre che le fonti per sostenere questo costo, siano effettive e non mascherate, visto che di spazi di risparmio della spesa pubblica ce ne sono parecchi, senza dover ridurre i livelli occupazionali della Pubblica Amministrazione; certo, diminuirebbero certi tipi di consumi, ma se ne avvantaggerebbero altri con invarianza di risultato.
Caso mai sarebbe operazione ben più trasparente aumentare la tassazione (e unificazione) di tutte le rendite finanziarie che godono oggi di una aliquota scontata quasi del 50% rispetto all'aliquota minima attuale Irpef !
Reintrodurre innanzitutto il rispetto del fiscal drug ridisegnando l'attuale sistema degli scaglioni di reddito e partendo per prima cosa dalla diminuzione della aliquota più bassa (il 23% per i redditi bassi e da pensione è troppo gravoso) anche creando una "vera" no tax area;
in questo ambito ci potrebbe stare sia una diminuzione del numero degli scaglioni sia una "limatura" della aliquota più alta, che in questo senso non apparirebbe più tanto oscena.
Revisione dei valori che riguardano le deduzioni fiscali con particolare attenzione ai nuclei famigliari numerosi o con problematiche particolari (di salute ed anzianità), tenendo presente anche che chi sta in fasce di reddito "tranquille", ma per l'età raggiunta non ha più familiari a carico, non scivoli piano piano in classi di reddito ( per assenza quindi di casi di deduzione o detrazione ) tartassate da una curva di aliquote progressivamente penalizzante.
Qualora si volesse insistere sul sistema delle detrazioni d'imponibile (perchè non si vuol ridurre l'aliquota minima con il sistema a scaglioni)ecco che andrebbe allargata la tipologia prendendo in considerazione , oltre al quoziente familiare, anche tanti maggiori costi per la produzione del reddito e similari come i costi per i lavoratori (e studenti) fuori sede, non dimenticanto tutta la pletora di tasse che paghiamo ogni anno, ma che non sono oggi deducibili (penso alle varie tasse di possesso, tasse locali ripetitive, tasse su contratti d'affitto, ecc).
Concludendo emerge chiaramente la mia perplessità non tanto sull'idea di riformare (termine tanto di moda in questi mesi come non mai) il sistema fiscale, quanto sul modo con farla e soprattutto dove reperire le risorse per attuarla.
Non dimentichiamoci mai che il popolo italiano è diviso in due parti, sempre e comunque: c'è chi difronte all'Erario trova il modo di diferdersi veramente (sia lecitamente che illecitamente) e chi invece è solo ed inerme!
alle
11:30 AM
1 commenti
sabato, dicembre 19, 2009
CAMBIO DI PASSO !
Che ci piaccia o meno, è un dato di fatto che la politica italiana si è ingessata irrimediabilmente con due schieramenti che si fronteggiano in modo tale che non esiste, a parte qualche apparente novità, alcuna politica né sociale né economica e tanto meno di modernizzazione del paese.
E' un dato di fatto che la maggioranza parlamentare continua a poggiare su un largo consenso ben poco scalfito dagli scandali che dalla primavera hanno interessato il Premier, dai giudizi pendenti presso la Magistratura sempre a suo carico, ne tantomeno degli eventi criminosi avvenuti anche a suo carico in questi giorni.
L'elettorato che ha votato il centro destra appartiene a tutti i ceti sociali ( classe operaia, pensionati, casalinghe popolo delle partite iva, imprenditori, artigiani, ecc) e se andassimo a elezioni anticipate non penso proprio che una proposta di centro sinistra alternativa possa modificare questo equilibrio: quesi elettori, ci piaccia o no, sono così infatuati delle promesse e degli atteggiamenti ed argomentazioni del Premier che dovrebbero avere buone ragioni per cambiare voto.
La difficoltà del centro sinistra è quella di non riuscire a proporre una alternativa politica credibile anche perchè non vi è alcuna possibilità, vista la maggioranza del cdx, di rendere visibili proposte alternative.
Inoltre il csx non ha alcuna coesione sia tra i partiti di opposizione, sia all'interno, soprattutto, di uno di essi, ovvero il Partito Democratico.
Questo è continuamente alla ricerca della sua collocazione ed identità, ma soprattutto è privo di organizzazione e più ancora di strategia.
Le opposizioni non possono stare ad aspettare che le differenze e diversità politiche all'interno del cdx provochino la loro implosione innanzitutto perchè non è assolutamente certo che questo possa accadere eppoi perchè anche se ciò accadesse non è assolutamente detto che non riesca a ritrovare la sua unità, su basi nuove, per cui eventuali elezioni anticipate non sposterebbero di un millimetro gli equilibri attuali.
Cosa fare dunque ?
A mio modo di vedere occorre con realismo trovare il sistema per "depotenziare" lo strapotere di Berlusconi togliendo di mezzo tutti quei fatti che gli consentono di ottenere tutto questo consenso: Berlusconi vince perchè ha convinto buona parte del elettorato che è un perseguitato dalla Magistratura, perchè rappresenta il Bene, perchè è aggredito dall'Odio, perchè rappresentà la Libertà, perchè è aggredito da tante Istituzioni e non perchè fa crescere il nostro paese con leggi che consentano a tutti di vivere sempre meglio (con i suoi governi il debito dello stato è cresciuto senza alcuna sosta ed ha per ben due volte fronteggiato alla bell e meglio due crisi economiche importati).
Il nodo principale sono i processi a suo carico e il fatto che non intende farsi processare assolutamente e in tal senso da anni continua ad ingolfare l'azione di governo e quella parlamentare di una valanga di leggi che lo tutelino e nello stesso tempo con questa azione riesce a mantenere consenso elettorale e sociale.
