sabato, gennaio 21, 2006

Rapporti di cambio lira - euro

RAPPORTI DI CAMBIO LIRA - EURO

In questi ultimi tempi si sente molto spesso rimpiangere il momento in cui fu definita la parità tra tutte le monete aderenti all' Euro per poi procedere alla entrata in circolazione dell'euro,avvenuta i primo gennaio 2002.
Viene infatti accusato, genericamente, il Governo di quel momento perchè non avrebbe curato abbastanza, nella negoziazione, un rapporto di cambio più favorevole alla Lira (rammento che a capo del Governo vi era il prof. Prodi e al ministero del Tesoro il Dr. Ciampi, attuale Capo dello Stato).
Queste accuse in questi giorni si sono concretizzate accusando gli esponenti di quel tempo per non essersi prodigati, nella negoziazione, affinchè il rapporto lira euro non fosse quello ottenuto (1936,27 lire per in euro) bensì ad un cambio certamente più favorevole di circa 1500 lire per euro.
Occorre premettere, prima di analizzare se tutto questo sarebbe stato teoricamente possibile, gli antefatti che, ci piaccia o meno, hanno portato alla nascita della moneta europea.
Partento soltanto dai primi anni novanta occorre ricordare che esisteva già una moneta virtuale, l'Ecu, risultato della media ponderata, dei corsi delle singole monete nazionali ed esisteva altresì un sistema di monitoraggio e controllo che aveva lo scopo di mantenere all'interno di un range prestabilito del 3% la variabilità delle monete che concorrevano alla sua formazione.
Negli accordi internazionali in Comunita Economia Europea esisteva pertaltro, al riguardo, la regola che se una singola moneta europea, in questo regime di cambi variabili entro il cosiddetto "serpente monetario", avesse superato tale range avrebbe dovuto rientrarvi con apposita azione monetaria di svalutazione o rivalutazione.
E' superfluo ricordare che l'uscita di una moneta nazionale dal predetto range era, nella maggior parte dei casi, causata dall'indebolimento della moneta stessa, il cui effetto dipendeva da fattori essenzialmente economici come l'inflazione, la deflazione o l'incremento eccessivo del debito statale in rapporto al prodotto interno lordo.
Purtroppo, per effetto di questi fenomeni, l'11 settembre 1992, l'Italia dovette svalutare pesantemente la propria moneta a tal punto che dovette inesorabilmente uscire dal Sistema Monetario Eeuropeo e restarvi per molti anni in quanto i rapporti di cambio tra la lira e le principali monete, incluso l'Ecu erano mutati considerevolmente: si pensi che il rapporto con il marco aumentò del 30% circa (da 650 a 950 lire) e l'ecu raggiunse le 2200 lire contro le precedenti 1800.
La politica di rientro nello Sme fu assai lunga, ma con grandi sacrifici fu ridotto il debito dello stato, l'inflazione, i tassi di interesse per cui nel 1998 la lira fu riammessa nello Sme, pronta a negoziare la fase di introduzione della nuova moneta di conto valutario sostitutiva delle varie monete nazionali europee.
Infatti la lira era , con questa azione, rientrata nei parametri principali derivanti dal Trattato di Mastricht, tranne il rapporto debito/pil che, comunque continuava progressivamente a scendere.
Per la verità in quel periodo le forze politiche ed economiche del paese non erano tutte entusiaste di entrare in questa nuova fase monetaria; taluni temevano di non aver fatto abbastanza per raggiungere una adeguata stabilità monetaria ed economica, altri non ritenevano che la lira fosse pronta a questa conversione, pensando che fosse più opportuno entravi in un secondo momento.
Prevalse comunque la volontà di entrare da subito nella fase di conversione all'Euro perchè le monete di paesi in forte recupero economico come Spagna, Portogallo e Grecia erano invece in grado di farlo e l'Italia si sarebbe trovata a confrontarsi non solo con l'euro, ma anche con monete assai forti come la sterlina inglese (che non è ancora ad oggi entrata), lo yen e soprattutto il dollaro americano.
Inoltre tale scelta diede un forte segnale di discontinuità dalle politiche passate di svalutazione competitiva, che avevano dato al paese vantaggi sulla produzione rivolta alle esportazioni, ma avevano prodotto anche alti tassi di interesse (elemento di freno per tutta l'economia interna) ed un continuo aumento dell'inflazione e del debito dello stato, che aveva abbondantemente superato il prodotto interno lordo.
Tornando al 1998 i rapporti di cambio con l' Ecu (che sarebbe stato sostituito dall'Euro)erano i seguenti:
1 Ecu = 1944,67 lire = 1,97581 marchi = 1,08772 dollari = 6,529 franchi francesi
Tali rapporti stanno a significare che l'azione dei governi succedutisi (Amato, Berlusconi, Dini, Prodi) avevano fortemente rafforzato la lira dopo la debacle dell' 11 settembre 1992, per cui la fase di negoziazione per definire i rapporti di cambio fissi e di conversione doveva per forza di cose riguardare quei rapporti di cambio ed in tal senso gli esponenti del governo in carica cercarono di raggiungere l'accordo per cui si potesse ottenere un ulteriore piccolo recupero raggiungendo le mille lire per marco.
