lunedì, luglio 02, 2012

FONDAZIONE MONTE PASCHI: BEN VI (CI) STA' !

I recenti accordi in corso di perfezionamento tra Banca Monte Paschi e il Tesoro del Ministro Grilli sembrano risultare adeguati alle necessità di rilancio della Banca.
In sostanza il "Tremonti Bond" per1,9 mld di euro costruito qualche anno fa,verrà rimborsato e sostituito da una emissione di obbligazioni "strutturare" sino a 2,9 mld emessa dalla Banca e destinato esclusivamente alla sottoscrizione da parte del Tesoro.
Per quanto riguarda il Ministero è una concessione di credito subordinata e necessita soltanto di adeguata provvista che verrà reperita dai flussi di cassa e di liquidità dello Stato stesso.
Tale sostegno è fatto nell'interesse (checchè ne dicano i tanti soloni in circolazione) dei clienti della banca siano essi depositanti o prenditori di denaro a breve, medio e lungo termine.
Per la Banca invece è una assunzione di debito suboirdinata alla credibilità e attuabilità del piano industriale triennale approvato dal nuovo management in questi giorni.
Piano industriale ben diverso da quelli visti e concretizzati nei lustri scorsi poichè vengono posti una serie di paletti sia al piano  sia ala struttura del nuovo debito in emissione.
Non si tratta infatti solo di dismissioni di cespiti importanti ed altrettanta riduzione, se pur morbida, del personale nel prossimo triennio, ma anche il divieto di acquisizioni future ne non proprio funzionali al core business.
Come sopra conto la struttura di questo debito presenta un tasso annuo articolato perchè collegato a precisi ratios economico/patrimoniali della Banca stessa.
A tal punto che se il costo annuo del debito obbligazionario (stiamo parlando oggi del 10% circa) in parola non trovasse provvista con gli utili d'esercizio distribuibili, sarebbe sin d'ora previsto che tali somme sarebbero corrisposte al Tesoro tramite specifiche emissioni di azioni ordinarie (beninteso al valore di libro, oggi circa 1 euro, e non a quello di capitalizzazione di Borsa oggi ridottoad 1/5).
Cosa questo significhi per i soci di maggioranza relativa (e non solo) lo riprenderei più avanti occorrento premettere la sua storia degli ultimi 15 anni.
E' infatti è veramente un momento complicato per la Banca nata 20 anni prima della scoperta dell'America da Cristoforo Colombo.
Sino all' 8 agosto 1995 Monte Paschi era un Istituto di Diritto Pubblico e i suo Consiglio era nominato dai detentori delle quote ovvero dal Comune, Provincia ed altri di Siena, il Provveditore (Direttore Generale) dal Governo in carica pro tempore con il placet della Banca d' Italia.
A seguito del Decreto del Minstero del Tesoro l'Istituto divenne Fondazione e l'attività bancaria fu trasferita alla Banca Monte Paschi spa detenuta interamente dalla Fondazione.
Il 25 giugno del 1999 la Banca fu quotata alla Borsa di Milano (flottante di circa il 40%) ed il collocamento fu un vero tripudio (2,85 euro per azione) che procurò alla Fondazione liquidità enorme; del tutto simile alle privatizzazioni di altre grandi società pubbliche (Eni, Enel ecc.) tanto che pochi mesi dopo raggiunse anche i 5 euro per azione (anno 2000).
Questo perchè con la quotazione in Borsa erano emerse patrimonilità inespresse, accumulate, "anche" nei secoli, a valori storici.
Si badi bene che questa Banca fu la prima a divenire banca- ssicurazione e a produrre utili per oltre mille miliardi di lire (1990).
Il punto di forza economico e patrimoniale dell' Istituto prima e della Banca poi (sino al 1999) era dovuta al fatto che gli utili in grandissima parte restavano in cassa poichè le "prebende" a favore della società civile erano veramente modeste (non solo Comune, Provincia, Università, Ospedale, ma anche Accademia dei Lincei, Accademia di Santa Ceciclia, ecc) e che era sempre primaria l'estrema cautela nella gestione del risparmio e del credito oltre che degli utili.