E' alla fine una maggioranza muscolosa, ma a ben guardare inconcludente.
Ecco che il Pd insieme Idv e Udc debbono fare quadrato sin da ora, superando divisioni interne al Pd e tra i tre schieramenti, offrendo al Premier una legge per il legittimo impedimento - solo per Lui - che valga sino a che sarà in carica e che sostenda i processi in essere a suo carico.
Questa offerta vede essere scambiata con assoluta chiarezza con il ritiro della legge sul processo breve, della legge consituzionale del lodo Alfano e quella sul ripristino della immunità parlamentare(queste ultime sono in preparazione).
Questa offerta garantirebbe al Premier la tranquillità, cioè di non doversi preoccupare assolutamente di questi processi che verranno affrontati quando finirà il suo mandato.
Cadrebbe cosi il suo alibi, che trova larghi consensi ed è sbandierato anche dai suoi supporter in tutte le sedi istituzionali e non, di affermare ad ogni piè sospinto che non può governare perchè è perseguitato; facendo in sostanza cadere la pima delle sua accuse cioè quella del complotto (e via via tutte le altre).
E' vero che la pura logica sarebbe quella di affrontare i processi, difendersi ed eventualmente appellarsi, ma poichè non lo vuol fare per un doppio suo comodo, politico e personale, occorre trovare il sistema per disinnescare questa mina poichè persistendo continuerebbe la situazione di stallo.
Sul piano costituzionale poi andrà precisato che le modifiche andranno ricercate rispettando il
principio dell'interesse generale del paese e non in funzione del potenziamento di uno schieramento politico rispetto ad un altro: se si intende cioè snellire il processo legislativo del Parlamento riducendolo ad una sola Camera con meno perlamentari deve essere chiaro che non va depotenziato il potere legislativo che è del Parlamento; conseguentemente è da escludere un eccessivo potenziamento del potere esecutivo perchè altrimenti trasformeremmo la repubblica da parlamentare a repubblica con premierato.
Analoga cosa riguarda le idee di riforma del sistema Giudiziario: il primo problema non è generare la separazione delle carriere con due Csm, ma modificare la procedura di diritto penale che è una delle prime cause delle lungaggini processuali alla quale si accompagna l'organizzazione della Magistratura (non solo quindi uomini e mezzi).
Sui rapporti politici infine va richiesto e anche preteso, il rispetto degli avversari politici )qui non si ratta di odio, ma estremismi verbali che acchiappano consensi ma inacidiscono la convivenza civile)per cui deve finire l'aggressione continua reciproca che peraltro non investe tutti i partiti o parte di essi: su certe terminologie tanto care a Berlusconi ed ad alcuni suoi collaboratori come a Di Pietro e a qualche rappresentante del PD, sarà bene metterci una pietra sopra una buona volta.
Personalmente mi infastidisce non poco quando vengo attaccato come comunista che porta terrore e morte intanto perchè sono un ex, non ho mai terrorizzato nè ammazzato nessuno, i soviet non sono mai esistiti in Italia nemmeno nelle regioni "rosse" eppoi perchè non considero più un fascista il Presidente della Camera Fini.
Su questa leggenda metropolitana Berlusconi ci ha costruito un largo consenso fondato sul nulla e per dirla tutta è sempre stato attaccato politicamente dagli ex comunisti, ma mai con epiteti gravi attribuiti ad altri; su questa scia poi si collocano molto spesso gli ex Fi o i volta gabbana, ma molto ma molto meno gli ex An (per ovvie ragioni direte).
Questa stragegia espressa ha proprio il compito di sgomberare veramente il campo da tutti gli alibi che il Premier si è creato in tutti questi anni e sui i quali ha costruito e conseguito il suo consenso che vediamo ogni giorno e nel contempo di obbligarlo a misurarsi su cose concrete, di largo respiro, che siano veramente nell'interesse del paese e per la sua crescita.
Vedrete che su questo mostrerà ben presto la corda perchè il suo progetto politico non è nell'interesse di tutta la colletività come farebbe (e come ha fatto) il centrosinistra, ma nell'interesse di pochi per cui i riflusso inizierà una buona volta inesorabilmente.
Le opposizioni quindi si devono veramente porre la domanda di cosa vorranno fare da grandi:
a mio modo di vedere se continueranno a vivacchiare cavalcando la tigre dell'antiberlusconismo oppure cercando di coltivare al meglio il proprio orticello, staranno all'opposizione per decenni; se invece pur con le peculiarità proprie (non con le volontà di divisioni per fare tanto i professorini) troveranno una strategia ed una politica di sintesi ecco che allora una alternativa credibile riuscirà a farsi strada nel reale interesse dell'Italia.
A queste oargomentazioni si potrebbe opporre che sono troppo semplicistiche o ingenue, ma difronte ad una offerta di questo tipo che produrrebbe il superamento di una situazione politica bloccata una risposta negativa sarebbe difficilmente sostenibile anche di fronte al consenso più solido.
Un altro banco di prova sono le alleanze per le prossime elezioni regionali: vanno trovate soluzioni credibili e aggreganti attenti a non disdegnare opportunità ghiotte che potrebbero presentare le distonie nello schieramento di cdx in alcune regioni apparentemente inespugnabili.
Certo non si tratta di fare ad ogni costo patti con il diavolo, ma dove ci sono reali possibilità per creare scompiglio negli schieramente apparentemente consolidati non dobbiamo assolutamente fare gli schizzinosi !
Voglio ricordare che nei tempi passati in molti comuni anche capoluoghi di provincia di Emilia-Romagna, Toscana, Umbra ecc. dove il Pci era alleato con il Psi anche se era maggioritario.
Il tempo dei duri e puri (che poi tanto puri non sono visti i fatti) è ormai finito !
alle
11:33 AM
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