L'biettivo fu quasi raggiunto perchè l'accordo arrivò a 990 lire per marco; conseguentemente la conversione in Euro fu quella ben nota di 1936,27 lire (poco al di sotto del cambio lira - Ecu).
Il primo risultato, ancora prima dell'entrata dell' euro il primo gennaio 2002, fu un regime di cambi fissi con le altre monete aderenti e, soprattutto, una precipitosa discesa dei cambi interni, correlati a quelli correnti in Germania, Francia,Olanda, ecc., con con conseguente maggior accesso al credito sia aziendale che privato, maggior crescita economica e ulteriore diminizione del debito dello stato.
Quindi dire ora che in quella occasione fu svenduta la lira è una solenne bestialità, assolutamente inammissibile, nemeno in un momento particolare come può essere quello costituota da una campagna elettorale.
Innanzitutto sostenere questa tesi significa non saper far di conto e non tener conto dei rapporti di cambio allora esistenti.
Infatti voler pretendere, con gli altri partners europei, un cambio più favorevole significava voler imporre una rivalutazione della lira, ovvero la svalutazione delle altre monete europee e questo non sarebbe stato assolutamente possibile visti i rapporti di cambio esistenti e monitorati nei precedenti 10 anni sia al'interno dello Sme che in rapporto a tutte le altre valute di conto valutario, dollaro e sterlina in primis.
Inoltre auspicare che allora il rapporto di cambio con marco (e con le altre monete) potesse diminuire di oltre il 25% non avrebbe dato più titolo agli stati coinvolti in questo tipo di negoziazione, poichè il range di variazione superava abbondantemente il 3%.
I fatti succedutisi dopo il primo gennaio 2002, entrata in vigore dell'euro, sono altri e sono questi ad aver creato o ampliato le disparità all'interno della nostra economia: infatti, pur in presenza di una bassa inflazione e di tassi assai contenuti (2,5% ed anche meno del 2,0%)si è verificata una grande redistribuzione di ricchezza perchè le retribuzioni dei lavoratori dipendenti sono cresciute in sintonia con l'andamento dell'inflazione, mentre i prezzi di tutti i prodotti si sono gonfiati, giocando spesso sul fatto, psicologico, che un euro corrispondesse alle vecchie mille lire.
Tutto questo ha innegabilmente prodotto la diminuzione dei consumi ed una minor crescita della economia.
Cosa si sarebbe potuto o dovuto fare ? Certamente la creazione di uno strumento efficace ed efficente di monitoraggio (peraltro previsto in teoria, ma mai attuato)dell'andamento dei prezzi; una campagna di informazione della pubblica opinione ed anche accordi specifici con categorie di produttori e distributori per governare il periodo di conversione della lira in euro.
Dire che questo sarebbe stato illiberale è affermazione, anch'essa, assai discutibile: non si comprende perchè lo stato indichi le regole di comportamento istituendo le autority in vari settori economici e consideri inopportuno invece istituirne una, temporanea, per il cambio di moneta, affinchè questo momento straordinario avvenga nel modo più ordinato possibile.
Si è scelto, coscientemente, in nome delle regole liberali, la strada più facile: cioè quella di lasciare al mercato la ricerca di un nuovo equilibrio fra consumatori e produttori, evitando pure che lievitasse il fenomeno inflattivo.
Chi ha scelto questa strada però sapeva perfettamente che nel mercato non vige assolutamente la massima concorrenza fra tutti i componenti economici, lavoro compreso; sapeva perfettamente che accanto a settori dove questa è assai forte per cui i prezzi scendono e cresce la qualità, ve ne sono moltissi altri dove i consumatori, che sono i veri datori di lavoro in una economia di mercato globalizzata, non sono per nulla in grado di mettere in concorrenza l'offerta, limitandosi a questo punto a consumare di meno.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Buona analisi, complimenti per il sito!

Anonimo ha detto...

Ottimo. Grazie.

Lucio Sorge ha detto...

Vedo che all'alba del 19 giugno 2012 esistono ancora dei venditori di fumo (come Sallusti ed altri) che continuano a sostenere la svendita della lira rispetto allì Ecu: addirittura del 30 % !
Ma hanno lor signori la più pallida idea di che cosa sia l'artimetica ?

tommy ha detto...

Ancora oggi il Sen. Gasparri intervenendo a Omnibus ha avuto la sfrontatezza di sostenere che quel cambio lira/euro non venne adeguatamente contrattato dai nostri rappresentanti. In certi casi questi personaggi non capiscono che il silenzio è il surrogato dell'intelligenza. Meglio tacere che dire fesserie come il Maurizio nazionale.