Questo anche se non sempre gli affari fossero adeguatamente produttivi e nonostante le acquisizioni bancarie fatte per "amor di patria" fossero risultate più onerose del previsto (mi riferisco al Credito Lombardo, al Credito Commerciale e alle varie banche di Sicilia e Calabria).
Alla nascia della Fondazione nel 1995 e dopo il 1999, in  questo istituto qualche cosa, qualche architettura ed equilibrio ha cominciato ad incrinasi a prescindere dal suo passatto o dai vari "grovigli armoniosi": rivelatisi oggi sempre più grovigli e sempre meno aromoniosi.
Il fatto di voler mantenere un forte attaccamento tra Fondazione e Banca veniva da tutti letto come una forte volontà di sostenere il suo principale punto di forza espresso nel tempo: la senesità del Monte.
Era pertanto condivisibile la resistenza della Fondazione agli interventi legislativi del Ministro Tremonti mirati a far scendere la sua soglia di controllo a valori ben più bassi anche perchè questo avrebbe costituito, insieme ad altre Fondazioni,  una fonte di provvista e di investimento enormi in altri settori utili alle politiche del Governo del tempo  (finanza creativa).
In tanti ( anch'io) condividemmo questa resistenza perchè vedevamo in altri casi analoghi quanto le Fondazioni Bancarie costituissero un formidabile bacino nelle mani delle politiche locali dove potevano raccogliere risorse a proprio uso e consumo (una per tutte Cariverona).
Addirittura si considerava modesta la permeabilità dalla Banca  a favore delle politiche locali e nazionali tramite la Fondazione.
Invece la quotazione in Borsa del 1999 ha si messo le ali ai piedi alla Banca, ma ha evidentemente dato alla testa alla Fondazione.
La necessità e strategia di far crescere la Banca con acquisizioni mirate non doveva e non poteva assolutamente essere subordinata alla ostinazione della Fondazione di mantenere quote di contollo esagerate.
Se a questo si aggiunge l'entrata di soci privati forti (di che forza ulteriore avesse bisogno il Monte non s'è capito ancora) ecco che il quadro appare ancor più chiaro; peraltro in questi ultimi mesi questi se ne sono scappati (avendo subodorato o gestito rapporti "incestuosi")  mentre la Banca ha chiesto ed ottenuto flussi di capitale ulteriori (due miliardi di euro l'anno scorso).
Peraltro nella fase di decollo (1999) la Banca dismise vecchie acquisizioni, totali o parziali (Credito Commerciale e Credito Lobardo), ma iniziò interessanti acquisizioni (Spoleto, Aosta, prima ancoa Prato) culminati con l'operazione eccellente di Banca Agricola Mantovana.
Molti soci di quella banca ebbero a dire che se gli uomini del Monte sapevano muoversi nella gestione della Banca  (dalle filiali alla Direzione Generale), come sapevano muoversi con loro (trasformazione della banca quotata da coop a spa, rapporti di concambio, asseblee territoriali con i soci e risparmiatori, piano industriale post acquisizione, ecc) il futuro del Monte sarebbe stato ricco di fulgide soddisfazioni.
E fu così: ma poi per frammistioni (?) con la Fondazione già l'acquisizione successiva, Banca 121, si rivelò un pò indigesta e apparvero le prime ombre costituite anche dalla uscita di uomini d'alto lignaggio (Lascialfare, Gronchi, ecc); per non parlare di Antonveneta, persa al primo giro e rivinta al secondo (cosa che non si fa mai !) a prezzo d'affezione, costata una montagna di denaro negli ultimi anni per svalutazioni (si dice in gergo che s'è pagata due volte!).
Ma ritornando all'aumento di capitale del 2011, l'ostinazione della Fondazione è appunto continuata anche in questa occasione con una operazione di provvista francamente suicida (aggravata dal fatto che titolo e Borsa in genere non navigava e naviga tuttora in acque tranquille).
Son cose che non si fanno mai, nemmeno nella gestione del credito ordinario,  figurarsi con i propri gioielli di famiglia !
