lunedì, aprile 14, 2008

ELEZIONI POLITICHE 2008: COMMENTI A CALDO

Confidavo molto nella vittoria del Partito Democratico insieme all’ Italia dei Valori, ma così purtroppo non è stato.

Il responso delle urne è comunque sovrano e i risultati non possono in alcun modo essere contestati perché, per percentuali raggiunte e voti ottenuti, le conclusioni sono incontestabili.

La legge elettorale questa volta ha funzionato perché ha effettivamente prodotto un bipolarismo netto e chiaro e le soglie di sbarramento a Camera e Senato hanno spazzato via parecchi partiti che comunque nel loro complesso rappresentano circa il 15% dei voti espressi (circa 6, 7 milioni di voti).

In realtà la sua efficacia è stata prodotta dalla scelta fatta con coraggio sia da Pd/Ivd da un lato che da Fi/An/Lega/Autonomie per cui la polarizzazione che si è creata si è trasformata in sostanziale bipartitismo con il voto del 85% degli elettori che hanno dato, al di la del voto espresso che non mi soddisfa personalmente, un chiaro segnale, una chiara indicazione nel preferire due schieramenti compatti che siano in grado di attuare politiche chiare e speriamo accettabili.

Oggi, anche se non gioisco per il modo in cui è avvenuto, possiamo dire sia effettivamente nata la seconda repubblica.

Intendo dire che questa maggioranza assoluta di elettori vuole che chi ha vinto queste elezioni governi attuando le promesse programmatiche fatte e l’opposizione controlli e partecipi responsabilmente alle iniziative di fondo nelle quali devono essere necessariamente coinvolte dalla maggioranza in carica.

Inoltre questo lascia presagire, speriamo, a una lunga stagione di alternanza politica che già esiste nei principali paesi europei.

Questo voto poi indica chiaramente che sono sempre meno accettate proposte politiche avanzate da un ventaglio di partiti divenuto obbiettivamente troppo ampio perché si auspica una semplificazione del quadro politico che già in altri paesi europei esiste da tempo.

In Germania sono rappresentati in parlamento cinque partiti, in Francia, Spagna e Regno Unito tre, negli altri stati due o tre a seconda dei casi, ma questo non impedisce che le aspettative e le attese principali non siano sostanzialmente soddisfatte; nel caso in cui questo non dovesse avvenire la regola dell’alternanza viene prontamente usata senza che avvengano stravolgimenti democratici.

Parlare, come si sente in queste ore, di “americanizzazione” del quadro politico è pertanto profondamente sbagliato in quanto le principali peculiarità del elettorato sono sostanzialmente rispettate, non condivisibili da parte mia, ma rispettate per cui sostenere questa tesi appare un modo per non riflettere sulle proprie sconfitte ed errori.

Questo vale per tutti i partiti “estromessi” dalle Camere i quali devono comprendere che gli italiani prediligono sempre di più la governabilità alla rappresentatività particolare di questo o quel partito.

Non credo affatto che questo sia stato un voto utile, ma sia stato un voto efficace per cui i progetti politici che si basano su ideologie, che non riescono a concretizzare, non hanno ottenuto consensi adeguati nemmeno per sostenere una rappresentanza parlamentare.

Ho detto più volte che parte della sinistra soffre della sindrome da scissione e il fatto di non averla saputa superare ricercando aggregazioni politiche e di consenso elettorale ampie l’ha portata, se i risultati saranno confermati, a svolgere un ruolo extraparlamentare già visto qualche decennio fa; significa che questa sinistra si dovrà rigenerare, dovrà risalire la china e ricostruire un progetto politico meno ideologico e più pragmatico che riacquisti quei consensi che sono stati attratti da partiti più legati alle varie comunità come la Lega (i cui difetti sono ben evidenti, ma che non si può certo dire un partito d’elite).

Il Partito Democratico sin dalla sua formazione ha invece capito che non si poteva più seguire il vecchio concetto di partito di classe, di lotta e, possibilmente, di governo, bensì un partito di massa ed interclassista; quindi ha iniziato un processo di evoluzione e non possiamo dire che i risultati, anche se non vincenti, non siano stati più che lusinghieri (la fase intermedia alle elezioni del 2006 è stata largamente ampliata).

La semplificazione del quadro politico ha mietuto vittime anche sul fronte opposto e ha rafforzato i principali partiti che vanno a vincere in questa tornata elettorale.

La Lega si è rafforzata e il Pdl, ci piaccia o no, è avanzato in modo significativo; poco importa che non sia un partito, poco importa che sia nato sul predellino di un’autovettura, poco importa che debba dimostrare la sua capacità e la sua efficacia di governo; la realtà è che ha raccolto grandi consensi e non possiamo credere che sia semplicemente un partito “personale”.

Il suo leader non è certamente immortale, ma non possiamo certamente pensare che i suoi consensi poggino sulle sabbie mobili; la storia insegna che partiti nati da singoli uomini politici trovano comunque un proprio radicamento che travalica la loro stessa esistenza: il gollismo in Francia esiste tuttora ed ha avuto esponenti che, ci piaccia o no, hanno saputo governare (e governano tuttora).

Se si parla di attuazione di programmi ovvero sulla reale possibilità che questi vengano sviluppati ed apprezzati (almeno dagli elettori che li hanno favoriti) ecco che qui possono emergere perplessità o addirittura timori, ma questa è un aspetto, pur altrettanto importante, che si potrà vedere alla verifica dei fatti.

Le mie perplessità rimangono perché non riconosco alla coalizione vincente la capacità di esecuzione al pari della capacità di attrazione dei consensi e soprattutto la formulazione e l’attuazione del programma ritengo sia più orientata a creare divisioni che aggregazioni nella società civile.

La politica della coalizione vincente mi sembra più orientata a cercare di favorire crescite economiche selettive ed attuare politiche di sostegno ai ceti meno abbienti, con il reale pericolo che la collettività si sgrani sempre di più.

Intendo che non è per nulla orientata a sviluppare né una politica industriale innovativa né una politica dei redditi direttamente correlata.

Vedremo che cosa riuscirà effettivamente a fare in quadro economico mondiale in regressione mentre l’opposizione attuale e quella extraparlamentare dovrà saper riorganizzarsi per essere pronta, la prossima volta (non sappiamo fra quanto tempo potrà accadere) a proporsi come valida e credibile alternativa.


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