Si è persistito a voler restare al 50% della quota di controllo della Banca, mettendo a pegno le proprie sostanze per poi, ob torno collo, scendere al 32% vendederne una parte per pareggiare il debito con le 10/12 banche finanziatrici; come sopraconto questa discesa non è finita e, riprendendo le considerazioni lasciate in sospeso più sopra, si paventa del tutto verosimile che il Tesoro diverrà, ricevendo azioni e non il pagamento degli interessi sul debito obbligazionario in emissione, in pochi anni socio della Banca con percentuali simili alla quota dei soci dipendenti (3%).
Se questa era una ipotesi credibile che si poteva prefigurare (ipotesi che la vecchia saggia cautela del Monte avrebbe suggerito) sarebbe stato più intelligente e saggio perseguirla ben prima, utilizzando con l'oculatezza di un tempo tutto quel ben di Dio affluito alla Fondazione dalla discesa in Borsa della Banca in qua (per capitale e dividendi).
Nel vecchio Isituto di Diritto Pubblico di ricchezza c'è n'è sempre stato in abbondanza, ma dagli uomini di comando in giù ben ci si guardava dall'avere soltanto cattivi pensieri, mentre con la dicotomia Fondazione-Banca evidentemente il denaro ha dato alla testa a molti che hanno perso i vecchi principi di cautela e persimonia.
L'Isituto doveva infatti render conto ai risparmiatori, clienti e comunità senese, la Fondazione doveva render conto solo a quest'ultime, cioè a tutti e quindi a nessuno.
Le follie della Fondazione sono continuate imperterrite senza curarsi di come andasse fuori il mondo, influenzando la banca con operazioni francamente sempre più rischiose e men che meno redditizie: non solo Banca 121 e Antonveneta, ma penso a finanziamenti azzardati (Lampugnano e Siena Calcio  per dirne un paio) e sponorizzazioni troppo costose e troppo generalizzate.
Ma come: tantissimi uomini della rete bancaria si rifiutavano, nelle loro autonomie delegate,  di deliberare e finanziare mutui ipotecari al 100% o operazioni edilizie/immobiliari dove gli imprenditori avrebbero voluto rischiare solo pochi centesimi (vecchio adagio: se non ci credi tù,ci dovrei creder solo io ?) mentre a livello macro scopriamo oggi operazioni "all'ingrosso" da far rizzare i capelli ?
Una trasformazione della Fondazione aristotelica quindi o se preferite alla Dr Jekill e Mr. Hyde, con influenze nefaste anche sulla Banca.
Un Babbo Monte che è divenuto una mucca da mungere senza che nessuno se ne accorgesse (gli "stranieri in patria" come il sottoscritto) o facesse finta di non accorgersene sperando nel classico stellone.
Fondazione quindi mal condotta da uomini (Mussari, Mancini e Parlangeli) le cui cariche - Presidente e Provveditore - non costituivano contrappesi, bensì dei piombi poderosi, poichè nei fatti di logica, cautela e buon senso hanno fatto falò.
Talchè oggi, anche se nessun lo dice,  in pratica la Banca non è più proprietà della Fondazione, che ha riservati solo i diritti di voto: tutte le sue azioni sono a pegno a sostegno del debito con le banche finanziatrici.
La Fondazione (è per un pò lo è stato) poteva costituire un formidabile  propellente di rinforzo per la Banca, mentre invece è divenuto piombo fuso nelle sue ali.
Fore alla fin della fiera è meglio così !

2 commenti:

Giovanni Giannetti ha detto...

Ciao Lu,
premesso di essere stato "facile" profeta della sventurata acquisizione di Antonveneta e lo provano delle mail che ci siamo scambiati ho una piccola domanda da farti. Ma se proprio non ce la fa da sola perche' non la facciamo fallire?
Giovanni

Lucio Sorge ha detto...

Caro Giannetti,
(non mi ricordo quando ci siamo sentiti)penso che la Banca abbia le potenzialità per ritornare a navigare tranquilla; quello che la zavorra è la Fondazione che per sua insipienza solo formalmente la controlla!
Anche in questi giorni Gabriello Mancini cerca di tirare indietro, ma spero ardentemente in una vera public company senza quindi parvenu alla Caltagirone...